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IRLANDA : la tigre celtica non ruggisce più

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Alle origini della crisi economica (e non solo) che ha colpito l’isola di San Patrizio

La crisi economica finanziaria globale non ha lasciato indenne l’Irlanda. Bolla immobiliare e forte sostegno al sistema bancario nazionale avevano consentito negli anni passati un invidiabile grado di sviluppo del sistema economico del paese. Agevolazioni finanziarie, corporate tax favorevole e flessibilità del mercato del lavoro spingevano inoltre le multinazionali a installarsi nel paese. Lo scoppio della bolla immobiliare e finanziaria ha interrotto un exploit economico che sembrava inarrestabile. Anche dal punto di vista politico il “no” uscito dal referendum irlandese sull’adesione al “Trattato di Lisbona” (giugno 2008) ha minato la statura europea del paese che si trova ora a dover ripetere la votazione, prevista dalle autorità politiche locali entro fine 2009. Recenti sondaggi darebbero i favorevoli al 51% : la paura di restare isolati sta forse facendo fare significativi passi verso l’ombrello europeo ?


Anatomia di una debacle economica

La “tigre celtica” si trova ad affrontare una duplice crisi, quella del settore finanziario e quella del settore edilizio e immobiliare domestico, ed è questo mix letale ad arrestare il paese, abituato a livelli di crescita impressionanti nell’ultimo decennio, oscillanti tra il 6% e l’11% annuo, al di sopra di ogni media europea. Poiché il settore immobiliare è uno dei segmenti sui cui pesa di più la crisi del credito, la situazione è notevolmente complicata.

L’Irlanda è ufficialmente entrata in recessione a settembre 2008 dopo avere registrato un PIL decrescente per due trimestri consecutivi e le previsioni per il 2009 e 2010 non sono per nulla incoraggianti. La Commissione Europea prevede una contrazione del PIL per il 2009 pari al 5% e un aumento della disoccupazione da un attuale 6.5% al 9.7%. Più pessimiste sono le stime del governo irlandese, presieduto da Brian Cowen, che prevede forti problemi di spesa pubblica e ritiene che il rapporto deficit-PIL possa arrivare a quota 12% entro cinque anni.

Con un attuale deficit di bilancio pari a 9,4 miliardi di euro, il governo si trova davanti alla necessità di risanare i conti dello stato. Il problema è che, viste le nefaste previsioni in termini di licenziamenti e contrazione dei consumi, il timing non è sicuramente dei più favorevoli per attuare tagli alla spesa pubblica. I tempi in cui i funzionari pubblici irlandesi erano pagati il 40% in più rispetto alla media europea diventeranno ben presto un amaro ricordo.

Nel mese di marzo 2009 il governo irlandese è ricorso dunque all’emissione di titoli di stato per l’ammontare di 1 miliardo di euro ; sebbene la notizia possa sembrare non straordinaria è da evidenziare che si tratta della prima asta di bonds statali negli ultimi quattro anni, sintomo di una forte e inedita pressione sulla finanza pubblica.

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La crisi imperversa, il malcontento pure

Foto : Informatique ; fonte : flickr.com

Nel mese di ottobre 2008, in seguito al forte crollo della Borsa, che in una sola giornata di negoziazioni ha ceduto il 12,5%, il governo è stato obbligato a varare un piano che garantisce unilateralmente tutti i depositi bancari per i successivi due anni. A dicembre è stato adottato un piano di 5,5 miliardi di euro per salvare le prime tre banche del paese : Allied Irish Bank, Bank of Ireland e Anglo Irish Bank ; quest’ultima la più esposta nel mercato immobiliare. L’Anglo Irish Bank è stata poi nazionalizzata nel gennaio 2009 dopo giorni di forti crolli del titolo e corsa agli sportelli da parte dei correntisti per ritirare i fondi.

In particolare la vicenda della Anglo Irish Bank è stata costellata da episodi molto gravi di cattiva gestione : il chairman Sean FitzPatrick per esempio è stato estromesso dopo la scoperta di prestiti personali concessi allo stesso non evidenziati nei documenti contabili ; l’outstanding, al momento della scoperta era di non poco conto (87 milioni di euro). Inoltre sono emersi ulteriori prestiti a clienti di lunga data finalizzati all’acquisto di azioni della banca stessa, per sostenerne il titolo : l’ammontare di tali transazioni ammonta a 451 milioni di euro e la rivelazione ha dato il via a una messe di azioni legali.

