I deputati, convinti dai sempre più frequenti dialoghi tra Albania ed UE, hanno deciso di garantire lo status di candidato all’ingresso nel più grande organismo europeo. La scelta è ponderata e tiene conto del fatto che il processo di convalida non sia frutto di una decisione sbrigativa e poco approfondita : l’Albania dovrà prima risolvere alcuni problemi che ancora affliggono il Paese. Alcune riforme sono state già fatte, altre verranno attuate nelle prossime settimane ; sta di fatto che il paese balcanico sembra sempre più intenzionato ad entrare a far parte della grande famiglia europea.


Relazioni tra Albania e Unione europea

Il rapporto tra Albania ed UE ha radici profonde. Nel lontano 1992 ci fu il primo contatto, con l’organismo europeo che permise allo Stato balcanico l’accesso ai finanziamenti del programma Phare (Poland and Hungary : Assistance for Restructuring their Economies), stipulando così un accordo di Commercio e Cooperazione. Sette anni dopo, nel 1999, fu l’Unione europea a prendere l’iniziativa, proponendo all’Albania (e ad altri quattro Stati) il Processo di Stabilizzazione e Associazione, da poco creato.

La prima vera e propria svolta arriva il 19 e 20 giugno 2000, con il Consiglio europeo che dichiara che tutti i Paesi partecipanti al PSA sono potenziali candidati all’adesione all’UE. Precisamente un anno dopo fu la Commissione a prendere una decisione importante, caldeggiando l’avvio del negoziato per un Accordo di Stabilizzazione e Associazione (ASA) con il Paese balcanico. Il Consiglio europeo pochi giorni dopo inviterà la stessa Commissione a presentare alcune direttive per la contrattazione dell’Accordo con l’Albania (che diventerà effettivo nell’ottobre del 2002). Nel giugno 2003 il Consiglio europeo confermò che la politica dell’Unione verso i Paesi balcanici sarebbe rimasta il PSA, così quelli che vi partecipavano sarebbero potuti diventare membri non appena fossero stati pronti.

Nel dicembre 2005 il Consiglio dell’Unione europea decise di attuare i principi previsti affinché si potesse rivisitare il partenariato dell’UE con l’Albania. Poco meno di un anno dopo, nel novembre 2006, la Commissione decise di avviare le trattative per l’agevolazione dei visti con lo stesso Paese balcanico (l’accordo verrà firmato il 13 aprile 2007 a Zagabria ed entrerà in vigore l’anno successivo).

JPEG - 17.7 ko

Nel 2008 Franco Frattini, allora commissario europeo, diede il via a Tirana al dialogo per la liberalizzazione dei visti tra l’Unione europea e l’Albania. Nell’aprile del 2009 entra finalmente in vigore l’Accordo di Stabilizzazione e Associazione, dopo essere stato ratificato quasi quattro mesi prima. Il 28 aprile del 2009 avverrà forse il più importante fatto di questo lungo processo : l’Albania presenta la sua domanda di adesione all’UE. Il 16 novembre dello stesso anno il Consiglio chiede alla Commissione di analizzare a fondo lo Stato balcanico, affinché si possa valutare la reale attuabilità della loro richiesta. Esattamente un mese dopo la stessa Commissione sottopone al governo albanese il classico questionario per la verifica della compatibilità possibile tra normative comunitarie e legislazione albanese. Le risposte di tale questionario verranno presentate nell’aprile 2010. Nel novembre dello stesso anno avviene un’altra svolta fondamentale : il Consiglio approva l’abolizione dei visti di circolazione all’interno della zona Schengen per i cittadini dell’Albania. Ci sarà una sostanziale fase di stallo per quasi due anni, fino all’ottobre 2012 : durante questo periodo la Commissione raccomanda che all’Albania venga concesso lo status tanto desiderato, quello di candidato, non prima però di aver completato alcune riforme di vitale importanza per la positiva riuscita della complessa operazione di adesione.

Il 13 dicembre scorso l’Europarlamento ha confermato questa volontà approvando la risoluzione riguardante i progressi compiuti dall’Albania nel 2012, ribadendo la fondamentale importanza che l’adempimento delle operazioni consigliate avrà nella decisione finale.

Le condizioni

Analizzando la risoluzione del Parlamento europeo appare evidente come, nonostante quella che l’UE sta porgendo all’Albania sia un’occasione di importanza storica, il compito del Paese balcanico sia tutt’altro che facile. Le condizioni poste dai vertici europei sono evidentemente eque, ma alcune sono di difficile attuazione considerando la situazione attuale dell’Albania. Dopo un’introduzione che ripercorre alcune delle più importanti tappe storiche vissute dall’Albania rispetto all’Unione europea, la risoluzione elenca le condizioni poste dall’UE affinché il Paese balcanico possa compiere il passo decisivo.

