Buon compleanno InterRail !

Da 40 anni partner dell’integrazione europea.

L’InterRail , il mitico biglietto ferroviario che dal 1972 ha permesso di viaggiare in Europa a più di 8 milioni di giovani, festeggia 40 anni. Da semplice pass ferroviario l’Inter Rail si è ben presto trasformato in un importante fattore d’ integrazione europea.


Una storia di successo con qualche salto ad ostacolo.

Il pass Inter Rail nasce nel 1972 grazie all’iniziativa dell’UIC (Unione Internazionale delle Compagnie ferroviarie) per incoraggiare migliaia di giovani a scoprire l’Europa. Oggi al pass Inter Rail aderiscono più di 30 compagnie ferroviarie europee ed ogni anno vengono venduti circa 250.000 pass che, in totale, hanno permesso di viaggiare a più di 8 milioni di giovani.

Come in ogni storia di successo ci sono alti e bassi ed anche in questo caso non si fanno eccezioni. Dopo un inizio di successo, nel 1994 iniziano a manifestarsi i primi malumori interni al consorzio Inter Rail che raggruppa tutte le compagnie ferroviarie per via della suddivisione dei ricavi dalla vendite dei pass al punto che alcune compagnie, le più grandi, minacciano di ritirarsi dall’offerta se non si modificano i criteri di ripartizione. Si giunge quindi al compromesso (come in ogni buon negoziato europeo che si rispetti) di suddividere l’offerta in diverse zone geografiche per meglio definire tale suddivisione. Ma la tregua non dura molto. Nel 2005 nuovamente problemi, l’offerta sembra abbandonata a sé stessa, i prezzi salgono e le vendite drasticamente scendono. Nessuno sembra interessarsi dell’argomento se non gli interrailers che ogni estate subiscono l’aumento dei prezzi e la diminuzione dei (già pochi) servizi. Così, per la prima volta, sono essi stessi, riuniti in un’associazione, a lanciare il grido di allarme in difesa della sopravvivenza dell’amato biglietto, cercando di coinvolgere compagnie ferroviarie da una parte, ed istituzioni dall’altra. Le prime restano interessate quasi esclusivamente alla ripartizione dei profitti e sono preoccupate dalla complessità della gestione del pass InterRail e del suo regolamento (che in pochi tutt’ora sanno, soprattutto chi lo deve controllare). Le istituzioni europee, inizialmente ignare ed inermi fino a quel momento, debitamente sollecitate, faticosamente cercano di reagire, soprattutto il Parlamento europeo. La principale iniziativa caldamente sollecitata dall’associazione degli interrailers è del laburista Gary Titley e dell’eurodeputata Marta Vincenzi che presentarono nel 2006 un’interrogazione parlamentare all’allora Commissario europeo ai trasporti Michel Barnier. Questo rispose che la Commissione pur riconoscendo il valore dell’Inter Rail come strumento che ha permesso di scoprire l’Europa a milioni di giovani, essendo prezzi e condizioni di vendita di competenza dalle compagnie ferroviarie queste sono libere di fissare prezzi e introdurre tipologie di biglietti come meglio ritengono. La situazione si sblocca solo nell’aprile del 2007 quando le compagnie ferroviarie decidono di affidare ad una società compartecipata dalle stesse compagnie la gestione del prodotto e del marketing. Con un piccolo team di professionisti dedicati la sopravvivenza del pass Inter Rail non è più a rischio ed anzi sono state introdotte nuove formule e tipologie di pass per meglio adattare il prodotto ai tempi e alla società che cambia.

