La procedura
Ogni commissario designato è invitato a un’audizione pubblica di tre ore dinanzi alla o alle commissioni parlamentari competenti per il portafoglio assegnato. Tali audizioni permettono alle commissioni parlamentari di conoscere meglio la personalità dei commissari in pectore e di avere uno scambio approfondito di opinioni sulle priorità dei diversi candidati nei loro futuri settori di competenza. Le commissioni parlamentari procedono alla valutazione dei singoli commissari verificando che sussistano le competenze richieste. Successivamente i risultati e le valutazioni delle audizioni vengono trasmessi al Presidente del Parlamento ed esaminati dalla Conferenza dei Presidenti (che è composta dal Presidente del Parlamento e dai presidenti di tutti i gruppi politici, e dalla Conferenza dei presidenti delle commissioni parlamentari.)

- La bulgara {{Rumiana Jeleva}}, futuro responsabile europeo agli aiuti umanitari e già ministro degli esteri, è stata ripetutamente messa di fronte a pesanti contestazioni in ordine ai suoi precedenti affari finanziari
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Foto : Parlamento Europeo ; fonte : flickr.com
Il Presidente della Commissione presenta l’insieme del collegio dei commissari designati e il loro programma nel corso di una seduta plenaria del Parlamento, prevista per il 26 Gennaio, alla quale è invitato il Consiglio dell’UE. La presentazione è seguita da un dibattito. Il Parlamento europeo procede infine a un voto di approvazione della Commissione Europea nel suo insieme. La nuova Commissione può quindi essere formalmente nominata dal Consiglio europeo a maggioranza qualificata. Tecnicamente quindi il Parlamento non può opporsi alla nomina di un commissario ; cinque anni fa tuttavia fece ritirare il candidato italiano Rocco Buttiglione minacciando di votare in blocco contro l’intera Commissione. Il casus belli fu originato dalle posizioni ultraconservatrici del politico italiano sul tema dell’omosessualità.
Primo focus sulle performances dei candidati
La prima nota di colore, per certi versi quasi drammatica, spetta alla bulgara Rumiana Jeleva, futuro responsabile europeo agli aiuti umanitari. Già ministro degli esteri a Sofia, la candidata (area di appartenenza : Popolari) è stata ripetutamente messa di fronte a pesanti contestazioni in ordine ai suoi precedenti affari finanziari. In particolare dalla componente dei Verdi e dei Liberali le è stato contestato il suo coinvolgimento patrimoniale nella società di consulenza Global Consult, specializzata in privatizzazioni nel proprio paese. La candidata avrebbe ceduto nell’aprile 2009 la società, omettendo la dichiarazione al fisco. In effetti il CV ufficiale della bulgara sembra presentare qualche discordanza informativa : indica solo che dal 2001 al 2003 e dal 2006 al 2007 è stata manager della Global Consult. Se fosse confermato il proprio coinvolgimento nella società fino al 2009, la Jeleva sarebbe entrata in pieno conflitto di interessi. Tre ore di audizione non hanno chiarito i dubbi degli eurodeputati che hanno deciso di approfondire bene il dossier Jeleva che la stessa commissaria ha preparato per assicurare la massima trasparenza. Come commenta il Financial Times, il Presidente Barroso che ha assegnato i portafogli ai candidati commissari, si è tenuto prudentemente al di fuori della questione.
Per quanto riguarda i pesi da novanta, l’audizione della baronessa inglese Catherine Asthon ha dimostrato una certa prudenza nell’esplicitazione del proprio pensiero su molte questioni, prendendo posizioni equilibrate se non quasi scontate. Come è noto la Asthon si presenta con un doppio cappello : quello di Alto Rappresentante della politica estera della UE, incarico derivante dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona (e in questa veste sarà al servizio del Consiglio, cioè dei governi) e quello di Vicepresidente della Commissione (e per questo è caduta sotto le forche caudine dell’audizione in Parlamento). Neanche i richiami alla sua posizione di attivista pacifista antinucleare negli anni Settanta l’hanno turbata, del resto “è passato tanto tempo”....e quando l’italiano Mario Mauro (PPE) le ha chiesto lumi sulla sua strategia per ottenere il seggio unico UE al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha candidamente ammesso di non averci ancora pensato ! In definitiva la baronessa non ha certo entusiasmato, tenendo anche conto della sua inesperienza in affari diplomatici e della sua rocambolesca nomina avvenuta per sbloccare i veti incrociati su Blair e D’Alema.
L’audizione di Olli Rehn, il finlandese destinato a prendere le redini dell’economia europea dalle mani di Joaquin Almunia, è stata tutta dedicata ai temi economici. Il suo scontato statement iniziale prevede di fare quello che i cittadini europei si aspettano in questi tempi di crisi : operare per migliorare le future prospettive per i posti di lavoro, la prosperità, la crescita e la stabilità dell’economia. L’exit strategy per uscire dalla crisi economico-finanziaria e il ritorno alla salute dei conti pubblici saranno le sue priorità, insieme ad un programma di riforma del sistema fiscale che deve essere equo e supportare lo sviluppo della società. Per quanto riguarda il patto di stabilità e crescita, il candidato commissario ritiene che il meccanismo sia giusto e che vada perseguito : la situazione della Grecia sarà il primo test per confermare la validità di questo strumento. Insomma : verrebbe da dire niente di nuovo sotto il sole.
Il francese Michel Barnier prenderà il ruolo di commissario al mercato interno, sostituendo l’irlandese Charlie McCreevy da più parti accusato di troppo lassismo. Il candidato ha subito precisato che opererà per rafforzare la supervisione dei servizi finanziari, senza penalizzare il ruolo della City di Londra che rimarrà preminente nel settore in Europa (si noti che vi sono stime che valutano il peso della City in circa il 40% del PIL inglese). Questo per sedare le recenti tensioni diplomatiche sorte tra Parigi e Londra alla notizia della candidatura del francese (la posizione del Presidente Sarkozy individua il sistema finanziario inglese come il maggior perdente nella lotta ai compensi miliardari ai top managers delle banche che tanti danni hanno provocato a livello mondiale). “Non prenderò ordini da Parigi, Londra o da chicchessia” ha solennemente promesso Barnier in audizione, aggiungendo che “il mio direttore generale che sarà britannico sarà anzitutto un direttore europeo”. Complessivamente vi dovrebbero essere le premesse per una performance del candidato che sia di livello più elevato del suo predecessore irlandese qualora lo stesso riuscisse a rimanere autonomo da eventuali interferenze francesi. Il gioco degli equilibri sarà determinante.

