Crisi economica : una sfida “eco-compatibile” ?

Dossier Speciale “L’Europa e la crisi”

C’è incompatibilità tra la lotta contro la crisi economica e le sfide poste dal riscaldamento globale ? Prima del crac economico, l’UE si era prefissata obiettivi ambiziosi in materia di ecosostenibilità : ma adesso, che fine faranno i buoni propositi ? Il rilancio economico e la transizione ecologica possono coincidere ? Ecco un bilancio delle sfide e delle opportunità che questa duplice crisi offre.


La crisi ecologica è ancora la protagonista del palcoscenico europeo, o la crisi finanziaria gli ha rubato la scena ? Prima del crac, il “green” era diventato un colore di tendenza, oltre che un vero e proprio business. L’Europa si era proposta come leader mondiale nella lotta contro il riscaldamento globale, con gli obiettivi del 20/20/20. Ma con l’arrivo della crisi, l’altra crisi, l’UE sembra avere perso un po’ del suo volontarismo : rivede al ribasso gli obiettivi 20/20/20 nel corso dei negoziati sul pacchetto clima-energia e dà priorità al salvataggio delle banche e dell’industria dell’auto. La lotta contro la crisi economica e quella contro la crisi ecologica sono dunque incompatibili ?

Eppure, in questo momento, l’ipotesi contraria sembra fare più proseliti. Molti, infatti, concordano sull’opportunità che questa duplice crisi offre, cioè quella di cambiare il sistema attraverso un rilancio della crescita economica che punta sul “verde”. Ma i discorsi entusiastici sono seguiti da un’azione concreta ?

Lotta contro il riscaldamento globale : la crisi “raffredda” l’Europa

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Inquinamento

Il biossido di carbonio (CO2) è il più importante gas a effetto serra, con un potenziale di riscaldamento globale dell’82%. Secondo alcuni esperti, l’obiettivo europeo di riduzione delle emissioni di CO2 del 21% è già al di sotto del valore necessario (30%) per avere qualche possibilità di contrastare il riscaldamento. [Fonte : Senor Codo, Flickr]

Dal 2007 l’UE punta alla “leadership ecologica” a livello mondiale, con un progetto ambizioso : ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 20%, innalzare al 20% il ricorso alle energie rinnovabili e migliorare l’efficienza energetica del 20%. Il tutto entro il 2020. All’epoca la concorrenza non era forte : da una parte gli Stati Uniti dell’amministrazione Bush minimizzavano i rischi climatici dopo aver rifiutato Kyoto, dall’altra i paesi in via di sviluppo, in piena crescita, diventavano sempre più “energivori”. Ma oggi le cose sono cambiate. L’arrivo della crisi economica, infatti, ha subito prevalso sul volontarismo europeo in materia di lotta contro il riscaldamento globale. Al vertice di dicembre, i capi di governo si sono mostrati titubanti sulla riduzione delle emissioni di CO2.

A forza di deroghe ed esenzioni di ogni tipo, ci si è allontanati dal progetto ambizioso dei 20/20/20, inizialmente proposto dall’Unione. Una profonda delusione per le organizzazioni ambientaliste, ma un grande sollievo per gli stati membri, preoccupati per le industrie nazionali “già duramente colpite dalla crisi”. Il risultato è un panico generalizzato che, chiaramente, relega in secondo piano la crisi ecologica rispetto alle altre priorità dell’Unione. Mentre il mondo sprofonda nella recessione, i capi di stato europei tentano di salvare le banche e le aziende automobilistiche : non c’è tempo, dunque, per negoziare eventuali “clausole verdi”.

I piani di rilancio nazionali si moltiplicano in Europa occidentale. Nonostante la tradizione europea di solidarietà, in questo periodo di crisi, si assiste a riflessi protezionisti, soprattutto per quegli stati che dispongono di mezzi sufficienti. Mentre si aspetta ancora un piano di rilancio europeo, la solidarietà est-ovest si sfalda pericolosamente.

Un’opportunità “storica” per cambiare il sistema

Si può dunque parlare di conflitto tra lotta alla crisi economica e quella al riscaldamento globale ? L’atteggiamento dell’Unione sembra confermare questa ipotesi, sin dall’inizio della crisi finanziaria. Eppure, a parole, tutti concordano sul fatto che questa duplice crisi rappresenta una meravigliosa opportunità. Per Danuta Hübner, commissario europeo alle politiche regionali, la crisi è un’opportunità di cambiamento strutturale per l’Europa. “Occorre sfruttare questo periodo difficile per cominciare a investire veramente nella produzione dell’energia rinnovabile e nell’efficienza energetica”, ha spiegato, lo scorso febbraio, Benjamin Vokar, giornalista della radio Europe and You. “Siamo di fronte alla terza rivoluzione industriale, una rivoluzione basata sull’energia che darà origine a un’industria molto più efficiente dal punto di vista energetico”. Una rivoluzione che potrebbe, secondo lui, portare in futuro a “valutare l’efficienza economica sulla base dell’efficienza energetica.” Anche il presidente Barroso ha parlato di opportunità storica da cogliere, durante un discorso a Parigi, lo scorso novembre : “ raggiungere i nostri obiettivi entro il 2020 è il migliore investimento che possiamo fare per il benessere futuro. Il compito è difficile e forse anche oneroso. Ma questo movimento mondiale verso un’economia a basso tenore di carbone può innescare una vera rivoluzione industriale”.

