D’Alema : le ricette contro la crisi europea vengono da sinistra

Intervista esclusiva con l’ex primo ministro italiano

Gli Euros hanno incontrato Massimo D’Alema a Bruxelles a margine del convegno « Next Left » organizzato dal FEPS (Fondazione di Studi Progressisti Europei), l’organizzazione ombrello di cui è presidente. Una chiacchierata a cuore aperto sul futuro della sinistra europea e dell’Ue : due destini che, secondo D’Alema, s’intrecciano sempre di più.


Lessico della crisi

- FEPS : La Fondazione Europea per gli Studi Progressisti (FEPS) raccoglie al suo seno 41 fondazioni e think tank nazionali di orientamento social-democratico, tra cui ItalianiEuropei. Massimo D’Alema è stato nominato primo presidente del FEPS nel giugno del 2011.

- Tobin Tax : proposta per la prima volta dall’economista James Tobin nel 1972 consiste in un prelievo fiscale sulle transazioni finanziarie. Cavallo di battaglia del movimento no-global all’inzio del decennio scorso, è stata riscoperta dai socialisti europei, quindi con la precipitazione della crisi lanciata da Angela Merkel e Nicolas Sarkozy d’intesa con la Commissione europea.

- Eurobonds : anche l’idea di emettere titoli obligazionari in comune tra tutti i paesi euro è meno recente di quanto possa apparire. Ma è solo con la crisi del debito europeo che se n’è tornato a discutere come un mezzo efficace per dare la possibilità, specialmente agli stati più in difficoltà, di finanziarsi a tassi ragionevoli. Ill PSE appoggia a spada tratta l’opzione che tuttavia è avversata da alcuni governi conservatori tra cui quello tedesco e olandese.

- Gli hedge funds o di fondi alternativi : Capitali, detenuti dai gestori, pari a diverse migliaie di dollari e chi si basano su portafogli di prodotti finanziari complessi (azioni, derivati, valute). L’attività dei gestori di hedge funds è stata regolamentata a livello europeo attraverso la direttiva AIFM adottata nel 2008.

Come vede il futuro della Social-democrazia in Europa anche alla luce del contesto attuale di crisi ?

Io credo che noi stiamo vivendo un decennio che è stato dominato dalla destra in Europa e in qualche caso perfino da una destra populista e nazionalista. La mia sensazione è che ci sono molti segnali che indicano come questa epoca volga ormai ad una conclusione. Non è solo il voto danese ; è anche la Francia, è l’Italia, è la Germania : tre paesi in cui i sondaggi danno l’opposizione di centrosinistra nelle condizioni di vincere le prossime elezioni. Nel giro di un tempo relativamente rapido tre grandi paesi fondatori, che contano 200milioni di abitanti, potrebbero guidare un cambiamento politico in Europa.

Non pensa che questo possibile ritorno delle sinistre al governo possa essere legato all’impopolarità fisiologica e accelerata dalla crisi dei partiti di destra attualmente al potere, piuttosto che ad una vera proposta costruttiva delle forze di centrosinistra ?

Io penso che la destra abbia saputo interpretare meglio di noi, e anche bene, i sentimenti di paura degli europei di fronte alla globalizzazione, all’immigrazione, all’Islam. Tuttavia ha mostrato di non essere in grado di dare delle risposte, di non avere una strategia per affrontare la crisi e per rimettere in movimento l’economia e il lavoro. Qui si apre una grande opportunità : le risposte vengono da sinistra, cioè una politica di sviluppo, una riconversione ambientale dell’economia, un rafforzamento dell’unità politica dell’Europa e un approccio comune e solidale alla crisi.

Con la creazione del PD la sinistra italiana ha già fatto un passo in avanti. In questo senso lei cosa si sente di raccomandare ai suoi partner europei ?

Quello che viene avanti non è più il modello social-democratico classico e non è più nemmeno la terza via, ma è un centro-sinistra plurale. Anche in Danimarca i socialisti non hanno vinto da soli : sono alla testa di una coalizione. In Germania la prospettiva non è di un governo social-democratico, ma di un governo rosso-verde. Io ho l’impressione che un po’ ovunque in Europa si profili un centrosinistra plurale, del quale faccia parte una forte componente ambientalista, una liberale di sinistra e in alcuni casi anche movimenti di matrice cristiana. Quindi la mia sensazione è che questa stagione è politicamente nuova : i socialisti certo ne sono una parte essenziale ma non esclusiva.

Quindi anche per l’Italia serve un centro-sinistra plurale che possa coprire quasi tutte le forze dell’opposizione ?

In Italia, a maggior ragione, serve un’alleanza “larga”. Il nostro partito parla della necessità di un’alleanza tra progressisti e moderati per voltare pagina e per ricostruire il paese dopo il terremoto distruttivo berlusconiano.

Un’ultima domanda : qual è la ricetta per salvare l’Europa da questa pericolosa china, dalla crisi in cui sembra sempre di più precipitare ?

Le proposte dei socialisti e dei democratici sono molto chiare. E stanno avendo una certa influenza sulla situazione europea. Siamo noi che abbiamo proposto una politica europea del debito, siamo che noi che proponiamo gli eurobond, siamo noi che proponiamo un programma europeo di investimento, siamo noi che proponiamo la tobin tax per colpire la speculazione finanziaria e nuove regole contro la speculazione a breve termine degli hedge fund. Le proposte di cui si discute oggi in Europa con molta fatica e lentamente vengono tutte dalla sinistra. La destra non ha proposto nulla : solo l’austerità !


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Rédacteur en chef adjoint de la version francophone

Antoine est diplomé de Sciences Po Paris (Master Affaires Européennes) et de l’ Université Bocconi de Milan. Dans le cadre du programme Erasmus, Antoine a passé un an à étudier à l’ université d’ Uppsala, en Suède. Après plusieurs stages en France (Air (...)

Francesco MOLICA

Coordinatore redazione Bruxelles

Francesco est diplômé en Philosophie à l’Université “La Sapienza” de Rome avec un mémoire traitant sur le signifié moral de la “Doctrine de la Guerre Humanitaire”. Son parcours académique est marqué par la tentative de conjuguer la Philosophie et la (...)
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