Cipro : trovato l’accordo, l’Eurogruppo dice sì

Controllo su depositi bancari e soppressa la Laiki Bank

Alle 3 e mezza della mattina del 25 marzo si è arrivati al via libera. Sarà di circa il 30%, il prelievo sui depositi di oltre 100mila euro esistenti nella Bank of Cyprus, la maggiore banca dell’isola. Mentre la Laiki Bank si dividerà in due : “good bank” e “bad bank”. Gli asset “buoni” finiranno quindi nella “good bank” Cyprus. Le altre banche non verranno toccate. I depositi sotto i 100mila euro della Laiki saranno garantiti, quelli sopra i 100mila subiranno delle perdite che saranno decise durante il processo di liquidazione. Anche la Bank of Cyprus subirà delle perdite, ma non sarà l’Eurogruppo a stabilirlo, bensì lo farà nelle prossime settimane la troika Ue-Bce-Fmi, assieme alle autorità cipriote. Ma non finisce qui : il settore bancario dovrà raggiungere la media europea entro il 2018.


L’intesa raggiunta ha avuto un effetto positivo in mattinata sulle Borse, che poi però nel pomeriggio sono tornate in rosso, soprattutto Piazza Affari, a causa delle voci circolate sui mercati di un downgrade imminente del rating sovrano dell’Italia. Rumors che l’agenzia di valutazione americana non ha commentato. “L’accordo raggiunto stasera mette fine alle incertezze su Cipro e sulla zona euro”, ha detto il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijesselbloem che aggiunge : “l’intesa evita la tassa e ristruttura profondamente il settore bancario di Cipro”. Il programma, secondo il politico olandese, “contiene un approccio deciso per affrontare gli squilibri del settore finanziario, ci sarà un’appropriata riduzione, con il settore bancario che raggiungerà la media europea nel 2018”. Ma il conto da pagare per Cipro sarà salato, dato che s’impegna ad un programma di consolidamento dei conti, riforme e privatizzazioni.

Si teme comunque un « rischio sistemico » che potrebbe influenzare il resto dei Paesi membri dell’Eurozona. Teme ripercussioni sull’Eurozona anche la cancelliera tedesca Angela Merkel, che mette da parte la linea dura dicendosi “molto contenta” del risvolto positivo. Ma Moody’s non sdrammatizza e asserendo che comunque Cipro è a rischio default e rischia, inoltre, “di uscire dall’area euro per un periodo prolungato” anche nello scenario migliore in cui dovesse approvare e applicare le misure chieste dalla Troika.

Le disponibilità del mondo cattolico

La ricca Chiesa ortodossa cipriota, poi, ha messo persino a disposizione del governo il suo patrimonio, con il fine di salvare le banche e il Paese dal collasso. L’arcivescovo Crisostomo II ha dato massima disponibilità a offrire palazzi, quote di società, terreni, azioni e persino una birreria. E c’è chi parla ancora di un possibile ritorno alla vecchia lira nel caso in cui il negoziato con l’Europa non dovesse andare a buon fine. Insomma, la situazione è complessa e ancora in pieno svolgimento. Ma nel quadro d’azione, entra in scena anche Mosca ed il premier russo Dmitri Medvedev non sembra molto contento dell’accordo : « A mio giudizio, continuano a rubare ciò che è già stato rubato » sottolineando come la Russia prenderà una decisione sul piano di salvataggio solamente dopo aver esaminato le mosse della Commissione Europea, del Fmi, del governo cipriota e della banca di Cipro. Tra le ipotesi, quella di ridurre la quota in euro delle sue riserve nelle banche cipriote che comprendono il 42% del totale. Questo solo nel caso in cui la crisi finanziaria di Nicosia arrivi ad intaccare gli interessi russi. L’eventuale scelta destabilizzerebbe totalmente l’euro, vista la importante quantità di denaro che si andrebbe a sottrarre.

L’eventuale accordo con Mosca

In caso in cui gli aiuti non bastassero, il premier cipriota Anastasiades, dovrebbe ricorrere ad altri ripari. E tra questi c’è anche l’ipotesi di un accordo globale con Mosca. Solo che il prezzo da pagare al Cremlino sarebbe molto alto. La Russia non si accontenterebbe, infatti, di sfruttare unicamente le riserve di gas naturale al largo dell’isola ma vorrebbe aprire anche un base navale. La prima scelta metterebbe a rischio i rapporti con la Turchia dato che la parte nord di Cipro è sotto il suo controllo. La seconda opzione, però, troverebbe il disappunto non solo della Nato ma soprattutto della Gran Bretagna che sull’isola ha ben quattro basi militari e un centro di ascolto per la rete Echelon verso il Medio Oriente.

Solo 10 miliardi. Questa la cifra che Nicosia ha chiesto all’Eurogruppo per sostenere il sistema finanziario e bancario di Cipro che è stato messo a dura prova dalla situazione precaria di Atene. Le banche cipriote, infatti, erano molto esposte e molto legate alla penisola ellenica e sono state fortemente colpite dal rischio default greco. E pensare che la Grecia ha ottenuto, in varie tranche, 300 miliardi di euro. Un sostegno trenta volte maggiore rispetto a Cipro. E non solo ancora non si è salvata, ma neanche è emersa la stessa questione mondiale che sta vivendo ora Nicosia. Tanto per fare un paragone tra paesi vicini, il pil della Grecia è intorno ai 250 miliardi mentre quello di Cipro è di 17,5 miliardi di euro. Ma ci sono da considerare anche gli 11 milioni di abitanti in Grecia contro il milione nell’isola. La situazione quindi, è di gran lunga più ‘leggera’ rispetto al debito greco. Cipro ha solo un sostanziale problema. Degli 86,5 miliardi di euro investiti nelle banche cipriote, 68 mld sono dei russi. Soldi non europei, quindi. Ed è forse questo il motivo di sostanziale preoccupazione dell’Eurogruppo. Certo, mettere pressione non è la strada giusta. Così si peggiora solamente la situazione, allarmando i paesi in bilico e destabilizzando gli equilibri europei che sono appesi a un filo : quello del rigore e del pareggio di bilancio.


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