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Chi sono gli infrequentabili del Parlamento europeo?

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Guida parziale ai MEP più esplosivi e controversi di questa legislatura

Una pattuglia di politici tanto eccentrici quanto dalla favella incendiaria siede sui banchi di Strasburgo. Professionisti della provocazione, polemisti senza peli sulla lingua, adepti del politically uncorrect. Alcuni hanno sotterrato l’ascia di guerra sperando di far dimenticare il proprio passato torbido. Altri sembrano non volerla mollare. Anzi, con il passare del tempo, hanno inasprito il proprio discorso politico. Antisemitismo, xenofobia, omofobia sono quasi sempre nelle loro corde. Da Bruno Gollnisch a Michael Kaminski, una breve lista (non completa) delle lingue più biforcute e temute di questa legislatura.


Krizstina Morvai: cuore reazionario, cervello progressista

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Krizstina Morvai

Sorriso affabile e materno. Quarant’anni indossati con eleganza quasi salottiera. Che, salita in tribuna, cede il testimone al battagliero temperamento di un politico che non le manda certo a dire. Una qualità sfoderata in anni di impegno legale dalla parte dei diritti delle donne. Le carte in regola, insomma, per divenire un beniamino della sinistra europea. Ma la bionda Krizstina Morvai, eurodeputato ungherese, è piuttosto la croce dei rappresentanti ebraici di mezzo continente. Perché in fatto scurrilità antisemite è da record.

Un esempio: “Sarei contenta se coloro che si definiscono fieri ebrei ungheresi se ne andassero a giocherellare con i loro piccoli peni circoncisi, invece di insultare me”, ha tuonato dalle colonne del suo blog poco prima di essere eletta al Parlamento Europeo nelle liste dello Jobbik, estrema destra nazionalista posseduta da un disprezzo urlato - tanto per variare registro - proprio per ebrei e rom. Una candidatura di prestigio, quella della Morvai, che ha fatto volare le quotazioni del partito xenofobo sino a raccogliere il 15% delle preferenze. Eppure la bionda e tenace avvocatessa, non molto tempo fa, ha intascato il premio Freddy Mercury per le sue battaglie contro l’AIDS.

Stigmatizza banche e multinazionali con sfoggio di argomentazioni altermondialiste. “Ciò che occorre, e che i cittadini vogliono, è un paradigma completamente nuovo, che metta da parte la globalizzazione a favore della localizzazione, in cui le decisioni non siano motivate soltanto dal profitto e dal denaro, ma prendano in considerazione l’elemento umano e l’interesse della comunità”, in un intervento dell’anno scorso in plenaria. Nel suo passato professionale c’è la Commissione Europea per i diritti umani, l’ONU, una cattedra all’Università del Wisconsin. Una specie di visconte dimezzato, metà progressista, metà reazionario. Scegliete voi quale delle due facce preferite.

Michał Kamiński, il crociato

Michał Kamiński

Chi porterebbe in dono un’effige religiosa con l’immagine della Vergine Maria all’ex dittatore del Cile Pinochet definendolo un eroe? La risposta è Michał Kamiński, polacco e parlamentare europeo dal 2004. Molte delle sue dichiarazioni sono legate al passato politico del suo paese. Sempre in occasione dell’incontro con il generale cileno Kamiński afferma: “Lo vediamo come un uomo che ha salvato il suo paese dal comunismo, un sistema che ha afflitto la Polonia per molti decenni”. Il deputato passa gli anni della gioventù come militante nel “Partito della rinascita nazionale polacca”, formazione ispirata da un programma politico che fa dell’allontanamento degli ebrei dalla Polonia e dell’omofobia i suoi punti di forza.

Del politico maturo è soprattutto l’antisemitismo, da lui ripetutamente negato, a catturare l’attenzione. In occasione della commemorazione di un pogrom nel nord-ovest della Polonia, dove nel 1941 truppe naziste e abitanti locali bruciarono vivi i membri della comunità ebraica, un giornale di estrema destra riporta i seguenti commenti di Kamiński:“Cercano solo di sopprimere il loro senso di colpa per avere fatto del male al nostro paese sotto l’occupazione sovietica e se state chiedendo alla nazione di scusarsi, allora tutta la nazione ebraica deve chiedere scusa per quello che alcuni ebrei comunisti hanno fatto in Polonia orientale”. L’episodio è stato ripreso anche dall’autorevole rabbino della Sinagoga centrale di Londra quando ha esortato il leader dei conservatori David Cameron a prendere le distanze dal politico polacco in occasione della nascita del gruppo europarlamentare “Conservatori e Riformisti europei”, che raccoglie parlamentari che si dichiarano euroscettici e antifederalisti. E di cui Kamiński è oggi presidente.

