Intervista a « Democracia Real Ya »

“DRY e 15M hanno segnato un prima e un dopo”

Dieci mesi dopo l’inizio delle proteste degli indignados a Plaza del Sol, la piattaforma DRY (Democrazia Reale Ora), continua a lavorare per “aiutare a coordinare azioni globali e locali tra tutte le associazioni, gruppi e movimenti cittadini che, attraverso diverse vie, stanno tentando di cambiare qualcosa rispetto alla situazione attuale”. Manca appena una settimana al compimento del primo anniversario del 15M, e GliEuros ha realizzato un’intervista esclusiva a DRY.


Avete iniziato una marcia dalla Spagna a Bruxelles, nella quale avete presentato alcune rivendicazioni. Quali sono queste rivendicazioni e come immaginate che Bruxelles o le istituzioni europee possano risolvere i problemi da voi sollevati ?

Le rivendicazioni sono semplici e chiare : che la crisi sia pagata dai veri colpevoli e non dai cittadini. Che si governi per i cittadini, e non per le banche, e che si permetta ai cittadini di intervenire nelle decisioni che colpiscono la loro vita. Per realizzare queste rivendicazioni manca una cittadinanza forte e mobilizzata e una classe politica radicalmente diversa con la volontà di governare per il popolo e permettere la sua partecipazione alla vita politica. È necessario che tutti rallentiamo e ridefiniamo dove stiamo andando, perché alla velocità e nella direzione in cui viaggiamo ora ci schianteremo per certo.

Il cuore del vostro movimento denuncia l’incapacità della democrazia spagnola, che è stata sequestrata dall’élite politica ed economica corrotta, di rappresentare le aspettative della maggior parte dei cittadini. Questa denuncia della classe politica e quest’appello alla democrazia diretta non sono nuovi. Cosa attribuisce al vostro movimento una dimensione nuova e come pensate di rinnovare concretamente il sistema politico spagnolo ?

Le rivendicazioni chieste non sono nuove, però il fatto che sia un movimento cittadino spontaneo, apolitico e a sindacale sì. Anche la situazione è diversa, poiché siamo in un momento storico nel quale il mondo può cambiare, e può farlo contrariamente o a favore del popolo : dipende da noi. Inoltre, il fatto che il movimento sia nato su internet è nuovo e segna un prima e un dopo nella mobilizzazione cittadina e nella capacità di coordinazione che i movimenti in tutto il mondo possono avere. Per rinnovare il sistema politico spagnolo abbiamo richiesto, attraverso un documento al Congresso, che il cittadino possa partecipare alle decisioni politiche che lo riguardano. Inoltre chiediamo un cambiamento della legge elettorale che smetta di favorire i grandi partiti politici e che favorisca la totale indipendenza del potere giudiziario. Ad ogni modo, per rinnovare il sistema politico bisogna rinnovare completamente la nostra mentalità come società, ed in questo siamo ancora agli inizi. I cambiamenti politici o del sistema non si producono se la società non è matura per questi. Si tratta di rendere consapevole, svegliare e mobilizzare prima di tutto. Abbiamo delle proposte, però per implementarle è necessario che la maggioranza della società si trasformi.

Vi piacerebbe avere un programma politico stabilito e supportare liste o formazioni politiche o partecipare direttamente ?

No. Questo movimento non è nato per sostenere un partito o un’ideologia concreta. La soluzione non sta in un cambio di governo, poiché la nostra idea non è quella di influire sulle elezioni, bensì influire sulle persone in modo tale che possano decidere in maniera informata se votare o non votare o chi votare. Questo movimento non punta alla sinistra o alla destra : guarda su e giù. Non chiediamo di partecipare come un partito politico, bensì come cittadini maturi e informati con un voto diretto riguardo ciò che si decide.

Avete anche richiamato l’attuazione di numerosi diritti sociali come il diritto all’abitazione, alla salute e al lavoro. Come si possono realizzare questi diritti tenendo in conto la situazione di austerità che vi è al momento in Europa e particolarmente in Spagna ?