Realizzare una transizione ecologica rispettosa del mercato

Ma qual è il costo reale di questa lotta contro il cambiamento climatico ? Si tratta veramente di un’opportunità o rischia di fare affondare l’economia, come alcuni temono ? È sensato fare un investimento a lungo termine in questo momento ? Nel rapporto Climate change and the economy, un’analisi pubblicata lo scorso gennaio in occasione del Forum economico mondiale di Davos, uno specialista del cambiamento climatico e un esperto del mondo finanziario hanno messo in discussione una serie di presupposti sulla relazione tra economia e cambiamento climatico, affermando che queste due sfide non sono incompatibili. Ritengono, infatti, che gli investimenti nell’energia pulita non si scontrino con il salvataggio dell’economia, ma che, al contrario, stimolino la crescita e creino lavoro. Secondo i due esperti, la crisi economica non deve rinviare la lotta contro il cambiamento climatico, in primo luogo perché i costi della trasformazione ecosostenibile aumenteranno con il tempo ; ma soprattutto bisogna ridurre la dipendenza dal combustibile fossile se si vuole evitare che si riproducano i germi della prossima crisi.

Il privato collassa : e il pubblico si riprende ?

Da un punto di vista sociologico, questa duplice crisi sta

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Crack finanziario

Febbraio 2007. Le morosità dei mutui ipotecari si moltiplicano negli Stati Uniti e provocano i primi fallimenti di istituti bancari specializzati. Agosto 2007. Le borse crollano di fronte al rischio di una propagazione della crisi. Settembre 2008. Le borse asiatiche ed europee subiscono un pesante crollo in seguito all’indebolimento del dollaro sui mercati di cambio. Novembre 2008. La zona euro entra ufficialmente in recessione. [Fonte : artemuestra, Flickr]

sta segnando le coscienze. Ma se da alcuni decenni a questa parte il capitalismo si è imposto come l’unico sistema valido, oggi anche i più convinti sostenitori confessano il suo fallimento o, almeno, il fallimento di una forma “selvaggia” di capitalismo, caratterizzata dal profitto a ogni costo e da una massiccia deregulation dell’economia, a rischio di distruggere il pianeta o i diritti sociali. Sarebbe la prima volta, dalla caduta del muro di Berlino, che il sistema viene messo in discussione. Quello che sorprende di più è che i finanzieri, gli stessi che difendevano con le unghie e con i denti l’autoregolamentazione del mercato, hanno supplicato per primi lo stato di intervenire.

Dopo un’epoca in cui lo “Stato-Provvidenza” aveva raggiunto l’acme, la politica si era progressivamente sottomessa all’economia. A causa (e in virtù) della deregulation dei mercati, era la finanza a condurre le danze. E la politica non riusciva più a imporre nessun controllo. Oggi l’economia è indebolita. Conglomerati finanziari, banche, giganti dell’industria dell’auto, chiedono tutti aiuti allo stato. È l’occasione buona per la politica di imporre le sue condizioni e cambiare il sistema. Potrebbe, infatti, porre delle condizioni ai suoi aiuti, come quella di “passare al verde”, che nel caso dell’industria dell’auto significherebbe investire sui prototipi ecologici. L’UE ha davanti a sé un’opportunità storica per dimostrare di essere un’Europa politica forte, che apre la strada alla terza rivoluzione industriale.

L’impulso necessario al cambiamento

La crisi economica è profondamente legata alla crisi climatica, tanto a livello di cause che di soluzioni. È questo modello di società basato sul profitto a ogni costo che ha portato, al contempo, allo scoppio della bolla finanziaria e al degrado del pianeta. La minaccia ambientale non è una novità, ma il mondo economico ha frenato ogni possibilità di cambiamento, perché eventuali concessioni al fronte ecologico rischiavano di “ diminuire il profitto”. Inoltre, pur riconoscendo le imperfezioni del liberalismo economico, non c’era mai stato un reale movimento di critica, ma ci si limitava a usare la scusa del “male minore”, dopo il fallimento del socialismo. Se oggi, però, l’economia e l’attuale sistema crollano, si tratta di una’opportunità per uscire dallo status quo. La crisi economica potrebbe dunque essere l’impulso di un reale cambiamento, sia del sistema sia delle pratiche dei consumatori ; d’altronde, ha già costretto molte persone a cambiare le proprie abitudini. Non c’è più denaro per sprecare energia. La riduzione del potere d’acquisto è diventato un fenomeno sociale, a tal punto che la “frugalità” è la nuova tendenza del momento.

