Bruxelles fornisce aiuti e impone condizioni
La regione del Sud della Russia compresa tra il Mar Nero e il Mar Caspio costituisce uno degli scenari geopolitici tra i più “caldi” e tormentati dell’intero sistema internazionale (544 crimini di natura terroristica solo nel 2009). In essa sono comprese le problematiche repubbliche dell’ Ossezia del Nord, Inguscezia, Cecenia e Daghestan alla continua ricerca di autonomia ed indipendenza dal governo di Mosca. Si tratta della regione con la maggiore concentrazione di popolazione a religione islamica e con il più elevato tasso di criminalità, il più alto numero di casi di sparizioni e di maltrattamenti (spesso non apertamente denunciati) di tutto il territorio federale. Il tentativo dell’Europa di fungere da mediatore tra il governo federale russo e le etnie locali al fine di assicurare la pace e la stabilità della regione può essere inquadrato secondo due differenti chiavi di lettura. Se si segue una prima e più idealista versione dei fatti, l’attivismo dell’Europa, e dell’Unione Europea in particolare, nel Caucaso del Nord deve essere ricondotto al desiderio di Bruxelles di trasmettere al di fuori dell’Unione i valori fondamentali sulla base dei quali l’UE fu creata poiché solo tramite essi si può pervenire ad una società internazionale in cui la tolleranza e la comprensione reciproca sostituiscano i pregiudizi e la violenza. Una considerazione più realista delle relazioni internazionali, invece, indurrebbe ad interpretare il ruolo di “guida morale” che l’UE si assume nell’ambito della società internazionale come uno strumento ad essa indispensabile per poter basare le sue relazioni esterne sul principio di “condizionalità”. In qualità di uno dei maggiori fornitori di aiuto e assistenza alle regioni più arretrate ed instabili del mondo, l’UE si riserva il potere di condizionare la distribuzione di tali fondi al possesso da parte dei paesi riceventi di taluni requisiti e al rispetto di alcuni valori politici e socio-economici da essa ritenuti indispensabili. Tuttavia, nonostante questa seconda lettura, è innegabile che il sostegno fornito dalle istituzioni europee nel tentativo di riportare la pace nel Caucaso del Nord, così come di garantirne la sicurezza dei cittadini e il rispetto dei loro diritti umani è una risorsa di cui il Cremlino non sembra voler più fare a meno.
Cambiare a partire dalla società civile
L’Unione Europea assiste il governo federale russo nel tentativo di fare del Caucaso del Nord una regione più prospera e sicura. L’Unione Europea è il maggior partner della Federazione Russa, in termini di quantità di aiuti finanziari messi a disposizione per la ripresa delle regioni arretrate dell’immenso territorio russo. Il Caucaso del Nord, in particolare le regioni della Cecenia, dell’Inguscezia e dell’Ossezia del Nord, rappresentano una delle aree in cui la Commissione Europea opera più attivamente attraverso programmi di assistenza economica e sociale, aiuti umanitari e supporto alle organizzazioni non governative locali. L’arretratezza economica e lo scarso livello di sicurezza che caratterizzano la regione rendono particolarmente rilevante l’azione dell’UE, effettiva anche grazie al sostegno da parte, tra gli altri, delle Nazioni Unite, dell’OSCE, del Consiglio d’Europa e del comitato Internazionale della Croce Rossa.

- Bambini in Cecenia
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(Fonte : www.flickr.com)
L’aiuto messo a disposizione da parte dell’UE si concretizza in forme di assistenza umanitaria per le vittime dei conflitti etnici, in particolare quello ceceno, e dei disastri naturali, e di supporto finanziario destinato a progetti mirati in settori cruciali quali quello della sanità, dell’istruzione, del lavoro e delle politiche sociali. Inoltre, anche nel Caucaso del Nord l’Unione ha promosso il ricorso allo Strumento Europeo per la democrazia e i diritti umani, una forma di assistenza economica volta a tutelare il rispetto della democrazia e dei diritti umani e alla prevenzione dei conflitti. Tale strumento prevede la realizzazione di progetti che favoriscano una maggiore partecipazione della società civile alla vita pratica della loro comunità, sostenendo così lo sviluppo di una classe politica più rappresentativa, trasparente e attenta alle esigenze particolari della propria popolazione nonché al generale bisogno di tutelare i diritti fondamentali di ogni cittadino. Esistono, per esempio, specifici programmi che mirano all’addestramento del personale addetto al trattamento dei detenuti nelle prigioni al fine di far scomparire le pratiche che prevedono il ricorso a pene corporali e psicologiche. Inoltre, vengono invitati gli insegnanti delle scuole a fungere da canale per la diffusione di sentimenti di tolleranza e comprensione tra gli studenti, abbattendo quelle barriere fatte di pregiudizi e razzismo che colpiscono le fasce più giovani e vulnerabili della popolazione. Infine, anche i media locali – radio, televisioni, quotidiani - vengono utilizzati per contribuire a formare l’idea che la convivenza di diverse culture nello stesso territorio sia una fonte di unione più che di divisione.
