Europa 2.0

Il ruolo dei nuovi media per la partecipazione attiva dei cittadini

Comunicare con persone di diversa nazionalità è un’attività estremamente complessa e difficile. La comunicazione non ha le potenzialità per risolvere i problemi economici, sociali e politici dell’Unione europea, tuttavia essa svolge un ruolo fondamentale quando si tratta di unificare una vasta popolazione intorno ad un unico sentimento comune e di sviluppare un forte senso di appartenenza e consapevolezza.


La comunicazione è uno strumento molto potente per rafforzare l’identità, l’integrazione, la democrazia e il rispetto delle diversità. In questo senso, la comunicazione rappresenta per l’Unione europea una validissima opportunità per comprendere le necessità dei suoi cittadini e di conseguenza migliorare le sue istituzioni e la sua politica. La bocciatura referendaria da parte di Francia e Olanda del Trattato che istituisce una Costituzione per l’Unione europea avvenuta nel 2005 ha cancellato tutte le speranze di chi auspicava una nuova prospettiva per la creazione di una politica realmente democratica, unita e sovranazionale in grado di sostituirsi all’unione politica ed economica. La mancata ratifica ha così favorito l’apertura di un periodo di riflessione circa il futuro dell’Unione europea. All’interno di questo processo di ripensamento grande attenzione è stata rivolta alla promozione e al miglioramento dei flussi di comunicazione tra istituzioni e cittadini. Per queste ragioni l’esecutivo europeo ormai da anni ha lanciato un piano di comunicazione per migliorare la comprensione pubblica dell’UE e delle sue attività e per rafforzare il senso comune di appartenenza tra i cittadini.

Gli strumenti per la comunicazione delle istituzioni europee

Diversi sono i mezzi ed anche il livello di interazione comunicativa da parte delle istituzioni europee in rapporto ai tipi di destinatari, ovvero a seconda che i riceventi siano il grande pubblico, i media, le rappresentanze degli Stati membri e/o le istituzioni europee stesse (comunicazione interistituzionale). La comunicazione con ciascuno di questo grandi gruppi di destinatari ha caratteri specifici ; ma mentre spesso gli ultimi due gruppi beneficiano di accesso diretto alla comunicazione interna, per il pubblico ed i media, che usufruiscono di una comunicazione prettamente esterna, sono stati approntati strumenti e servizi specifici di cui daremo una breve sintesi di seguito.

Il portale Europa [1] è il sito ufficiale dell’Unione europea. All’interno del portale si possono rintracciare tutte le informazioni relative agli obiettivi, alle politiche e all’assetto istituzionale dell’Unione europea. La facilità con cui si possono formulare domande al server del sito rende quest’ultimo uno strumento privilegiato della politica di trasparenza e di comunicazione. [2]

La piattaforma Europe Direct agisce come intermediario tra l’Unione europea e i cittadini a livello locale. Attraverso le strutture contrassegnate con il label Europe Direct, la Commissione europea ha inteso attuare un modello di comunicazione dal basso verso l’alto, conformemente allo slogan Go local che sottolinea la necessità di fare riferimento alla dimensione locale. [3]

Altro strumento ideato dall’UE è il progetto Eurodesk che si propone di favorire l’accesso dei giovani alle opportunità di mobilità offerte loro dai programmi comunitari. Nel 2005 Eurodesk è divenuta la rete comunitaria di informazione sulle politiche giovanili promosse dall’Unione europea. [4]

La Commissione europea dispone del Servizio audiovisivo che fornisce notizie relative all’UE nonché informazioni indispensabili già ritagliate su misura per i professionisti dei media. Tutti i materiali sono pubblicati da Europe by Satellite [5], il servizio di informazione satellitare della Commissione europea. I contenuti interistituzionali sono riutilizzabili ed editabili in quanto liberi da copyright.

Ricordiamo infine il servizio Eurobarometro [6] che misura ed analizza le tendenze dell’opinione pubblica in tutti gli Stati membri e nei paesi candidati riguardo a questioni relative all’UE. Attivo da quasi quarant’anni, il data-base di Eurobarometro è uno dei più grandi al mondo.

Per quanto riguarda la divulgazione dei documenti ricordiamo i Centri di Documentazione Europea (CDE), i quali dispongono delle gran parte della documentazione cartacea ed elettronica prodotta dalle istituzioni comunitarie e la rendono accessibile al grande pubblico.

