Il Consiglio dell’Unione europea

Struttura e competenze

Parlare di Europa o di istituzioni europee non è mai facile. Che sia per mancanza di informazione, o più semplicemente per scarso interesse, i cittadini sono sempre, o quasi, poco informati al riguardo. Il più delle volte, infatti, si è portati a pensare all’Europa e alle sue istituzioni come a qualcosa che, pur sfiorandoci, non ci coinvolge mai direttamente ; e anche i media, da parte loro, tendono a parlarne poco e male, rendendo reale il rischio di generare incomprensioni.


Un esempio su tutti è rappresentato dal Consiglio dell’Unione europea, troppo spesso confuso con il Consiglio europeo, o peggio ancora con il Consiglio d’Europa. Quest’ultimo, in particolare, non è un’istituzione comunitaria ma un’organizzazione internazionale, del tutto indipendente dall’Unione europea e con sede a Strasburgo, che riunisce 47 paesi al fine di promuovere la democrazia e “proteggere i diritti umani e lo stato di diritto in Europa”. Il Consiglio europeo è invece un’istituzione europea composta dai capi di Stato e di governo degli Stati membri e dal Presidente della Commissione europea, ed è l’organo che definisce le priorità della politica europea.

Il Consiglio dell’Unione europea, invece, ha sede a Bruxelles ed è l’istituzione che più di ogni altra rappresenta i singoli Stati membri, essendo il luogo dove i ministri di ciascun paese europeo si riuniscono per adottare leggi e coordinare le politiche comunitarie. Si configura pertanto come un polo essenziale per l’intera Unione, sia in un’ottica intergovernativa che di sostenibilità dei processi decisionali, perché consente agli Stati membri di interagire tra loro – anche grazie all’interazione continua con il Parlamento e la Commissione europea – e di adottare decisioni a maggioranza. Decisioni che hanno per oggetto una grande varietà di temi, proprio in virtù delle tante funzioni svolte dal Consiglio.

Difatti, oltre a esercitare congiuntamente con il Parlamento europeo la funzione legislativa e quella di bilancio, il Consiglio dell’Unione Europea si occupa anche di coordinare le politiche economiche di tutti gli Stati membri (sempre nel rispetto delle politiche nazionali di ciascuno di essi), di definire e implementare una politica estera e di sicurezza comune, di concludere accordi internazionali (conferendo alla Commissione europea il mandato di negoziare a nome dell’UE, sia con paesi terzi che con organizzazioni internazionali) e di adottare misure nel settore della cooperazione di polizia e giudiziaria, assicurando, ad esempio, che una sentenza emessa in un determinato paese venga riconosciuta anche negli altri.

Composizione

Secondo quanto stabilito dall’art. 16 del Trattato sull’Unione europea, il Consiglio è composto da un ministro per ciascuno Stato membro più il commissario europeo responsabile del tema in esame. I ministri dei singoli Stati sono convocati di volta in volta sulla base dell’argomento oggetto di trattazione : ciò significa che il Consiglio si riunisce in varie formazioni a seconda delle aree di competenza interessate. Il Trattato di Lisbona ha definito dieci formazioni :

• Affari generali ; • Affari esteri ; • Affari economici e finanziari (Ecofin) ; • Agricoltura e pesca ; • Giustizia e affari interni ; • Occupazione, politica sociale, salute e consumatori ; • Competitività ; • Trasporti, telecomunicazioni ed energia ; • Ambiente ; • Istruzione, gioventù e cultura.

Tra tutte le formazioni, ce ne sono due, il Consiglio “Affari generali” e il Consiglio “Affari esteri”, che presentano caratteristiche particolari rispetto alle altre. La prima, infatti, si trova in una posizione che potremmo definire sovra-ordinata, in quanto assicura la coerenza dei lavori delle varie formazioni e “prepara le riunioni del Consiglio europeo e ne assicura il seguito in collegamento con il presidente del Consiglio europeo e la Commissione” (art. 16, par. 6). Il Consiglio “Affari esteri” invece, è, dal 1° dicembre 2009, l’unico a conduzione esterna, poiché presieduto dall’Alto Rappresentante per la politica estera dell’Unione (e non a rotazione semestrale come avviene per le altre formazioni) [1] , e si preoccupa di elaborare l’azione esterna dell’Unione sulla base delle linee strategiche definite dal Consiglio stesso, assicurandone la coerenza dell’azione.

Modalità di voto

Ancora oggi il sistema di voto utilizzato dal Consiglio dell’Unione europea per adottare le decisioni è quello di Nizza, sebbene il Trattato di Lisbona del 1° dicembre 2009 abbia introdotto la formulazione della maggioranza qualificata, secondo un modello definito di “doppia maggioranza”, modello che entrerà ufficialmente in vigore il 1° novembre 2014. Il sistema di Nizza, in particolare, prevede una ponderazione di voti attribuita agli Stati membri sulla base di un criterio che tiene conto della popolazione di ciascuno Stato : quanto più numerosa è la popolazione di un paese, tanto maggiore è il numero di voto a disposizione dello stesso. Con questo sistema la maggioranza si considera raggiunta soltanto in presenza del voto favorevole della metà più uno degli Stati (o dei 2/3 nel caso di decisioni non prese su proposta della Commissione). È evidente però come ci sia uno squilibrio a vantaggio di quei paesi che vantano una popolazione più numerosa degli altri. Proprio per questo il compromesso che è stato raggiunto in sede del Consiglio ha portato all’adozione del sistema di votazione “a doppia maggioranza”. Pertanto, dal 1° novembre prossimo, affinché una proposta sia adottata, serviranno due tipi di maggioranza : una maggioranza di paesi (almeno 15) e una maggioranza della popolazione totale dell’UE (la popolazione dei paesi a favore dovrà rappresentare almeno il 65% della popolazione europea).

Questo meccanismo, per quanto complesso, conferma il grado di democraticità di questa istituzione, capace più di qualsiasi altra di dare voce a ciascuno degli Stati membri. Una democraticità e un’importanza che ci coinvolge direttamente, soprattutto in considerazione del semestre di Presidenza italiana che si è aperto il 1° luglio 2014 e che nei prossimi mesi vedrà il Bel Paese alle prese con un’Europa rinnovata innanzitutto dalle elezioni del maggio scorso.


[1] Per quanto riguarda la Presidenza delle formazioni del Consiglio, questa è esercitata dai rappresentanti degli Stati membri secondo un “sistema di rotazione paritaria” che prevede un incarico della durata di sei mesi. Sulla base di quanto stabilito con il Trattato di Lisbona, però, ciascun mandato rientra un sistema di “team presidencies”, in cui ciascuna Presidenza viene esercitata da gruppi predeterminati di tre Stati membri - scelti tenendo conto delle diversità tra Stati e nel rispetto degli equilibri geografici europei - per periodo consecutivo di 18 mesi, in modo tale da assicurare un raggio d’azione più ampio e coerente. Nel periodo in cui ciascun membro esercita i propri sei mesi di Presidenza, gli altri due assistono la Presidenza in tutti i suoi compiti, sulla base di un programma comune. Compito della Presidenza è quello di dirigere le riunioni ad ogni livello (Consiglio, Comitato dei rappresentanti permanenti e gruppi), proporre orientamenti ed elaborare i compromessi necessari all’adozione di decisioni da parte del Consiglio.


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Simone BUSCHI

Laureato in Scienze della comunicazione, curriculum politico-istituzionale, presso l’Università di Roma Tor vergata. Iscritto alla specialistica in Scienze dell’informazione, della comunicazione e dell’editoria presso lo stesso (...)

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