Israele e Palestina : al di là del muro
Lo Euro-Middle East Forum, associazione che tenta di promuovere il ruolo dell’Europa in Medio Oriente, ha dato a quindici giovani l’opportunità di un viaggio nella regione al fine di meglio comprendere qual è la realtà sul terreno, i possibili sviluppi futuri e l’influenza dell’Europa nel processo di pace. Il viaggio si è svolto attraverso degli incontri con alcuni degli attori del conflitto, delle visite nei luoghi più controversi e delle interviste con esponenti della società civile. In questa pagina si può ritrovare l’impressione personale su uno dei conflitti più complessi dei nostri tempi che due dei membri dell’organizzazione hanno tratto da questo viaggio.
Schizofrenia israeliana
Ancor prima di arrivare sul suolo israeliano, ci si accorge che Israele non è un paese come gli altri. La presenza di personale di sicurezza in tutte le fasi dell’imbarco all’aeroporto e l’accuratezza dei controlli di sicurezza sono un primo assaggio di quello che ci attende in questo paese situato alle porte del continente europeo. Circondati da stati ostili e minacciati da un reale pericolo terrorista, la sicurezza è per gli israeliani un imperativo assoluto. È d’altronde in questa prospettiva che essi guardano ad ogni possibilità di soluzione del conflitto con i loro nemici-vicini palestinesi. Questo tipo di approccio influenza anche i rapporti con l’Europa. Gli israeliani si sentono molto vicini agli europei nel loro stile di vita, ma dal punto di vista politico, l’immagine dell’Europa è spesso percepita in modo negativo ed il punto di riferimento restano gli Stati Uniti, alleati che garantiscono un sostegno quasi incondizionato in materia di sicurezza.

- La delegazione dell’ EMEF e il vice-Ministro Ministre degli affari esteri dell’ANP Ahmed Sabah
-
L’EMEF è un associazione con sede a Bruxelles, fondata da giovani professionisti in affari europei. L’EMEF prova a promuovere il ruolo dell’Europa nella risoluzione del conflitto israelo-palestinese ed una comprensione più profonda del conflitto e della realtà presente sul terreno, anche grazie all’aiuto di attori istituzionali, come il Ministero degli esteri belga, che ha finanziato il viaggio. L’EMEF organizza seminari, incontri con attori politici e viaggi studio.
Questa ambivalenza verso l’Europa si percepisce anche nell’evoluzione concreta delle relazioni tra UE ed Israele. Durante il Consiglio Affari Generali e Relazioni Esterne (CAGRE) di giugno scorso l’UE ha deciso un passaggio ad una fase più avanzata delle relazioni con Israele da svilupparsi nel contesto del processo di pace. Ciò significa che l’Europa potrà sviluppare dei rapporti più stretti dal punto di vista economico con una eventuale partecipazione di Israele in certi programmi e in certe politiche europee. Tuttavia, è probabile che, in un’Europa spesso sensibile alla causa palestinese, questi progressi saranno associati a delle forme di condizionalità che la li legheranno ai progressi realizzati nell’ambito del processo di pace. Ciò rafforza l’opinione molto diffusa tra gli israeliani secondo la quale il loro paese sia visto in Europa solo attraverso la lente del conflitto con i palestinesi.
Cronologia recente del conflitto israelo-palestinese
28 settembre 2000 : Il leader del Likud, Ariel Sharon, si reca alla spianata delle Moschee a Gerusalemme. Questo evento segna l’inizio della seconda Intifada.
- 6 febbraio 2001 : Ariel Sharon è eletto primo ministro di Israele.
-giugno 2002 : Inizio della costruzione di una barriera di separazione lungo la « Linea verde », che separa Israele dall Cisgiordania.
- 17 settembre 2002 I membri del quartetto propongono un documento, la Road Map, che descrive le tappe verso una soluzione definitva del conflitto, da raggiungersi nel 2005.
- 5 settembre 2004 : Sharon dichiara davanti ai suoi ministri che la Road Map è morta.
- 11 novembre 2004 : Morte di Yasser Arafat, presidente dell’Autorità palestinese dal 1996. Arafat è sepolto a Ramallah, in Cisgiordania.
- 21 novembre 2005 : Ariel Sharon fonda il partito centrista Kadima.