Mentre le cifre d’affari dei negozi di calzature calano, quelle dei calzolai aumentano ; e se l’industria dell’auto è in crisi, i vantaggi vanno tutti ai venditori di biciclette. Secondo il Los Angeles Times, le quotazioni dell’industria idraulica, della sartoria e del giardinaggio stanno letteralmente per esplodere negli USA. Il termine “frugalista”, che indica una persona che “ha adottato uno stile di vita frugale ma al tempo stesso sano e alla moda, barattando vestiti, comprando di seconda mano e coltivando i propri prodotti” è stato eletto uno dei termini dell’anno dal New Oxford American Dictionary. Si sta, infatti, imponendo un nuovo modo di pensare, in cui proliferano il “fai da te” e le riparazioni. Una crisi è spesso sinonimo della fine di un’epoca, ma anche di un nuovo inizio : la società sta davvero cambiando ?

Rilancio in verde : Europa al traino ?

Le lotte contro la crisi climatica e quella economica sembrano essere quindi abbastanza conciliabili, se non addirittura strettamente legate. Ma, nei fatti, l’azione dell’UE va veramente in questo senso ? Secondo Stephen Boucher, direttore del programma per le politiche climatiche dell’UE presso la Fondazione Europea per il Clima, c’è un divario tra i discorsi della Commissione, che pretende di essere “verde”, e i piani di rilancio economico nazionali “che dicono di essere in parte “verdi”, ma in realtà lo sono molto poco”. Infatti, secondo uno studio della banca HSBC, che ha passato al vaglio i piani di rilancio di quindici grandi paesi, l’UE ha perso la leadership in materia di clima, a vantaggio degli Stati Uniti. Se la Germania si posiziona al terzo posto della graduatoria, con un investimento del 19% nella trasformazione ecosostenibile, gli altri stati membri sono ben lontani dal podio : 10% per la Spagna, 8% per la Francia, 7% per la Gran Bretagna, 1% per l’Italia e 0% per la Polonia. La cosa più sorprendente è che i paesi emergenti hanno lanciato investimenti ecologici nei loro piani di rilancio, soprattutto la Cina (34%) e l’India, mentre la Corea del Sud ottiene il primo posto con il punteggio record del 69%. Gli Stati Uniti, pur ottenendo soltanto il 18% dallo studio HSBC, pubblicato prima dell’investitura del nuovo presidente americano, sono ancora oggi considerati i più ambiziosi, grazie al piano di rilancio di Obama, che si basa largamente sugli investimenti nelle fonti di energia rinnovabili.

Priorità all’efficienza energetica per rilanciare la crescita

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Efficenza energetica

Un aerogeneratore può fornire quantità notevoli di elettricità : fino a 2 MW sulla terraferma e 5 MW in mare. Nel 2006, il 14,6% dell’elettricità dell’UE era prodotta da fonti di energia rinnovabili, contro il 12% del 1990. Le fonti utilizzate sono essenzialmente l’energia idraulica, la biomassa utilizzata come combustibile e il vento. [Fonte : servizio audiovisivo della Commissione Europea]

In occasione del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo, i leader europei hanno approvato un investimento supplementare di 5 miliardi di euro in energia pulita e Internet a banda larga. La proposta, avanzata a fine gennaio dalla Commissione, ha fatto discutere per settimane nell’ambito delle decisioni sui progetti da finanziare : il gasdotto Nabucco, alla fine incluso nella lista, era al centro della bufera, tra i paesi dell’Europa dell’est, che premevano perché fosse approvato, e la Germania, che vi si opponeva. “In questo programma sono incluse azioni, come la costruzione di interconnessioni di gas, che non rilanceranno l’economia, che rispondono a esigenze di sicurezza energetica e geopolitica e non necessariamente alla crisi climatica” spiega Stephen Boucher. “Se no, che bisogno ci sarebbe di investire ancora nell’energia fossile ?”. Secondo Boucher, a causa del recente conflitto sul transito del gas, la sicurezza energetica è tornata al primo posto delle priorità europee. “È un problema che ritorna spesso, ma che non è compatibile con la performance energetica e con la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra”, spiega.

Al contrario di quanto afferma Boucher, tuttavia, ci sono investimenti che convergono nella lotta contro il cambiamento climatico, nel rilancio economico e nella sicurezza energetica, come ad esempio l’investimento massiccio nell’efficienza energetica degli edifici. Nel concreto questi obiettivi sono dunque compatibili. Il mondo sembra averlo capito e si sta lanciando in questa direzione. Resta solo da sapere se l’UE saprà mantenere una certa coesione per superare le priorità dei suoi stati membri e cogliere quest’occasione irripetibile.


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Francine
2 mai 2012
18:29
Crisi economica : una sfida “eco-compatibile” ?

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