Il peggio e il meglio della nuova Commissione


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Gli anelli forti e quelli deboli del Barroso II aspettando il giudizio del PE

Iniziata la presentazione al Parlamento Europeo della nuova Commissione, cosa dire dei suoi membri ? Se tutto fila secondo i piani, il Barroso II conterà sulla conferma di 14 commissari e avrà tra i suoi ranghi nove donne. Ma le nomine devono ora essere validate dal Parlamento alle cui varie commissioni toccherà in prima istanza testare le competenze di ciascun candidato. Se molti dei “prescelti” faranno di certo bene, sarebbe stato consigliabile sostituirne alcuni. Cinque futuri commissari a giudizio : due figure eccellenti e tre “impresentabili”.


I migliori

Cominciamo con le figure positive. Alla nuova Commissione non mancano di certo delle vere e proprie stelle nazionali dal momento che alcuni stati membri prendono le nomine parecchio sul serio.

Cecilia Malmström

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Cecilia Malmström

La designata svedese sarà un ottimo candidato

(Foto : Baltic Development Forum ; fonte : flickr.com)

Dalla Svezia con furore, questo politico solare e competente non è straniero all’attività istituzionale di Bruxelles. Dal 1996 al 2006, è stata deputato europeo eletta per il Partito Liberale del Popolo, formazione che in Europa siede nelle file dell’ALDE. Al Parlamento Europeo, la Malmström è stata tra gli altri membro della Commissione per gli Affari Esteri e Costituzionali. Degno di memoria è il suo impegno per il trasferimento di tutte le attività parlamentari a Bruxelles (e conseguente soppressione di Strasburgo), una misura che potrebbe far risparmiare attorno a 200 milioni di euro all’anno in costi amministrativi. Oltre un milione e duecento mila persone hanno già sottoscritto la petizione online da lei stesse lanciata, oneseat.eu.

La Malmström ha dato le dimissioni all’inizio del suo secondo mandato da parlamentare europeo per assumere l’ufficio di Ministro degli Affari Europei. In questo ruolo si è confermata personaggio estremamente attivo, giocando un ruolo molto di peso nella preparazione e successiva gestione della (appena conclusa) presidenza svedese dell’UE. Sempre vicina ai cittadini, la Malstrom ha tenuto sino ad ora un interessante blog sul lavoro della presidenza e i recenti sviluppi europei in generale, piattaforma che aggiorna quasi ogni due giorni – una piccola impresa per un politico cosi’ oberato.

La Malmström è insomma un politico degno di ammirazione e meritevole di fiducia. Possiede una biografia politica di tutto rispetto e, inoltre, appare idonea al contesto comunitario : è personaggio colto, ha completato in passato un phd in Scienze Politiche, parla fluentemente svedese, inglese, spagnolo e francese, a cui vanno aggiunti un decente tedesco e italiano. In conclusione Cecilia Malstrom sarà un ottimo Commissario agli Affari Interni, il nuovo portafoglio che include giustizia, libertà e sicurezza.

Connie Hedegaard

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Connie Hedegaard

La designata danese appare la più adatta per il posto di Commissario al Cambiamento Climatico.

(Foto:chinadialogue.net ; fonte : flickr.com)

Inclusa dal Time Magazine tra le cento personalità più influenti del 2009, Connie Hedegaard è forse meglio conosciuta in Danimarca con l’epiteto Ms Climate (Signora Clima). Fino a questo dicembre Ministro per il COP15, e precedentemente Ministro per il Clima ed Energia, naturalmente la Hedegaard occuperà nel prossimo esecutivo europeo la poltrona di Commissario alla Cambiamento Climatico. Venendo al suo profilo professionale, nel 1984 divenne la più giovane deputata danese di tutti i tempi, ma decise di lasciare la politica appena sei anni dopo per perseguire la carriera giornalistica.