Facebook e Twitter

Lo sviluppo dei social media ha imposto un cambiamento di mentalità a chi si occupa di comunicazione pubblica. Oggi le notizie si apprendono grazie ad un aggiornamento dello status su Facebook o Twitter e non più dalla TV o meglio ancora dalla stampa. La possibilità di avere un account su un social network ha permesso alle istituzioni pubbliche di “guadagnarsi il diritto di entrare in conversazione con gli altri utenti” [7]. Tale conversazione se da un lato presenta vantaggi enormi in quanto riesce a raggiungere un target ampio e molto variegato rispetto ai media trazionali, dall’atro lato rischia di generare conseguenze indesiderate se non è gestita con i dovuti accorgimenti. Pertanto l’uso dei social media da parte dei cominucatori pubblici prevede regole ben precise : bisogna innanzitutto saper ascoltare le richieste degli interlocutori ; fornire risposte in modo tempestivo ; fare attività di editing sui contenuti (assolutamente vietato è il copia-incolla che sperzonalizza la comunicazione) e adattare il messaggio al medium interattivo su cui viaggerà ; avere un atteggiamento positivo e aperto verso chi avanza dubbi o critiche su determinate posizioni dell’ente pubblico (è sempre bene rispondere alle critiche cercando di intavolare una discussione e aprendo così un dialogo pubblico con il maggior numero possibili di utenti) ; evitare lo spam (non pubblicare troppi contenuti e troppo spesso) ; creare una rete di stakeholders che hanno interessi comuni con l’ente isituzionale in modo da poter allargare sempre più il pubblico interessato a ricevere le nostre informazioni.

Ad oggi [8], la pagina fan della Commssione europea su Facebook conta 35.879 followers, mentre su Twitter i followers sono 50.549. Il Parlamento europeo su Facebook conta 374.741 “mi piace” e 6.286 followers su Twitter. Entrambi le istituzioni dispongono del proprio account su You Tube, Flickr, LinkedIn, Foursquare, Pinterest e sui principali luoghi virtuali di aggregazione.

Per quanto riguarda gli euro-parlamentari italiani nell’attuale legislatura il 94% risulta digitalizzato, in aumento di 17 punti rispetto alla legislatura precedente. Dei 72 parlamentari italiani solamente 7 non hanno un sito web con cui comunicare con i cittadini. Se tentiamo di tracciare il profilo del parlamentare 2.0 vediamo come molto probabilmente si tratterà di una donna, di età compresa tra i 30 e i 39 anni e con un livello di istruzione medio-alto. In genere è iscritto a un partito di centro-sinistra medio-piccolo eletto nell’area scandinava/balcanica, al suo primo mandato nel Parlamento europeo [9]. Per un’istituizione come il Parlamento è di fondamentale importanza instaurare un dibattito continuo e diretto tra deputati e cittadini : sempre più il web 2.0 si configura come il luogo ideale per lo scambio di idee. Per questo motivo ormai da tempo lo staff del Parlamento europeo ha predisposto una semplice applicazione con la quale si è reso possibile organizzare sessioni di chat via Facebook in cui i deputati approfondiscono i temi discussi nelle sessioni parlamentari.

Solo una piccola parte dei titolari delle Direzioni Generali della Commissione usa pagine e account personali sui new media per comunicare con i cittadini-utenti ma in compenso quasi tutte le pagine istituzionali delle DG offrono la possibilità di restare collegati tramite Twitter e/o Facebook con un semplice click sull’icona che rimanda direttamente alla pagina uffuciale sul social media.

Web 2.0 : l’altra faccia della medaglia

Il web 2.0 ha segnato una profonda rivoluzione in materia di comunicazione. Prima fra tutte e più importante la massiccia apertura della rete ad un numero inimmaginabile di utenti, fatta eccezione per il Digital Divide. L’UE se da un lato si è trovata costretta ad eleborare nuovi modi per comunicare con i cittadini, dall’altro ha dovuto far fronte alla necessità di dar vita a nuovi sistemi volti alla tutela dei contenuti trasmessi e della privacy degli enti e dei cittadini che essa rappresenta. In Internet i contenuti prodotti dal Citizen Journalism sono accessibili a tutti. Allo stesso modo ogni Citizen Journalist che voglia scrivere su una particolare persona o un’azienda può facilmente reperire dati e informazioni private. Mettendoci dal lato degli utenti che non generano contenuti, ecco le regole che possiamo e dobbiamo seguire per salvaguardare la nostra privacy.

