LES EUROS
DIE EUROS
GLI EUROS
THE EUROS
LOS EUROS
Ajouter un commentaire

Come l’affluenza alle elezioni europee potrebbe tornare a crescere...nel 2014

Recommander cet article

Intervista con Simon Hix sulle Europee e i difetti della campagna elettorale

Simon Hix è uno dei principali esperti di Parlamento Europeo ed elezioni europee. Il suo appello per una maggiore politicizzazione dell’ambito comunitario, il tutto allo scopo di accrescere il coinvolgimento dei cittadini, s’inserisce pienamente nel dibattito sul cosiddetto deficit democratico. A colloquio con gli Euros alla London School of Ecomomics, Hix sostiene che leggere modifiche al sistema elettorale europeo e al modo in cui i partiti politici conducono le loro campagne sarebbero sufficienti a fare dell’elezioni europee una genuina contesa tra differenti alternative politiche. Con il suo eloquio vivido ed entusiasmante ci parla di come gli europarlamentari percepiscono il proprio ruolo, dei malintesi che ha avuto con una giornalista britannica e in particolare di come il Parlamento Europeo dovrebbe impegnarsi nella elezione del Presidente della Commissione Europea. Se fosse candidato alle elezioni europee, lo voteremmo di certo…

Gli Euros : Mr. Hix, in febbraio il controverso intervento al Parlamento Europeo del presidente della Repubblica ceca Vàclav Klaus ha spinto molti deputati a lasciare l’emiciclo per protesta. Klaus ha parlato di assenza di alternative politiche a livello europeo e affermato che il rafforzamento dei poteri del Parlamento non risolverà il problema del deficit democratico ma piuttosto allontanerà ancora di più i cittadini dalle decisioni prese a Bruxelles. Se lei fosse stato tra gli europarlamentari non sarebbe tuttavia uscito dalla plenaria o ci sbagliamo ?

Simon Hix : Avete ragione, non me ne sarei andato. Malgrado mi

JPEG - 3,1 Mo
« E’ salutare per la democrazia europea che vi siano persone come Klaus », dice Hix

Durante l’intervento di Klaus al Parlamento Europeo svariati europarlamentari hanno abbandonato l’emicilo in segno di dissenso.

trovi in completo disaccordo con le argomentazioni di Klaus credo che un dibattito pubblico più aperto sia comunque salutare per l’Europa. Nonostante mi piacerebbe vedere più dibattiti intorno alle future scelte dell’Europa con una visione al riguardo più di centro-sinistra o più di centro-destra, parte della discussione inevitabilmente verte su che modello di Europa vogliamo. Per cui penso sia un bene per la democrazia europea la presenza di persone come Klaus che dicono quello che dicono nella misura in cui ognuno ha il diritto di replicare alle sue opinioni. Stesso discorso per Nigel Farage, leader del britannico Partito dell’Indipendenza (euroscettici, ndt), che si è rivelato un ottimo deputato europeo ed è stato molto efficace nel rappresentare e articolare le opinioni di un’ampia sezione dell’opinione pubblica europea.

Ma lei è noto come sostenitore di una maggiore politicizzazione dell’Europa. Cosa pensa dell’affermazione di Klaus secondo cui v’è un’assenza di opzioni politiche a livello europeo ?

Simon Hix : Non penso vi sia veramente una mancanza di alternative politiche. L’Europa è sempre di più pluralista, dato che da un lato v’è una scelta tra partiti pro-europei e partiti anti-europei, e dall’altro tra partiti che sostengono un tipo d’Europa più di destra o più di sinistra, con molte varianti politiche nel mezzo. In questo senso il contesto politico comunitario è incredibilmente pluralista.

Cosa pensa dell’opinione espressa da Klaus secondo cui il Parlamento Europeo sarebbe una istituzione illegittima ?

Simon Hix : Posso comprenderla. Penso che il Parlamento affronti seri problemi di legittimità se così poche persone votano alle elezioni europee, in particolare quando le aspettative dei cittadini europei sono molto più alte rispetto al reale livello di partecipazione alle elezioni. Ad un livello astratto, si potrebbe dire che se è vero che alle Europee votano tante persone quante quelle che partecipano alle elezioni di medio termine per il congresso statunitense o per le legislative in Svizzera, in fondo la situazione non è così drammatica. Ma a livello europeo, serve qualcosa di più. Per costruire un’istituzione europea compiutamente democratica al di sopra di ogni Stato nazionale democratico bisogna essere speciali e realmente convincenti con le persone. Da questo punto di vista, il Parlamento Europeo soffre ancora di un reale deficit democratico.

