Gastarbeiter per sempre ?

I turchi in Germania, tra vecchie problematiche di integrazione e nuovi flussi migratori

“Quelli che avevano ottenuto il visto, salivano sul treno – almeno fino all’inizio degli anni 1970, quando i collegamenti aerei fra Istanbul e la Germania cominciarono a essere più frequenti. Il viaggio dalla stazione di Istanbul-Sirkeci fino alla Hauptbahnhof di Monaco di Baviera durava fino a 70 ore ; i treni dei Gastarbeiter arrivavano sempre allo stesso binario : il numero 11”. (Tratto dall’introduzione al libro Auf Zeit. Für immer, “Per poco tempo. Per sempre”, edito dalla Bundeszentrale für politische Bildung ; curato da Jeannette Goddar e Dorte Huneke).


Novembre è un mese stranamente ricco di eventi della storia tedesca del XX secolo : la caduta del Muro – avvenuta in mondovisione nel 1989 – è stata solo l’ultimo atto di una storia che iniziò un altro 9 novembre, questa volta del 1918 : da un balcone del Reichstag, venne proclamata la repubblica, mentre il kaiser Guglielmo II fuggiva in Olanda e la Prima Guerra Mondiale volgeva al termine (l’armistizio di Compiègne sarà firmato l’11). Esattamente venti anni più tardi, lo stesso giorno è passato alla storia come la “Notte dei cristalli”, culmine di una settimana di violenze antisemite : i nazisti uccisero circa 400 persone di religione ebraica in tutto il territorio del Reich (Germania, Austria e il “protettorato” di Boemia e Moravia). Furono date alle fiamme oltre 1400 sinagoghe e circa 30mila ebrei vennero internati nei campi di concentramento di Dachau e Buchenwald : come da precisi ordini del capo della Gestapo, Heinrich Müller, dovevano essere preferibilmente ricchi e giovani.

Anche la vita della Repubblica Federale ha cambiato volto di novembre, questa volta 50 anni fa : dopo aver concluso un accordo con Istanbul, Bonn diede il via all’arrivo in Germania dei “lavoratori ospiti” turchi. Prima di loro era già stata la volta dei Gastarbeiter da Italia e Grecia. Ma a differenza di greci e italiani, che in stragrande maggioranza fecero ritorno nel loro paese di origine, i turchi non tornarono ; arrivati “a tempo determinato” (auf Zeit), rimasero per sempre (für immer). Il libro Auf Zeit. Für immer racconta ricordi, i sogni e le speranze di quei migranti arrivati in Germania in giovane età, e che sono a rimasti a viverci per decenni. Turchi, ma anche greci, curdi e attivisti politici, che abbandonavano un paese povero e instabile politicamente.

I turchi di Germania sono oggi intorno ai tre milioni. Una parte di loro ha preso la cittadinanza tedesca, ma la maggioranza ha mantenuto quella turca ; soprattutto fra le nuove generazioni. I nati in Germania, infatti, devono optare per l’una o l’altra cittadinanza a 23 anni. Una norma che il premier turco Erdogan, in visita ufficiale a Berlino in occasione dei 50 anni degli accordi bilaterali, non ha mancato di attaccare. era l’inizio di novembre del 1961, infatti, quando il governo tedesco dell’ovest – dopo aver sottoscritto dei patti simili con Italia e Grecia – aprì le sue frontiere anche all’immigrazione turca.

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Berlino, una manifestazione a favore del voto agli immigrati turchi

(www.flickr.com © Eigenadam)

Erdogan ha puntato il dito contro il sistema educativo tedesco (“il turco dovrebbe essere insegnato nelle scuole elementari, come madrelingua per gli immigrati”) e contro le politiche in tema di immigrazione, criticando la prevista introduzione di test linguistici per le donne che vogliono effettuare il ricongiungimento familiare con i mariti in Germania (“quale lingua parla l’amore ?”) e la mancata possibilità di ottenere la doppia cittadinanza. Da parte sua, la Merkel ha preferito glissare, limitandosi a ribadire che è la cancelliera anche di tutti i turchi di Germania. A rispondere, invece, è stato il ministro dell’interno Friedrich : l’esponente dell’esecutivo cristiano-liberale ha escluso qualsiasi ipotesi di doppia cittadinanza (“arrivati a 23 anni di età, i ragazzi sono in grado di prendere una decisione riguardo al loro futuro, se sia qui o in Turchia”), e ha ribadito l’assoluta priorità dell’insegnamento del tedesco, chiave per l’affermazione in qualsiasi campo della vita. Sullo stesso tono i principali quotidiani tedeschi, che non hanno gradito la lezione di politiche per l’integrazione impartita da Erdogan ; i giornali, da un lato, hanno sottolineato come le affermazioni del premier turco siano state dettate da esigenze di politica interna (Erdogan si è potuto così presentare – in patria – come il paladino e il difensore di tutti i turchi emigrati all’estero). Dall’altro lato, hanno chiamato in causa le politiche turche nei confronti dei turchi emigrati, che non possono certo dirsi un esempio riuscito di integrazione.

D’altra parte, per quanto la politica dei Gastarbeiter sia andata in pensione da tempo, Berlino guarda di nuovo all’estero per sopperire la carenza di manodopera ; non si tratta più come un tempo, di “braccia per l’industria”, ma di manodopera qualificata, anzi : altamente qualificata. Medici, ingegneri, ricercatori, infermieri... fra quindici anni, il vuoto di personale qualificato raggiungerà quota 6.5 milioni, secondo le stime dell’Agenzia federale del lavoro. Così, il governo Merkel sta varando programmi per facilitare l’ingresso in Germania per quei professionisti provenienti da stati che non appartengono alla Unione Europea : più facile riconoscimento dei titoli di studio conseguiti in patria (le autorità competenti dovranno pronunciarsi entro tre mesi dalla richiesta), eliminazione dell’attuale sistema di quote di occupazione nazionale, abbassamento della soglia di reddito minimo necessaria per impiegare un cittadino non tedesco (le aziende potranno assumere lavoratori qualificati all’estero, garantendo loro uno stipendio annuo di 40mila euro rispetto ai precedenti 66mila). Online, c’è anche un apposito portale, dove chi ha in progetto di trasferirsi Oltrereno può trovare una prima risposta ai suoi dubbi.

Insomma, le cose cambiano : non serve più fare – come 50 anni fa – 70 ore di treno da Istanbul per emigrare in terra tedesca ; ormai basta un click. E Berlino sta di nuovo aprendo le frontiere : non entrano più “lavoratori ospiti”, ma professionisti qualificati, che andranno a colmare quel vuoto che affligge la Germania.


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Mattia ROSINI

Laureato in filosofia presso l’università La Sapienza di Roma, Mattia è giornalista professionista dal 2006. Parla inglese, francese e arabo, e attualmente vive a Berlino, dove insegna italiano e studia tedesco. Come giornalista, in Italia si è (...)

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