Ajouter un commentaire

Il Trattato di Lisbona : 8 anni di negoziazioni per una democrazia consensuale incompresa

Recommander cet article

Ci sono voluti otto anni affinché il Trattato di Lisbona entrasse in vigore il primo dicembre 2009. Otto anni di aspre negoziazioni iniziate a 15, continuate a 27, tra i numerosissimi rappresentanti nazionali, i funzionari e altri esperti europei, per dotare l’Unione degli strumenti adatti alla propria evoluzione strutturale : continui allargamenti, incremento dei poteri del Parlamento europeo, delle procedure di codecisione e di voto a maggioranza qualificata, visibilità dell’Unione a livello internazionale, affermazione dell’attaccamento ai Diritti dell’Uomo… Sono trascorsi otto anni dalla Dichiarazione di Laeken del 15 dicembre 2001 nella quale si stabiliva la necessità di un testo ambizioso a livello europeo che ripartisse in modo chiaro le competenze tra Unione e Stati membri, semplificando gli strumenti giuridici obsoleti, colmando il deficit democratico tanto lamentato, rafforzando il ruolo dei parlamenti nazionali nel processo legislativo comunitario, integrando una Carta dei diritti fondamentali adottati a Nizza nel dicembre del 2000… Perché non proviamo un attimo a stendere un bilancio del tempo perso a criticare uno Stato dopo l’altro per approdare poi a un testo illeggibile per i comuni mortali, ma che, in fondo, non si allontana per nulla dal progetto del trattato costituzionale abbandonato nel 2005 ? Ora che siamo tutti tentennanti all’idea di rinegoziare altri trattati in futuro, perché non ci interroghiamo sull’appartenenza all’Unione e proviamo a trarne qualche lezione ? Sono queste le questioni esistenziali che condizionano senza ombra di dubbio il futuro dell’Unione.


Il vantaggio che doveva avere la « Costituzione » europea era quello di essere leggibile per tutti. Lo sforzo di intelligibilità è andato perso con Lisbona, a scapito di tutti. I cittadini di sicuro non hanno letto il Trattato di Lisbona. Ma neanche i politici, che lo interpretano a seconda dei propri interessi nazionali. E i pro-europei vengono accusati di alimentare le incomprensioni evitando i confronti. Quale dialettica bisogna adottare per rimanere democratici ? Certo, il Trattato è diventato illeggibile per i non specialisti e cambia poco alla base. Ma ci sono forse altre soluzioni alla nostra Unione ? Jean Monnet formulava un’analisi realista : “I nostri paesi sono diventati troppo piccoli per il mondo d’oggi, rispetto alla tecnologia moderna, all’America e alla Russia del presente, alla Cina e all’India del futuro. L’unità dei popoli europei raggruppati negli Stati Uniti d’Europa fa sì che aumenti la qualità della vita e che regni la pace. È la grande speranza e l’opportunità della nostra epoca.” I quattro anni trascorsi dai referendum negativi hanno dimostrato che i cosiddetti “noisti” hanno bloccato l’Europa, senza proporre alternative. Anzi, gli affronti hanno finito con il complicare la comprensione dei testi di riferimento. Joschka Fischer aveva visto giusto nel 2000 quando dichiarò a Berlino che « tutti gli Stati membri dell’Unione europea così come tutti quelli desiderosi di farne parte e in particolare le nostre popolazioni potrebbero dover pagare un prezzo fatale se l’Europa dovesse indietreggiare di un passo, o semplicemente immobilizzarsi o accontentarsi dei traguardi raggiunti »…

Deficit democratico o dirigenti cavillatori ?

Le incomprensioni popolari espresse in Irlanda nel 2008 e nel 2001, in Francia e nei Paesi Bassi nei referendum del 2005, in maniera ricorrente nel Regno Unito e in Polonia o ancora in Danimarca nel 1992…in generale, le opinioni sfavorevoli all’Unione possono essere facilmente riscontrabili in un nazionalista o in un uomo di sinistra, in un agricoltore o in un funzionario, all’interno di un partito politico o al bancone del bar… Una parte non trascurabile dell’opinione pubblica degli Stati membri, a volte anche maggioritaria ma non consultata, manifesta critiche virulente, di ogni sorta, sullo svolgimento della costruzione europea. Il risultato è inevitabile : i cittadini esprimono il desiderio di essere effettivamente informati sulle intese approvate a porte chiuse a Bruxelles e di essere consultati più spesso sulle questioni europee.