Simon Hix

Simon è professore di Politiche Europee e Comparative alla London School of Economics (LSE) sin dal 1997. Si è laureato proprio alla LSE svolgendo un dottorato di ricerca all’Istituto Universitario Europeo a Firenza. E’ direttore del gruppo di Scienze Politiche ed Economiche alla LSE e condirettore della rivista “European Union Politcs”.

E’ stato visiting professor in numerose università di prestigio tra le quali Stanford, Berkeley, Sciences-Po a Parigi e il Collegio d’Europa a Bruges. Hix possiede anche una lunga esperienza di consulenza per istituzioni quali il gabinetto del primo ministro e del ministero degli esteri britannici, il Parlamento Europeo, la Commissione Europea, lo European Policy Centre, intervenendo in più occasioni come esperto in Commissione affari europei sia della Camera dei Comuni che di quella dei Lords.

Il suo ultimo libro è “What’s Wrong with the Europe Union and How to Fix It”, pubblicato nel 2008.

Ciò malgrado, non è corretto estendere la medesima considerazione ad ogni Stato membro. Il rapporto tra cittadini e i propri rappresentanti nel Parlamento Europeo è migliore e più stretto in alcuni paesi membri rispetto ad altri. E questa differenza ha a che fare con le modalità attraverso cui i deputati europei sono scelti. Ad esempio, in Irlanda, Svezia, Finlandia e Danimarca i cittadini hanno l’opportunità di votare per i singoli candidati in luogo delle sole liste di partiti. Di conseguenza v’è una maggiore conoscenza dei singoli candidati stessi. Appena abbiamo messo on-line il sito votewatch.com immediatamente gli irlandesi, gli svedesi, i finlandesi e i danesi hanno cominciato a discuterne sui propri media nazionali, commentando chi sono i deputati, quanto sono presenti in Parlamento, come votano. Naturalmente gli stessi deputati hanno dovuto andare in televisione a rispondere di ciò.

In altri paesi , dall’altro lato, c’è stata semplicemente indifferenza. Perché, in fin dei conti, quando i partiti nazionali hanno il monopolio sulla campagna, non danno grande peso a cosa i deputati stiano realmente facendo nel Parlamento Europeo. In Irlanda, all’opposto, gli europarlamentari hanno differenti preoccupazioni perché la competizione non è solo tra partiti ma anche tra i candidati stessi. Devono affrontare direttamente i propri elettori e convincerli a votare per loro e non per altri candidati. Il peculiare sistema, in breve, li obbliga a impegnarsi direttamente con l’elettorato al di là della campagna dei partiti nazionali. Se si lascia la campagna nelle mani delle liste nazionali, queste tratteranno le elezioni come un test elettorale di medio termine sul governo e le sue azioni, ovvero nulla a che vedere con il Parlamento Europeo. Insomma, un deficit di legittimità esiste. Ma varia in intensità da stato a stato.

Lei ha proposto l’idea di liste aperte (dunque introducendo le preferenze, ndt) per le Europee in tutti gli Stati membri. Pensa che i parlamentari europei abbiano un interesse a riformare le loro leggi elettorali in questo senso ?

Simon Hix : Penso che molti eurodeputati preferiscano questa soluzione perché al momento vivono con frustrazione il fatto che, malgrado siano stati eletti per fare il loro lavoro a Bruxelles, i partiti li trattino praticamente come dei cittadini di seconda classe. Non tutti gli Stati membri si troverebbero d’accordo con la mia proposta tuttavia. I tedeschi ad esempio sono contrari alle liste aperte perché non le hanno neanche nelle elezioni nazionali e pensano possano condurre ad una certa assenza di coesione all’interno dei partiti stessi. Ma in quasi ogni altro paese in Europa i parlamentari europei vorrebbero beneficiare di un sistema elettorale che offre loro maggiore autonomia rispetto ai partiti nazionali. In questo modo avrebbero la possibilità di portare avanti in maniera migliore la loro attività a livello europeo e sviluppare un legame più indipendente con i cittadini, a prescindere dai partiti nazionali.

