Fondi UE 2007-2013

Ad un anno circa dalla scadenza, l’Italia non ha ancora impegnato le risorse che le spettano dal Fondo Sociale Europeo. A fine 2011, infatti, su oltre 15 milioni di euro soltanto poco più del 30% veniva richiesto. Il restante 70% risultava non impegnato, e nei primi mesi dell’anno la situazione non accenna a migliorare. Eppure, in un’Italia fortemente indebolita dalla mancanza di risorse pubbliche, quello della mancata spesa dei fondi europei diventa un tema di dibattito che sta facendo discutere una parte, anche se minima, dell’opinione pubblica Abbiamo cercato di capire le ragioni del perché l’Italia storicamente rinunci a spendere questi finanziamenti europei assieme all’eurodeputato Niccolò Rinaldi, capogruppo dell’Italia dei Valori al Parlamento Europeo e Vice Presidente dell’ALDE (Alleanza dei Liberal Democratici Europei).


Onorevole Rinaldi, in un momento di crisi economica europea, con i governi di mezzo continente che tagliano sulla spesa pubblica, non è paradossale che l’Italia faccia fatica ad allocare le risorse del FSE che le sono state assegnate ?

Se si pensa che il programma 2007-2013 del FSE (Fondo Sociale Europeo) prevede un budget complessivo per l’Italia di 15.321 milioni di euro, inferiore solo alla Germania e che alla fine del 2011 ben il 70,8% di fondi non è stato ancora richiesto è assolutamente paradossale. Eppure, su questa debolezza italiana nel Paese non si discute, non si apre un dibattito ! Per questo bisogna innescare meccanismi virtuosi, attivando una serie d’iniziative in grado di intercettare le risorse che l’Unione Europea mette a disposizione del nostro Paese, è un dovere di tutti noi. Tra il 2000-2006 l’Italia ha però registrato la spesa maggiore, pari a circa 2 miliardi di euro, del FSE, dedicato alla promozione dell’occupazione nell’Unione Europea e che contribuisce a finanziare gli interventi sostenuti da fondi pubblici privati e nazionali. È una buona notizia solo in parte, infatti, mentre la Finlandia ha destinato la percentuale più elevata dei finanziamenti del FSE, pari a oltre il 40%, alla ricerca e all’innovazione, l’Italia non ha saputo fare altrettanto.

Il Fondo Sociale Europeo è una risorsa importante per generare occupazione e coesione sociale in un’Europa a 27 dove il tasso di disoccupazione supera il 10%, con un dato ancor più drammatico se si guarda a quella giovanile. Cosa spinge un paese come il nostro che discute con forza di riforma del mercato del lavoro a non sfruttare quest’opportunità ?

L’Europa tutta e non solo l’Italia sta affrontando tempi difficili. Ieri sera ho avuto l’opportunità di cenare con il Presidente della Commissione Europea Barroso che si è mostrato preoccupato sulla situazione economica dell’Unione. Non che la Commissione stia percorrendo la strada più facile anzi, a mio avviso, sta affossando la ripresa e la crescita, oltre a creare maggiore ostilità dell’opinione pubblica verso il progetto europeo. Ma è pur vero che le difficoltà maggiori dell’Italia sono culturali e organizzative : l’Europa vuole favorire le interconnessioni tra parti diverse della nostra società, attraverso progetti innovativi, in grado di aprire nuove strade. Spesso invece, nel nostro Paese, mancano la sensibilità europea, la concertazione e la capacità di federarsi insieme per presentare progetti comuni. Occorre maggiore attenzione nei confronti della dimensione dell’accesso ai finanziamenti comunitari : quello relativo all’Europrogettazione potrebbe essere uno sbocco professionale concreto.

Che l’Italia non riesca a spendere le risorse comunitarie a lei destinate è una storia vecchia. È riuscito a darsi una risposta al perché viene usata solo una parte dei fondi strutturali ?

Nel nostro Paese mancano figure in grado di coordinare le attività dei soggetti interessati ai finanziamenti. I dati ci impongono un’attenta riflessione : nel periodo finanziario 2007-2013, l’Italia ha circa 28,8 miliardi di Euro a disposizione di fondi indiretti, cioè fondi che l’Europa dà a regioni italiane, all’amministrazione italiana, per riutilizzarli in politiche europee, che sono poi tutte misure di crescita, digitalizzazione, coesione sociale, innovazione, tutela dell’ambiente energie rinnovabili e quant’altro. Di 28,8 miliardi di Euro ne abbiamo spesi - a dicembre 2011, quindi a ieri - solo il 7,4%. Abbiamo due anni, ormai poco più di un anno e mezzo, per utilizzare il resto. In definitiva abbiamo una capacità di assorbimento, di spesa di questi fondi, che è scandalosamente bassa.

