Jørgen Jensehaugen : “L’UE potrebbe giocare un ruolo maggiore nel conflitto israelo-palestinese”
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Una pace duratura in Medio Oriente è uno dei principali obiettivi dell’Unione Europea. Quest’ultima saprà fare propria l’opportunità di diventare un attore internazione di maggior peso ? Una riflessione distaccata rispetto agli eventi più recenti.
Gli Euros : Negli ultimi dieci anni, abbiamo assistito ad un’importante evoluzione : l’UE è diventata un attore internazione che vuole essere preso sul serio. Oggi, c’è una maggior volontà e consapevolezza da parte dell’Europa ad impegnarsi nei conflitti internazionali qualora i suoi interessi ne siano coinvolti. Sul proprio sito web, la Commissione Europea afferma che una pace duratura in Medio Oriente è uno dei principali obiettivi dell’Unione europea. La mia prima domanda è : fino a che punto lei pensa che l’Unione europea possa giocare un ruolo nel conflitto israelo-palestinese e quali dei suoi interessi ne sono coinvolti ?
J. Jensehaugen : l’UE potrebbe giocare un ruolo maggiore nel conflitto israelo-palestinese facendo pressioni diplomatiche, economiche e politiche su Israele. Fino ad ora, tuttavia, l’UE si è sempre schierata dalla parte degli Stati Uniti. Questo ha rappresentato un problema soprattutto durante la presidenza di George Bush, quando l’atteggiamento degli Stati Uniti è stato più palesemente che mai pro-Israele. Tutto ciò implica che non è stata fatta nessuna pressione su quella che è la parte più forte nel conflitto. Israele è il padrone della situazione, da un punto di vista militare ha il coltello dalla parte del manico ed è supportato dai soggetti potenti della comunità internazionale. Per ottenere un trattato di pace, la bilancia del potere deve diventare più equa. L’unico modo per farlo è contenere le richieste di Israele. Questo non vuol dire essere anti-Israele, ma solamente che Israele dovrebbe essere trattato come ogni altra nazione della comunità internazionale in cui l’occupazione e la violazione dei Diritti Umani sono illegali. La questione degli interessi che spingerebbero l’UE a risolvere il conflitto israelo-palestinese è ancora più complicata. La Palestina di per sé non gode di molte risorse, né tanto meno possiede una grande importanza strategica. Tuttavia, siccome la situazione dei palestinesi è quella che attira una maggiore simpatia all’interno del mondo musulmano, ci sono chiari interessi sottaciuti. Per esempio, molti terroristi islamici fanno notare che il supporto dell’UE e degli Stati Uniti a Israele è la loro principale fonte di “ispirazione” per attaccare gli obiettivi occidentali. Oltre a ciò, per quanto riguarda paesi come la Siria, l’Iraq e l’Iran (per citarne solo alcuni), se fosse percepita la volontà dell’UE a trovare una soluzione al conflitto israelo-palestinese, si potrebbe ottenere una maggiore benevolenza politica.
I rapporti tra UE e Medio Oriente
La cooperazione euro-mediterranea, che unisce 12 stati del Mediterraneo all’UE, fu lanciata nel 1995 in seguito al Processo di Barcellona. Entro il 2010 si dovrebbe arrivare anche ad una “Zona mediterranea di libero scambio”. Oltre alle Nazioni Unite, la Cooperazione euro-mediterranea rappresenta l’unico forum multilaterale dove le due parti del conflitto mediorientale cooperano. Relazioni nel quadro del Processo di Barcellona sono integrate dalla “Politica europea di vicinato” che mira alla promozione della sicurezza e della stabilità tra i paesi confinanti. L’Unione per il Mediterraneo, fondata di recente, dovrebbe condurre a cooperazioni più concrete. Per sostenere il processo di pace in Medio Oriente, l’UE prende parte al Quartetto mediorientale insieme agli Stati Uniti, alle Nazioni Unite e alla Russia. L’UE preferisce una soluzione tra i due Stati coinvolti nel conflitto e una soluzione alla questione di Gerusalemme basata sui requisiti specificati nella cosiddetta Road Map del 2002. In questo contesto, l’UE lavora a stretto contatto con le autorità israeliane e l’Autorità Palestinese (a vantaggio dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina).
