Bella prova di “europragmatismo” da parte dell’inedita coppia Giulio Tremonti-Jean Claude Juncker. Il ministro dell’economia italiano e il premier lussemburghese, in una tribuna sul Financial Times, perorano con ineccepibili argomentazioni la causa degli Eurobond. L’idea di emettere titoli obbligazionari europei, allo scopo di rimpiazzare una parte dei debiti sovrani nazionali, pur se stagionata, torna ora di attualità di fronte al moltiplicarsi degli attacchi speculativi contro i paesi periferici dell’UE. Certo, alcune delle economie più floride (Paesi Bassi, Germania, Austria) si oppongono strenuamente a un progetto di tal foggia, riluttanti a fare ulteriori sacrifici. Ma i cronisti finanziari più attenti hanno già rilevato che i mercati, sebbene in modo strisciante, stanno cominciando a spostare il mirino anche sugli stati membri più sicuri e con i conti più in ordine. E non per caso il rendimento dei bund tedeschi è quasi raddoppiato negli ultimi mesi. Gli Eurobond, presto o tardi, faranno comodo a tutti, anche a chi oggi non li vorrebbe.


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