Questi diritti possono realizzarsi se si riconosce che questa non è una crisi, è una truffa, e che si hanno soldi, ma non li abbiamo noi cittadini. Si dovrebbe smettere di salvare le banche e nazionalizzarle, si dovrebbe sradicare una volta per tutte la corruzione politica, si dovrebbe smettere di investire migliaia di milioni nell’industria militare, porre fine alle speculazioni, alla vendita del debito, garantire la ridistribuzione della ricchezza e le necessità basilari delle persone. Nel mondo si ha molta ricchezza che abbiamo generato tutti insieme, però questa ricchezza è in mano a pochi. Siamo tornati alla situazione di concentrazione di potere e ricchezza del Medioevo, con il popolo ignorante ma lavoratore che vive per sopravvivere. L’Islanda ha deciso di affondare per poi riemergere, rifiutando il debito delle banche e giudicando i responsabili della bancarotta del Paese. E lo sta ottenendo. La Grecia invece impiegherà generazioni per rialzare il capo a causa dei ricatti che sta soffrendo, che sono solo rivolti affinché i creditori privati recuperino il loro denaro per poi continuare a speculare con i debiti dei paesi e delle persone. Se s’imponesse una tassa minima sulle transazioni finanziarie, si punisse l’evasione fiscale e i paradisi fiscali e si smettesse di versare denaro alle banche, all’improvviso affiorerebbe molto, molto denaro che potrebbe essere destinato alle persone.

Il movimento degli indignados spagnoli ha portato al lancio d’iniziative simili in altri paesi europei che, con eccezione della Grecia, non hanno avuto al momento la stessa reazione. Quali sono le motivazioni ?

La crisi spagnola ha un fattore di differenza : la bolla immobiliare e la corruzione politica (rispetto al Nord Europa). Questo ha piuttosto aggravato la situazione e, pertanto, ha mobilizzato molte persone, però l’onda d’indignazione cresce e abbraccia ogni volta più paesi, una dinamica che senza dubbio sarà inarrestabile e che potrà sentirsi il prossimo 15M 2012.

Credete che le condizioni per un “movimento di indignati” a livello europeo sono adeguate ? È questo uno dei vostri obiettivi ?

Certamente. Come abbiamo detto in precedenza, l’indignazione varia in base alla situazione economica e il livello di disoccupazione di ogni Paese, però il movimento sta crescendo e si coordina a livello europeo. Prossimamente avrà luogo il secondo hub meeting (un incontro di networking) con movimenti e collettivi di numerosi paesi europei destinati a coordinare azioni e mobilizzazioni.

A lungo termine, come vedete il futuro del vostro movimento ? Desiderate che si stabilisca in una struttura più solida ?

È difficile prevedere il futuro di questo movimento, però sì, si può affermare con certezza che DRY e 15M hanno segnato un prima e dopo, e che lo spirito del 15M crescerà e si farà più forte nella forma e nella struttura. L’orizzontalità e l’assenza di leader visibili sono una garanzia della sua struttura. Naturalmente, avere una struttura di confronto e coordinazione è imprescindibile, e stiamo lavorando anche per quella. In questo momento DRY dispone di una piattaforma online propria che permette di comunicare con e tra di noi.

In origine il vostro movimento sembrava ispirarsi alle rivolte popolari dei paesi arabi. Come giudicate l’azione dell’Europa in merito al sostegno della primavera araba fino ad oggi ?

La posizione dell’Europa rispetto alle rivoluzioni arabe del Nord Africa e del Medio Oriente è sempre interessata e, pertanto, ipocrita. L’Europa è capace di appoggiare un dittatore come Gheddafi o Mubarak se le interessa e poi rovesciarlo quando smette di interessarle. E qualsiasi intervento militare in questi paesi è biasimabile, perché non viene fatto con lo scopo di salvare la popolazione civile, bensì di controllare le risorse del Paese. Vedremo cosa succederà ora in Siria e in Iran, però possiamo star certi che non si interverrà se non si tratterà di questioni di importanza energetica o geostrategica.


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Lorenzo JUILLET YAGÜE

Presidente Euros du village-España; Redactor jefe

Laurent est titulaire d’un DEA en droit public général de l’Université du Pays basque. En défendant sa thèse sur l’évolution institutionnelle du conseil européen à l’Université de Salamanque et à l’Université de Bordeaux, il obtient également un double titre (...)

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