- Lo spagnolo {{Joaquin Almunia}} ha ben figurato nella sua audizione dimostrando di voler dare continuità alle performance dei suoi predecessori Neelie Kroes e Mario Monti
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Foto : European Parliament ; fonte : flickr.com)
Lo spagnolo Joaquin Almunia ha lasciato gli affari economici e monetari ed è passato alla concorrenza. La sua audizione secondo Gianni Pittella (Alleanza progressista socialisti e democratici), vicepresidente vicario del Parlamento europeo, è andata bene : “ha favorevolmente stupito la sua conoscenza dei dossier e la chiarezza dell’esposizione del programma”. In realtà lo spagnolo si è trovato di fronte alla consueta commissione europarlamentare ECON (Problemi economici e monetari) alla quale faceva riferimento nel precedente mandato ed ha per così dire giocato in casa, restando abbastanza rilassato e sicuro. La domanda più insidiosa e la risposta meno convincente è stata su come si sarebbe comportato su un caso passato di presunti aiuti di stato, il caso DELL, produttore americano di computers che ha chiuso una fabbrica in Irlanda e ha trasferito la produzione in Polonia con accompagnamento di sussidi locali. Almunia, dopo aver premesso che al momento del fatto la cosa non era di sua competenza, ha cercato di rispondere, con scarsa convinzione, che non vi era un legame tra le due decisioni della DELL, quella di chiudere da una parte e di aprire dall’altra.
Per il resto ha delineato il suo pensiero sui seguenti temi : exit strategy e cioè ritiro degli aiuti di stato a banche e imprese, non appena la situazione migliorerà (previsione verso la fine dell’anno) ; forte attenzione affinché i denari pubblici utilizzati per salvare le banche in difficoltà non vengano spesi per aumentare i bonus dei manager ; tassazione delle transazioni finanziarie da perseguire ; lotta senza quartiere ai cartelli, e conferma del sistema di multe per violazione ; guerra agli aiuti distorsivi a tutti i livelli, nella scia dei comportamenti dei suoi predecessori, Neelie Kroes e Mario Monti. Noi ci permettiamo di suggerire al nuovo commissario di prendere ad esempio sopratutto Mario Monti.
Considerazioni finali
Una cosa è certa. La designazione dei commissari avviene su scelta politica nazionale. Sono i governi che indicano il loro commissario. Il Presidente Barroso ha avuto il compito di mixare competenze con portafogli, e la sua azione non può essere stata del tutto autonoma dai governi nazionali che a loro volta attribuiscono un peso specifico ai loro candidati. La scelta che è stata operata è stata quella di ruotare tutti i portafogli per i 14 dei 26 commissari che già sedevano nel collegio precedente. Ciò può essere visto come un segno di notevole rinnovamento. Certo è facile parlare di priorità politiche ma sarà nell’azione, una volta che la Commissione diventerà operativa, che il Barroso II dovrà dimostrare tutto.
(Foto logo : Catherine Ashton per European Parliament ; fonte : flickr.com)












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