Francia vs Turchia, una querelle intempestiva ?

La nuova legge francese sul genocidio armeno potrebbe rivelarsi un boomerang

Lo scorso 22 dicembre l’Assemblea nazionale francese ha approvato una legge che prevede una multa di 45.000 euro e fino ad un anno di carcere per chi nega l’esistenza di uno dei genocidi riconosciuti dalla Francia. Tra questi figura, ma già dal 2001, anche quello degli armeni per mano turca avvenuto durante il primo conflitto mondiale. Dal punto di vista storico, secondo la comunità armena tra il 1915 e il 1916 i turchi deportarono e sterminarono circa 3 milioni di armeni.


Lo scorso 22 dicembre, grazie al voto favorevole e bipartisan di una cinquantina di deputati, l’Assemblea nazionale francese ha approvato una legge che prevede una multa di 45.000 euro e fino ad un anno di carcere per chi nega l’esistenza di uno dei genocidi riconosciuti dalla Francia. Tra questi figura, ma già dal 2001, anche quello degli armeni per mano turca avvenuto durante il primo conflitto mondiale. Dal punto di vista storico, secondo la comunità armena tra il 1915 e il 1916 i turchi deportarono e sterminarono circa 3 milioni di armeni. Dal punto di vista storico, secondo la comunità armena tra il 1915 e il 1916 i turchi deportarono e sterminarono circa 3 milioni di armeni. La Turchia ha invece sempre parlato di cifre di gran lunga inferiori, oltre a negare ogni forma di genocidio.

A farsi promotrice della legge è stata Valérie Boyer, deputata dell’UMP eletta nel collegio di Marsiglia, città con una folta comunità armena. Una circostanza quest’ultima che ha gettato qualche sospetto sulle finalità elettorali del provvedimento, viste le imminenti elezioni dell’aprile prossimo. Sono in molti infatti a credere che la legge sia una mossa elettorale per ottenere il voto della comunità armena che in Francia conta circa mezzo milione di persone.

Tuttavia, la legge deve ancora passare il voto del Senato per essere approvata, un voto che secondo molti non arriverà prima di febbraio quando scadrà l’attuale legislatura e si andrà quindi a votare. Se così dovesse essere il provvedimento non verrebbe approvato così come avvenuto cinque anni fa alla vigilia delle elezioni presidenziali che portarono Sarkozy all’Eliseo.

La stessa legge, infatti, era già stata presentata a fine 2006 ma non riuscì mai ad arrivare in Senato per l’approvazione finale proprio a causa delle elezioni presidenziali, finendo quindi nel dimenticatoio. Anche se non ancora legge la mossa della deputata di maggioranza ha comunque già prodotto i suoi effetti.

Al di là degli entusiasmi della comunità armena d’oltralpe, Ankara ha infatti reagito alla notizia del voto in Assemblea ritirando il proprio ambasciatore da Parigi e congelando le relazioni bilaterali. Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdoğan ha infine rincarato la dose accusando i francesi di aver sterminato a partire dal 1945 la popolazione algerina, parlando di genocidio.

Il dibattito e l’ingresso della Turchia nell’Ue

La questione del genocidio armeno è stata da sempre al centro del dibattito internazionale, ma né la repubblica turca kemalista né quella dell’era Erdoğan hanno mai voluto ammetterne l’esistenza. La magistratura turca punisce addirittura con l’arresto e la reclusione fino a tre anni chi parla apertamente in pubblico di genocidio armeno. Si tratta quindi di due posizioni e due legislazioni, quella francese e quella turca, in aperto scontro su quella che sembra essere una questione legata a diritti e memoria storica. In realtà, sullo sfondo di questa diatriba sembra esserci l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea, in quello che è il più lungo negoziato per l’ingresso di un paese in Europa. Da tempo Ankara ha fatto richiesta di adesione eppure i negoziati sono stati interrotti a più riprese, impedendo al paese di entrare nell’UE.

