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Belgio: uno Stato ad interim?

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Era il 26 aprile 2010 quando le camere sono state sciolte e sono state indette nuove elezioni in seguito ad una spaccatura della coalizione pentapartitica guidata dal Premier Yves Leterme. Dopo 365 giorni di estenuanti trattative, la formazione di un nuovo governo sembra soltanto un esercizio di fantapolitica per opinionisti, politologi e per qualche studente universitario che teme seriamente per l’unità del paese.


Bruxelles – all’Università libera della capitale hanno deciso di celebrare con una conferenza questi dodici lunghi mesi passati senza un governo, quasi a voler esorcizzare una situazione che non ha eguali nel mondo intero. Gli invitati sono due pezzi grossi che da mesi sono al centro delle trattative: Elio Di Rupo, il presidente del Partito Socialista (PS) - uno dei due vincitori delle scorse elezioni - e Johan Vande Lanotte, ex vice Ministro ed esponente di spicco del Partito Socialista Fiammingo (sp.a). Proprio a Vande Lanotte si deve uno degli ultimi tentativi di mediazione della crisi caduto nel nulla. Lo scorso gennaio il senatore fiammingo si è visto costretto a rimettere nelle mani del Re il proprio mandato esplorativo dopo 3 mesi di tira e molla tra i socialisti valloni e gli indipendentisti fiamminghi della Nuova Alleanza Fiamminga (N-VA) su un nuovo progetto di riassetto dello Stato. Ma il vero protagonista è sempre lui, Bart De Wever: nonostante l’assenza, lo spettro del leader della N-VA aleggia nell’auditorio perché bisogna ricordare che oltre ad essere l’altro grande vincitore delle scorse consultazioni è lui il personaggio politico/mediatico che più di tutti incarna la crisi. In questo caso si è scelto di affidare la riflessione a due esponenti politici appartenenti alla stessa famiglia, quella socialista, poiché al di là dello scontro ideologico tra destra e sinistra, quello che sembra pesare di più in questo momento è il divario culturale tra le due regioni linguistiche che non sono nuove a crisi di questo genere. Crisi che dalla fine del secondo conflitto mondiale hanno destabilizzato e paralizzato più volte la vita istituzionale del paese ripresentandosi in maniera ciclica. Elio Di Rupo lo ammette chiaramente: “abbiamo fatto credere ai cittadini che la riforma dello stato avrebbe risolto tutto e che il federalismo sarebbe stato la cura ai mali del paese ma oggi ci ritroviamo a trattare con un partito indipendentista (la N-VA ndr) che ha come obiettivo la sparizione del governo centrale che stiamo negoziando. Attualmente su 88 parlamentari fiamminghi, 40 sono indipendentisti e questo spiega la situazione d’impasse nelle trattative.”

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Johan Vande Lanotte

© Emanuele Ricci

Effettivamente le varie riforme costituzionali che si sono susseguite nei vari decenni, l’ultima e più importante nel 1993, hanno rafforzato in maniera crescente uno stato federale in cui le regioni hanno in mano la gran parte del potere e delle competenze. Anche per questo, nonostante manchi un esecutivo legittimato dalle urne, il paese continua ad andare avanti senza particolari intoppi e in molti ormai si chiedono a cosa servano queste trattative. La cosa ormai certa è che per uscire dalla crisi si chiederà un nuovo sacrificio al governo centrale del paese e, sul valzer delle nuove attribuzioni di competenze alle regioni, si sta giocando questa infinita partita politica tra i vari schieramenti: sul piatto ci sono la legge sul finanziamento (i trasferimenti dallo stato), il riassetto del welfare state e la revisione della circoscrizione elettorale di Bruxelles-Hal-Vilvoorde (BHV), l’unica bilingue del paese. Argomenti molto delicati sui quali nessuna delle due comunità intende fare sconti. Il leader socialista si fa promotore di quello che chiama “federalismo di progresso”, ovvero nuovi poteri alle 3 regioni che devono sviluppare “un carattere multiculturale e multilingue che impedisca la nascita di nuovi divari e che rafforzi il sentimento di solidarietà tra le comunità”. La paura neanche troppo celata dei valloni è che una maggiore autonomia fiscale e il trasferimento delle competenze in materia sociale alle regioni finirebbero per aumentare il divario già abbastanza marcato tra nord e sud del paese (e qui stranamente ci ritorna in mente il federalismo fiscale italiano). Dal canto suo anche Vande Lanotte ci tiene a sottolineare che lo stato belga non può prescindere dal principio di solidarietà e che smontare il meccanismo di welfare state di competenza allo stato centrale provocherebbe “disgregazione sociale”. Ridistribuire i sussidi statali in base alla lingua nella regione di Bruxelles ufficialmente bilingue, ad esempio, oltre che generare caos amministrativo avrebbe anche ricadute dannose sul tessuto sociale.

Elio Di Rupo
© Emanuele Ricci

All’orizzonte nessuna schiarita. Nei due tentativi di mediazione portati avanti nei mesi scorsi, prima da Di Rupo e successivamente da Vande Lanotte, 5 partiti avevano accettato la bozza di compromesso e 2 l’avevano rigettata. Intanto il governo ad interim guidato da Leterme va avanti senza intoppi, mantenendo i conti pubblici in ordine e inanellando anche qualche discreto successo come dimostrato dallo scorso semestre di presidenza dell’UE. La nuova riforma dello stato rimane al centro delle trattative nonostante quello che Di Rupo definisce “l’enigma della N-VA”: “Se siamo qui a trattare per decretare l’indipendenza delle Fiandre non arriveremo mai ad una soluzione ma anche la potente N-VA non può nulla senza un accordo a maggioranza” . Secondo Vande Lanotte “i valloni dovrebbero avere più coraggio e non basare la loro azione sulla paura, perché le cose di cui abbiamo paura – ammonisce - spesso accadono”. Ma dopo un anno di crisi, c’è ancora qualcosa che fa paura?

emanuele.ricci@glieuros.eu


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Emanuele RICCI

Dopo aver concluso una laurea specialistica in “Innovazione e Sviluppo” presso l’Università degli studi di Roma La Sapienza, Emanuele attualmente vive a Bruxelles, dove sta completando un Master in relazioni internazionali presso l’Université Libre (...)
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