Irlanda e Spagna : due successi economici al capolinea

Dopo decenni di performance economiche scarse, caratterizzate da una crescita economica bassa, l’economia e la società della Spagna e dell’Irlanda si sono trasformate nel corso degli ultimi dieci anni. Tra il 1990 e il 2007 la crescita in Irlanda si collocava al 6,5%, mentre l’economia spagnola era cresciuta quasi del 4% nell’ultimo decennio. Negli ultimi tempi, tuttavia, entrambe le economie hanno cominciato a subire pesantemente la crisi economica e finanziaria globale, esacerbata da fattori interni : a colpire maggiormente le due economie sono state, infatti, le bolle immobiliari esplose sulla scia della crisi dei mutui sub-prime statunitensi.


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L’esplosione delle bolle immobiliari in Irlanda e Spagna hanno messo a dura prova le economie dei due paesi

Foto : “Concrete forms” su flickr.com

Tuttavia, vale la pena notare come le banche spagnole abbiano dimostrato di essere più resistenti alla tempesta finanziaria globale rispetto alle loro colleghe irlandesi. Anche per questo le reazioni dei due paesi alla crisi sono state molto diverse. Se da un lato l’Irlanda è stata costretta a tagliare la spesa pubblica e ad aumentare le tasse a causa delle misure prese per soccorrere il settore bancario e una base imponibile ridotta, la Spagna ha optato per un approccio volto a spingere l’economia attraverso un aumento degli investimenti.

Irlanda : il tramonto della Tigre Celtica

La vulnerabilità dell’Irlanda di fronte alla crisi economica globale è il risultato di un’economia aperta, globalizzata, fondata sulle esportazioni e i servizi finanziari, sempre più dipendente dalle bolle immobiliari e con un alto livello di indebitamento delle famiglie. Il calo delle esportazioni, la crisi del settore finanziario e un crollo significativo dei consumi hanno contribuito all’arresto della crescita economica. Tuttavia, il fattore più importante del rapido declino dell’economia irlandese resta, probabilmente, l’esplosione della bolla immobiliare. La successiva manovra di correzione ha portato a un rapido rallentamento dell’attività economica, un’improvvisa caduta dei prezzi delle case e una riduzione delle entrate. Il governo è stato costretto ad adottare una serie di misure per aiutare il sistema bancario, garantendo tutti i depositi bancari, ricapitalizzando i due istituti più grandi e nazionalizzando una banca particolarmente indebolita, la Anglo-Irish Bank, specializzata nei mutui. Più recentemente, durante la seconda emergenza finanziaria di quest’anno, il governo ha creato una “banca cattiva”, la National Asset Management Agency (NAMA), che alleggerirà le banche irlandesi di circa 90 miliardi di euro di crediti immobiliari.

Il risultato di questa tempesta economica perfetta è stato uno straordinario crollo della crescita economica, una rapida crescita del tasso di disoccupazione e una crisi dei conti pubblici. Il ministero del Tesoro irlandese aveva fatto affidamento soprattutto sul gettito fiscale derivante dal settore immobiliare e da quello edilizio, ma i successivi tagli alle imposte sul reddito, fatti durante il periodo della Tigre Celtica, hanno portato a una base imponibile particolarmente ridotta. Il crollo del mercato fondiario e del settore edilizio ha condotto a un rapido calo delle entrate fiscali, mentre il crescente livello di disoccupazione ha provocato un aumento dei costi della previdenza sociale. Ne risulta un divario crescente tra le entrate e le uscite dello stato irlandese. Nonostante il ricorso a due bilanci di emergenza solo nell’ultimo anno e pur avendo preso misure drastiche, come l’aumento delle tasse e l’imposizione di un versamento di contributi previdenziali del 7,5% sui lavoratori del settore pubblico, che equivale a una riduzione dei salari, si prevede che il disavanzo del bilancio statale possa superare il 10% del PIL quest’anno. Il deficit crescente dovrebbe, inoltre, portare a un incremento del debito pubblico, che potrebbe superare il 60% del PIL nel 2010. Le ricadute politiche di questa radicale svolta della fortuna dell’Irlanda sono state, prevedibilmente, importanti. Il processo di strutturazione del partenariato sociale, attraverso cui i sindacati, i lavoratori e il governo avrebbero raggiunto importanti accordi, è sfumato all’inizio dell’anno quando i sindacati si sono ritirati non potendo accettare i tagli alle spese e ai salari proposti dal governo.