L’eurodeputato Andrew Duff ha proposto questa soluzione nella sua relazione sulla riforma delle procedure per le elezioni europee – relazione che è ancora in fase di discussione nella commissione parlamentare competente. Tra le idee lanciate nella relazione v’è l’obbligo da parte di tutti gli Stati di introdurre una qualche specie di voto di preferenza. Se ne sta comunque discutendo e vi sono buone probabilità che la relazione venga approvata, il che significa che nel 2014 potremmo avere questo cambiamento. Il prossimo passo per gli Stati membri sarebbe poi di stabilire individualmente che tipo di voto di preferenza vorrebbero. Al di là delle differenze, almeno avremmo la garanzia che vi sia un sistema di voto a preferenze in tutti gli stati membri.

Quale è secondo lei la principale ragione della bassa affluenza alle urne per le elezioni Europee ? Potrebbe essere l’assenza di legami tra gli eurodeputati e i cittadini ?

Simon Hix : Penso vi siano due ragioni. La prima è che le elezioni Europee sono trattate come votazioni nazionali di secondo ordine, di conseguenza non vertono realmente sull’Europa. Questo problema non potrà essere tuttavia risolto cambiando il sistema elettorale. La seconda ragione ha a che fare l’assenza di stimoli all’attività dei singoli deputati : in questo caso modificare le leggi elettorali porterà dei diretti benefici e con il tempo potrebbe gradualmente risolvere anche il primo problema, seppur non nell’immediato. La prima ragione è tuttavia più fondamentale e riguarda il fatto che in fondo non v’è molto in palio in queste elezioni.

Il Parlamento Europeo è certo dotato di molti poteri, ma non è chiaro come le elezioni europee possano realmente influire sulla vita dei cittadini come accade viceversa per le elezioni nazionali. Dal momento che vi sono così tanti contrappesi istituzionali a livello del meccanismo decisionale comunitario, l’azione del Parlamento Europeo è estremamente proporzionata, il che è di per sé cosa buona. Cosa accadrà dunque con queste elezioni europee ? Il baricentro dell’assemblea si sposterà lievemente o a destra oppure a sinistra. Tuttavia la configurazione dell’emiciclo non influenzerà di molto la distribuzione dei posti nelle commissioni parlamentari. Perciò la possibilità che queste elezioni abbiano un impatto sulle politiche europee rimane quasi nulla. Laddove invece la possibilità che esse abbiano un impatto sulla politica nazionale rimane molto alta ! E’ chiaro allora perché appare razionale per elettori e partiti trattare queste elezioni alla stregua di suffragi nazionali. Questa attitudine non potrà cambiare se non si aggiunge una posta più importante sul piatto delle elezioni. Assumerebbero un’importanza diversa se in gioco vi fosse la presidenza della Commissione Europea o se il Parlamento Europeo fosse comunque dotato di più poteri.

E’ quello che sta accadendo in queste elezioni ?

JPEG - 1018,3 ko
Il Parlamento Europeo con il suo voto approva o ricusa il Presidente della Commissione Europea nominato dal Consiglio

E se i partiti politici europei esprimessero propri candidati alla presidenza della Commissione prima delle elezioni europee di modo da offrire una scelta agli elettori ?

Simon Hix : Potrebbe accadere questa volta, ma dopo le elezioni. La gente non se ne rende conto, ma non è chiaro se Barroso, l’attuale Presidente della Commissione Europea, sarà rieletto. Credo che abbia solo il 50% di chance. In particolare, qualora si formasse un nuovo gruppo con circa sessanta-settanta deputati fuoriusciti dall’ala destra del PPE, alla cui guida vi sarebbero i Conservatori britannici, probabilmente non appoggerebbe Barroso. La sua rielezione non sarà neanche sostenuta dai Liberali che sembrano volere per lo stesso incarico Guy Verhofstadt. Verhofstadt ha appena pubblicato un saggio che fondamentalmente funge da manifesto per la presidenza della Commissione. Dall’altro lato è pur vero che Barroso ha il favore dei Socialisti spagnoli e portoghesi, così come dei Laburisti britannici e del PPE, ma costoro non godranno di una maggioranza parlamentare sufficiente ad eleggerlo. Perciò Barroso potrebbe non farcela e in questo caso i gruppi politici dovranno tirare fuori un altro nome : potremmo avere uno scontro tra Verhofstadt e Rasmussen (Poul Ryup Rasmussen, ex primo ministro danese e attuale presidente del Partito Socialista Europeo, NdT). E solo allora i cittadini prenderanno coscienza e si chiederanno : perché non se n’è discusso prima delle elezioni ?