Nei successivi quattordici anni nel mondo della comunicazione, tra gli altri come direttrice di un canale radio e nota anchor televisiva, la Heedegard si è imposta sulla scena nazionale come un personaggio forte e carismatico. Come Ministro per il Clima e l’Energia è la regista della nuova politica energetica danese che fa del suo stato il primo al mondo ad impegnarsi in una riduzione energetica globale. Il già citato riconoscimento giunto dal Time è chiaramente frutto del suo impegno nella lotta al cambiamento climatico. Alcuni critici hanno osservato che il suo passaggio alla Commissione potrebbe derivare dal fatto che la sua natura estremamente dinamica ed estroversa risulti scomoda al Partito Conservatore di cui è membro. Tanto meglio : l’Unione Europea sarà ben servita da un Commissario al Cambiamento Climatico ben informato e perseverante

Gli impresentabili

Come si evince dai due esempi summenzionati, il Barroso II vanta nuove personalità forti e competenti. In rispetto a quest’ultime, e nell’interesse dei cittadini europei, Barroso avrebbe dovuto riconsiderare alcune nomine prima che l’intero gruppo sia presentato al Parlamento Europeo. In ordine sparso :

Günther Oettinger

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Günther Oettinger

Un candidato controverso senza alcuna esperienza politica né in ambito nazionale che internazionale.

(Foto : Bernd Glasstetter ; fonte : flickr.com)

Quando Angela Merkel ha reso pubblica la nomina di Gunther Oettinger, una ventata di sgomento si è levata attraversato il continente, per non parlare della Germania stessa. Oettinger è politicamente attivo nell’Unione dei Cristiano–democratici (il partito della Merkel) sin da ragazzo ed è stato eletto per la prima volta deputato al parlamento del Baden-Württemberg nel 1984. Invero, il politico tedesco non ha alcuna esperienza né in ambito nazionale che internazionale, un gap su cui si sarebbe anche potuto sorvolare se egli possedesse un pedigree trasparente e forte come leader regionale.

Sfortunatamente, non è cosi’. Accusato di essere un leader debole, con particolare riferimento alla sua inetta gestione della crisi finanziaria, il nome di Oettinger è anche da associare a numerosi scandali e controversie. Nel 2007 si è pubblicamente profuso in una discutibile elegia per Hans Filbinger, già Ministro Presidente del Baden-Württemberg costretto alle dimissioni per aver lavorato come avvocato e giudice durante il nazismo. Nell’occasione incriminata Oettinger ha dichiarato che Filbinger in realtà aveva opposto il regime nazista aggiungendo che nessuno era morto a seguito di uno dei suoi verdetti. La Merkel non ha accolto con piacere l’uscita pubblica, che peraltro è stata largamente considerata inappropriata dal momento che implicitamente declassava l’impatto del periodo nazista. Inoltre, sempre sino al 2007 Oettinger faceva parte di un centro di educazione – da cui si è allontanato dietro crescenti pressioni pubbliche - vicino alla destra ultraconservatrice (centro non a caso fondato Filbinger) e noto per aver anche espresso posizioni antisemite e omofobe.

Ha anche fatto commenti sconcertanti parlando alla Landsmannschaft Ulmia, la confraternita di cui faceva parte ai tempi dell’università. In una di queste occasioni ha cantato i primi versi (proibiti) dell’inno nazionale tedesco, versi che fanno riferimento ai confini tedeschi ante-guerra. Nel 2007 sempre di fronte allo stesso gruppo, parlando dei benefici della guerra, ha lamentato essere una vergogna l’assenza di una nuova guerra.

Le controverse sortite pubbliche di Oettinger non devono essere scusate, nella misura in cui sono molteplici. E’ risaputo che Angela Merkel non lo tenga in gran stima, come la stampa tedesca d’altronde. Ma proprio per questa ragione in molti si domandano come sia possibile che un politico cosi’ controverso e criticato sia stato scelto per la poltrona di Commissario. Dall’altro lato alcuni hanno interpretato la designazione come un tentativo da parte della Merkel di liberarsi di una figura assai scomoda. Grazie del rispetto per l’Unione Europea, Signora Merkel.