Anche il Consiglio d’Europa, l’altro organo di stampo europeo che collabora con le autorità russe per assicurare la stabilità nel Caucaso del Nord e di cui la Federazione Russa è membro dal 1996, è particolarmente attivo nel promuovere i principi del pluralismo, lo stato di diritto, la democrazia e il rispetto dei diritti umani nella regione. Il Consiglio d’Europa così come l’Unione Europea hanno accolto con estremo favore nel 2008 le dichiarazioni del neo eletto Presidente Dmitri Medvedev che promettevano una lotta continua e mirata contro ogni atto di criminalità e di violenza sul territorio della Federazione Russa. Medvedev, nel suo messaggio inaugurale, aveva esplicitamente rassicurato gli elettori del suo futuro impegno in difesa di una maggiore libertà di stampa, di opposizione e di indagine rendendo più sicuro lo sforzo di chi, anche a rischio della propria vita, lavora per assicurare maggiore giustizia e libertà in quella che è sicuramente la regione più “calda” ed instabile della Federazione.
A tal proposito, tuttavia, proprio recentemente il Consiglio ha espresso la sua apprensione nel prendere atto della persistenza di un’atmosfera di pericolo e di mancanza di collaborazione in cui sono costretti ad operare gli attivisti membri di organizzazioni in difesa dei diritti umani nel Caucaso, le forze di giustizia e di polizia. L’ultimo episodio di violenza risale all’estate del 2009 quando Natalia Estemirova, esponente della nota organizzazione non governativa Memorial operativa sui territori della Cecenia e dell’Inguscezia, è stata rapita e uccisa da ignoti. L’assassinio della Estemirova è solo l’ultimo di una lunga lista di omicidi che nella Federazione Russa colpiscono continuamente attivisti, giornalisti, avvocati e giudici che hanno a che fare con gli scontri, le violenze e gli atti di terrorismo che si verificano nel Caucaso del Nord e che si battono affinché questi atti possano cessare, affinché i colpevoli vengano assicurati alla giustizia e le vittime degli abusi vengano risarcite.
Contraddizioni persistenti
Ciò che continua a preoccupare Bruxelles e Strasburgo è la persistente mancanza di regole nella maniera in cui le forze dell’ordine perseguono il loro principale obiettivo che rimane la lotta ai gruppi terroristi. Il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammerberg, alla fine del 2009, in seguito ad una visita nelle repubbliche del Caucaso del Nord, ha manifestato tutta la sua preoccupazione relativamente agli abusi perpetrati da parte di ufficiali russi nel tentativo di identificare ed arrestare individui legati ad attività terroristiche. La contraddizione consiste nel fatto che spesso al fine di combattere il terrorismo le forze dell’ordine, abusando del loro potere, finiscono per commettere altri crimini quali il ricorso a trattamenti inumani e alla tortura durante gli interrogatori per ottenere false confessioni ; il saccheggio e la distruzione delle abitazioni di presunti terroristi ; il rifiuto di concedere ai detenuti la possibilità di ricorrere ad un giusto processo.

- Una donna in mezzo alle macerie
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(Fonte : www.flickr.com)
Così, il Consiglio d’Europa si fa promotore di una serie di attività volte a ridurre gli episodi di violenza e a fare di queste regioni un luogo più sicuro per i loro cittadini, dove paura e omertà siano sostituite da una partecipazione attiva e costruttiva alla vita politica della comunità locale. Ne sono un esempio i seminari organizzati dal Consiglio d’Europa nel settore della giustizia rivolti a giudici e procuratori affinché assicurino la corretta applicazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e forniscano gli strumenti più adatti per l’elaborazione di un’efficace legislazione che funga da base giuridica per l’autogoverno di alcune province del Daghestan, della Cecenia e dell’Inguscezia. Inoltre, sono numerosi i programmi di assistenza psicologica attivati da Strasburgo per donne e bambini dei villaggi colpiti dai conflitti, in particolare quello ceceno, e affetti da traumi causati dalla guerra e dai trasferimenti forzati. Il Consiglio così come l’UE auspicano un maggiore impegno da parte delle autorità russe ad eliminare gli incidenti legati alle attività antiterroristiche, tanto meno giustificati se si considera che sono provocati da rappresentanti dello Stato. Nonostante la Russia ponga sempre in primo piano il rispetto della propria sovranità interna, essa ha dimostrato di accogliere con favore le iniziative lanciate dalla Commissione Europea e dal Consiglio d’Europa, in quanto sostiene di essere promotrice degli stessi valori democratici e della difesa dei diritti umani.