Ma se i partiti esprimessero le proprie preferenze per il Presidente della Commissione prima delle elezioni, non pregiudicherebbero l’indipendenza del Parlamento Europeo di fronte alla Commissione stessa ? Al momento, l’assemblea è indipendente perché non possiede nulla di simile ad una maggioranza governativa.

Simon Hix : Si e no. Non è come in un sistema nazionale dove la Commissione è obbligata a dare le dimissioni se in parlamento non v’è più una maggioranza sufficiente a sostenerla. Una volta che l’esecutivo è nominato, rimane quindi indipendente e in teoria può fare ciò che vuole. Ma il fatto è che la Commissione è già enormemente politicizzata ! Barroso, negli ultimi due anni, ha continuamente lavorato alla propria rielezione. E’ per questa ragione che non ha fatto nulla durante la crisi finanziaria, perché non voleva infastidire Francesi, Tedeschi e Britannici. Quindi la scelta del Presidente della Commissione è comunque una scelta politica. Tutto questo non avviene dietro le quinte, ma alla luce del sole, in modo esplicito e trasparente. Lo ripeto, la Commissione Europea non è una burocrazia, non una agenzia indipendente, bensì un’istituzione politica e politicizzata.

Qualora i cittadini europei abbiano maggiore influenza nella scelta del Presidente della Commissione Europea l’affluenza alle urne potrebbe crescere. Ma basterebbe anche ad aumentare il loro interesse nelle politiche europee in generale ?

Simon Hix : Il problema della partecipazione alle urne è relativo. M’interessa di più il livello di coinvolgimento dell’opinione pubblica e dei media. I cittadini potrebbero chiedere ai loro leader come i deputati voterebbero per il Presidente della Commissione e perché. Chiederebbero ad esempio a Gordon Brown perché gli europarlamentari laburisti voteranno Barroso, chiederebbero ai Conservatori perché non appoggeranno Barroso e ai Liberali perché voterebbero Verhofstadt. Ma al momento non v’è dibattito, o meglio non vedremo mai un dibattito nelle Elezioni Europee su ciò che accade nel Parlamento Europeo stesso. Se vi fosse una discussione pubblica sui candidati alla Presidenza della Commissione, questo eleverebbe il livello di interesse nei confronti dell’Unione Europea : la Politica dipende dalle personalità. Si guardi a Obama, Hilary Clinton, Brown contrapposti a Cameron, Merkel, Sarkozy.

Per eleggere il Presidente della Commissione, si potrebbe esigere partiti politici europei più uniti e liste realmente europee. Simon Hix : Non ce ne sarebbe necessariamente bisogno. In fondo i partiti dovrebbero comunque forgiare coalizioni in seno al Parlamento per eleggere il Presidente. La strategia di Barroso nel 2004 è stata quella di farsi appoggiare dal PPE, dall’UEN, da alcuni Liberali e da una grossa fetta di Socialisti – e così ha trovato una coalizione abbastanza numerosa da sostenerlo. Se ci fosse stata una genuina competizione per la poltrona di Presidente, i partiti si sarebbero sfrangiati per poi ricostituirsi attorno a nuove alleanza – forse si sarebbe creato un blocco progressista, uno liberale e via dicendo. Ci sarebbe stato insomma un riallineamento.

In molti sensi il Parlamento Europeo è come un’assemblea pre-democratica. E’ come i parlamenti in Europa nel diciannovesimo secolo prima dell’avvento delle elezioni di massa, con partiti formati da elite politiche la cui azione era motivata da ragioni interne alle camere stesse. E quando si trattava di eleggere l’esecutivo, i partiti tendevano a riallinearsi e nuove alleanze e divisioni emergevano. Questo è quello che accadrebbe probabilmente nel Parlamento Europeo.

Pensa che liste europee unitarie aiuterebbero a formare un’indentità europea negli elettori ? Cosa accadrebbe se i Francesi potessero votare ad esempio per candidati britannici ?