- 9 gennaio 2005 : Elezione di Mahmoud Abbas (alias Abou Mazen), come secondo presidente dell’ANP.
- agosto-settembre 2005 : Ritiro unilaterale dalla striscia di Gaza da parte dell’esercito israeliano ed evacuazione forzata delle colonie di Gaza.
- 5 gennaio 2006 : Sharon è colpito da un ictus. Il potere passa nelle mani del Vice-Primo Ministro Ehoud Olmert.
- 25 gennaio 2006 : Hamas vince le elezioni legislative palestinesi. Il 20 marzo Ismaïl Haniyeh presenta a Mahmoud Abbas il proprio governo.
- 28 marzo 2006 : Kadima vince le elezioni in Israele, Ehoud Olmert è nominato Primo Ministro.
- 7 aprile 2006 : Sospensione degli aiuti diretti dell’UE al governo palestinese di Hamas.
- maggio-giugno 2006 : Crisi politica tra Hamas e Fatah. Scontri tra le due fazioni producono più di 20 morti.
- 16 giugno 2006 : L’UE approva un fondo speciale (TIM) per la Palestina, senza passare per il suo governo.
- 12 luglio 2006 : Israele lancia un’offensiva militare in Libano, dopo il rapimento alla frontiera di due suoi soldati e la morte di altri otto.
- 6-8 febbraio 2007 : Hamas e Fatah accettano la mediazione dell’Arabia Saudita per mettere fine agli scontri intestini nella striscia di Gaza (accordi della Mecca).
- giugno 2007 : Hamas assume il controllo della striscia di Gaza.
- 15 giugno 2007 : Abu Mazen nomina il nuovo Primo Ministro Salam Fayyad. La striscia di Gaza resta comunque sotto il controllo di Hamas.
- Agosto 2007 : L’UE riprende l’assistenza diretta all’ANP, con un nuovo strumento finanziario (Pegaso).
- 27 novembre 2007 : Conferenza di Annapolis, sostenuta dagli Stati Uniti. George W.Bush proclama l’obiettivo di uno stato palestinese, da raggiungersi prima della fine del suo mandato nel 2008.
- luglio 2008 : Il governo israeliano approva la costruzione di nuove colonie nei territori occupati, nonostante la condanna proveniente dall’UE e dagli Stati Uniti.
È vero che per l’osservatore esterno può apparire abbastanza difficile guardare Israele, con le sue spiagge e i suoi grattacieli, ignorando completamente la situazione di conflitto nella quale questo paese vive da 60 anni. Un diplomatico dello stato ebraico ha definito questo stato di cose, la “natura schizofrenica” di Israele e degli israeliani. Da una parte il desiderio di normalità, con uno stile di vita e dei valori occidentali. Dall’altra il conflitto, l’occupazione dei territori palestinesi e il pericolo per la propria stessa esistenza. Numerosi elementi della vita quotidiana testimoniano questa ambivalenza.
C’è il servizio militare obbligatorio di tre anni per gli uomini e di due anni per le donne. C’è la presenza costante di militari armati nelle strade delle città israeliane. C’è la frustrazione di molti giovani israeliani per il fatto di non poter viaggiare nella maggior parte de paesi arabi e musulmani. Malgrado tutta questa voglia di normalità, il conflitto resta ineluttabilmente parte della vita degli israeliani. È forse per questo motivo che noi giovani europei incontriamo delle difficoltà nella comprensione del popolo e della società israeliana, noi che siamo cresciuti nell’assenza del conflitto, con l’UE come garante di questa pace, per quanto essa sia in realtà recente e possa risultare anche fragile in alcun casi.
Quale pace ?
In Israele una schiacciante maggioranza della popolazione desidera la pace. Ma le opinioni sono divergenti quando si discute delle condizioni della pace. Per il governo israeliano, essa dovrebbe essere una pace che garantisca la propria sicurezza, tanto a livello regionale che riferita al suo vicinato più diretto. Ecco perché per Israele, raggiungere un accordo di pace solo con i palestinesi non rappresenta necessariamente la soluzione definitiva dei propri problemi di sicurezza. Quest’ultimi sono percepiti nel più ampio contesto dell’emergere del radicalismo islamico e si incarnano oggi per esempio nel regime iraniano. L’UE è in grado di garantire questa pace-sicurezza ? L’opinione israeliana nel dubbio è dunque abbastanza reticente a riconoscere un ruolo politico all’UE nella risoluzione del conflitto. Questa visione securitaria alimenta anche lo scetticismo verso la possibilità che il processo iniziato ad Annapolis sotto l’egida degli Stati Uniti possa condurre ad un accordo entro la fine dell’anno, come previsto inizialmente. Questo scetticismo ci è stato apertamente confermato dai diplomatici israeliani negli incontri avuti con alcuni di loro a Gerusalemme.

