Con la rivoluzione digitale il mondo sta cambiando sempre più velocemente, talmente veloce che leggi e normative di cinque o sei anni fa risultano oggi già obsolete. Immaginate allora una normativa del 1995 quanto possa essere anacronistica nel 2012. Soprattutto se il tema riguarda la protezione dei dati. Considerando che 17 anni fa solo l’1% dei cittadini europei disponeva di una connessione Internet, continuare a tutelare la privacy dei “netizens” con leggi preistoriche rappresenta sul serio un problema preoccupante. Proprio in virtù di queste considerazioni l’UE ha deciso di rimettere mano alla normativa del 1995 e riformarla per smentire il mito secondo il quale la Rete non dimentica mai.
Finalmente si è arrivati alla conclusione di un progetto che dura da più di due anni : la Commissione europea ha presentato la proposta, attraverso la sua vicepresidente e commissaria per la giustizia, Viviane Reding, di riforma in merito alla protezione dei dati online. “La protezione dei dati personali è un diritto fondamentale di tutti gli europei”, ha detto la Reding in conferenza stampa, “eppure non sempre i cittadini sentono di avere il pieno controllo dei propri dati. Le nostre proposte creeranno fiducia nei servizi online visto che saremo tutti più informati sui nostri diritti e avremo un maggiore controllo di tali informazioni. Nel far ciò la riforma provvederà anche a semplificare la vita e a ridurre gli oneri delle imprese. Con un quadro giuridico saldo, chiaro e uniforme a livello dell’Unione si potrà sprigionare tutto il potenziale del mercato unico digitale e saranno stimolate la crescita economica, l’innovazione e la creazione di posti di lavoro.” È chiaro dunque, che era inevitabile una riforma della normativa, considerando il fatto che oggi ogni giorno vengono messi in rete 400 milioni di dati personali, cioè tutte le informazioni relative a una persona, alla sua vita privata, professionale o pubblica (di fatto un nome, una foto, l’indirizzo e-mail, gli estremi bancari, i post nei siti di social network, i dati medici e l’indirizzo IP). Ma la direttiva UE (che dopo esser passata per il Parlamento europeo verrà approvata nel giro di due anni da tutti e 27 i paesi comunitari), garantisce anche una significativa crescita economia : la Commissione ha calcolato che questa unica legge europea dovrebbe favorire risparmi per circa 2,3 miliardi di euro l’anno. Insomma aggiornare, rilanciare e fare un po’ di ordine, visto e considerato che i 27 stati membri hanno attuato la vigente normativa in maniera molto diversa. Con tale riforma quindi, ci sarà un’unica legge a regolamentare il tutto, e a consolidare la fiducia degli utenti nei sevizi online. Implicitamente nel mirino di Bruxelles ci sono i colossi di Internet che rischierebbero di pagare multe salatissime (fino al 2% del loro fatturato annuo mondiale. Per fare un esempio prendendo Facebook, con il proprio fatturato stimato per il 2011 di 4,27 miliardi di dollari, potrebbe pagare quasi 90 milioni di dollari se venisse beccata a non rispettare la normativa) se dovessero violare la direttiva proposta dalla Reding. Infatti la riforma presentata dalla Commissione impone a tutti i gruppi online, anche non europei, di ottenere il consenso preventivo degli utenti per l’uso dei loro dati personali e di spiegare esplicitamente loro come verranno utilizzati. Duro colpo soprattutto per Facebook, Google e Yahoo !, che vivono di pubblicità e quindi dei nostri dati personali. per quanto riguarda noi netizen del Vecchio Continente, invece, sarà tutto più protetto. In qualsiasi momento si decidesse di “sparire” dalla rete dei colossi americani, sarà possibile e facilmente realizzabile. Il mito che “Internet non dimentica niente” sarà solo un brutto ricordo per chi volesse cancellare tutte i suoi dati dalla Rete. Ma vediamo nel dettaglio i principali cambiamenti introdotti dalla riforma :
Un corpus unico di norme di protezione dei dati valido per tutta l’Unione. Saranno aboliti gli oneri amministrativi inutili, come le prescrizioni in materia di comunicazione a carico delle imprese, che risparmieranno così circa 2,3 miliardi di euro l’anno.
Invece dell’attuale obbligo di notificare tutti i trattamenti alle autorità di protezione dei dati (inutilmente burocratico e che costa alle imprese 130 milioni di euro l’anno), il regolamento prevede maggiore responsabilità e un obbligo di rendicontazione per chi tratta i dati. Ad esempio, imprese e organizzazioni dovranno comunicare quanto prima (possibilmente entro 24 onere) alle autorità nazionali di controllo i casi di grave violazione dei dati.
Le organizzazioni avranno a che fare con un’unica autorità nazionale di protezione dei dati nel paese dell’Unione in cui hanno il proprio stabilimento principale. Analogamente, sarà possibile rivolgersi all’autorità di protezione dei dati del proprio paese, anche se i dati sono trattati da un’impresa con sede fuori dell’Unione. Ogniqualvolta sarà necessario il consenso per trattare i dati, occorrerà chiederlo esplicitamente : il consenso non può essere presunto.
Sarà più facile accedere ai propri dati personali e sarà agevolato anche il trasferimento dei dati da un fornitore di servizi a un altro (diritto alla portabilità dei dati), il che comporterà un miglioramento della concorrenza tra i servizi.
Il diritto all’oblio permetterà di gestire meglio i rischi connessi alla protezione dei dati on line : chiunque potrà cancellare i propri dati se non sussistono motivi legittimi per mantenerli.
Le norme UE si applicheranno anche ai dati personali trattati all’estero da imprese che sono attive sul mercato unico e offrono servizi ai cittadini dell’Unione.
Le autorità nazionali indipendenti di protezione dei dati avranno maggiori poteri in modo da applicare meglio le norme UE nei rispettivi paesi. Potranno ad esempio comminare, alle imprese che violano il diritto dell’Unione, sanzioni pecuniarie ; complessivamente si potrebbero raggiungere somme fino a 1 milione di euro o pari persino al 2% del fatturato mondiale annuo.
La nuova direttiva applicherà i principi generali e le norme di protezione dei dati alla cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale. Le sue disposizioni disciplineranno i trasferimenti di dati sia nazionali che transfrontalieri.
Le proposte della Commissione passano ora al Parlamento europeo e agli Stati membri dell’Unione (riuniti in sede di Consiglio dei Ministri) per discussione e, una volta adottate, non entreranno in vigore prima di due anni.


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Das Internet vergisst nichts ?

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