L’UE e i Balcani : l’impatto politico europeo in Kosovo (Parte I)

Un trampolino di lancio per l’azione esterna europea prima di Lisbona ?

Pur anticipatamente rispetto alle modifiche istituzionali introdotte con il trattato di Lisbona (Dicembre 2009), l’intervento politico dell’UE in Kosovo, dopo il conflitto nei Balcani, esercitato tramite un’azione esterna coordinata e coerente, ha avuto un impatto estremamente positivo. Christopher Hill lo aveva in qualche modo anticipato nel 1993 quando, in un suo lungimirante studio, descrisse in sei punti le funzioni e il ruolo dell’UE nello scenario internazionale. Tutti i punti contenevano, infatti, riferimenti espliciti all’ex - Jugoslavia e all’importanza della mediazione politica dell’UE, qualora la pace della regione balcanica fosse stata nuovamente in pericolo.


I profili storici

In seguito al crollo dell’Unione Sovietica, l’area occidentale dei Balcani rappresenta da sempre l’unica regione dove l’UE ha esplicitamente preteso di esercitare la direzione politica e amministrativa, benché affiancata dalla NATO e dagli USA, nel comune obiettivo di favorire la transizione democratica ed economica dei paesi coinvolti. Tuttavia, è solo in seguito all’intervento della NATO in Kosovo nel 1999, che Bruxelles inizia a giocare un ruolo incisivo nei Balcani occidentali. Alla fine degli anni ‘90 l’UE comprende, infatti, l’importanza di evitare un altro fallimento della politica estera comune nel proprio back yard. Contribuire alla stabilizzazione del Kosovo, da molti considerato una polveriera, una piccola Jugoslavia, rappresentava per gli stati dell’Unione l’opportunità’ di cancellare dalla storia il ricordo dell’impotenza del vecchio continente di fronte alla sanguinosa disgregazione della Jugoslavia e, poco più tardi, dello scoppio della guerra in Kosovo.

Nella fase successiva al conflitto, la politica economica e le ingenti risorse destinate al Kosovo da parte dell’Unione sembrano coerenti con le nuove aspirazioni europee in politica estera. Dall’inizio della guerra del Kosovo con la Serbia nel 1998-1999, l’UE ha destinato a quest’area più di due bilioni di euro, una cifra pari ai due terzi della somma devoluta dall’intera comunità internazionale. L’UE ha contribuito anche all’amministrazione civile provvisoria delle Nazioni Unite (UNMIK), guidata dal Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell’ONU, nell’ex provincia serba. La missione si componeva di quattro diverse funzioni, quattro pilastri, diretti dal Vice Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite con il supporto di varie organizzazioni. Il primo pilastro coordinava il ritorno dei rifugiati sotto la direzione dell’UNHCR. Il secondo pilastro gestiva l’amministrazione civile. Il terzo, sotto l’egida della missione dell’OSCE in Kosovo, era responsabile della democratizzazione dell’area e dell’institution-building. Mentre il quarto e ultimo pilastro della Missione UNMIK, il “pilastro UE”, si occupava, dello sviluppo economico. Gli stati membri e le istituzioni europee non solo si fecero carico di tutte le spese operative di quest’ultimo, ma inviarono anche esperti che, in stretta collaborazione con la missione dell’ONU, fossero in grado di fornire assistenza tecnica e supporto.

JPEG - 87.9 ko

Il sostegno dell’UE alla missione UNMIK fu affiancato, dal 1999, dagli aiuti forniti nell’ambito del processo di stabilizzazione e associazione europeo nei Balcani. Una politica, ispirata a un potenziale allargamento dell’UE nella regione, incentrata su assistenza finanziaria, preferenze tariffarie, rapporti contrattuali e assistenza tecnica ai potenziali stati membri. Il commercio, settore chiave del processo di stabilizzazione e associazione, permise al Kosovo di esportare agevolmente i propri prodotti manifatturieri e agricoli nei paesi dell’Unione senza incontrare barriere tariffarie. Una forte crescita economica fondata sull’esportazione dei beni consentì così una stabilizzazione del sistema economico kosovaro. Si trattò di misure molto significative anche dal punto di vista politico. Per la prima volta, infatti, l’ex provincia serba veniva considerata dalla comunità internazionale un territorio separato. Uno stato, in grado di condurre una propria politica economica e commerciale indipendente dalla Serbia. Il principio di condizionalità europeo, cardine delle relazioni esterne dell’Unione, sembrò, poi, funzionare perfettamente : nel tentativo di adattare la legislazione interna all’acquis comunitario ed eliminare eventuali normative incompatibili con gli standards europei, furono intraprese numerose iniziative, soprattutto per modernizzare la legislazione in materia di regolazione del libero movimento dei beni.