Matteo Salvini e la teoria dei vagoni

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Matteo Salvini

Immortalato spesso e volentieri con in dosso una t-shirt con su impresso “Padania is not Italy”, Matteo Salvini è dal 2009 deputato italiano al Parlamento europeo. Facile alle bordate ed alle dichiarazioni estremiste, il candidato della Lega Nord, buono per ogni collegio e per ogni rappresentanza istituzionale (dal Comune di Milano, al Parlamento italiano e europeo, passando per la carica di segretario regionale di partito), ha condito la sua carriera di giornalista (è stato direttore di radio Padania) e di politico con una lunga sequenza di proposte al vetriolo. A soli due mesi dalla sua elezione a deputato europeo esprime la sua personale formula per l’integrazione dei musulmani tramite una loro conversione ai valori della chiesa cattolica (“Se lo stato spendesse soldi per la conversione degli islamici ai valori cristiani sarebbero soldi ben spesi”).

La sua carriera traballa due volte, nel 2009: la prima sotto i colpi dell’infuocata polemica a seguito della sua idea di introdurre vagoni della metropolitana riservati a donne e milanesi ed altri per gli extracomunitari; la seconda dopo la pubblicazione di un video su Youtube in cui intonava un coro da stadio contro i Napoletani (“colerosi e terremotati”) durante il tradizionale raduno leghista a Pontida. In entrambe le occasioni non finge costernazione ma alla fine rassegna le dimissioni da parlamentare italiano. Un gesto dovuto? No, un gesto necessario. Avendo scelto di ricoprire la carica di parlamentare europeo, quella di deputato italiano doveva decadere automaticamente. In Europa, Salvini sembra svolgere il suo mandato con grande passione presenziando a ben il 75% delle votazioni del Parlamento di Strasburgo, percentuale che diminuisce sensibilmente se si prendono in considerazione i lavori preliminari svolti in commissione. La sua lealtà al suo gruppo di appartenenza è pari all’ 82% (percentuale valutata in base ai voti espressi e alla coerenza con l’idea del partito), quella verso il suo paese del 60%.

Nick Griffin, il paria della politica britannica

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Nick Griffin

"Alla larga dalle nostre strade feccia nazista” (“off our streets Nazi scum”), è ciò che nel 2009 una folla di dimostranti urlava contro Nick Griffin, leader del British National Party, in occasione dell’elezione al Parlamento europeo. Il perché di tali proteste è presto detto. Nel 1998, Griffin è condannato per la distribuzione di materiale il cui contenuto è suscettibile di incitare all’odio razziale, ma dopo che la pena detentiva viene sospesa, il recidivo Nick, sei anni più tardi, è accusato e prosciolto per le stesse accuse. Allontanatosi ultimamente da alcune delle sue estreme posizioni come, per esempio, la negazione dell’olocausto, da lui chiamato “olobeffa” (holohoax), o la riluttanza verso gli omosessuali definiti “creature ripugnanti”, il politico inglese non ha comunque risparmiato l’opinione pubblica da altre controverse dichiarazioni al vetriolo soprattutto su immigrazione e mondo islamico.

“Le barche che trasportano immigrati clandestini verso l’Europa dovrebbero essere affondate”, oppure “l’Islam è come un cancro e richiede una chemioterapia globale” sono solo alcune di queste. Fantasiose, infine, certe sue analisi sociali. In un’intervista televisiva in merito ad un sondaggio che mostra come la maggior parte dei britannici della classe operaia sia più preoccupata per droghe e alcol che per l’immigrazione, Nick Griffin commenta legando il problema della tossicodipendenza nel Regno Unito all’Islam, in particolare agli immigrati pakistani. Pare che questi temi stiano molto a cuore al nostro parlamentare, tanto che due tra le sue ultime interrogazioni europee portano i seguenti titoli: “Multiculturalismo come mezzo per annacquare l’identità” e “Personale della Commissione con legami marxisti”.

