I Rom costituiscono la minoranza etnica più antica d’Europa ; di origini indiane, sarebbero arrivati in Europa centrale a partire dal XII secolo. Nonostante la loro storia centenaria, i Rom rimangono ancora ampiamente sconosciuti e sono vittime di atteggiamenti ostili da parte delle popolazioni locali, che i Rom chiamano “gagè”.
Sin dal loro arrivo, i Rom si sono presentati come lavoratori metodici, artigiani, commercianti, artisti, indipendenti e polivalenti. Questo modus vivendi costituiva e costituisce ancora oggi un importante atout che risponde alle esigenze di un popolo sedentario che ha conosciuto la dispersione.

- Le grandi migrazioni delle popolazioni Rom dal X-XII secolo al XX secolo in Europa. In nero la diaspora originale, in rosso la seconda ondata migratoria. (Fonte : O Vurdón)
Per molto tempo i Rom hanno potuto mantenere la loro condizione di nomadi, ma, a partire dal XX secolo, si è diffuso a poco a poco un sentimento di choc culturale che ha fatto emergere un clima di esclusione e che ha raggiunto il suo parossismo nello sterminio nazista dei Rom durante la seconda guerra mondiale, quando ne furono uccisi 600 000. La loro storia, in seguito, ha conosciuto un momento di calma durante la dominazione sovietica in Europa centrale e orientale, la cui politica d’industrializzazione comunista, avida di mano d’opera poco qualificata, ha assorbito e reso sedentaria la maggior parte dei Rom nelle sue regioni. All’inizio degli anni 90 la storia ha ripreso il suo corso sotto il fuoco dei discorsi xenofobi e del risveglio dell’affermazione identitaria del popolo Rom.
Nell’esclusione, alimentata, da una parte, dagli stessi Rom e, dall’altra, dalle popolazioni locali, risiede il nodo centrale della questione. I Rom costituiscono una minoranza sociale, linguistica e in alcuni casi confessionale, e mantengono il loro status di esclusi attraverso tratti collettivi che li spingono a diffidare dal mondo esterno e a difendere la loro identità collettiva chiudendosi a guscio, a tal punto da permettere solo matrimoni tra Rom e rifiutare i sistemi educativi dei gagè. Le condizioni economiche in cui versano i Rom sono umilianti : “tra il 60% e l’80% dei Rom in Ungheria in età da lavoro sarebbe disoccupato. Più del 60% dei Rom in Romania vivrebbe sotto la soglia di povertà locale ; l’80% di questi non avrebbe nessuna qualifica.
In alcune comunità del sud e dell’est della Slovacchia, la totalità dei Rom adulti sarebbe priva di risorse. In Gran Bretagna, dal 10 al 20% dei lavoratori locali vivrebbe nella più totale indigenza mentre una percentuale che va dal 70 all’80% di rom residenti in alcune città francesi beneficerebbe di un reddito minimo di inserimento” (A. REYNIERS, « Les Roms d’Europe entre exclusion et intégration », Liberté, mai 2005). Bisogna inoltre citare i problemi sanitari e d’igiene che accentuano ancora di più la frattura con la società la quale, indifferente, sembra evolversi accanto a queste popolazioni relegate in fondo alla scala sociale, ai margini del progresso.
Trovare una soluzione a una questione tanto delicata è un’impresa ardua, vista l’eterogeneità del popolo Rom, entro il quale alcuni si sono sedentarizzati e altri restano nomadi. Come affrontare il problema : cercando il riconoscimento di una minoranza nazionale o di una nazione senza territorio ? Bisogna percorrere la via che porta a una sempre maggiore autonomia politica o a una cooperazione con i non-rom ? L’esigenza primaria dei Rom è quella di abbracciare il progresso e mettersi allo stesso livello della società moderna o di rimanere nel solco della tradizione che li ha guidati fin qui ? Combinare modernità e tradizione, integrazione e autonomia, quadro nazionale e internazionale : questo è il vasto e complesso programma che i politici dovrebbero affrontare in un gioco di sottili equilibri, avendo come unico punto di partenza il filo conduttore dell’emblematica identità Rom.

