I minareti e la paura dell’Altro


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Il voto elvetico anti-minareti ha scatenato cori di polemiche e proteste ma anche di consensi e approvazioni in tutta Europa. La verità evidente, ma troppo spesso ignorata o volutamente occultata da molti occidentali, è che l’Islam è un universo estremamente articolato e prismatico. Lo dimostrano le opere dello scrittore turco-tedesco Feridun Zaimoglu, le stesse che raccontano il dramma dell’immigrazione e al contempo ci rammentano con brutalità l’incapacità delle nostre società di accogliere e aiutare


Il voto elvetico anti-minareti ha scatenato cori di polemiche e proteste ma anche di consensi e approvazioni in tutta Europa. Chi ha denunciato le campagne allarmiste e xenofobe paventando una recrudescenza dell’integralismo islamico ; chi ha detto basta con il lassismo e la tolleranza nei confronti di Islam-Corano & Affini e chi si è augurato l’avvento di un Islam “illuminato” in grado di isolare gli elementi più pericolosi al suo interno. Nel frattempo le organizzazioni islamiche sperano di ottenere il riconoscimento di uno status politico e giuridico paragonabile a quello delle comunità cristiane ed ebraiche. La questione è tuttavia più complessa rispetto ai proclami generici o alle considerazioni di mera opportunità politica. Di chi e cosa parliamo quando diciamo “mondo musulmano” ? Di quali individui, di quale etnia, di quale Paese ? Dei sunniti o degli sciiti iracheni ? Dei talebani o di al-Qaida ? Della Nigeria o della Repubblica islamica dell’Iran ? E come la mettiamo con i musulmani laici ? La questione è che il termine “mondo musulmano” è scorretto, fuorviante, non esiste ; o meglio, non è certo quel monolito desiderato dagli estremisti.

In Italia ci sarebbe per esempio da chiedersi chi sono i giovani musulmani di prima o di seconda generazione nati e cresciuti in questo Paese. Quelli che non appartengono ad alcuna organizzazione o centro culturale in particolare, che frequentano le scuole, che sono inseriti nel mondo del lavoro, che parlano l’italiano e si sentono italiani a tutti gli effetti. Senza contare i figli di coppie miste, identità ibride e incerte alle prese di un faticoso percorso di integrazione.

Feridun Zaimoglu è uno scrittore nato nel 1964 in Anatolia, trasferitosi a pochi anni in Germania con la famiglia. Autore in lingua tedesca di numerosi romanzi pubblicati anche in Italia, descrive il mondo degli immigrati musulmani in Germania (È diventato famoso con Kanak Sprak, dove racconta la vita e lo slang meticcio degli immigrati turco-tedeschi). Lo scorso 21 novembre un suo testo è stato rappresentato per la prima volta in Italia al Teatro dell’Archivolto di Genova in collaborazione con il Goethe Institut (Vergini nere, in tedesco Schwarze Jungfrauen). Si tratta di un testo provocatorio, durissimo, con un linguaggio molto crudo, che ha come tema la convivenza di religioni e culture diverse. Redatto in cinque monologhi basati su interviste con donne musulmane che vivono in Germania, la performance è reduce di un successo travolgente in Germania. Dopo le letture di tre brave attrici (Simonetta Guarino, Rosanna Naddeo, Arianna Comes), ha fatto seguito un dibattito condotto da Farian Sabahi, docente di Storia dei Paesi islamici e Culture politiche dell’Islam all’Università di Torino e L’évolution politique et sociale en Iran all’Università di Ginevra, con la partecipazione della drammaturga tedesca Susanne Vincenz e la sottoscritta.

Nei monologhi sono emerse le contraddizioni di alcune donne musulmane in Germania (ma potrebbero essere in qualunque altro contesto europeo), con o senza velo, come “la bosniaca”, “la ragazza dei party”, “la convertita” e così via : donne lacerate tra passato e presente, storia e memoria, nostalgia e ansia di oblìo ; donne che sperimentano sulla propria pelle la condizione di non essere in nessun luogo. E allora c’è quella che si allontana dalla tradizione per poi ritornare ; quella che esprime odio e disprezzo verso la propria appartenenza per poi ricredersi e ripiombare nella “culla protettiva e rassicurante dell’integralismo”, come la ragazza delusa dagli amori andati a male con ragazzi dai quali si è sentita presa in giro : « La Germania mi ha rovinato penso che è bello che la Germania m’ha rovinato altrimenti sarei una contadina bosniaca e ci cago sopra. Mi è rimasto il mio Islam il fronte della jihad regge io sto con la jihad ma con amore penso che con amore un poco alla volta potrebbe anche funzionare jihad e amore e lì sarei finalmente un po’ felice per la prima volta in vita mia ».

Feridun Zaimoglu, attraverso i monologhi, non giudica e non commenta. Semplicemente ascolta e registra. Ce n’è per tutti nelle parole di queste musulmane che osservano con ironia i “tedeschi rammolliti” alla ricerca di amori trasgressivi con le pie ragazze velate. Ci sono le finto-evolute che manifestano un odio feroce nei confronti degli ebrei e dello Stato di Israele, ma anche nei confronti dei loro padri e mariti maschilisti a cui tutto è concesso e ai quali si ribellano con forza.. Non resta che la rabbia, la solitudine e il senso di frustrazione di una comunità femminile che cerca una via di uscita. Perché ho scelto di parlare di Feridun Zaimoglu ? Perché i suoi libri (a partire dall’intenso Leyla edito da Il Saggiatore) non parlano soltanto di donne, ma anche di uomini, musulmani e cristiani, e di società incapaci di accogliere e integrare. Così come le instabili e confuse politiche europee. Si è chiesto Ian Buruma in un illuminante articolo sul Corriere di qualche giorno fa : « Se gli svizzeri (e io aggiungo, se gli europei…) avessero maggiori certezze sulla loro identità, sarebbero ancora così spaventati dai loro cittadini musulmani ? » Risposta : « Probabilmente no ». Una questione su cui vale la pena riflettere.

(Foto : RICCIO « Il colore del ricordo inganna » ; fonte : flickr.com)

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Marina Gersony

Marina Gersony ha lavorato a Canale 5, in Rai con Enzo Biagi e al Tg3. Dopo aver curato le pagine culturali de L’Indipendente ha continuato la libera professione scrivendo di esteri e cultura per (...)
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