Gli Euros : anche se probabilmente l’UE ha un ruolo da giocare nel processo di pace tra Israele e Palestina, ci si può domandare quanto influente sia alla fine. Per esempio l’UE è, insieme a Stati Uniti, Russia e Nazioni Unite, un membro del Quartetto per il Medio Oriente. Fino a che punto l’UE è capace di giocare un ruolo più rilevante di fianco ad attori così importanti ?
J. Jensehaugen : Non si tratta tanto di capacità, quanto di volontà politica. L’UE è parte del Quartetto eppure diverge dagli altri partner per quanto riguarda l’insistenza con cui essi cercano soluzioni politiche. L’UE non sta cercando di fare nessun investimento politico, serio ed indipendente, in Palestina. Ciò è apparso ancora più chiaro quando ha seguito gli Stati Uniti nel boicottaggio del governo di Hamas. L’UE avrebbe potuto assumere una linea più morbida, ma non l’ha fatto.
Gli Euros : Molte persone continuano a vedere l’Unione europea come una “potenza debole” ? Se consideriamo il fatto che l’UE è il più grande partner commerciale di Israele, così come il principale partner economico, scientifico e di ricerca, può essere un serio vantaggio questo “potere debole“ dell’Europa ? Oppure pensa che il fatto che l’UE non possa spalleggiare seriamente la propria diplomazia con una forza militare costituisca un handicap per il processo di pace israelo-palestinese ?
J. Jensehaugen : Essere una “potenza debole” non è necessariamente un problema dal momento che gli interventi militari non sono mai stati un’opzione. Il fatto che l’UE sia il più grande partner commerciale di Israele, le dà ancora più potere. In linea teorica, l’“Accordo di associazione tra l’Unione Europea e Israele” (accordo che regola il commercio tra questi due soggetti) dovrebbe essere subito cancellato perché afferma inequivocabilmente che l’accordo si basa sul rispetto dei diritti umani. Poiché Israele è un in palese violazione di tali diritti, l’Unione europea potrebbe sospendere l’accordo fintanto che questo punto non viene rispettato. Il fatto che l’UE non abbia giocato questa carta mostra che essa, sebbene ne abbia tutte le capacità, non ha però la volontà di fare alcuna pressione su Israele.
Gli Euros : La Politica europea di vicinato, il Processo di Barcellona e la recente Unione per il Mediterraneo sono tutti strumenti europei che sono più o meno diretti verso il Medio Oriente, e includono i Territori Occupati Palestinesi così come Israele. Quali di questi strumenti possono avere effetti postivi sul conflitto israelo-palestinese ?
J. Jensehaugen : Per come stanno le cose, non molti. Includere l’economia palestinese nella cooperazione con l’UE è un’idea nobile, tuttavia la situazione sul campo ci chiarisce che questa è una politica vana. Israele controlla tutti i confini palestinesi, incassa le tasse di import-export per conto dell’Autorità Palestinese, controlla lo spazio aereo e gli sbocchi sul mare. In altre parole, nella pratica il commercio e la cooperazione congiunti di UE-Israele-Palestina sono rafforzati dal commercio e dalla cooperazione tra UE e Israele.
Gli Euros : L’Unione europea è il più grande erogatore di aiuti dell’Autorità Palestinese. Quando Hamas ha preso il potere, l’UE ha mantenuto i finanziamenti per non perdere la propria influenza sull’Autorità Palestinese, chiedendo però ad Hamas di condannare la violenza come strumento politico. Tuttavia, il governo di Hamas continua a sostenere gli atti di violenza. La strategia europea ha forse fallito ?