- Zingari deportati da Kozare a Jasenovac, entrambi campi di concentramento croati. Iugoslavia, luglio 1942 (Fonte : ushmm.org)
In effetti, l’identità collettiva dei Rom è rimasta forte e può essere utilizzata come leva di coesione dinamica e positiva in vista di un adattamento contemporaneo più vasto, senza ancora parlare di vera e propria integrazione… Ma di fronte a un mondo che li discrimina, la loro ricerca identitaria spesso flirta con alcune affermazioni spirituali, religiose, evangeliste e carismatiche verso le quali i Rom sembrano essersi rivolti negli ultimi anni, aggiungendo sfumature e complicazioni aggiuntive alla già difficile questione.
Le iniziate europee in concreto
Sulla questione dei Rom l’Unione Europea rimane fedele ai suoi ideali di protezione delle minoranze, di lotta al razzismo e all’intolleranza, di contrasto all’esclusione sociale, lavorando insieme al Consiglio d’Europa che ha stabilito un comitato di specialisti sui Rom e le popolazioni nomadi sulla base dei principi iscritti nella convenzione sulla protezione delle minoranze. Le iniziative europee sono promosse dalla Commissione europea, della D.G. Occupazione e Affari sociali, della D.G. Allargamento e della D.G. Relazioni Esterne. La D.G. Occupazione sta realizzando al momento un progetto di lotta alle discriminazioni attraverso tre programmi transnazionali gestiti dall’associazione Gitanos, il Berlin-Institut e il Sindacato per l’istruzione. Da maggio 2005 esiste un programma di formazione per i Rom, mentre un rapporto del 2004 sui Rom nell’Unione Europea elargisce suggerimenti e appoggio in materia di alloggio, istruzione, lavoro e assistenza sanitaria. Nell’ambito degli affari sociali la D.G. coopera con l’ufficio europeo d’informazione sui Rom (ERIO) in merito alle violazioni dei diritti umani nei confronti dei Rom.
Sono stati stanziati due milioni e duecento mila euro alla Bulgaria nel quadro del programma PHARE per progetti a favore delle minoranze svantaggiate : nove milioni di euro sono riservati a progetti nel campo della salute, dell’istruzione e dei servizi pubblici, indirizzati soprattutto ai Rom ; trenta milioni di euro sono disponibili per progetti che si rivolgono alle minoranze etniche. Tra le attività previste figurano un programma di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui Rom e un progetto a favore dell’istruzione di qualità rivolto soprattutto a questa comunità etnica.
La D.G. Relazioni esterne ha rivolto le sue iniziative ai Rom di Ucraina e Moldavia. Questa D.G. si occupa di violazioni dei diritti umani in generale, sebbene le risorse di cui dispone per le questioni relative ai Rom siano limitate.
Oltre alle iniziative dell’Unione e del Consiglio d’Europa, bisogna segnalare un importante programma, il “Decennio per l’integrazione dei Rom” : si tratta di un’iniziativa regionale, promossa dalla Banca Mondiale, l’OSCE, l’Unione Europea e l’Open Society Institute, con l’obiettivo di colmare il gap tra Rom e non-rom. Quattro ambiti sono interessati : l’istruzione, il lavoro, l’alloggio e la sanità, e consiste in piani d’azione che i governi dovranno realizzare nel corso dei prossimi dieci anni. È stato proposto di stabilire la sede della segreteria di questo programma a Budapest o Bucarest e di internazionalizzarlo.
Le iniziative, dunque, non mancano, ma resta ancora in sospeso la questione del controllo della realizzazione e del corretto svolgimento dei programmi che rivestono una dimensione particolare nel quadro della problematica dei Rom, in ragione della non-cooperazione delle popolazioni zigane e della loro mancanza di formazione che impedisce spesso la gestione dell’aiuto che viene loro procurato. Forse siamo ancora in una fase di raccolta dati e di presa di coscienza della secolare emarginazione che i Rom hanno subìto. Ancora una volta l’Unione Europea si assume la responsabilità di trovare una soluzione alla questione dei Rom, ai confini dei problemi politici, economici, sociali, etnici e storici.


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