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I « partiti pirata » all’arrembaggio dell’Europa

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Quando i “geek” entrano in politica

Nato solo tre anni fa, il Partito Pirata svedese sembra essere sul punto di imporsi nel panorama politico del suo paese. Grazie a una situazione politica favorevole, il numero dei suoi membri è letteralmente esploso e un suo candidato è stato eletto alle ultime elezioni europee : il risultato è stato una moltiplicazione di partiti emuli nella maggior parte degli altri paesi europei. Chi sono gli attori di questo movimento il cui programma può riassumersi nella rivendicazione “Internet libero !” ?


La voce della “generazione internet”

Il Partito Pirata nasce in Svezia l’1 gennaio 2006, con il lancio del sito internet da parte del programmatore informatico Rickard Falkvinge. La finalità di questo partito, che rifiuta di essere generalista o schierato a destra o a sinistra nello scacchiere politico, si concentra su un tema preciso : fare emergere una reale “società dell’informazione”, attraverso un uso totale delle potenzialità offerte dalle nuove tecnologie. Per raggiungere questo scopo è necessario, secondo il fondatore del partito, eliminare gli ostacoli posti dai sistemi giuridici attuali e, soprattutto, difendere i diritti degli utenti di Internet. Concretamente, l’avvento della società dell’informazione e la rimozione di ostacoli che la intralciano si realizzano, secondo il Partito Pirata, attraverso il raggiungimento di tre precisi obiettivi :

- Riformare la legislazione sul diritto d’autore, che, secondo il Partito Pirata, non considera in modo equo e bilanciato gli interessi dei consumatori e degli autori-editori. Se l’obiettivo della legislazione sul diritto d’autore ha come finalità quella di promuovere la creazione e la diffusione della cultura, è assurdo, allora, criminalizzare lo scambio di file, perché è proprio quello che valorizza la creazione favorendo la diffusione delle opere. Ecco perché i “pirati” sono a favore della liberalizzazione totale del file-sharing a uso non commerciale. Piuttosto che criminalizzate, le reti P2P andrebbero favorite.

- Abolire i brevetti in tutti i settori (cioè non solo i brevetti di software ma anche, per esempio, i brevetti farmaceutici) a al fine di evitare la creazione di monopoli deleteri per la società. Il mancato profitto per i creatori di innovazione dovrebbe essere compensato da una “mutualizzazione” del costo della ricerca-sviluppo, cioè da un importante sistema di sostegno pubblico.

- Garantire il rispetto della vita privata e dei diritti fondamentali, sopprimendo tutti gli strumenti di controllo di internet, considerati intrusivi e repressivi, e abolendo le leggi antiterrorismo nate dopo l’11 settembre 2001.

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Rickard Falkvinge

Programmatore informatico, Rickard Falkvinge crea nel 2006 il Partito Pirata svedese e incarna la lotta per internet libero. (Foto : kenny_lex, flickr.com)

Non sorprende che la fetta di popolazione che ha recepito questo pensiero sia quella dei giovani, quella generazione che si pone all’avanguardia nell’uso delle nuove tecnologie, che ha vissuto da vicino l’avvento dei siti di scambio di file, da Napster a Pirate Bay, e per la quale i film e la musica sono, molto spesso, beni quasi gratuiti. Più della metà dei circa 50.000 pirati svedesi hanno meno di 29 anni, e l’organizzazione giovanile del movimento (“Ung Pirat”, giovane pirata) è oggi la prima organizzazione politica giovanile del paese per numero di membri. Sarebbe un errore considerare questo movimento un gruppo inoffensivo e strampalato di “geek” sfaticati, come hanno fatto alcuni commentatori. La sua nascita testimonia, al contrario, la crescente politicizzazione del tema del diritto d’autore, del libero accesso alla cultura e della volontà sempre più forte da parte della “generazione internet” di fare sentire la propria voce. Lo dimostra la straordinaria crescita del movimento, in Svezia ma anche in Europa e nel resto del mondo.

Da Stoccolma a Bruxelles

Con più di 50.000 membri, il Partito Pirata è al momento il terzo partito svedese più grande per numero di iscritti. Un successo sorprendente e repentino, senza dubbio dovuto a un’attualità politica favorevole, ma che testimonia anche quanto le rivendicazioni di questo partito siano compatibili con quelle di una frangia non trascurabile della popolazione, soprattutto tra i giovani. Tre eventi hanno indiscutibilmente dato una forte spinta alla crescita del partito : durante l’estate del 2008, la discussione al parlamento svedese della legge detta “FRA” che voleva autorizzare l’agenzia per le telecomunicazioni della difesa nazionale a mettere sotto sorveglianza tutto il traffico di internet scatenando un enorme dibattito in tutto il paese ; a gennaio 2009, il voto della legge IPRED, trasposizione della direttiva europea sulla tutela della proprietà intellettuale, che permette ai detentori di un diritto d’autore di obbligare i fornitori di accesso a internet a rivelare informazioni sugli utenti che condividono i file ; infine, ad aprile 2009, i dirigenti del sito di scambio di file torrent “The Pirate Bay” (che, malgrado il nome, non ha nessun grado di “parentela” con il Partito Pirata) sono stati condannati a un anno di prigione e al pagamento di una multa per istigazione alla violazione del diritto d’autore. Da questo caso, che ha scatenato un vero e proprio scandalo in Svezia (tanto più che dopo è emerso che il giudice incaricato del processo era legato a diverse organizzazioni in difesa del diritto d’autore), è scaturita la reazione che ha dato vita al Partito Pirata e che ha fatto letteralmente esplodere il numero dei suoi membri, passato da 12.000 a 50.000 in poche settimane.

