La crisi economica continua a fare scempio di posti lavoro in Spagna avendo ormai trasfigurato la sua recente biografia di successo e prosperità nell’incubo di una recessione profonda. Gli ultimi dati resi pubblici sul mercato del lavoro nella penisola iberica segnalano nel primo quadrimestre 2009 un’impennata della disoccupazione a dir poco vertiginosa. Il numero complessivo di spagnoli senza lavoro è salito a 4 milioni, 800mila in più rispetto al dicembre 2008, un’emorragia da 9mila posti cancellati al giorno. Il primo ministro Luis Rodriguez Zapatero (in foto), malgrado tutto, ha continuato negli ultimi mesi a mantenere un profilo particolarmente ottimista tendendo a minimizzare la portata della crisi. Ma il piano di incentivi da 70 miliardi di euro approvato dal governo non molto tempo fa non sembra idoneo a far fronte alla situazione. Se l’attuale percentuale di disoccupati spagnoli ammonta al 14% della popolazione, molti analisti vedono nero pronosticando un futuro picco del 20%, esattamente il triplo della media europea. I motivi del disastro possono essere facilmente individuati nel settore immobiliare. Un vantato record d’investimenti edilizi, con quasi 80mila case costruite al mese, si è trasformato in una zavorra pesantissima per il sistema-paese non appena la crisi ha steso la propria ombra sull’Europa. La maggior parte dei licenziamenti ha proprio a che fare con lo scoppio della bolla immobiliare e annovera un’alta percentuale d’immigrati (quasi decuplicatisi nell’ultimo decennio) che da essenziale risorsa potrebbero ora facilmente trasformarsi in un facile caprio espiatorio per i crescenti malumori popolari. Il governo per ora tiene all’impatto della recessione e pubblicamente continua a sottostimarla. Le elezioni europee probabilmente faranno da termometro alla sua popolarità, sicuramente in discesa ma ancora solida non fosse perché l’opposizione del PPE è perpetuamente indebolita da lotte fratricide e scandali. Vero è che, come ebbe a scrivere l’Economist qualche mese fa, l’economia spagnola tende sempre a esagerare le proprie glorie e i propri dolori. Quando cresce lo fa più velocemente, ma in tempi di crisi è sempre tra le più colpite.
(Foto: servizio audivisivo della Commissione Europea)