Date chiave per la realizzazione del Trattato di Lisbona

- 12 maggio 2000 : Discorso di Joschka Fischer, ministro tedesco degli Affari esteri, all’Università Humboldt di Berlino
- 15 dicembre 2001 : Dichiarazione di Laeken
- 28 febbraio 2002 – 10 luglio 2003 : Convenzione per il futuro dell’Europa
- 4 ottobre 2003 – 18 giugno 2004 : Esame del progetto della Convenzione per la 6° Conferenza intergovernamentale
- 29 ottobre 2004 : Firma del Trattato di Roma del 2004 che istituisce una Costituzione per l’Europa
- 20 febbraio 2005 : Referendum in Spagna, 76,7% per il Sì
- 29 maggio 2005 : Referendum in Francia, 54,67% per il No
- 1 giugno 2005 : Referendum nei Paesi Bassi, 61,7% per il No
- 18 giugno 2005 : Dichiarazione dei capi di Stato e di governo, si prende atto dei risultati negativi dei referendum in Francia e nei Paesi Bassi e viene aperto un “periodo di riflessione e di dibattito” fino al primo semestre del 2006.
- 10 luglio 2005 : Referendum in Lussemburgo, 56,5% per il Sì
- 13 ottobre 2005 : la Commissione europea lancia una strategia di comunicazione, il famoso « Piano D » (Democrazia, Dialogo e DIbattito)
- 1 dicembre 2005 : 13 paesi su 25 hanno ratificato il Trattato stabilendo una Costituzione per l’Europa, 2 l’hanno rifiutato, 10 non si sono pronunciati
- 23 giugno 2007 : Abbandono definitivo al Consiglio Europeo di Bruxelles del progetto del Trattato per stabilire una Costituzione per l’Europa, rimpiazzato da un “trattato modificativo”
- Secondo semestre 2007 : 7° Conferenza intergovernamentale (CIG)
- 13 dicembre 2007 : Firma del Trattato di Lisbona
- 12 giugno 2008 : Primo Referendum in Irlanda, 53, 4% per il No
- 2 ottobre 2009 : Secondo Referendum in Irlanda, 67,13% per il Sì
- 1 dicembre 2009 : Entrata in vigore del Trattato di Lisbona
- 2014 : Entrata in vigore del sistema di voto a doppia maggioranza, con un periodo transitorio fino al 2017.

Inoltre, bisognerebbe distinguere le critiche popolari da quelle proferite da irresponsabili politici poco inclini a far avanzare l’Europa. Negli ultimi tempi, il presidente ceco Vaclav Klaus ha bloccato la ratifica del Trattato di Lisbona usando come pretesto condizioni già menzionate nella Carta dei diritti fondamentali. Sì, la Carta si rivolge proprio : « agli Stati membri esclusivamente nell’attuazione del diritto dell’Unione e non quando adottano o attuano disposizioni del diritto nazionale indipendentemente dal diritto dell’Unione ». Per questo, bisognava leggere la Carta fino all’articolo 51. Perché signor Klaus non ha chiesto prima che la Repubblica Ceca partecipasse al Protocollo n.30 che autorizza la Polonia e il Regno Unito a non applicare le disposizioni non gradite della Carta ? Il problema sembrava rilevare reticenze personali e incongrue più che una volontà popolare. I Tories britannici, con ben altri toni, minacciavano di procedere a un referendum sul Trattato di Lisbona una volta al potere nel 2010, salvo poi fare retromarcia. Il fatto di organizzarlo avrebbe mirato proprio a consultare i cittadini sulla volontà di restare o meno nell’Unione. Perché evitare questo affronto popolare ? Dal 1972, il Regno Unito non è mai stato consultato in materia. La stessa critica potrebbe essere avanzata altrove.