Gigi Becali, the millionaire

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Gigi Becali

Lingua biforcuta. Temperamento incendiario. Gigi Becali è un protagonista indiscusso delle cronache rumene. Onnipresente, imprevedibile. E aureolato da una pioggia di aneddoti al calor bianco: come quando vandalizzò un casinò a seguito di una mano sfortunata alla roulette; o suggerì a una collega deputata di candidarsi al “parlamento delle prostitute”; fino a far rapire dai propri sgherri tre uomini sospettati di avergli trafugato l’automobile. Proprio dal carcere, nel 2009, annunciò la propria candidatura alle elezioni europee. Come indipendente con il Partito della Grande Romania, formazione populista in odore di antisemitismo e apertamente xenofoba. Ma il Becali politico, che ci aveva già provato invano con il suo personale partito, non sarebbe mai esistito senza il Becali tycoon.

Senza, cioè, che un’opaca trama di investimenti immobiliari, negli anni Novanta, lo trasformasse dal nulla nel Rockfeller di Timisoara. Per i fan di calcio, inoltre, è il benvoluto presidente della Steaua Buarest, squadra che sta alla Romania come la Juventus all’Italia. Sugli scranni del Parlamento europeo non è riuscito tuttavia a sfoderare la propria classe oratoria. Forse perché ha uno dei tassi di partecipazione al voto più bassi dell’intero emiciclo. Allora, in attesa di vederlo in azione anche a Strasburgo, ci si può sempre consolare con le sue sortite passate contro i gay (“peccatori!”), per i quali ha chiesto l’istituzione di ghetti, gli ebrei, gli zingari, la minoranza ungherese, le donne, i giornalisti (“state distruggendo la Romania”, “dovreste essere uccisi”). E chi più ne ha più ne metta.

Bruno Gollnisch, il veterano

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Bruno Gollnisch

Bruno Gollnisch, esponente di spicco della estrema destra francese (Front National) – battuto da poco alla guida del partito da Marine Le Pen –, nonché parlamentare europeo dal 1989, è assurto agli onori della cronaca (giudiziaria) non tanto per la sua immolazione alla causa politica bensì per le sue affermazioni sulle camere a gas. “Non metto in dubbio l’esistenza dei campi di concentramento, ma sul numero di morti gli storici potrebbero discutere. Quanto all’esistenza delle camere a gas, spetta sempre agli storici pronunciarsi”. Queste parole gli costarono l’accusa di “contestazione di crimini contro l’umanità” (poi annullata in Cassazione) e l’appellativo di negazionista, oltre che l’interdizione dal pubblico ufficio (professore all’Università di Lione) per cinque anni.

Nel 2007 diventa segretario del gruppo politico al Parlamento europeo “Identità, tradizione, sovranità” costituito insieme a deputati di estrema destra europei; il gruppo si scioglie a causa della fuoriuscita dei cinque rappresentanti del partito ultra nazionalista e anti rom della Grande Romania a seguito di certe dichiarazioni della eurodeputata Alessandra Mussolini contro il popolo rumeno. E’ amato dai suoi sostenitori in quanto oppositore di una “politica mondiale di sostituzione della popolazione” (una sorta di complotto mondiale per sostituire le popolazioni originarie con quelle immigrate e la loro prole). Cattolico convinto, almeno nella pratica non è contrario ad unioni miste, essendo egli stesso sposato con una giapponese.


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Spazio reazioni (2)
ds Aggiungere un commento
Andrea
5 aprile 2011
16:42
http://www.andreadambra.e u/?s=parla...
Chi sono gli infrequentabili del Parlamento europeo?

Avete dimenticato Le Pen, Borghezio, Patriciello e Bonsignore.

Per maggiori informazioni http://www.andreadambra.eu/?s=parla...

ds Rispondere a questo commento

7 aprile 2011
17:26
Chi sono gli infrequentabili del Parlamento europeo?

Veramente, Borghezio è proprio il missing piece.

Segue a ruota Iva Zanicchi.

ds Rispondere a questo commento
ds Aggiungere un commento
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