Poco dopo l’entrata in vigore del processo di stabilizzazione e associazione, nel 2000, il Consiglio Europeo di Feira, ne confermò ed ampliò la visione strategica. Per la prima volta, in maniera esplicita, i capi di stato e di governo degli stati membri dichiararono che sarebbe stato possibile per gli stati dei Balcani Occidentali, un giorno, entrare a far parte dell’Unione. Lo stesso messaggio fu poi riaffermato con forza al summit del Consiglio Europeo a Zagabria nel Novembre 2000 e nelle conclusioni del Consiglio Europeo del Marzo 2003. Sulla stessa linea programmatica, nel Giugno 2003, l’Agenda di Salonicco per i Balcani Occidentali, avrebbe poi assicurato che il supporto alla transizione democratica, economica e sociale dei Balcani occidentali, in vista di un allargamento dell’UE in quest’area, sarebbe stato, da quel momento in poi, una delle priorità dell’azione esterna europea.

JPEG - 211.5 ko

Al fine di assistere le istituzioni locali kosovare con un’azione di “MMA-Monitoring, Mentoring and Advising”, nel Febbraio 2008, gli stati membri istituirono congiuntamente la missione EULEX (European Rule of Law Mission in Kosovo). La prima missione, nella storia dell’UE con un mandato cosi ampio, cioè promuovere lo stato di diritto attraverso attività inerenti al settore della giustizia, della polizia, del controllo delle dogane. Una missione approvata anche dai cinque stati membri che tuttora si rifiutano di riconoscere l’indipendenza del Kosovo.

Un anno dopo l’istituzione dell’EULEX, entrò in vigore il Trattato di Lisbona. Le nuove disposizioni normative avrebbero comportato una rivoluzione del sistema istituzionale dell’azione esterna dell’Unione Europea. Una razionalizzazione destinata, secondo alcuni, ad eliminare la maggior parte delle inefficienze e sovrapposizioni della politica estera comunitaria. Tuttavia, le basi perché il Kosovo potesse entrare a far parte della comunità internazionale, come un vero e proprio stato sovrano ed autonomo, erano già state poste.


reagir   Imprimer   envoyer par mail   Auteurs
Espace réactions ()

Auteurs

Maria Giulia Amadio Viceré

Maria Giulia Amadio Viceré, classe ’88, laureata in Relazioni Internazionali all’Università’ LUISS Guido Carli. Ha lavorato come intern presso il programma “Europe in the world” della think tank European Policy Centre a (...)
  I più letti I più commentati
Da un mese | Da sempre
Ci twittano
Facebook
A un anno dall’istituzione dell’European Cybercrime Centre, ritieni che la criminalità informatica in Europa venga combattuta con strumenti adeguati?

I blog georgafici e tematici del gruppo Euros du Village
FSE: €2,9mld per l'occupazione in Francia
di Vanessa Piacenti
19 novembre 2014

Parte il prossimo 30 novembre una serie di dibattiti aperti tra la Commissione europea e i cittadini sui temi dell’occupazione, della protezione dei cittadini e della sostenibilità. L’obiettivo è quello di rispondere insieme alla domanda: “Che Europa vogliamo nel futuro?”. Tutti possono interagire con i dibattiti su Twitter, utilizzando l’hashtag #dialogocittadini.

Dibattito sul futuro dell’Europa

Politica
Economia
Società e media
Sviluppo sostenibile
Affari interni
Affari esteri
Istituzioni e Bruxelles
Italia
UE 28
L’altra Europa
Mondo
© Groupe Euros du Village 2010 | Note legali | Sito realizzato con SPIP | Relizzazione tecnica e design : Media Animation & Euros du Village France