- Ramallah murata
-
Visto da molti israeliani come una garanzia della loro sicurezza, il muro è percepito dal lato palestinese come una violazione dei diritti fondamentali
Dunque nell’attesa di tempi migliori per arrivare ad un accordo di pace, l’attività d colonizzazione nei territori palestinesi continua senza sosta. Prosegue la costruzione della barriera (il famoso e controverso “muro” che separa Israele e Palestina) che dovrebbe garantire la sicurezza e centinaia di check-point continuano a rendere molto difficili il movimento e le attività economiche in Cisgiordania. È difficile restare indifferenti davanti alla barriera di sicurezza che è considerata dagli israeliani come il principale fattore di miglioramento delle propria sicurezza, mentre i palestinesi la percepiscono come un forte elemento di discriminazione e di apartheid, o quando si vedono le bandiere israeliane dei coloni che rivendicano la proprietà delle terre situate in zone abitate da una grande maggioranza di palestinesi.
La difficile situazione politica interna di Israele non sembra favorevole al compromesso, con la lotta per la successione di Ehud Olmert che ha recentemente creato divisioni nel suo partito (Kadima, creato nel 2005 per iniziativa di Ariel Sharon), specialmente tra il Ministro degli esteri Tzipi Livni (che sarà probabilmente designata nuovo Primo Ministro con l’incarico di formare un governo di unità nazionale) e l’ex capo di stato maggiore Shaoul Mofaz. Sembra quindi difficile che qualcuno dei candidati alle prossime elezioni possa fare delle concessioni ai palestinesi. Per formare un governo di unione nazionale la Livni dovrà cercare un accordo con i partiti di destra, in particolare il Likud, che sono contrari a qualsiasi concessione ai palestinesi, in caso non si arrivi a questo accordo il residente della repubblica Shimon Peres dovrà convocare delle nuove elezioni. Questa eventualità sarebbe particolarmente sfavorevole per il partito Kadima, considerata la crescita nei sondaggi del Likud, che riflettono un’opinione pubblica sempre più scettica verso il processo di pace. Il leader del partito di destra Likud, Benjamin Nethanyau, uno dei politici israeliani più sfavorevoli al processo di pace, potrebbe ritornare ad essere Primo Ministro i caso di nuove elezioni. Una tale eventualità evidentemente non sarebbe di buon auspicio per una soluzione del conflitto.
La questione di uno Stato palestinese indipendente e sostenibile
Questo pessimismo è largamente diffuso da parte palestinese. In effetti i palestinesi hanno visto le loro condizioni di vita deteriorarsi progressivamente a partire dal momento del rilancio del processo di pace. Alcuni dei luoghi visitati dalla delegazione dell’EMEF sono rivelatori di queste difficoltà, per esempio Hebron, una città il cui centro storico è diviso di fatto dalla presenza di una colonia di ebrei ortodossi che naturalmente necessitano di una presenza massiccia dell’esercito israeliano (5 soldati per ogni colono). Negli ultimi tempi, le aggressioni da parte degli estremisti ebraici si sono moltiplicate, con attacchi, per esempio, qualche giorno prima del nostro passaggio, ad un gruppo di diplomatici britannici. D’altronde a Ramallah, gli studenti della prestigiosa università palestinese Birzeit per recarsi a frequentare i corsi incontrano delle difficoltà che non sembrano aver alcun senso, dovute alla distruzione di alcune strade, all’imposizione del coprifuoco o di posti di controllo israeliani che da temporanei finiscono per diventare perenni. Colpisce che ciò che chiedono questi giovani palestinesi non è molto diverso da quello che chiedono i loro coetanei israeliani : un’esigenza di normalità, di pacifica convivenza e di non guardare le loro relazioni solamente attraverso il prisma del conflitto.

- Saeb Erekat
-
Il capo dei negoziatori dell’ANP.