I pirati hanno poi registrato un sorprendente 7,1%, alle elezioni europee dello scorso giugno, quinti per preferenze in Svezia. Un risultato che ha permesso loro di inviare un rappresentante all’assemblea di Strasburgo nella persona di Christian Engström, vicepresidente del partito, e, eventualmente, un secondo rappresentante in caso di entrata in vigore del trattato di Lisbona (che farebbe aumentare il numero dei deputati svedesi da 18 a 20). Il rappresentante supplementare sarebbe la studentessa Amelia Andersdotter, che potrebbe diventare a soli 22 anni la più giovane eletta dell’emiciclo europeo.

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Il logo del Partito Pirata

Anche se non sono “parenti”, il Partito Pirata ha probabilmente approfittato della somiglianza del suo nome a quello del sito “The Pirate Bay”, protagonista dello scandalo scoppiato lo scorso aprile in seguito alla condanna dei suoi dirigenti. (Fonte : Piratenpartei Deutschland)

Ma il successo del Partito Pirata non si limita alla Svezia, nonostante questo paese rappresenti tuttora il cuore del movimento. Dal 2006, infatti, molti sono stati gli emuli negli altri paesi e il Partito Pirata ha intrapreso una vera “internazionalizzazione”, favorita dalla sua grande visibilità su internet. Oggi esistono partiti pirata in più di 30 paesi nel mondo, alcuni dei quali sono riuniti sotto il grande “Partito Pirata Internazionale”, che conta tra i suoi membri 11 partiti pirata nazionali dell’UE, tra cui Francia e Germania. D’altronde, è in questi paesi che i “pirati” ottengono i risultati più convincenti fuori dalla Svezia, con la vittoria, nel 2009, di seggi nei consigli comunali delle città di Aix la Chapelle e Münster, e un risultato più che onorevole alle elezioni legislative del 27 settembre scorso : con il 2% dei voti, il “Piratenpartei Deutschland” è stato il sesto partito eletto allo scrutinio e il primo dei partiti non rappresentati al Bundestag.

Influenza “P” ?

Sarebbe, ovviamente, un’esagerazione dire che il Partito Pirata svedese o la sua sfera d’influenza europea dispongano già di un potere politico rilevante. Senza eletti in nessun parlamento nazionale o regionale e con un solo (o forse presto due) deputato al Parlamento europeo, i pirati non possono (ancora) pretendere di trasformare la scena politica europea in modo significativo. Ciononostante, sarebbe sbagliato sottovalutarli.

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Amelia Andersdotter

Con più del 7% dei voti alle elezioni europee del 2009, il Partito Pirata svedese ha inviato un rappresentante a Strasburgo. Un secondo rappresentante potrebbe arrivare al Parlamento europeo in caso di ratificazione del trattato di Lisbona : si tratterebbe di Amelia Andersdotter, di soli 22 anni. (Foto : cybriks, flickr.com)

Per godere di una struttura solida e dei vantaggi conferiti ai gruppi politici (in termini di tempo di parola, partecipazione alle commissioni parlamentari e redazione dei rapporti), il deputato del Partito Pirata al Parlamento europeo ha scelto di unirsi al gruppo dei Verdi, già molto impegnato nel tema del diritto d’autore e del libero utilizzo di internet. Questa prova di pragmatismo politico potrebbe rivelarsi presto utile, in vista della ripresa, ormai prossima, del dibattito sul pacchetto per la liberalizzazione del mercato delle telecomunicazioni. Questo pacchetto era stato al centro di una forte polemica alla fine dell’ultima legislatura, soprattutto a causa del famoso “emendamento 138” attraverso il quale il Parlamento europeo si opponeva indirettamente alla strategia della “risposta graduale” (secondo la quale l’interruzione di internet può essere decretata da un’autorità amministrativa e senza decisione giuridica in caso scambio illegale di contenuti a mezzo di tecnocontrollo sistematico) voluta dal governo francese. Anche se questa disposizione è stata invalidata dal Conseil Constitutionnel francese, la ripresa del dibattito potrebbe trasformarsi in una vero e proprio match tra sostenitori di un internet libero e difensori del diritto d’autore, dibattito nel quale il rappresentante del Partito Pirata potrà far sentire le sue ragioni.

Il movimento pirata potrebbe soprattutto, se continua a crescere, acquisire una vera influenza “sociale”, aldilà dei parlamenti. In Svezia e, sempre di più, in altri paesi europei, molti giovani si riconoscono nell’identità moderna e creativa di questo movimento, come testimonia il numero in forte crescita dei membri, che stanno per raggiungere il livello dei partiti storici, che, invece, perdono terreno. Il movimento comincia anche ad attirare a sé personalità non appartenenti all’universo giovanile e conosciute negli ambienti politici e culturali, come lo scrittore svedese Lars Gustafsson. Infine, la presenza dei pirati potrebbe avere un impatto importante sulla scena politica, perché la loro conoscenza della comunicazione politica per mezzo di internet (Facebook, Twitter, Youtube ecc.) potrebbe costringere alcuni partiti politici tradizionali un po’ “passati” ad adattarsi velocemente. In sintesi,anche se non sappiamo cosa ne sarà del movimento pirata, se resterà una specificità svedese o se proseguirà il suo sviluppo in altri paesi, se resterà focalizzato sul tema di internet libero o se si trasformerà in un movimento più generalista, se il suo successo si rivelerà effimero o durevole, è ragionevole pensare che questo movimento possa prefigurare una nuova forma di impegno politico.

(Foto logo : ConcettoPR, flickr.com)


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