I dieci italiani più influenti di Bruxelles (edizione 2013)

Rappresentano il fiore all’occhiello della poliedrica ed influente comunità italiana di Bruxelles : sono funzionari europei, eurodeputati, lobbisti, attivisti ma anche giornalisti, uomini (e donne) di cultura, artisti. Ecco la nostra Top Ten...


Fernando Gentilini : first class diplomat... e non solo

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Avvocato, diplomatico e scrittore. Fernando Gentilini è tutte le tre cose insieme. La carriera diplomatica inizia nel 1990 a Roma, presso il Ministero degli affari esteri. Nel 1996 la prima nomina « europea » come primo segretario alla Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’UE. Negli anni il suo curriculum si arricchisce sempre più : Rappresentante speciale dell’Unione europea in Kosovo, membro italiano della Cellula di Pianificazione Politica a Bruxelles, Rappresentante Speciale del Segretario Generale della NATO a Kabul. Attualmente Direttore per il Servizio diplomatico esterno dell’UE per l’Europa Occidentale, i Balcani Occidentali e la Turchia, ha avuto un ruolo cruciale nella lunga e delicata trattativa che, dopo anni di stallo e rancori, ha riportato alla normalità i rapporti tra Serbia e Kosovo, favorendo così l’avvio dei negoziati per l’ingresso della Serbia nell’UE e gettando le basi per un accordo tra il governo di Pristina e l’esecutivo europeo. Ma la sua grande esperienza nella gestione delle crisi internazionali non sarebbe stata possibile senza lo scrittore Gentilini. Con i suoi libri riesce a portare umanità tra i delicati equilibri della diplomazia : e allora la scrittura diventa un’attività complementare agli incarichi istituzionali. Diventa lo spazio in cui riflettere sulla complessa realtà degli « Infiniti Balcani », come recita il titolo di uno dei suoi libri più toccanti (Edizioni Pendragon, 2007), caratterizzati dalla sorprendente vitalità e allegria dei suoi popoli ; per conoscere e riconoscersi nella cultura afghana e sentirsi « Libero a Kabul » (Editori Riuniti, 2011) ; ma anche lo spazio per dare risposte a domande riguardo il motivo dell’impegno e della presenza delle organizzazioni internazionali in Afghanistan, come Gentilini scrive in « Afghan Lessons : Culture, Diplomacy, and Counterinsurgency » (Brookings Institution Press, 2013). Una riflessione, quella espressa nei libri, che dà pieno senso al suo lavoro di diplomatico e che gli consente di raggiungere la verità più profonda, perché, come ha affermato “Nei Balcani impari da subito che se una verità è semplice allora è una bugia”.

Roberto Gualtieri : il deputato che ama la storia

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Roberto Gualtieri è europarlamentare per il Gruppo dell’Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici (S&D). A nome del Parlamento europeo, ha partecipato alle negoziazioni per il Fiscal Compact e riveste il ruolo di sherpa per il gruppo di lavoro istituito dal presidente del Consiglio europeo Hermann van Rompuy per la riforma dell’Unione economica e monetaria. Durante le elezioni municipali in Kosovo dello scorso 3 novembre, Gualtieri è stato a capo della missione di osservatori UE per garantire la regolarità della delicata consultazione popolare, la prima dopo la sigla dell’accordo tra Kosovo e Serbia raggiunto nella primavera del 2013. Da profondo conoscitore della storia della Repubblica italiana e tra i redattori del “Manifesto per il partito democratico”, si batte per portare in Europa quella “nuova cultura politica riformista in cui si possano rinnovare le tradizioni storiche che hanno animato la democrazia italiana”. Gualtieri tempera gli impegni da eurodeputato con la sua passione per la storia : è docente di storia contemporanea all’Università di Roma “La Sapienza” e Vicedirettore della Fondazione Istituto Gramsci. L’imprinting storiografico si rivela anche negli scritti. Nei suoi libri Gualtieri racconta l’evoluzione dell’Unione europea a quattro anni di distanza da Lisbona e l’impatto della crisi economica, pur nella consapevolezza che le trasformazioni sono ancora in fieri, la comprensione di queste ultime per Gualtieri è la condizione fondamentale per stabilire il cammino futuro dell’Europa (così in « Prove di Europa unita. Le istituzioni europee di fronte alla crisi », con Giuliano Amato, Passigli, 2013).