La bolla immobiliare scoppia, le multinazionali preparano la fuga

Per quel che concerne la bolla immobiliare irlandese, la crisi avanza di pari passo con il suo sgonfiarsi. I prezzi delle case sono crollati drasticamente dopo aver registrato delle impennate senza precedenti negli ultimi anni. Nel 2007 sono stati realizzati in Irlanda 78mila nuovi edifici, nel 2008 sono stati 50mila, mentre nel 2009, il numero di nuove costruzioni dovrebbe registrare un drastico calo, aggirandosi sulle 20mila unità. Per quanto riguarda l’acquisto di case, nel 2008 vi è stato un crollo del 60% solo nell’area di Dublino. L’indice elaborato dall’Economist mostra come il mercato immobiliare irlandese sia cresciuto negli ultimi 11 anni del 201%, incentivando speculazioni e investimenti edilizi che si trovano ora in parte incompiuti vista l’assenza di domanda, e l’accesso al mercato del credito molto difficoltoso. Il settore immobiliare, tradizionalmente trainante nelle economie emergenti più avanzate, si è infine trasformato in una pesante zavorra per il sistema Irlanda.

La tigre celtica si trova dunque davanti ad una situazione tortuosa. Anche le grandi società americane, un tempo installatesi felicemente sul territorio, prevedono licenziamenti e rilocalizzazioni nei paesi dell’est (i benefici del sistema favorevole di corporate tax non sono più così attraenti). Il gigante dell’informatica Dell ha annunciato che chiuderà tutti i principali impianti in Irlanda e taglierà 1.900 posti di lavoro per spostare la produzione in Polonia. Il gruppo zurighese SR Technics intende anch’esso chiudere la sede di Dublino, che occupa 1135 persone. Anche Waterford Wedgwood, la famosa fabbrica di cristalli, non è stata risparmiata dalla crisi ed è finita in amministrazione controllata.

In questo scenario di delocalizzazioni e licenziamenti l’unica ondata di ottimismo sembra venire da Facebook, la compagnia di social network americana, che ha inaugurato recentemente la propria sede europea a Dublino, unendosi agli altri giganti tecnologici quali Google, Ebay e Paypal, e che è in questo momento alla continua ricerca di personale.

Per un paese che ha vissuto un boom economico così rapido e un’altrettanto brusca discesa, resta da domandarci se lo sviluppo che l’Irlanda ha registrato negli ultimi anni sia stato sufficiente a gettare le basi per una solida e autonoma economia di mercato.

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Mary McAleese, Presidente irlandese

Fonte : servizio audivisivo della Commissione Europea

‘L’Irlanda è stata consumata dal consumismo’, con queste parole Mary McAleese, Presidente della nazione, ha spiegato il rapido crollo irlandese. Gli irlandesi travolti dal boom economico hanno consumato con scarsa oculatezza ricorrendo al debito in misura eccessiva. Le stime ufficiali ritengono che ogni contribuente abbia contratto un debito di 100.000 euro. La somma complessiva per i quattro milioni di irlandesi ammonterebbe a un totale di 400 miliardi di euro che le banche non vedranno presto entrare nelle loro casse. L’Irlanda è dunque in battuta di arresto e il governo ha davanti a sé anni difficili. Gli artigli della tigre si sono ritratti e per un po’ probabilmente non si faranno sentire.

Può la crisi rianimare l’europeismo degli irlandesi ?

Anche dal punto di vista politico il “no” irlandese al referendum per l’adesione al Trattato di Lisbona del 12 giugno 2008 ha complicato ulteriormente le cose, generando uno stato di crisi nelle relazioni del paese con l’Unione Europea ; si crede che la sua posizione di Stato membro possa essere messa a rischio, qualora un secondo referendum popolare non rimettesse a posto le cose. Nella ipotesi più sfavorevole (anche se attualmente non probabile) l’Irlanda potrebbe trovarsi perfino a combattere una decisione degli altri Stati membri tendente a relegarla nella posizione di “membro associato”. E’ davvero paradossale che un paese di appena quattro milioni di abitanti, meno dell’1% della popolazione europea, possa mettere un veto a mezzo miliardo di cittadini della UE ; ma questo è un tema che attiene alle regole comunitarie e la cui discussione porterebbe troppo lontano.

