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Elezioni Olandesi : ma l’antimmigrazione non sfonda

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Divenendo la terza forza del paese con 24 seggi parlamentari, il Partito della Libertà ha registrato il miglior risultato della sua storia. Ma a differenza di quanto sostengono le opinioni e la analisi di gran parte della stampa internazionale, non è affatto vero che le urne olandesi hanno sancito la vittoria di Geert Wilders e della sua crociata antipolitica contro l’immigrazione. I partiti tradizionali sono ancora in grado di frenarne l’ascesa. Come ? Coinvolgendolo nella formazione del nuovo governo.


Questo commento è stato pubblicato sul portale d’informazione West

Se è vero che la vecchia politica ha perso è anche vero che l’antipolitica non ha vinto. Ci sembra questo, in estrema sintesi, l’esito delle elezioni politiche di mercoledi 8 giugno. A differenza delle opinioni e delle analisi di gran parte della stampa internazionale, riteniamo che non sia affatto vero che le urne abbiano sancito la vittoria di Geert Wilders. Certo è innegabile che il Partito della Libertà, passando da 9 a 24 seggi, ha registrato il miglior risultato della sua storia a discapito dei Cristiano-democratici del premier uscente Jan Peter Balkenende. Dimostrando, così, che, al di là delle facili semplificazioni e dei consueti stereotipi, la figura di Wilders è l’espressione di una crisi profonda legata al traballante sistema delle politiche sociali che si presenta sempre più come un tiro alla fune tra vecchi e nuovi cittadini. Ciò detto , il Partito della Libertà è soltanto la terza forza politica del paese dopo i liberali e i laburisti.

Vale la pena di rilevare che le scelte degli elettori olandesi hanno semplicemente confermato quello che ormai è un trend prevalente nella maggior parte dei paesi europei. Gli stati del vecchio continente, infatti, si trovano in questi anni di fronte a un bivio : superare gli schemi della vecchia politica elaborando in particolare politiche di welfare più consone alle sfide poste da questo nuovo millennio o cedere la scena ai populisti di turno. L’elettorato ne è perfettamente cosciente. I leader politici, invece, continuano a temporeggiare.

Da qui bisogna partire per tentare di delineare gli scenari futuri della politica olandese. Le ipotesi sono sostanzialmente tre. La prima, i grandi partiti potrebbero trarre lezione dalla tornata elettorale di ieri e prendere in mano il bandolo della matassa superando gli obsoleti schemi politici tradizionali. Oppure , seconda opzione, continuare in questo reciproco gioco al massacro che produce soltanto instabilità e forze antisistema. Last but not least, optare per il coinvolgimento del Partito della Libertà nella formazione del nuovo governo. Una scelta quest’ultima che non giustifica gli allarmismi di molti media sul pericolo di una deriva populistica della piccola oasi dell’Europa del Nord. La parlamentarizzazione delle forze antipolitiche, infatti, ha storicamente contribuito a sedare e limare gli atteggiamenti più estremisti di personaggi come Wilders.

(Foto : Roel1943 ; fonte : flickr.com)


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Giuseppe TERRANOVA

Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’università Luiss Guido Carli di Roma, ha conseguito un Master In Studi Diplomatici alla SIOI di Roma. É cultore di “Movimenti di popolazione e Relazioni internazionli” (Prof. A. Giordano) (...)
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