Innocenzo Genna : piano con i lobbisti

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Nel mese di giugno Innocenzo Genna ha dato il suo primo concerto pubblico per piano a Bruxelles in una sala stracolma di gente al primo piano dell’Istituto di Cultura Italiana. Quella di compositore è tuttavia solo una tra le molteplici incarnazioni dell’eclettico quarantenne marchigiano. Genna è prima di tutto un navigato consulente assai conosciuto e apprezzato nel “villaggio globale” degli affari europei : non a caso figura tra i massimi esperti europei di regolamentazione in materia di telecomunicazioni. Dopo due lustri di attività in giro per alcuni blasonati studi internazionali, è stato prima general counsel del gruppo Tiscali, per poi salire al soglio della presidenza di ECTA, l’associazione europea degli operatori alternativi di telecomunicazioni. Attualmente è Council Officer di Euroispa, l’associazione europea degli Internet Service Providers. E non finisce qui. C’è anche un’altra veste grazie alla quale Genna si è ritagliato una pregiata nicchia di notorietà ed è quella di blogger. Dalle colonne dell’Huffington Post Italia e del suo personale taccuino online, Genna prova con successo decrittare i retroscena dell’universo delle telecom europeo. Spesso assumendo posizioni “contro” che fanno del personaggio croce e delizia di molti lobbisti brussellesi. Eppure, per un consistente spezzone della comunità italiana a Bruxelles, Innocenza Genna è soprattutto un formidabile compagno di chiacchiere, capace di deliziare amici e conoscenti con il suo pacato ma appuntito senso dell’umorismo e la sua straordinaria erudizione.

Marco Contiero : ONG vs OGM

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Laureato in legge (1999), si è specializzato in commercio internazionale (2003) e, in seguito, diritto ambientale europeo (2004). Dal 2006 Marco Contiero lavora per Greenpeace Europa per conto della quale è direttore della politica europea sull’ingegneria genetica e l’agricoltura sostenibile. È da anni promotore della campagna di sensibilizzazione contro gli organismi geneticamente modificati e ha le idee chiare sulla loro diffusione. Grazie al suo lavoro ha convinto l’Europarlamento a votare contro la contaminazione accidentale (0,9%) dei prodotti biologici ma, secondo Contiero, il vero problema resta il processo di decision-making messo in atto dalla Commissione. Contiero rappresenta in Europa gli interessi di Stati membri, ricercatori, organizzazioni di consumatori e agricoltori che criticano il sistema “autoreferenziale” dell’esecutivo europeo che si limita ad applicare le opinioni fornite da un unico organismo, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), senza svolgere una considerazione più ampia dei rischi e dell’impatto degli OGM, analisi che deve necessariamente precedere qualsiasi autorizzazione. Ma Marco non molla : di pari passo con la battaglia sulle soglie di contaminazione degli alimenti, rappresenta gli interessi di tutti coloro che chiedono un processo di valutazione sugli OGM più strutturato e partecipato.

Maurizio Molinari : giornalista a tutti i costi

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Maurizio Molinari, omonimo del più famoso inviato de La Stampa, è la prova che volere è potere. Non vedente dalla nascita, Maurizio è giornalista professionista dal novembre 2008. Per le testate italiane era principalmente un giovane portatore di handicap, difficilmente inseribile in una redazione. Da qui la decisione di partire per l’Europa, verso Bruxelles per uno stage presso l’Ansa, e poi il pendolarismo Bruxelles - Liverpool per un master in radio e giornalismo online. Oggi Maurizio, originario di Pescina (AQ), vive nella bolla di Bruxelles ed è freelance : collabora con numerose testate tra cui la Bbc, l’italiana Redattore Sociale e altre Ong, parla tre lingue e durante l’estate si è iscritto ad un corso di russo, sa usare i programmi di montaggio audio meglio dei suoi colleghi. In futuro vorrebbe trasferirsi in Inghilterra e continuare la collaborazione con l’emittente inglese per cui è responsabile di una rubrica radiofonica. Un’Italia che non garantisce il rispetto delle leggi contro le discriminazioni sul lavoro non è di certo nei suoi programmi futuri.

