Per molti italiani Jerzy Buzek è solo uno dei tanti euro-nomi impronunciabili, come Van Rompuy o Juncker. Il polacco Buzek, in realtà, è stato e sarà ancora per qualche settimana il presidente del primo Parlamento europeo che ha votato sotto il Trattato di Lisbona. Un parlamento più potente, quindi, con più responsabilità e voce in capitolo. Vale la pena ricordarlo oggi, mentre il suo mandato di 2 anni e mezzo volge al termine e il dibattito su chi verrà eletto come prossimo presidente dell’emiciclo prende il via. Vale la pena perché ci sono tre candidati che potrebbero dare direzioni diverse alle politiche europee : il socialista tedesco Marti Schulz, la liberale inglese Diana Wallis e il suo connazionale conservatore Nirj Deva.
Mentre molti media nazionali vi propongono improbabili teorie sull’Europa delle banche, vi presentiamo qui i tre candidati. Perché questi signori, eletti direttamente dai cittadini europei alle europee del 2009 (mentre noi eleggevamo, tra gli altri, Iva Zanicchi e Barbara Matera – con voto di preferenza), voteranno ed emenderanno quelle direttive e regolamenti europei che dettano legge anche in Italia.
Bye bye Jerzy
L’ex primo ministro polacco ha presieduto l’assemblea di Strasburgo tra il 2009 e l’inizio del 2012. Anni duri, di crisi economiche scampate e poi ritornate a colpire duro. Jerzy Buzek lascia il Parlamento mentre l’euro, l’intera Unione e soprattutto l’idea di solidarietà comunitaria sono a rischio di estinzione. “Se anche Sparta e Roma sono perite – ha detto nel suo discorso d’addio a Dicembre, citando Jean-Jaques Rosseau – quale stato può sperare di durare in eterno ? Noi Europei non dobbiamo illuderci che l’UE faccia eccezione”. Il Parlamento, negli ultimi anni, ha esercitato il mandato popolare su scelte molto importanti. Per citarne alcune : le regole sulla supervisione finanziaria, il pacchetto di governance economica, vari dossier sui diritti dei consumatori e regolamenti sui diritti dei passeggeri.
Lady D., la liberale
Diana Wallis, nata nel 1954 nella contea dell’Hertfordshire a due passi da Londra, è membro del Liberal Democrats Party di Nick Clegg. Al Parlamento europeo è approdata nel 1999 ed è stata rieletta per ben 3 volte. Se guardiamo a come si è comportata nei primi due anni e mezzo dell’ultimo mandato, vediamo che ha partecipato al 75% dei voti, attestandosi sotto la media del suo gruppo, l’ALDE (85%). In più, di questi tempi, farà piacere sapere che si è astenuta durante il voto parlamentare (positivo) per introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie. Si potrebbe chiosare che lady Diana è stata eletta a due passi dalla City di Londra.
Può rincuorarci, invece, che si sia espressa a favore della richiesta alla Russia di chiudere le centrali nucleari con reattori “tipo Chernobyl”, ancora numerose. Chi invece si aspetta risposte scontate sulla politica di genere dalla signora Wallis, rimarrà stupito nello scoprire che ha votato contro la Direttiva per il congedo di maternità, che prevede più diritti per le donne-madri ed estende a tutta l’UE il congedo di paternità.
Nirj : good old fox
Uomo politico molto navigato e anche businessmen, Nirj Deva è il ritratto del conservatore D.O.C. . Nato nel 1948 in Sri Lanka, ha un curriculum chilometrico che lo vede inizialmente research fellow, per poi divenire imprenditore e figura attivissima nel Conservative Party di David Cameron. Il pedigree conservatore l’ha affermato anche nei suoi recenti voti al Parlamento europeo. Mr. Deva ha detto “no !” rispettivamente a : pacchetto di governance economica europea, programma quadro per lo sviluppo di energie rinnovabili e uscita dal nucleare, tassa sulle transazioni finanziarie e congedo di maternità.
Deva è stato anche un po’ latitante in aula, dove ha votato solo il 69,55% delle volte. Come membro della Commissione Sviluppo del Parlamento, è stato molto attivo sui temi dei diritti umani. Tra le sue domande scritte alla Commissione, figurano temi come gli aiuti europei allo Zimbawe, i diritti umani in Bangladesh, la guerra nel Nord dell’Uganda e la carestia in Etiopia ed Eritrea.
Schulz, la suggerirò per il ruolo di ...
“Signor Schulz, so che in Italia c’è un produttore che sta montando un film sui campi di concentramento nazisti : la suggerirò per il ruolo di kapò” (dibattito con Silvio Berlusconi, Parlamento europeo, Luglio 2007). Fu così che gli italiani impararono il nome di Martin Schulz, storico leader dei socialdemocratici al Parlamento europeo.
Schulz, tedesco e nato nel 1955 in Nord Westfalia, ha cominciato la sua carriera negli anni ’70 come libraio. Membro del SPD, è un eurodeputato molto rodato : eletto la prima volta nel lontano 1994, è divenuto presidente del gruppo socialista al parlamento europeo nel 2004. Schulz è anche il favorito nella corsa alla presidenza. A inizio legislatura, nel 2009, i due principlai gruppi al parlamento europeo – S&D e PPE – fecero un patto : la prima metà del mandato ai popolari, la seconda ai socialdemocratici. Quindi, a meno di sorprese, il tedesco che venne suggerito per il ruolo di kapò, sarà il prossimo presidente del Parlamento europeo.
Secondo un rapporto presentato in dicembre da votewatch.eu, Schulz ha delle “abitudini di voto” non dissimili da quelle della liberale Diana Wallis. Si sono infatti espressi allo stesso modo in 8 votazioni su 10. E’ molto distante, invece, dal conservatore Deva (erano in disaccordo 6 volte su 10). Dando un’occhiata al dettaglio, il leader di S&D ha votato in maniera discutibile. Ad esempio quando si è espresso contro la riduzione della famosa PAC, politica agricola comune, che ancora oggi distribuisce controversi sussidi all’agricoltura e assorbe circa la metà del bilancio europeo. Le abitudini di voto di Schulz, però, ci dicono anche altro. Ad esempio, sempre secondo votewatch.eu, il socialdemocratico è meno rappresentativo dell’assemblea rispetto alla liberale Wallis. Infatti, lui ha votato come il resto dei deputati nell’83% dei casi, contro l’87% della Wallis.
Una volta fatti i conti, quel che davvero importa è chi si prenderà i voti dei colleghi. Ad oggi tutto conferma che Schulz ce la farà. Anche lui è una vecchia volpe della politica. E’ un tedesco, che in piena crisi economica vuol dire qualcosa. Non ha il dente avvelenato con l’Italia, nonostante l’incidente del kapò. Però è molto attento alle questioni italiane e conosce la nostra politica interna. Ora che l’hanno suggerito per il ruolo di presidente del Parlamento europeo, dovremo imparare a conoscerlo meglio. Contrappasso.


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