Io ho capito le ragioni per le quali non si riesce a spendere questi fondi. Una è l’informazione : molti cittadini non sanno che questi fondi sono disponibili. Poi la formazione. Per avere questi fondi bisogna comunque fare dei progetti che devono poi essere approvati e che devono rispettare tutta una serie di crismi. A volte questa formazione nel personale amministrativo o anche all’interno delle aziende non c’è e nessuno si preoccupa di fare formazione per intercettare Fondi europei. Inoltre c’è tutta una procedura europea da rispettare con una programmazione della spesa che sia chiara, trasparente. Il rendiconto deve essere preciso e quindi non fatto in modo confuso, di convenienza, come a volte capita ... Poi probabilmente c’è anche una sorta di mentalità per cui siccome questi soldi vanno utilizzati attraverso queste procedure, ci si rinuncia, non si vuole utilizzarli si pensa che - tutto sommato - sono un regalo in più troppo complicato per ambirvi.

Quanto influisce su questo stato di cose la classe dirigente nazionale, o meglio ancora regionale, e quanto invece pesa la mancanza di esperienza in europrogettazione ?

Purtroppo l’ignoranza sul tema dei fondi europei a loro disposizione è dovuta spesso alla poca formazione. In alcuni casi invece quando i Fondi europei richiedono un co-finanziamento, circa il 20-30%, pur di non investire una parte si preferisce di rinunciare. È piuttosto colpa dell’assenza di mentalità di lungo periodo e della presenza diffusa della logica clientelare.

Secondo lei, l’informazione e la trasparenza sui finanziamenti europei sono adeguate o il cittadino si sente scoraggiato nel farne richiesta a causa di un’effettiva mancanza di chiarezza ?

Più che mancanza di chiarezza i cittadini conoscono i meccanismi. Io nel mio piccolo, come parlamentare europeo ho attivato tutta una serie di strumenti per diffondere proprio la conoscenza di questi fondi sul territorio pubblico per le quattro regioni del mio collegio elettorale nel Centro-Italia : Marche, Umbria, Toscana e Lazio. Ogni mese faccio un bollettino che riassume tutti i bandi aperti di fondi tanto diretti, quanto indiretti quindi delle regioni e che diffondo a chi lo richiede.

Il governo Monti si è detto interessato a seguire la vicenda del mancato utilizzo dei fondi da vicino. Ha ricevuto dei primi segnali concreti ?

Devo dire che il Ministro Barca del nuovo Governo Monti ha preso questa questione dei Fondi europei a cuore e sta cercando di operare per cercare di riportare in Italia la maggior parte delle risorse. Il problema è che l’azione del Governo è un’azione che per forza di cose tende a centralizzare l’uso di questi fondi attraverso grandi assi, grandi progetti nazionali. Per carità, va bene, però la cultura dell’Europrogettazione, quello per cui l’Europa dà questi soldi ai Paesi Membri è proprio la diffusione sul territorio in modo decentralizzato, in modo che università, centri di ricerca, piccole e medie industrie, associazioni del volontariato possano beneficiarne nel modo più partecipativo possibile : si tratta di uno strumento di democrazia finanziaria e una forte presenza di coordinamento da parte del Governo altera questo vantaggio.

Un’ultima domanda. Parlando dell’esistente, c’è forse troppa discrezionalità e poca rendicontazione su come vengono spesi i finanziamenti richiesti. A ciò si aggiunga il fatto che spesso molte iniziative nate grazie ai soldi del FSE esauriscono i propri effetti economici ed occupazionali nel giro di pochi mesi. Non sarebbe forse il caso di rivedere i meccanismi di assegnazione dei fondi e prevedere maggiori controlli su come vengono spesi ?

Si, è indubbio che ci sia resistenza sul fronte comunitario su questo punto. In passato ho interrogato la Commissione europea sul fatto che non avesse messo in discussione le informazioni ricevute per la Regione Lazio che indicavano un errore del 60% per i controlli sui fondi europei 2007-2013. Tuttavia la risposta è stata piuttosto evasiva nonostante le allarmanti informazioni ricevute dalla stessa autorità di audit della Regione.


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