Possibili passi in avanti
Sembrerebbe quindi che, nonostante il contrasto evidente tra la tendenza europea ad imporre i propri standard politici, socio-economici e culturali nei confronti dei paesi terzi con cui stabilisce forme di collaborazione e la riluttanza della Russia a permettere qualsiasi forma di interferenza nei propri affari interni, Mosca e Bruxelles abbiano fatto della cooperazione e del compromesso una via efficace per risolvere alcuni dei problemi della tormentata regione del Caucaso del Nord.
E’ di appena qualche giorno fa, infatti, l’annuncio che il Presidente Medvedev e il governo russo hanno accettato di sostenere una risoluzione dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa relativa ai diritti umani nel Caucaso del Nord. Per la prima volta dalla sua adesione al Consiglio d’Europa, la Federazione Russa ha votato a favore di una tale risoluzione in virtù del fatto che essa può essere d’aiuto a Mosca nella sua lotta contro il terrorismo che minaccia tanto lo stato russo quanto l’intera comunità internazionale. Tuttavia, in un sistema internazionale dove la politica estera continua ad essere pervasa dai principi della realpolitik, la cooperazione russo-europea in tema di terrorismo, criminalità e difesa dei diritti umani non sembra basarsi su motivazioni puramente altruistiche. Da un lato, Bruxelles è consapevole del fatto di dover rispondere del proprio operato ad un elettorato attento e partecipe, che non è disposto a stare a guardare quando dalle montagne del Caucaso vengono diffuse notizie di sparizioni, omicidi, abusi di ogni genere. Non si accontenta di risposte vaghe in seguito alla morte di giornalisti russi apparentemente senza mandante e di fronte a cui il governo russo sembra essere impotente. L’Unione Europea ha l’obbligo morale di manifestare un interesse ed un certo attivismo quando i valori su cui essa è stata costruita vengono calpestati, indifferentemente dal luogo in cui ciò si verifichi. D’altronde Bruxelles adotta un atteggiamento cauto e non eccessivamente intrusivo nei confronti del vicino gigante petrolifero, proprio in virtù della sua cronica dipendenza da esso in termini di rifornimenti di gas, senza i quali l’Europa dovrebbe rivolgersi ad altri “scomodi” vicini.

- Un combattente appostato proprio sopra la scritta « ricorda Allah ! »
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(Fonte : www.flickr.com)
Mosca, dal canto suo, si è dimostrata disposta ad accettare dei limiti alla sua sovranità interna per due ordini principali di ragioni. La prima fa riferimento alla volontà dell’ex Presidente russo Putin di reinserire la Russia tra le grandi potenze mondiali con un ruolo essenziale nell’ambito del sistema internazionale. A tale scopo, considerata anche la sua adesione al Consiglio d’Europa a partire dal 1996, la Russia si è impegnata, almeno apparentemente, ad una lotta su larga scala contro ogni forma di criminalità, in particolare contro ogni atto di terrorismo interno od internazionale. In seguito alle due guerre cecene del 1994-96 e del 1999, ai ripetuti attacchi terroristici a Mosca, in Daghestan, a Beslan e, infine, dopo lo scoppio della guerra russo-georgiana nell’Agosto del 2008, il governo russo ha ribadito che adotterà una fermezza assoluta nel perseguire tutti i nemici dello stato russo che ne minano l’integrità territoriale e la sicurezza. In secondo luogo, l’ex Presidente Putin aveva intuito il vantaggio che poteva derivare per la Russia da una cooperazione con i partner occidentali in materia di terrorismo. Se si fosse guadagnato la loro fiducia, questo gli avrebbe permesso di inserire il conflitto ceceno nell’ambito del più generale quadro del terrorismo internazionale, cosa che avrebbe fatto chiudere un occhio ai leader occidentali su occasionali episodi di violenza ad opera degli ufficiali russi.
La violenza nel Caucaso del Nord permane e le travagliate vicende della regione continuano a rappresentare un ostacolo nelle relazioni tra UE e Russia. Eppure finché Mosca e Bruxelles sono aperte ad una qualche forma di collaborazione, anche in tema di democrazia e difesa dei diritti umani dei passi avanti sembrano essere realizzabili.


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