Federiga Bindi e la diplomazia culturale

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E’ il mese di marzo del 2012 quando, nonostante la primavera alle porte, all’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles si abbatte un vero e proprio ciclone tropicale che lo risveglia bruscamente dal lungo e profondo letargo in cui era soavemente ed indisturbatamente caduto da diversi anni. Il suo nome Federiga Bindi, con la G, come ci tiene sempre a sottolineare, fiorentina (ça va sans rien dire), professore aggregato presso l’Università di Roma Tor Vergata di organizzazione politica europea e nominata di chiara fama nuova direttrice dell’Istituto di Rue de Livourne. Nel suo curriculum importanti collaborazioni con think thanks americani come la Brookings e la John Hopkins University o europei come l’ Institut d’Études Politiques (Sc.Po.) oltre a prestigiosi incarichi nella pubblica amministrazione italiana ed internazionale. In poco più di un anno grazie alla sua dinamicità e costanza, e sacrificando a volte un po’ di finto savoir faire, è riuscita ad aprire l’Istituto alla numerosa comunità di Italiani di Bruxelles riempendolo di soci ed attività (ecco tutti i numeri e le cifre). Ce ne è per tutti, o quasi, infatti oltre a rilanciare le attività più “tradizionali” - come i corsi di lingua, il cinema, le mostre e gli incontri letterari – è riuscita a “svecchiare “ l’istituto con attività più innovative quali i corsi per i bambini, le conferenze internazionali, gli incontri con policy makers, i corsi di formazione per funzionari pubblici ed internazionali, attività culinarie – famose le sue schiacciatine che prepara personalmente nella nuova cucina dell’istituto per allietare mostre ed incontri - senza contare le indimenticabili partite degli ultimi europei. Convinta dell’importanza degli Istituti di cultura come centri di diplomazia culturale e public diplomacy è riuscita ad avvicinare all’istituto un pubblico internazionale allargandone il naturale bacino di riferimento e sfidando la tradizionale resistenza all’uso di lingue veicolari per la promozione della nostra cultura. Attivissima sui social networks (così come nell’inviare email !) ad oggi sembra che non ci sia un italiano a Bruxelles che non abbia sentito parlare dell’Istituto o di Federiga. Il risultato di tutto questo ? Indiscrezioni parlano già di un’imminente chiusura dell’istituto a causa di imprecisati tagli alla spesa.. ma come meravialigarsi.. in Italia lavorare poco e male paga sempre.

Giacomo Lariccia e Elisabetta Spada – aka Kiss’n’Drive : vita da artisti in Europa

Che non tutte le strade della nuova immigrazione italiana a Bruxelles facciano rotta verso la galassia talvolta autoreferenziale delle istituzioni europee sembra quasi superfluo rammentarlo. E tuttavia che la capitale belga abbia anche fatto da sfondo alla nascita artistica di alcune giovani e apprezzate leve della musica d’autore italiana, è forse un fatto meno scontato. Certamente meno noto. Almeno per chi non si è ancora imbattuto in Giacomo Lariccia ed Elisabetta Spada.

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Il primo, classe 1975, dalle pagine del proprio sito personale racconta la propria storia come quella di “un musicista che lascia l’Italia e trova l’America in Europa”. E che “ dopo aver percorso in autostop le autostrade del nord, chitarra in spalla, si innamora, alla fine, di Bruxelles e del Jazz”. Nel frattempo, dividendosi tra performance live in giro per il Belgio e per la madre patria, Giacomo fa il suo ingresso in punta di piedi sotto le luci dei riflettori : nel 2012 conquista la finale del prestigioso Premio Tenco, e il suo singolo più celebre “Povera Patria” sarà adottato da molti media nostrani come “inno ufficiale” della fuga dei cervelli italiani all’estero.

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Elisabetta Spada, in arte Kiss & Drive, può già fregiarsi di un successo più vasto, cominciato in Belgio ma presto allargatosi ai circuiti alternativi e indipendenti di mezza Europa. Ex assistente parlamentare presso il Parlamento europeo, la giovane romana ha conquistato il paese di adozione con il suo folk-pop soffice e sbarazzino, talvolta punteggiato di ammiccamenti elettronici, spesso avvolto negli arpeggi esotici dell’inseparabile ukulele. La sua prima hit è diventata una beniamina dei palinsesti radiofonici belgi. Facendo da trampolino di lancio ad una carriera che l’ha portata ad esibirsi sino a New York. Saranno famosi !