Sì, tutti concordano nell’affermare che l’Unione manca di legittimità democratica. La sua struttura non è quella di uno Stato-Nazione la cui legittimità risiede nell’evoluzione storica e culturale. I giuristi ripetono in continuazione che Montesquieu non sarebbe mai passato per Bruxelles, insinuando che la separazione dei poteri, costitutiva dei nostri Stati di diritto, non vi troverebbe applicazione. La condivisione della sovranità sembra imporre negoziazioni tra istituzioni europee e Stati membri, piuttosto che un fondamento democratico diretto e una chiara maggioranza politica che, con ogni evidenza, costituiscono delle chimere nello stato attuale dell’Unione. Perché ? Perché la sua legittimità riposa fondamentalmente sulla ricerca di compromessi e rinnovamento costante delle volontà nazionali. Quest’ultime sono condizionate da due fattori che bloccano l’Europa contemporanea : un passato atrocemente bellicoso contro il quale ci si augura di premunirsi per evitare che la Storia si ripeta e un futuro eminentemente solidale di fronte alle molteplici sfide internazionali, che siano commerciali, politiche, sociale o ambientali. Il « compromesso » (dal latino compromissum, « promessa reciproca ») è il risultato di negoziazioni in seno alle quali ogni parte concede dei rispettivi lembi di sovranità per un fine comune che tutti si impegnano a perseguire congiuntamente. Tuttavia, la “cultura del compromesso”, nonostante sia alla base degli accordi firmati a Bruxelles, è ancora mal considerata dall’opinione pubblica internazionale. Cosa fare allora per promuovere un equilibrio tra questa inevitabile cultura dell’apertura e una concezione immutabile della democrazia popolare ?

Strumenti democratici in cerca di rinnovamento

Gli obiettivi ricercati dall’Unione non sono intesi nello stesso modo da tutti. La questione di sapere se l’Unione si dirige o no verso un sistema federale appartiene alle profezie teoriche. Sarebbe più importante determinare tale volontà popolare e consultare i cittadini su questioni più precise. Perché non lanciare dibattiti politici di portata europea prima di procedere verso misure di armonizzazione ? Creiamo strumenti di consultazione che permettano ad ognuno di rinnovare la propria fiducia in un’Unione assetata di legittimità. Visto che un referendum comune su scala europea non è giuridicamente concepibile, perché non immaginare, seguendo l’esempio delle elezioni europee, dei referendum o delle consultazioni simultanee a scadenza regolare ogni 10 anni ? O ancora un sistema di consultazione sottoforma di domande/risposte come le consultazioni svizzere ? L’Unione non potrà definirsi democratica finché continuerà a fornire ai cittadini l’immagine di un gruppo di « esperti » senza introdurre dei dibattiti politici davvero europei.

La moltiplicazione delle clausole opt-out e le conseguenti cooperazioni rafforzate

Dato che le aspirazioni degli Stati membri in seno all’Unione Europea non sono le stesse, perché non optare per dei percorsi alternativi ? Certi pretendono di più, altri vogliono fermarsi. Le clausole di esenzione (dette opt-out) che permettono agli Stati di non partecipare a certe politiche europee sono già numerose. Il trattato di Lisbona ne presenta parecchie :
- dall’Euro sono esclusi il Regno Unito (protocollo n°15), la Svezia, la Polonia, la Repubblica Ceca, la Lituania, la Lettonia, l’Estonia, l’Ungheria, la Slovacchia, la Bulgaria e la Romania ;
- la Carta dei diritti fondamentali verrà applicata solo parzialmente alla Polonia e al Regno Unito (protocollo n°30) e, a termine, alla Repubblica Ceca ;
- dallo spazio Schengen (protocollo n°19 e n°20) e dallo “spazio di libertà, sicurezza e giustizia” (protocollo n°21), sono esclusi il Regno Unito e l’Irlanda ;
- La Danimarca non partecipa alle politiche di difesa, giustizia e affari interni (protocollo n°22), né alla terza fase dell’Unione economica e monetaria (protocollo n°16).