Molti in Europa, francesi inclusi, ritengono che la Turchia non sia ancora del tutto matura per entrare a far parte dell’Unione. C’è ancora parecchio da fare sul fronte dei diritti e delle libertà civili. E a dar man forte a questa tesi ci sono episodi come quello dello scorso febbraio dove tre giornalisti sono stati arrestati con l’accusa di appartenere ad un’organizzazione terroristica. Un fatto visto da molti come una repressione della libertà di stampa visto che le accuse di terrorismo sembrano essere state montate ad hoc proprio per mettere a tacere alcuni giornalisti che si erano mostrati critici nei confronti del premier Erdoğan.

C’è poi anche la questione di Cipro, con l’occupazione turca della parte nord dell’isola che di fatto impedisce l’unificazione del paese. Questa insieme alla repressione kurda e alla stessa questione armena rendono l’ingresso di Ankara sempre più in salita. D’altronde, Parigi ha sempre considerato con estrema cautela l’adesione della Turchia all’UE. Con una popolazione che ammonta a quasi 80 milioni, la Turchia diventerebbe infatti il secondo paese più popolato dell’Unione.

Un fatto questo che avrebbe evidenti ripercussioni sulla ripartizione dei voti in Consiglio Europeo, dove la percentuale di popolazione rappresentata è determinante. La Francia si vedrebbe così attribuire meno seggi non soltanto rispetto alla Germania ma anche rispetto alla Turchia.

Il ruolo della Turchia nelle relazioni internazionali

Vista in questo modo, l’approvazione della legge diventa quasi speculare rispetto a tutta una serie di questioni che nulla hanno a che vedere con il recupero della memoria storica. Lo stesso ministro degli esteri francese Alain Juppé avrebbe avanzato le sue riserve sulla necessità di un provvedimento che potrebbe mettere a rischio anche le relazioni economiche e commerciali tra i due paesi. Sono infatti oltre 360 le imprese francesi operanti in Turchia, con un interscambio di circa 15 miliardi di euro nel solo 2011.

Un giro d’affari importante in un momento di crisi economica come questo e che rischia di svanire se Ankara mantenesse intatta la decisione di congelare le relazioni economiche con la Francia. Anche la comunità armena e il patriarca armeno di Istanbul hanno accolto con poco entusiasmo la notizia della legge francese sul genocidio armeno.

Contrarietà al provvedimento è poi arrivata dai partiti di opposizione turchi, sinistra e liberali, che bocciano la mossa francese. Erdoğan ha dichiarato che « il voto del Parlamento francese è la prova di quanto pericolosi siano divenuti in Europa e in Francia il razzismo, la discriminazione e l’islamofobia ».

A livello internazionale sono solo poche decine gli stati – e tra questi anche l’Italia e lo Stato del Vaticano – che hanno ufficialmente riconosciuto il massacro degli armeni come un vero e proprio genocidio. Ma sulla scia della mossa di Parigi anche Israele pare voglia discutere dell’introduzione di una legge che riconosca quanto avvenuto a danno degli armeni tra il 1915 e il 1916 come genocidio.

Una decisione questa che sposta il fronte della questione su un ulteriore binario, quello mediorientale. In realtà, è innegabile il ruolo giocato da Ankara in Medio Oriente negli ultimi anni, tanto che alcuni parlano di politica neo-ottomana della Turchia volta a recuperare influenza sugli stati una volta parte del proprio impero. Una politica che ha preso sempre più piede negli ultimi mesi grazie alle rivolte della cosiddetta primavera araba, dove Ankara ha giocato un innegabile ruolo di leadership spesso concorrente rispetto a quello europeo e francese.

D’altronde, con la perdita di peso di Washington nella regione, la Turchia sta cercando di mettere a frutto il ruolo ritagliatosi silenziosamente e con pazienza negli ultimi anni. Una partita difficile ma che allontanerebbe sempre di più il paese dall’Europa.

A questo punto è difficile capire quali sono le ragioni che sottendono l’elaborazione della legge francese sul genocidio armeno. Potrebbe essere una mossa elettorale di Sarkozy o semplicemente una questione di recupero della memoria storica. Ciò su cui tutti però dibattono è la priorità accordata dall’Eliseo ad una questione che al momento non pare essere della massima urgenza nell’agenda politica francese e che rischia di compromettere i rapporti tra Ankara e l’UE.


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Andrea VOTA

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