Dacian Cioloş

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Dacian Cioloş

Gli stretti legami con la Francia del futuro commissario rumeno destano non poche perplessità sulla sua imparzialità

(Foto : servizio audivisivo della Commissione Europea)

Includere Dacian Ciolos tra le peggiori nomine non rende forse interamente giustizia al personaggio. La sua designazione come rappresentante rumeno potrebbe essere stata personalmente meritata, nonostante l’opposizione interna. I due principali partiti d’opposizione del paese l’hanno bollata come un tentativo disperato da parte del governo in carica di piazzare a Bruxelles in una carica di rilievo uno dei propri uomini. Il fatto è che lo stesso esecutivo è in effetti imploso il giorno successivo alla designazione.

La reale controversia, tuttavia, ruota attorno al portafoglio che è stato assegnato a Ciolos. Quest’ultimo ha compiuto studi superiori in ambito agroindustriale e successivamente si è laureato in ingegneria orticulturale. Ha ottenuto un master e un conseguente dottorato in economia agricola, lavorato per un think tank nello stesso dominio, e assurto infine alla carica di Ministro della Agricoltura per il suo paese. Le competenze insomma non gli mancano di certo, ragion per cui non desta sorpresa la sua nomina a Commissario Europeo all’Agricoltura. Ciò che tuttavia desta perplessità è il fatto che il suo officio dovrebbe funzionare come una sorta di secondo posto per la Francia.

Francofilo autodichiarato, Ciolos non ha mai avuto problema a definire la Francia il suo “paese d’adozione” avendovi trascorso una buona parte della sua carriera e accademica e professionale. La sua passione per la repubblica transalpina da’ credito alle accuse che lo vedono di fatto agire come una specie di secondo commissario francese. La PAC (Politica Agricola Comune) è un dominio legislativo che la Francia è da sempre impaziente di influenzare e proteggere e, del resto, non sarebbe la prima volta che il paese si serve di un piccolo stato membro dell’Est. Tuttavia, il vero segno rivelatore delle intenzioni francesi è venuto dalla stessa reazione di Sarkozy all’assegnazione del portafoglio ai rumeni. Come riportato dal sito Euobserver, il presidente Francese l’ha celebrata come una “seconda vittoria” per il suo paese. Secondo indiscrezioni, Parigi ha fatto una lobbying piuttosto aggressiva affinché il dicastero fosse assegnato a Ciolos, di fatto dirottandolo pro domo sua. Ottimo lavoro, signor Sarkozy.

Máire Geoghegan-Quinn

Riguardo Máire Geoghegan-Quinn, la scelta irlandese, non è ancora chiaro se il premier Brian Cowen la considerasse in buona fede la persona più adatta e rispettabile per la carica o se, seguendo l’esempio della Merkel, volesse tenere lontano dal paese per altri cinque anni questa figura controversa e corrotta. Molto probabilmente è la prima ipotesi ad esser vera dal momento che la Geoghegan-Quinn ha abitato in Lussemburgo negli ultimi dieci anni e ormai poco si sa o si ricorda del suo controverso passato. Una cosa tuttavia è certa : come nel caso dei due esempi precedenti anche lei è un’impresentabile.