Gli ambiti in cui l’Europarlamento auspica un intervento diretto dello Stato albanese sono essenzialmente tre :
- rafforzamento dei diritti umani e consolidamento della democrazia ;
- perseguimento di riforme economiche e sociali ;
- promozione della cooperazione internazionale.

Per stabilizzare la democrazia l’Europarlamento esorta a perseguire sulla strada delle elezioni libere ed eque, ed a migliorare e sviluppare ulteriormente il sistema giudiziario per non vanificare gli sforzi compiuti in altri campi. Un altro punto che il Parlamento ritiene fondamentale è la delicata questione della tratta di esseri umani, pratica da debellare definitivamente. Lo Stato di diritto dovrà essere ancor più al centro della politica di allargamento dell’UE ed occorre perciò eliminare i rischi di politicizzazione della pubblica amministrazione che dovrebbe essere basata su un sistema meritocratico. Per una buona democrazia è necessario inoltre promuovere il pluralismo dei media e la libertà di espressione e di informazione, estromettendo il governo dalle nomine delle cariche direttive dell’emittente pubblica. Occorre infine combattere le discriminazioni di qualsiasi genere, garantendo che i diritti umani siano applicati anche ai gruppi minoritari e non soltanto alle minoranze nazionali. Tra gli altri fenomeni che dovranno essere debellati quanto prima anche la prostituzione forzata e la violenza domestica. Viene sottolineata poi l’importanza che la tutela dei minori riveste e la necessità di un sistema d’istruzione più moderno che si concentri di più sull’allievo e che possa fornire la migliore istruzione possibile.

Nell’ambito delle riforme socio-economiche il Parlamento richiede il lancio e l’attuazione di nuove riforme strutturali riguardanti lo Stato di diritto (diritto di proprietà ad esempio), salvaguardando campi come quello della sicurezza energetica. Un altro punto affrontato richiama l’attenzione verso il settore della protezione ambientale e del cambiamento climatico, in modo da uniformarsi agli altri Paesi già membri UE. Si prosegue sollecitando un intervento in campo occupazionale : la situazione lavorativa precaria spaventa non poco i vertici dell’Unione, per questo si raccomandano investimenti pubblici atti a promuovere tali ambiti. Un ultimo punto si sofferma sulla situazione degli ex prigionieri politici, i quali dovranno essere risarciti come le norme UE prevedono.

Le misure per la promozione della cooperazione regionale e internazionale invitano infine lo Stato albanese a revocare l’accordo bilaterale di immunità concluso con gli Stati Uniti, essendo questo non coerente con le norme UE.

Le situazioni da migliorare sono quindi molteplici, delicate e difficile attuazione (per quanto giuste). Non sappiamo se l’Albania sarà in grado di soddisfare queste priorità e in quale lasso di tempo : le prossime elezioni parlamentari del 2013 saranno certamente una cartina di tornasole.


reagir   Imprimer   envoyer par mail   Auteurs
Espace réactions ()

Auteurs

Manuel MALIGNO

Iscritto al corso di laurea in Scienze della Comunicazione presso l’Università di Roma Tor Vergata.

Su internet

Risoluzione del Parlamento europeo del 13 dicembre 2012 sulla relazione 2012 sui progressi compiuti dall’Albania
Risoluzione del Parlamento europeo del 13 dicembre 2012 sulla relazione 2012 sui progressi compiuti dall'Albania
  I più letti I più commentati
Da un mese | Da sempre
Ci twittano
Facebook
A un anno dall’istituzione dell’European Cybercrime Centre, ritieni che la criminalità informatica in Europa venga combattuta con strumenti adeguati?

I blog georgafici e tematici del gruppo Euros du Village
FSE: €2,9mld per l'occupazione in Francia
di Vanessa Piacenti
19 novembre 2014

Parte il prossimo 30 novembre una serie di dibattiti aperti tra la Commissione europea e i cittadini sui temi dell’occupazione, della protezione dei cittadini e della sostenibilità. L’obiettivo è quello di rispondere insieme alla domanda: “Che Europa vogliamo nel futuro?”. Tutti possono interagire con i dibattiti su Twitter, utilizzando l’hashtag #dialogocittadini.

Dibattito sul futuro dell’Europa

Politica
Economia
Società e media
Sviluppo sostenibile
Affari interni
Affari esteri
Istituzioni e Bruxelles
Italia
UE 28
L’altra Europa
Mondo
© Groupe Euros du Village 2010 | Note legali | Sito realizzato con SPIP | Relizzazione tecnica e design : Media Animation & Euros du Village France