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Il Premier irlandese Taioseach Brian Cowen dopo il no dell’elettorato irlandese al trattato di Lisbona

Foto : Servizi Audiovisivi della Commissione Europea

Il governo, in carica da oltre dieci anni, è largamente ritenuto responsabile di quello che è considerato un disastro economico e la fiducia nei confronti del Primo Ministro e del partito di maggioranza al governo, il Fianna Fail, è colata a picco. I maggiori partiti dell’opposizione, il Fine Gael e il Partito Laburista Irlandese, ne hanno tratto il maggior beneficio. Il Fine Gael è per la prima volta nella storia della nazione il partito più popolare, superando il Fianna Fail, mentre il partito Laburista sta ottenendo molti consensi secondo i sondaggi d’opinione grazie alle performance parlamentari forti dei suoi leader. Il piccolo partito della coalizione di governo dei Greens (verdi) ha continuato a sostenere saldamente il governo durante la crisi, ma alcuni si chiedono se saranno proprio questi parlamentari senza incarichi, tra i quali cominciano ad affiorare voci ostili, a dimostrarsi l’anello debole della catena della maggioranza di Brian Cowen. Resta da vedere se questo governo sarà in grado di rimanere al potere nell’immediato futuro, a maggior ragione dopo i risultati decisamente poveri ottenuti alle elezioni locali ed europee. L’unico risultato inaspettato della crisi è stata un’inversione di marcia dell’opinione pubblica in merito al trattato di Lisbona, la cui ratificazione viene adesso sostenuta dalla maggioranza. Molti attribuiscono questo fenomeno a una percezione degli elettori secondo la quale l’UE e l’Euro fornirebbero una certa garanzia di sicurezza e di aiuto nei confronti di una piccola economia nella società globale di oggi.

Spagna : la crisi negata

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José Luis Rodriguez Zapatero, Primo Ministro spagnolo, ha negato a lungo la situazione drammatica dell’economia spagnola

Foto : Parlamento Europeo

Il 9 marzo 2009 il governo spagnolo, guidato dal Premier José Luis Rodriguez Zapatero, leader del Partito Socialista dei Lavoratori, ha riconsiderato il primo anno del suo secondo mandato. Dopo aver vinto le elezioni nel 2008 con una larga maggioranza, seppure non assoluta, la campagna elettorale, le elezioni e i mesi seguenti furono caratterizzati dalla negazione della crisi da parte del governo. Solo l’8 luglio il Presidente ha menzionato per la prima volta, durante un’intervista televisiva, quella che prima era una parola tabù. Lo scorso marzo l’Esecutivo ha definito il suo primo anno “abbastanza positivo”. Tuttavia, nonostante la straordinaria mancanza di realismo di fronte ai dati economici disastrosi, nessuno in Spagna sembra voler mettere in discussione il mantenimento del potere del governo Zapatero. La chiave per comprendere la vastità della crisi spagnola è la bolla del settore immobiliare e il grande squilibrio del disavanzo corrente. Nonostante le previsioni macroeconomiche, alquanto ottimiste, fatte dal governo a metà gennaio 2009, nessun settore ha mostrato segni di ripresa. La politica fiscale espansionistica si è occupata finora di aumenti delle spese nelle infrastrutture e negli investimenti, di stimolare l’enorme settore immobiliare e di finanziare le PMI : ma si tratta comunque di misure che rischiano di esaurire molto presto la propria spinta. A gennaio il rating creditizio della Spagna è stato declassato da AAA a AA+, ponendo così importanti limitazioni alle eventuali richieste di prestiti internazionali da parte del governo. Inoltre, durante i primi mesi della crisi il governo ha usato il buono stato di salute delle banche spagnole (Santander e BBVA hanno pubblicato risultati affidabili nel 2008) come prova per negare pubblicamente la crisi. Tuttavia, a fine marzo 2009, la Banca di Spagna ha annunciato il primo intervento pubblico nei confronti della cassa di risparmio regionale di Castilla La Mancha.

Nonostante questi risultati disastrosi, non si prevedono disordini sociali a medio termine. Le richieste dei sindacati sono sorprendentemente contenute e l’opinione pubblica considera il partito Socialista l’unico che può offrire protezione sociale in tempi di disoccupazione massiccia. Il maggiore partito d’opposizione, il Partito Popolare, ha subìto la mancanza di una leadership chiara dopo la sconfitta alle elezioni politiche. In seguito alle elezioni regionali dell’ 1 marzo ha, tuttavia, ripreso il controllo della Galizia e governerà nella coalizione con il Partito Socialista nei Paesi Baschi, escludendo, tra l’altro, il Partito Nazionalista Basco dal potere per la prima volta negli ultimi 30 anni. I nazionalisti baschi hanno risposto fermando il flusso di voti verso le proposte socialiste, riducendo il sostegno del governo a Madrid. I socialisti stanno trovando adesso molte difficoltà nel ricevere approvazione per le misure economiche proposte sin dall’inizio di marzo, e questo fa dubitare, per la prima volta, della solidità del governo. Le elezioni europee di giugno hanno in effetti visto un lieve sorpasso dei Popolari sui Socialisti, non abbastanza tuttavia da far vacillare un governo che, malgrado le reiterate pene economiche spagnole, continua ad esercitare un largo appeal sulla popolazione.


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lx
7 janvier 2010
20:45
Irlanda e Spagna : due successi economici al capolinea

al 31/12/2009 la spagna e arrivata ad avere una disoccupazione al 20% ed e in continua salita !!!!!la spagna ha vissuto da cicala cullandosi tra fondi europei e una folle speculazione edilizia e questi sono i risultati !!!nel corso del 2010 ne vedremo delle belle.....

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