Simon Hix : Forse aiuterebbe ma comunque non credo accadrà. La proposta è illustrata nella seconda parte della relazione di Andrew Duff ma solo una risicata minoranza di europarlamentari la condivide. Sarebbe comunque molto complicato implementarla. Come si conterebbero i voti ? E dal punto di vista legale non è chiaro se sia permessa dai trattati, perché questi ultimi statuiscono che il Parlamento Europeo rappresenta i popoli dei singoli Stati membri. I Francesi si opporrebbero. Per quel che mi riguarda penso non sia una cattiva idea, ma ripeto non credo proprio sia realizzabile.

JPEG - 2,3 Mo
La formazione del Parlamento Europeo

« Il Parlamento Europeo è come i parlamenti pre-democratici del diciannovesimo secolo », dice Hix.

Cosa risponderebbe alla argomentazione secondo cui le persone non si interessano molto alle elezioni europee perché l’Europa è semplicemente “noiosa” ? Un accademico di Princeton, Andrew Moravcsik, afferma che dal momento che l’Europa si occupa principalmente di politiche di regolamentazione in luogo di politiche più d’ampio respiro, come quelle sociali, non riesce per ciò stesso ad apparire abbastanza saliente da mobilitare i cittadini.

Simon Hix : Due settimane fa il Parlamento ha votato il pacchetto telecomunicazioni, uno dei cui punti era la pirateria su internet. Si tratta di un argomento estremamente importante per il commercio sulla rete. Se una norma simile fosse stata messa ai voti del Congresso statunitense, ci sarebbe stata un’enorme lobbying e altroché se sarebbe stata considerata saliente, se ne sarebbe parlato su tutti i media. Qui invece il Parlamento Europeo legifera sull’argomento e la stampa non riferisce nulla. E’ incredibile. Quante persone in Europa scaricano illegalmente da Internet ? Una norma sulla pirateria ha un impatto enorme sulla vita delle persone, un impatto realmente redistributivo.

Dunque i media hanno una responsabilità significativa nel deficit democratico ?

Simon Hix : Voglio raccontarvi un aneddoto molto significativo al riguardo. Due settimane fa una giornalista britannico mi telefona : “Simon, sto scrivendo una storia sui parlamentari europei”. E io allora dico : “Bene, cosa vuoi sapere ? Come votano, che tipo di coalizioni formano ?”. E la sua risposta è stata : “No, speravo di scrivere un pezzo sullo scandalo delle indennità dei deputati nel Parlamento britannico e sul fatto che a Bruxelles è molto peggio”. Questo è quello che ha detto. Non capisco perché la maggior parte dei media europei impieghi enormi risorse e sforzi nella copertura giornalistica di quanto accade a Washinghton di modo che le persone possano comprendere come funziona il sistema politico statunitense, che tra l’altro è incredibilmente complicato. Di conseguenza sappiamo tutti chi sono i vari membri del governo americano, quali sono i loro portafogli etc. Un tale interesse da parte dei media potrebbe essere ascrivibile al fatto che gli USA posseggono l’”hard power”. Ma, incredibilmente, la stampa non si scomoda a investire il medesimo tempo e le medesime risorse nel garantire una copertura maggiore su Bruxelles.

Pensa che il Parlamento Europeo debba avere il diritto d’iniziativa legislativa ? Concedendogli questa prerogativa potrebbe guadagnare maggiore legittimità ?

Simon Hix : Credo che sarebbe eccezionale se il Parlamento Europeo avesse il diritto d’iniziativa. L’idea è stata già proposta in passato. Ma in ogni caso i deputati posseggono già un diritto simile, seppur indirettamente, attraverso le relazioni d’iniziativa che poi, in teoria, la Commissione dovrebbe fare proprie per la vera e propria procedura di proposizione legislativa. Se il rapporto istituzionale tra Parlamento e Commissione si rafforza, le relazioni d’iniziativa diventeranno sempre di più un indiretto diritto di iniziativa. In pratica è così che funziona la maggior parte dei parlamenti nazionali. Posseggono un diritto d’iniziativa formale ma nella pratica non lo esercitano in modo autonomo perché i governi controllano la maggioranza parlamentare. Come conseguenza, solo i partiti di opposizione provano a proporre leggi che nella maggior parte dei casi vengono poi respinte. In fin dei conti, il sistema Europeo è stato modellato sull’idea che il monopolio dell’iniziativa appartenga all’esecutivo, mentre negli Stati Uniti è il potere legislativo a beneficiarne in via esclusiva, quindi l’esatto opposto. Una sorta di diritto d’iniziativa condiviso in modo concorrente tra Commissione e Parlamento sarebbe una buona idea.