Caffé Italiano : il caffè più autentico di Bruxelles

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Da poco più di un anno anche la pletorica comunità italiana di Bruxelles ha potuto riabbracciare una di quelle consuetudini così radicate nel nostro DNA da far sentire irrimediabilmente la propria assenza non appena si trascorre qualche tempo lontano dal Belpaese. Parliamo della sacrosanta liturgia del caffè, quello consumato in piedi al bancone nello spazio di poche e spedite sorsate, spesso accompagnato da una chiacchiera interlocutoria con il barista oppure da una fugace scorsa al quotidiano sportivo del giorno. Sta tutto qui il successo del "Caffé Italiano” (un nome, una garanzia), ossia nell’aver riproposto nel cuore pulsante del quartiere comunitario di Bruxelles la stessa autentica semplicità del “bar sotto casa”, il calore del suo personale, i suoi interni un po’ dimessi. Chissà se Pietro e la sua grintosa equipe, quando al termine di un piccolo calvario burocratico con l’amministrazione belga hanno finalmente aperto i battenti, avessero immaginato un successo così straripante. E invece, sarà anche per l’assortimento di tramezzini, piadine e piatti caserecci a buon mercato prodigati dal menu, sarà perché caffè e cappuccino sono quelli “autentici”, e non solo maldestre approssimazioni o surrogati annacquati, il bar italiano è già diventato una piccola istituzione. Un appuntamento quotidiano per centinaia di compatrioti, uno di quegli snodi strategici in cui è impossibile non imbattersi in un amico, un collega, una conoscenza. E che, in men che non si dica, ha fatto anche breccia nel cuore degli stranieri.

Antitrustitalia : eravamo sei amici a Bruxelles e poi…

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Cinque avvocati, Francesco Carloni, Teresa Vecchi, Luca Crocco, Gianni De Stefano, Giorgio Castaldo e un esperto di economia, Massimo Tognoni : questo è Antitrustitalia, l’associazione che dal maggio 2011 lavora per creare un network strutturato che riunisca tutti i professionisti italiani che si occupano di antitrust a Bruxelles e che, fino ad oggi, intrattenevano contatti informali e saltuari. Cinque giovani che hanno pensato che un aperitivo o un “Pranzo Antitrust” fossero il modo migliore per aggiornarsi, scambiarsi opinioni, idee ed esperienze e per spezzare le routine dell’ufficio. Da una base di 40 associati, oggi Antitrustitalia può contare sull’adesione di oltre 140 persone che ogni mese si riuniscono per crescere dal punto di vista professionale attraverso lo scambio di vedute in un contesto amichevole. Una struttura giovane e leggera, quella di Antitrustitalia, che riesce a garantire l’organizzazione di eventi a cadenza regolare, il pluralismo delle idee e chiede in cambio la partecipazione proattiva di tutti i consociati. Il futuro prevede una sede sociale spaziosa che possa accogliere la crescente comunità di professionisti dell’Antitrust, un programma di seminari-dibattito tenuti da esperti delle politiche di concorrenza e l’organizzazione di eventi di più alto livello presso la Rappresentanza permanente italiana a Bruxelles.

Edgardo Maria Iozia : un eurocrate sui generis

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Edgardo Maria Iozia è un veterano della scena brussellese. Membro del Comitato Economico e Sociale dal 2004, dove si occupa principalmente di mercato interno, trasporti ed energia, è inoltre segretario nazionale della UILCA e presidente di UNIFinance. Alcuni, non a torto, lo considerano l’ombelico della comunità italiana nella capitale Europea e bisogna ammettere che, questo simpatico signore baffuto, i galloni se li è guadagnati tutti sul campo durante la sua decennale esperienza come sindacalista. Instancabile viaggiatore, oltre che a elaborare rapporti e partecipare a conferenze in giro per il mondo, Edgardo porta avanti una missione parallela : il suo più grande vanto è, infatti, quello di aver creato Prosolidar, una ONLUS unica nel suo genere che ogni anno permette la realizzazione di decine di progetti di cooperazione allo sviluppo principalmente in Africa, Asia e Sud America. In quest’attività è egregiamente supportato da un gruppo di cari amici - tutti expats - da lui ribattezzato “il club degli erasmiani”, con il quale ama riunirsi non solo per parlare di progettazione ma anche per fare sfoggio della sua indiscutibile vena culinaria. Del resto “senza il condimento della follia non può esistere piacere alcuno” diceva Erasmo.


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