- Tzipi Livni, Ministro degli esteri israeliano, e il suo omologo francese Philippe Douste-Blazy
J. Jensehaugen : per rispondere a questa domanda appropriatamente, bisogna guardare più in profondità al contesto in cui l’UE chiede di inserirsi. Innanzitutto Hamas ha vinto le elezioni con mezzi democratici e leali, e come tale sarebbe dovuto essere trattato come parte dell’Autorità Palestinese, non come se fosse separato da essa. La falsa dicotomia creata dall’UE ha aiutato a seminare il germe della guerra civile in Palestina. In secondo luogo, le richieste dell’UE andavano più in profondità rispetto a un mero “cessate la violenza”. Hamas doveva denunciare la violenza, riconoscere tutti gli accordi precedenti che Israele aveva preso con l’Autorità Palestinese, e accettare il “diritto di esistere” di Israele. Nessuna di queste richieste sono state fatte a Israele. Hamas ha ritenuto perciò che queste richieste fossero ingiuste e che provassero il pregiudizio dell’UE nei suoi confronti. La strategia europea avrebbe potuto essere più efficace se avesse alleggerito la pressione su Hamas quando questo ha mosso i primi passi verso la conciliazione. Ciò non venne fatto e Hamas non si sentì più in dovere di fare concessioni. Risultato finale : la politica dell’UE fu un fallimento su grande scala e spinse Hamas di nuovo al suo ruolo di forza anti-sistema.
Gli Euros : Secondo lei, cosa potrebbe fare ancora l’Unione europea per influenzare positivamente il processo di pace israelo-palestinese ?
J. Jensehaugen : L’UE deve assumere una posizione chiara. Vuole forse risolvere il conflitto oppure utilizzare il conflitto in modo da mantenere stretti rapporti politici con gli Stati Uniti ? Ora come ora sembra che stia seguendo la seconda opzione. Se l’UE vuole risolvere il conflitto deve voler premere su Israele e divergere dagli Stati Uniti per quanto riguarda il trattamento di Hamas. Essa deve realizzare che questo conflitto è basato su uno squilibrio di potere. Essendo un “costruttore di ponti” cieco, l’UE sta di fatto sostenendo Israele. Nel lungo termine, questo non è il modo di risolvere il conflitto, ma è piuttosto la ricetta per rendere ancora più difficile risolverlo dal momento che Israele può continuare ad ottenere ciò che vuole.
Gli Euros : Tzipi Livni è ormai diventata il nuovo leader del partito di governo Kadima e potrebbe diventare il prossimo Primo ministro israeliano. Rispetto agli altri, è considerata quella più orientata al consenso e alcuni leader palestinesi accolgono volentieri la sua elezione. Hamas, invece, non si aspetta nessun cambiamento nella politica israeliana. Secondo lei, quanto possono essere rilevanti per il conflitto israelo-palestinese e per l’Europa i recenti cambiamenti nel governo d’Israele ?
J. Jensehaugen : E’ difficile prevedere esattamente cosa significhi tutto ciò per il futuro della politica israeliana. L’ostacolo creato dalla debolezza politica di Ehud Olmert forse è stato superato, ma Tzipi Livni probabilmente sarà obbligata a scegliere gli stessi alleati politici di Olmert se dovesse formare un governo. Uno dei partiti inclusi nel governo, Shas, ha chiesto che non si discuta di Gerusalemme al tavolo dei negoziati. Se Gerusalemme è esclusa dal tavolo, non ci possono essere nemmeno i negoziati.
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- Commissione europea
- L'UE e il processo di pace in Medio Oriente
- Rappresentanti del Quartetto
- Dichiarazione del Quartetto, 26 settembre 2008
Auteurs
Anne WAGENFÜHR

Valentina BERGAMINI (traduttrice)