Ma potrebbe un diritto formale d’iniziativa cambiare qualcosa per il Parlamento Europeo ?

Simon Hix : Il Parlamento Europeo avrebbe sicuramente fatto molto meglio della Commissione Europea nell’affrontare la crisi finanziaria. L’assemblea ha ormai guadagnato molta credibilità, se non nell’opinione pubblica, almeno tra gli insider di Bruxelles e tra i governi proprio in virtù la sua attività legislativa. In molti casi ha proceduto in modo migliore sia rispetto ai governi che alla Commissione stessa, come ad esempio sulla direttiva servizi, oppure sul REACH e ancora su un ampio spettro di materie affrontate di recente.

L’ultima domanda è la stessa in tutte le nostre interviste : qual è il suo sogno europeo ?

Simon Hix : Tre scenari sono ipotizzabili per il futuro.

Il primo è lo status quo. Non cambieremo di molto le istituzioni, l’opinione pubblica continuerà a non amare molto l’Europa, l’economia subirà un graduale declino rispetto al resto del mondo. L’Europa diventerà insomma una “grande Svizzera”, bella e accogliente ma largamente priva di senso. Cesseremo di essere un attore politico globale, ritirandoci dal palco del mondo. Direi che questo scenario ha il 50% di probabilità di avverarsi.

Poi viene lo scenario più catastrofico. La Grecia è esclusa dalla zona euro, il Regno Unito vota l’uscita dall’UE, varie crisi si succedono negli altri Stati membri, per esempio in Italia o in Germania. L’UE gradualmente si sfalda e si torna indietro a una sorta di versione pre-comunitaria di competizione tra Stati. Questa ipotesi ha il 20% di chance.

Infine c’è il terzo scenario, quello ottimistico, che è anche il mio sogno europeo. Alla vigilia di una crisi i governi decidono che è arrivato realmente il momento di fare qualcosa. Capiscono che non possono sopravvivere in queste condizioni, che hanno bisogno dell’Europa, di un’Europa democratica. Decidono dunque che bisogna dare a Bruxelles politiche democratiche e cominciano a pensare in maniera creativa per coronare questa ambizione. E allora permettono la formazione di partiti europei e una genuina forma di competizione per la Presidenza della Commissione Europea, un nuovo sistema per le elezioni del Parlamento Europeo e così via.

Grazie mille.

(Traduzione a cura di Francesco Molica)

Foto : European Parliament Photo Service ; Helene Banner (Logo)


Recommander cet article
Aucun commentaire
ds Ajouter un commentaire

Auteurs

Helene BANNER

Responsable de la version allemande

Après un un premier cycle en journalisme à Brême et un programme franco-allemand en sciences politiques de l’Institut d’Etudes Politiques de Lille et de l’Université de Münster Helene est, depuis l’automne 2008, en master à la London School of Economics (...)

Maria ZANDT

Gestion du projet et Communication du site allemand

Etudiante en études européennes d´abord dans un double diplôme franco-allemand de l´Université de Münster et de l´Institut d´Etudes Politiques de Lille, Maria finit son master cette année à la London School of Economics and Political Sciences. Maria a (...)
Institutions
L’UE costra troppo cara in termini di risorse umane ? Lobbisti ed eurocrati sono da considerare dei « privilegiati » (...)
“Noiosa”, “complicata”, “inefficace”. L’Unione Europea, si sa, ha poca presa sui pensieri e le ambizioni dei nostri politici, salvo rare e perciò (...)
Elections européennes 2009
Nato solo tre anni fa, il Partito Pirata svedese sembra essere sul punto di imporsi nel panorama politico del suo paese. Grazie a una situazione (...)
Presidenza belga: qual è la priorità?

naviga
Rubriche

Partner



© Groupe Euros du Village 2010 | Note legali | Sito realizzato con SPIP | Relizzazione tecnica e design : Media Animation & Euros du Village France