La recrudescenza dei check point (posti di controllo piazzati sulle strade), delle espulsioni (ed a volte distruzione dalle case e la ripresa dell’attività di colonizzazione indeboliscono le speranze di coloro che credono che un accordo giusto con lo stato ebraico sia ancora possibile. Alcuni dei responsabili politici palestinesi addirittura cominciano a dubitare che una soluzione con due stati sia ancora possibile e propendono, più o meno apertamente, la creazione di un solo stato dove dovrebbero convivere israeliani e arabi. Occorre notare, che sulla base della situazione demografica, questa soluzione farebbe perdere ad Israele il suo carattere ebraico ed è quindi totalmente inaccettabile per la maggior parte dei suoi cittadini. Spinti dalla frustrazione, altri palestinesi preferiscono abbracciare le soluzioni più radicali e violente proposte da Hamas, che registra un importante incremento di legittimità nei territori occupati, che alimenta anche il conflitto tra le diverse fazioni palestinesi.
L’efficacia e la legittimità dell’Autorità Nazionale Palestinese sembra ampiamente sminuita ed i suoi margini di manovra ristretti. Sembra improbabile che essa possa accettare un accordo globale che dovrebbe necessariamente includere delle ampie concessioni da parte dei palestinesi sui temi più scottanti del conflitto, come i rifugiati, il destino delle colonie ebraiche o lo status di Gerusalemme. Tuttavia, Mahmoud Abbas ed il suo governo godono ancora del sostegno della comunità internazionale ed i particolare dell’Unione Europea che gli fornisce una quota importante de budget dell’ANP ed assistenza tecnica. Abbiamo potuto constatare gli effetti concreti di questo sostegno, in particolare per quanto riguarda il processo di riforma delle forze di polizia palestinesi assistito dalla missione EUPOL COPPS, che ha la propria sede a Ramallah, o nel lavoro della delegazione della Commissione Europea a Gerusalemme.
Per l’UE, questo approccio di aiuto a dei progetti talvolta basati a livello locale, ha come scopo quello di sviluppare una amministrazione efficiente ed un’economia funzionante nei territori, anche nell’attuale situazione di impasse dei negoziati che impedisce i progressi sul piano politico. È questo il lavoro che dovrebbe fare Tony Blair, rappresentante del Quartetto (Stati Uniti, UE, ONU e Russia) che si occupa di rilanciare l’economia locale e di migliorare le condizioni di vita a piccoli passi. Ma quest’aiuto non sembra ancora sufficiente ad attenuare i problemi quotidiani incontrati nell’amministrazione dei territori : malgoverno, lotte per la gestione del potere e difficoltà legate alla presenza dell’esercito israeliano.
Prospettive
Questo viaggio è stata l’occasione per rendersi conto della complessità del conflitto e dela diversità delle opinioni riguardo alle possibili soluzioni. Dal punto di vista politico, gli sviluppi e le prospettive di uscita dal conflitto non sembrano incoraggianti. Le posizioni sono troppo lontane e si può constatare una evidente mancanza di volontà politica. La comunità internazionale resta tuttavia impegnata, e fedele al piano di pace presentato nel 2002 dal Quartetto, la celebre Road Map. Secondo l’UE, sembra evidente che gli sforzi si debbano dedicare soprattutto al miglioramento delle condizioni di vita dei palestinesi, senza dubbio la sola soluzione per contenere le derive estremiste e ridare una realistica speranza alla popolazione. Ciò che infatti ci ha più colpito nel corso della nostra visita non è stato, come ci si potrebbe aspettare, una collera ed un odio reciproco ma piuttosto la triste rassegnazione da parte di gran parte della popolazione, sia palestinese che israeliana, riguardo al futuro delle loro relazioni.
Le opinioni espresse in questo articolo sono attribuibili solo alla responsabilità degli autori
A voir également
Sur internet
- Commissione europea
- Delegazione della Commissione europea in Israele
- Commissione europea
- Ufficio di assistenza tecnica per la striscia di Gaza e la Cisgiordania
- Ministero degli affari esteri di Israele
- Sito ufficiale
- Dipartimento dell’ANP incaricato delle negoziazioni
- Sito ufficiale
Auteurs
Giovanni CIOFFI

Julien DE FRAIPONT