Un recentissimo sondaggio dell’Irish Times mostra comunque un atteggiamento più favorevole del popolo irlandese nei confronti dell’adesione al Trattato di Lisbona : attualmente vincerebbero i “si” con il 51%, mentre il 33% voterebbe “no”. Lo stato dell’economia ha probabilmente suggerito agli elettori del ceto medio ed ai contadini di cambiare opinione sull’Europa ; forse il confronto tra l’Irlanda e un paese non membro dell’UE, l’Islanda, è stato determinante. Quest’ultima di recente è praticamente fallita in seguito al collasso delle proprie banche ed ora una parte dei politici locali, non senza contrasti, sta pensando di organizzare una procedura di adesione rapida all’UE come ultima risorsa disponibile per la salvezza.

In Irlanda intanto i politici stanno decidendo la data del prossimo referendum ; la situazione è alquanto confusa, anche se il premier Brian Cowen ha comunque assicurato che una nuova tornata elettorale si terrà entro la fine di quest’anno.

Come se le complicazioni non bastassero, recentemente le tre agenzie di rating (Moody’s Investors Service, Fitch e S&P) hanno abbassato l’outlook paese da stabile a negativo (il rating rimane ancora – ma per quanto ? – un ottimo tre A). Dietmar Hornung, analista del credito presso Moody’s di Francoforte, ha commentato che il merito dei bonds irlandesi potrebbe subire un downgrade nei prossimi 12/18 mesi, perdendo la tripla A che consente tutt’oggi al paese di finanziarsi a tassi favorevoli. Anche se come rivela l’Economist in un articolo del 19 marzo 2009 intitolato “The party is definitely over”, lo yeld del bond statale irlandese decennale rimane attualmente al 6%, mentre quello del bund tedesco anch’esso decennale è al 3,2%. Evidentemente i mercati finanziari stanno già anticipando nei fatti un degrado del merito finanziario della tigre celtica. Da ultimo vale la pena di ricordare che l’Irlanda, a tutt’oggi membro effettivo della UE e soprattutto avendo aderito all’euro, non puo’ nemmeno pensare minimamente a svalutazioni della moneta per restaurare la competitività. La strada intrapresa dal governo, è quella di presentare ad aprile un’altra variazione della manovra finanziaria che punta ancora ad un taglio della spesa pubblica (es.pensioni) e ad un innalzamento delle imposte sul reddito, mantenendo però al 12,5% la corporate tax che tanto successo ha avuto nel passato come acceleratore dello sviluppo. Poiché negli ultimi 12 mesi è questa la quarta manovra finanziaria statale, è lecito chiedersi se sarà sufficiente.

(Foto logo : kevindooley ; fonte:flickr.com)


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Malcom X
1er avril 2009
17:05
IRLANDA : la tigre celtica non ruggisce più

complimenti per l’articolo. precisa e chiara, questa marina andrà lontano.

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Balbo
2 avril 2009
01:19
IRLANDA : la tigre celtica non ruggisce più

Marina. complimenti !! Bellissimo articolo

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Oksana
2 avril 2009
11:10
IRLANDA : la tigre celtica non ruggisce più

Bravo Marina !

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GVC
5 mai 2009
17:57
IRLANDA : la tigre celtica non ruggisce più

Ottimo ! Un articolo da giornalista economico esperto. Bravissima !

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Anna Lisa
7 mai 2009
03:37
IRLANDA : la tigre celtica non ruggisce più

Brava marina ! Veramente un ottimo articolo sia per lo stile che per il contenuto. Brava, continua così !

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Auteurs

Marina TAMAGNINI

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Francesco su Un cambio di tattica all’interno di (...) | 30 gennaio 2012, 14:34 (7)

ottima analisi e sintesi della politica del PCI, soprattutto del suo capo carismatico, riguardo la questione morale hai trattato un argomento molto delicato in modo perfetto (...)

aletave su Un cambio di tattica all’interno di (...) | 28 gennaio 2012, 19:50 (7)

Chiaro e illuminante, complimenti!

Lu su Un cambio di tattica all’interno di (...) | 24 gennaio 2012, 12:33 (7)

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