La 45esima conferenza annuale della NATO sulla sicurezza, svoltasi l’8 e il 9 febbraio in quel di Monaco, è stata in questa occasione marcata da un’inusuale atmosfera di concordia, almeno se comparata all’acrimonia di cui si è nutrita negli anni della gestione Bush. Il merito va ovviamente al braccio teso dalla nuova amministrazione americana sia all’Europa che, meno scontatamente, alla Russia. Alla prova della prima ufficiale apparizione sul proscenio della politica internazionale, il neogoverno statunitense, rappresentato dal vice-presidente Biden (in foto), ha raccolto larghi consensi, da un lato enfatizzando il battesimo di una novella era di reciproca comprensione e collaborazione nelle relazioni transatlantiche, dall’altro offrendo alla Russia di mettere da parte i recenti dissapori per costruire una fruttuosa partnership tra le due potenze. Applausi scroscianti dunque dai rappresentanti europei, a conferma che la loro infatuazione per Obama rimane intonsa, con Sarkozy che ha ripromesso pubblicamente di fare il possibile per reintegrare la Francia nel comando della NATO, dopo oltre quarant’anni di assenza. Applausi anche dalla Russia che loda il nuovo approccio statunitense. Dietro le strette di mano e i sorrisi, la realtà è tuttavia meno rosea. L’Europa presto dovrà rispondere all’appello americano, ribadito fuori dai denti da Biden, ad un maggiore impegno in Afghanistan, malgrado debba fare i conti con un’opinione pubblica ferocemente contraria all’invio di ulteriori truppe, nonché al loro utilizzo nei teatri più caldi. Sarkozy stesso difficilmente riuscirà a persuadere l’anima più tradizionalista del suo partito, per non parlare dell’opposizione socialista, a votare in favore del completo reintegro nel patto transatlantico. E poi naturalmente c’è la Russia che, momentaneamente tranquillizzata dalle dichiarazioni di amicizia, potrebbe presto tornare alla sua retorica antioccidentale dato che la nuova amministrazione USA ha già messo in chiaro che non cambierà di una virgola la propria politica di supporto verso le invise ex repubbliche sovietiche, come Ucraina e Georgia, tanto meno i propri piani di difesa in Europa, malgrado li stia ritardando per calmare le acque. C’è quiete dopo la tempesta. Ma durerà?
(Foto: Harald Dettenborn; www.securityconference.de)