La Geoghegan-Quinn ha cominciato la sua carriera politica vincendo lo scranno al Parlamento Nazionale appartenuto al defunto padre. Successivamente ha occupato svariate posizioni ministeriali e addirittura corso per la carica di presidente del Fianna Fail (il principale partito irlandese), ritirandosi dalla competizione lo stesso giorno delle votazioni quando era chiaro che le mancava il supporto necessario per vincere. Di qualche anno dopo è la decisione di abbandonare la politica e darsi ad altre occupazioni tra cui quella di consigliere d’amministrazione del Gruppo Ganley. Infine, la Geoghegan-Quinn è stata nominata alla Corte dei Conti Europea sui cui banchi ha trascorso l’ultima decade. Le malefatte della Geoghegan-Quinn risalgono al periodo in cui era Ministro della Giustizia irlandese. Bisogna darle atto di aver fatto anche alcune cose buone in questa posizione, tra cui il varo di una ampia riforma della giustizia che inter alia depenalizzava per la prima volta il reato di omosessualità. Ciò nonostante, il punto è che il ministro Geoghegan-Quinn all’epoca ha ripetutamente usato i propri poteri per alterare o sovvertire molte sentenze giudiziarie contro i parlamentari nazionali, di fatto mettendo in piedi un sistema di giustizia “parallelo e dai tratti privatistici”. La costituzione irlandese autorizza il Presidente ed altre autorità a ridurre o rimuovere le decisioni dei tribunali, posto che questa prerogativa sia utilizzata di rado e solo in circostanze eccezionali.

La Geoghegan-Quinn, non diversamente dai suoi predecessori, ha fatto abbondante uso di questo privilegio intervenendo su 2.283 sentenze in un solo anno. Un abuso che, pur se condannato da un regolare pronunciamento giudiziario, non le ha impedito di essere inviata come rappresentante irlandese alla Corte dei Conti Europei. Di minore importanza ma degno di menzione è che il Ganley Group, nel cui consiglio di amministrazione la Geoghegan-Quinn ha seduto, è di proprietà di quel Declan Ganley noto in patria e in Europa per aver guidato il fronte del “No” al primo referendum irlandese su Lisbona e per aver successivamente fondato il cartello euroscettico “Libertas”. Poteva Cowen scegliere un candidato più idoneo ?

In Parlamento...

In conclusione dunque la futura Commissione comprenderà sia commissari di specchiate capacità che altri semplicemente impresentabili, laddove quelli non citati in questa lista vanno a posizionarsi da qualche parte tra i due estremi. I deputati europei hanno ora l’opportunità di scrutinare ogni candidato negli appositi hearing parlamentari che si terranno in gennaio prima di decidere se votare in favore o contro la nuova Commissione. Piuttosto che mettere a repentaglio le nomine di eccellenti candidati, Barroso avrebbe dovuto seriamente considerare di domandare una sostituzione delle tre « bestie nere » del gruppo.

Ciolos servirà gli interessi della Francia dietro le certe pressioni di Sarkozy e non di meno in virtù della sua sconsiderata ammirazione per Parigi. Si tratta sempre di un politico qualificato ma se confermato dovrà essere guardato a vista contro ogni possibile interferenza francese. La designazione di Oettinger francamente si fa beffe dell’Unione Europea. La Germania, in teoria uno dei paesi più europeisti, si è liberata di uno dei politici più scomodi del paese per offrirlo all’Europa. E in ultimo non c’è scusa che tenga di fronte alla nomina della Georghean-Quinn : già sorprendente è stato vedere un ex ministro sulle cui spalle pendono pesanti accuse di corruzione sedere nella Corte dei Conti. Ancor più imbarazzante è che l’Irlanda non abbia saputo scegliere un candidato migliore per la Commissione. La sua scelta suggerisce che corruzione e scandali possono in effetti spianare la strada verso le cariche politiche più alte, malgrado i misfatti siano interamente pubblici e condannati da una corte giudiziaria.

Barroso avrebbe dovuto riconsiderare le nomine, avrebbe dovuto farlo prima che il Parlamento Europeo si renda conto dei suoi errori di valutazione e che tutti gli altri commissari, comprese le promettenti, ne paghino lo scotto.

(Traduzione a cura di Francesco Molica)

(Foto logo : European Parliament ; fonte : flickr.com)

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Auteurs

Siobhán Gabriella GIBNEY

Auteur de la rubrique „L’actualité européenne en 10 minutes“ en anglais

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