Qualche consiglio

Prima di tutto, impariamo a fornire online solo le informazioni strettamente necessarie e a lasciarle in rete solo fintanto che si riveli necessario. Laddove il server che stiamo usando lo permetta, limitiamo l’accesso ai nostri dati personali solo alle persone che devono entrarne in possesso per un motivo finalizzato ad uno scopo ben preciso. Da evitare soprattutto le modalità di salvataggio dati che permettono la reperibilità degli stessi attraverso motori di ricerca e siti esterni. Se, invece, lavoriamo in un ufficio di pubblica amministrazione, e abbiamo l’accesso a documenti e dati dei dipendenti che trasmettiamo tramite la rete, è buona norma usare tutte le dovute precauzioni. Si può coprire il file con una password, ad esempio.

Procediamo con ordine. Per proteggere i propri dati online non esiste una linea guida ufficiale. Tuttavia, ogni sito o server dovrebbe, anche se ancora oggi non tutti lo fanno, mettere a disposizione degli utenti due strumenti essenziali. Il primo, una serie di istruzioni su come fare per cancellare e rimuovere definitivamente le proprie tracce da quella piattaforma. Il secondo, un tracciato che dovrebbe fornire all’utente l’esatta mappatura della diffusione dei dati personali rilasciati su quel determinato sito, al fine di consentire all’utente di poter rimuovere le informazioni in questione.

Un tentativo di definire i contorni dell’intricata vicenda è stato fatto dalla Commissione Europea nel 2010. “La crescita dell’uso di Internet e dei Social Network in maniera particolare sta creando non pochi problemi alla privacy di molti cittadini, ignari dei pericoli che si nascondono dietro ad un semplice click dei loro mouse. Per questo l’UE, è stata impegnata nell’ultimo periodo con i lavori per l’elaborazione di una strategia volta a rendere possibile un maggior controllo sulla raccolta e, soprattutto, sull’uso delle informazioni personali lasciate dagli utenti sparse nelle pagine del web. Tuttavia, i primi a dover essere maggiormente consapevoli delle proprie azioni devono essere gli utenti stessi.

Gli spazi della rete più sensibili e a rischio sono, come è noto, le aree di accesso agli acquisti online, dove sono richiesti dati che si riferiscono a carte di credito o conti correnti ; ma forse non tutti sanno che i pericoli più rilevanti possono derivare anche dalla sola condivisione di foto e informazioni generiche, come sulla propria istruzione o occupazione.

Le strategie ideate dall’UE sulla protezione dei dati personali vanno a rinforzare il corpus di norme già esistente, che sono tra le più rigorose al mondo, e che, comunque, hanno bisogno di essere costantemente aggiornate per essere sempre adeguate alle nuove tecnologie e ai nuovi usi che si fanno del web.

Un bilancio finale

Nell’intento di valutare gli strumenti per la comunicazione delle istituzioni europee, bisogna considerare in primo luogo il carattere peculiare della comunicazione comunitaria che consiste nelle sue finalità “politiche” : infatti, mentre a monte della comunicazione istituzionale degli Stati membri vi sono un senso di cittadinanza e di appartenenza già consolidati, nel caso della comunicazione istituzionale europea questo senso di cittadinanza ed appartenenza sono obiettivi da raggiungere, ovvero finalità della comunicazione stessa. Su questo punto ancora lungo pare il percorso da compiere. La Commissione ha colto il segnale di allarme dai vari fallimenti storici e recenti del processo di integrazione europea [10] : la costruzione europea non può progredire senza il consenso dei suoi cittadini. Quest’ultimo non può essere raggiunto se non si attuano specifiche strategie per la comunicazione, la trasparenza e l’intelligibilità a livello non specialistico degli atti (in particolare si discute ad oggi della forma astrusa dei Trattati, che sono praticamente incomprensibili ai non addetti ai lavori).

Oltre al problema del senso di appartenenza, oltre alla crisi di fiducia nel progetto europeo, resta aperta la questione della sfiducia nell’amministrazione comunitaria, la percezione di essa come di un over-bureaucracy, che si sovrappone alle amministrazioni nazionali con strutture elefantiache e procedure lente nonché incontrollabili. Per risolvere questi problemi sarebbe auspicabile un migliore collegamento fra la comunicazione comunitaria ed i livelli nazionali e locali.

