Viviane Reding e il suo (quasi) manifesto politico
La commissaria lussemburghese, in procinto di assumere il portafoglio per la giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza, ha sostenuto una delle migliori audizioni della settimana. Ma, soprattutto, che è tra i pochi candidati ad aver presentato un programma politicamente ambizioso e – forse – in alcuni tratti persino visionario.
Si è chiusa la prima settimana di audizioni dei Commissari-designati di fronte al Parlamento europeo, mentre si apre la seconda. Una prova di democrazia forte, e fortificata dal Trattato di Lisbona entrato in vigore lo scorso dicembre. Quasi tutti i Commissari indicati per il secondo mandato di Barroso sono sfilati, tra lunedì 11 e venerdì 15 gennaio, di fronte alle commissioni parlamentari che li hanno interrogati. E proprio come ai tempi dell’esame di maturità : il candidato seduto al tavolo, solo di fronte ad una schiera di deputati (generalmente decine, ndr) e una media di un centinaio di botta e risposta a seduta. Il tutto per una durata di circa tre ore, fermi, sotto i riflettori e con gli occhi attenti di stampa e rappresentanti accreditati puntati addosso. In genere, dunque, tutta gente che ne sa : meglio non provare a svicolare (come hanno fatto altri candidati, che sono stati rimandati ad una seconda audizione questa settimana).

- Vivian Reding durante l’audizione
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Foto : European Parliament
Chi ha fatto una delle performance migliori, a dire di molti, è invece Viviane Reding, candidata a divenire Commissario. A lei – tra l’altro – è affidata anche la Direzione Comunicazione, dalla quale in gran parte dipende la capacità della Commissione europea di farsi sentire su stampa, tv e nella società civile. Positivo, quindi, che a capo di questa Direzione ci sia una donna che ha dimostrato carisma anche durante la sua audizione. Ma, soprattutto, che è tra i pochi candidati ad aver presentato un programma politicamente ambizioso e – forse – in alcuni tratti persino visionario.
Essendo responsabile della giustizia e delle libertà civili, ha spiegato senza indugi che intende occuparsi di temi caldi come la “riconoscibilità dei matrimoni tra gli Stati, il concreto compimento della libertà di circolazione delle persone e la promozione di un vero e proprio diritto contrattuale europeo”. Ma non si è fermata qui e, proprio in tema di giustizia, ha dichiarato apertamente di voler orientare la sua politica a creare finalmente un “Codice civile europeo” ; il raggiungimento di questo obiettivo avrebbe un estremo valore simbolico, oltre che legislativo.
La commissaria Lussemburghese, però, ha anche enunciato obiettivi di breve termine molto concreti. Tra questi, una revisione profonda della legislazione comunitaria in materia di protezione dei dati personali e una serie di misure che rafforzino i diritti dei consumatori. Non ha mancato di “vision”, però. E ha evitato l’eurocratese. Nel corso del botta e risposta con i deputati ha più volte fatto riferimento alla necessità di difendere quei diritti e principi su cui è nata l’Europa unita : a questo proposito ha promesso una lotta – oggi ancora più attuale – alle discriminazioni su base razziale, sessuale, religiosa o di orientamento. Temi tutt’altro che banali. Soprattutto se pensiamo che – in concreto – possono significare iniziative legislative o amministrative che metterebbero in difficoltà certi Stati Membri, oggi alle prese con forme virulente di razzismo. “Non dobbiamo essere guidati dalla paura, ma dai valori”, ha detto Viviane Reding specificando come intende portare avanti la sua attività. Una dichiarazione che, in altri tempi e in altri contesti, sarebbe risultata retorica. Visto il programma che ha presentato e i giorni che viviamo, invece, suona come un coraggioso manifesto politico. Vedremo se e come saprà perseguirlo.
(Foto : European Parliament ; fonte : flickr.com) (Foto logo : European Parliament)
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indubbiamente una donna di peso ed un ottima commissaria, ma qualcuno sa spiegarmi la ratio del suo nuovo portafoglio nel quale, in ordine sparso, sono stati inseriti i diritti civili e la cittadinanza, la giustizia e la comunicazione ? Quest’ultima, in particolare, vista l’importanza del tema meritava assolutamente un portafoglio a sè e comunque non quello di essere inserita all’interno di un portafoglio così ampio e delicato come quello della Reading. Dalla sua parte ha sicuramente il fatto che è già stata commissaria alla comunicazione nella precedente commissione ma le giornate anche a Bruxelles sono di 24 ore ! Anzichè lanciarsi in visionarie visioni era forse preferibile concentrarsi sul superamento dell’attuale e grosso deficit di comunicazione che l’UE ha nei confronti dei cittadini.
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