… senza contare gli Stati della zona di libero scambio EFTA (Svizzera, Norvegia, Islanda e Liechtenstein) che approfittano dei numerosi accordi preferenziali con l’Unione, senza però impegnarsi solidalmente.

Nonostante le apparenze, l’Unione non è una « Europa à la carte ». La concessione di una scelta opzionale agli Stati non dovrebbe frenare chi desidera intraprendere altre politiche. Le disposizioni del Titolo IV del trattato sull’Unione Europea (Trattato UE) permettono, « nel quadro delle competenze non esclusive dell’Unione », di progettare cooperazioni rafforzate tra Stati che desiderano avviare politiche ambiziose. Nell’ambito sociale, alcune misure di armonizzazione potrebbero venire tranquillamente concepite pur escludendo gli Stati refrattari. Molto c’è ancora da fare nel campo dell’istruzione. Seguendo l’esempio del programma di scambi universitari Erasmus, si potrebbero creare dei programmi di scambi scolastici europei più ampi della durata di un anno, fare uno sforzo di armonizzazione dell’istruzione, redigere manuali scolastici comuni. In materia di difesa, oggi appare desueto promuovere politiche di armamento difensivo. Et cetera, et cetera... Apriamo dei dibattiti. A quando delle cooperazioni rafforzate più ambiziose con Stati ambiziosi ?

L’Europa : o dentro o fuori

La possibilità di ritirarsi degli Stati costituisce un’ulteriore innovazione del Trattato di Lisbona. Nella versione che è entrata in vigore il primo dicembre, l’articolo 50 del trattato UE permette a tutti gli Stati di ritirarsi « conformemente alle loro rispettive norme costituzionali ». In altre parole, un governo nazionale potrebbe fare tale scelta se dispone di una solida maggioranza al parlamento nazionale. Il Consiglio Europeo dovrà essere interpellato al fine di negoziare un accordo che fissi le modalità del ritiro. Si tratta evidentemente di tenere conto delle future relazioni che l’Unione intratterrà con questo Stato e, più precisamente, di determinare le conseguenze giuridiche ed economiche rispetto alle vecchie obbligazioni comunitarie. È il Consiglio che si pronuncerà in nome dell’Unione, a maggioranza qualificata e in seguito all’approvazione del Parlamento europeo. In mancanza di un accordo, lo Stato membro in questione potrà lasciare l’Unione nei due anni seguenti la richiesta. Il ritiro di uno Stato membro deve essere considerato con serietà. Quali sarebbero le conseguenze ? Si porranno allora gli interrogativi sull’utilità dell’Unione, del mercato comune, delle tariffe doganali, della libera circolazione di persone, servizi, capitali e beni, e delle innumerevoli cooperazioni allacciate da 50 anni a questa parte… Spalle al muro, la compromissione dell’esperienza comunitaria nuocerebbe tanto agli Stati quanto alle popolazioni. « Tutti […]potrebbero dover pagare un prezzo fatale se l’Europa dovesse indietreggiare di un passo, o semplicemente immobilizzarsi o adagiarsi sui traguardi raggiunti ». Lasciamo che la democrazia europea si informi e si esprima per finirla con questo scetticismo generalizzato, umanamente lancinante, profondamente paralizzante !


Recommander cet article
reagir   Imprimer   envoyer par mail   Auteurs
Espace réactions (2)
ds Ajouter un commentaire
A.Raccah
10 janvier 2010
20:48
Il Trattato di Lisbona : 8 anni di negoziazioni per una democrazia consensuale incompresa

Cara Giulia, grazie della traduzione. Rispetta perfettamente l’articolo iniziale.

Ne approfitto per annunciare una giornata di studio sul Trattato di Lisbona giovedì 4 marzo 2010 alla Faculté Libre de droit de Lille, 60, boulevard Vauban dalle 9:30 alle 18:00.