Un ulteriore aspetto che necessita di una maggiore concertazione di sforzi è la comunicazione target-group. Per fare solo un esempio, data l’importanza strategica dei giovani per il futuro dell’Europa, sarebbe auspicabile che vi fossero programmi specifici di comunicazione per le scuole. E ancora, spesso l’informazione comunitaria è difficilmente accessibile per i suoi utenti potenziali, in quanto presuppone già una conoscenza dei meccanismi di funzionamento e delle fonti, come è ad esempio il caso dei fondi comunitari. Anche qui sarebbe necessario articolare l’informazione a seconda delle esigenze effettive del target dei potenziali beneficiari e del loro grado di conoscenza.

Un settore che gode invece di una valutazione più positiva è quello dell’attualità comunitaria, ove l’informazione in tempo reale ha fatto grandi passi avanti per quanto riguarda le questioni di ampio respiro.

Europa 2.0

Quanto agli sviluppi più recenti, l’evoluzione del web 2.0 ha permesso di parlare anche di Europa 2.0. “Europa 2.0. Prospettive ed evoluzioni del sogno europeo” è il titolo del volume a cura di Nicola Vallinoto e Simone Vannuccini [11]. Il testo affronta, attraverso la raccolta di una serie di saggi, il processo di integrazione europeo a 360°. Parlare di Europa 2.0 fa pensare che ci sia stato un cambiamento rispetto alla situazione precedente : così è stato. L’UE è cambiata nel corso degli anni ed è cambiata la percezione che i cittadini hanno di essa : dagli iniziali 6 Stati membri oggi siamo arrivati a 27 e il proceso di allargamento è in continua evoluzione ; dall’iniziale Unione Economica si è passati ad una organizzazione sovranazionale che, con la sua legislazione, regola oltre il 70% della vita quotidiana dei cittadini europei.

Il più grande problema comunicativo per l’UE è l’eccesso di informazioni che sommergono il cittadino incapace di orientarsi tra le moltissime fonti di notizie europee ed è difficile essere al corrente di tutte le iniziative siglate UE.

Per Vallinoto e Vannuccini, “la comunicazione sull’Europa è spesso de-territorializzata e mette in discussione stili informativi routinari, perché la sua cifra distintiva è più quella dell’emergenza” [12]. Per questo la comunicazione diretta, senza intermediazioni giornalistiche ha e deve avere importanza prioritaria per l’UE.

L’Europa 2.0 mira ad aumentare la partecipazione attiva ed autonoma della popolazione alla costruzione del progetto europeo. In questo senso, le diversità culturali dell’UE rappresentano per gli autori del libro un elemento fondamentale per la costruzione del quadro di riferimento istituzionale necessario.

Dunque rifondare l’Europa dal basso valutando i feedback dei citttadini-utenti del web 2.0.


[1] Europa : il sito ufficiale dell’UE http://europa.eu/index_it.htm

[2] N. del Giudice, La comunicazione istituzionale dell’Unione europea, pp. 42-45.

[3] Tutte le informazioni riportate sono reperibili sul sito http://europa.eu/europedirect/index...

[4] Tutte le informazioni riposrtare sono reperibili al sito http://www.eurodesk.it/

[5] Il servizio della Commissione europea Europe by satellite http://ec.europa.eu/avservices/ebs/...

[6] Il sito del servizio Eurobarometro http://ec.europa.eu/public_opinion/...

[7] Nick Jones (Central Office of Information, governo britannico), in occasione del seminario organizzato dal Club di Venezia il 10 febbraio 2011

[8] 27/04/2012, h. 15.33

[9] Informazioni disponibili sul sito del Dipartimento Politche Europee http://www.politicheeuropee.it/news...

[10] Ricordiamo a tal proposito il rifiuto del Trattato di Nizza dal referendum in Irlanda, il rifiuto del Trattato di Maastricht nel referendum danese e il recente rifiuto olandese e francese del Trattato di Lisbona.

[11] N. Vallinoto, S. Vannuccini, Europa 2.0. Prospettive ed evoluzioni del sogno europe, Ombre corte/culture, 2010

[12] Dal blog http://europaduepuntozero.blogspot.it/


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