Libertà ed economicità. La formula magica

Al tempo della nascita del pass InterRail il processo d’integrazione era già ben avviato, “on the tracks” come direbbero gli interrailers, ma lo stesso non certamente poteva dirsi riguardo alla conoscenza e consapevolezza che gli europei avevano di loro stessi e del loro continente. La cortina di ferro era un muro invalicabile che divideva l’Europa fatta di confini nazionali che solo qualche decina di anni prima erano stati il teatro di sanguinose lotte. L’Inter Rail è invece sempre stato sinonimo di libertà e ed economicità fattori che hanno decretato il suo rapido ed inaspettato successo. Per molti giovani è stato l’unico modo per viaggiare in Europa in modo indipendente ed economico. Racconta un esperto interrailer, oggi a capo del gruppo che gestisce il prodotto InterRail, che per pianificare il suo primo viaggio con il pass prese una cartina dell’Europa, la attaccò al muro, e iniziò a tirare le freccette. Unì con un tratto le freccette lanciate e decise così il suo itinerario. Il senso di libertà che trasmette il pass Inter Rail è unico nel suo genere e nonostante i ritmi sempre più frenetici di oggi rimane uno dei pochi modi per godersi e conoscere l’Europa da protagonista. Partire in InterRail vuol dire anche unirsi ad un gruppo di viaggiatori accomunati dallo stesso spirito libero ed economico ma anche solidale. Chissà se è ancora attiva quella catena iniziata da qualche giovane e sconosciuto interrailer secondo la quale una volta tornati dal lungo viaggio in treno e giunti all’ultima stazione se si incontravano altri interrailers si offriva loro da mangiare alla sola condizione di fare lo stesso al loro ritorno con altri interrailers. Certo oggi questi racconti sembrano lontani e la frenesia della vita di tutti giorni non ci risparmia neanche le vacanze. Voli low costs, treni ad alta velocità, pacchetti tutto compreso (anche il divertimento) stanno cambiando il modo di viaggiare anche tra i giovani. Nonostante ciò l’ Inter Rail è ancora lì da 40 anni.

Il documentario « InterRail 40 years »

Un partner da valorizzare

Erasmus e Inter Rail sono stati e restano tutt’oggi, specialmente per i giovani, il modo per scoprire, conoscere e vivere l’Europa. La cittadinanza europea passa di qui e per divenire cittadini europei consapevoli è necessario prima di tutto sentirsi parte di una identità culturale che si conosce. Se nonostante il successo del programma Erasmus le risorse finanziarie investite dall’Unione europea non sono sufficienti a permettere ad un più ampio numero di studenti di parteciparvi, come abbiamo visto, per l’Inter Rail l’interesse delle istituzioni europee è pressochè nullo. Sicuramente stiamo parlando di cose diverse nella forma e nella sostanza ma entrambe, se ci pensiamo bene, sono di importanza strategica per accelerare quel lento, ma inesorabile processo d’integrazione europea di cui in molti andiamo fieri, nonostante gli attacchi speculativi di questi tempi. Con ciò non si sta affermando che bisogna finanziare l’InterRail. Un prodotto commerciale è giusto che sia venduto sul libero mercato, ma forse una maggiore attenzione a questa forma di turismo responsabile, verde e sostenibile da parte delle istituzioni europee, potrebbe aiutare a farlo sopravvivere meglio. Se il mercato avesse decretato da un punto di vista commerciale la fine del pass InterRail qualche anno fa oggi, noi europei, saremmo stati tutti più lontani nonostante i treni veloci ed i voli low costs. Il pass InterRail ha avuto una funzione sociale nei primi anni della sua comparsa importantissima permettendo ai giovani negli anni 80 e 90 di superare muri, fili spinati e cortine di ferro. Oggi, fortunatamente l’Europa è unita ma laddove dove muri e divisioni ancora resistono, come nei paesi Balcani, l’ InterRail riacquista quell’antica mission di spezzare l’isolamento e le divisioni, viaggiando e conoscendo. Uno di questi progetti, giunto alla sua settima edizione è European Rails of Peace che ha permesso a più di 200 giovani provenienti da Kosovo, Serbia e Bosnia di incontrarsi, conoscersi e viaggiare insieme liberamente in Europa in InterRail e negli ultimi anni anche all’interno della regione balcanica.


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Marco AMICI

Rédacteur en chef de la version italienne

Diplômé en Economie des Administrations Publiques et des Organisations Internationales à l’Université de Rome « Tor Vergata » après avoir passé un semestre à l’Université Catholique de Louvain dans le cadre d’un échange Erasmus, Marco est actuellement (...)

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