Aurélien Raccah.

ds Réagir à ce commentaire
Il Trattato di Lisbona : 8 anni di negoziazioni per una democrazia consensuale incompresa

Condivido l’essenza dell’articolo : la necessità di informare e consultare i cittadini a livello europeo per far crescere una coscienza europea.

Ma per favore la si smetta, la si pianti una buona volta di dire che il Trattato di Lisbona è illeggibile ! Lo è per definizione, perchè si tratta di un testo di modifica dei trattati esistenti e come tale NON deve essere letto. Quello che si deve leggere è il « Testo consolidato dei trattati, modificati dal trattato di Lisbona », ovvero un tomo per nulla differente dalla Costituzione Europea (vedi il link sotto).

ds Réagir à ce commentaire
ds Ajouter un commentaire
Politiche europee
Il momento è grave, e persino Barroso, solitamente fin troppo tiepido, alza la voce in difesa del processo di integrazione (...)
Democrazia e diritti umani
E’ dello scorso marzo la proposta di una direttiva contro la pedofilia online, ora all’esame del Parlamento.
Un’Unione europea senza frontiere che consente la libera circolazione dei suoi cittadini e con un mercato unico volto ad armonizzare i suoi (...)

Auteurs

Aurélien RACCAH

Chercheur en droit comparé à l’Institut Universitaire Européen (IUE) de Florence, dirigé par le Professeur ZILLER, sa thèse porte sur « L’application directe du droit communautaire par les entités décentralisées. Approche comparative en Allemagne, au (...)

traducteur

Giulia MARCUCCI (traduttrice)

Giulia a obtenu la licence en Langue est Cultures Européennes en 2007 à l’Université de Modena et Reggio Emilia avec une thèse sur Le français au Cameroun : personnalisation d’une langue. Elle a eu la possibilité de fréquenter un semestre à la (...)
Ultimo commento

Si berlinguer ha numerose colpe, in parte concordo con giampaolo, ma è anche vero che i suoi successori e anche la sua base erano lontano anni luce dalle sue concezioni politiche.. se pensi che il (...)

salvatore su Un cambio di tattica all’interno di (...) | 1 febbraio 2012, 12:45 (7)

Molto semplicemente: Berlinguer aveva capito che con il «comunismo» non si andava più avanti. Quindi ha trovato un diversivo, individuando negli «altri» quelli senza MORALE. Questo ha consentito al (...)

Giampaolo su Un cambio di tattica all’interno di (...) | 31 gennaio 2012, 23:10 (7)

per essere un articolo è ben fatto , se ci fosse stato un pò piu di spazio si sarebbe detto di più. La questione morale è un tema importante e sempre d’attualità, ma piu se ne parla e meno risultati (...)

Francesco su Un cambio di tattica all’interno di (...) | 30 gennaio 2012, 14:34 (7)

ottima analisi e sintesi della politica del PCI, soprattutto del suo capo carismatico, riguardo la questione morale hai trattato un argomento molto delicato in modo perfetto (...)

aletave su Un cambio di tattica all’interno di (...) | 28 gennaio 2012, 19:50 (7)

Chiaro e illuminante, complimenti!

Lu su Un cambio di tattica all’interno di (...) | 24 gennaio 2012, 12:33 (7)

Ci twittano
Facebook
I blog georgafici e tematici del gruppo Euros du Village
La Politica Agricola Comune compie 50 anni
di Manuel Maligno
3 febbraio 2012
La LUISS prepara gli amministratori del futuro
di Manuel Maligno
30 gennaio 2012

La Young Ambassadors Society ha aperto le application per reclutare la delegazione italiana che rappresenterà la nostra Nazione ai prossimi G8 & G20 Youth Summits presso la Georgetown University di Washington.

VEDI ON LINE: Per maggiori informazioni ed iscrizioni

Rappresenta l’Italia nel mondo

Politica
Economia
Società e media
Sviluppo sostenibile
Affari interni
Affari esteri
Istituzioni e Bruxelles
Italia
UE 27
L’altra Europa
Mondo
© Groupe Euros du Village 2010 | Note legali | Sito realizzato con SPIP | Relizzazione tecnica e design : Media Animation & Euros du Village France