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L’autodifesa della Repubblica polacca

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...e altri populismi

Parlare di populismo in Polonia vuol dire ripercorrere gli ultimi vent’anni della storia recente del paese. Dopo il 1989, questo grande laboratorio democratico ha infatti registrato la nascita di numerosi movimenti di opinione pubblica, di sindacati e di partiti che in alcuni casi sono scomparsi, in altri sono mutati e in altri ancora hanno avuto la forza di arrivare fino ad oggi. Questo processo accomuna la Polonia ad altri paesi dell’area dell’ex blocco sovietico, dove formazioni aventi carattere estremista e populista hanno approfittato, al pari dei nascenti partiti “tradizionali”, del grande vuoto creatosi dopo la scomparsa dei regimi del socialismo reale.


La lunga e articolata transizione democratica dell’area post-sovietica non ha impedito ad una buona parte delle élites politiche al comando durante il regime, di riciclarsi in nuovi movimenti politici formatisi con l’avvento della democrazia. Nella quasi impossibilità di rimpiazzare la vecchia classe dirigente comunista dall’oggi al domani ecco, quindi, che in molti di questi paesi, esponenti della vecchia nomenklatura si sono rifatti avanti : Vladimir Putin e Viktor Yanukovich, rispettivamente Primo Ministro della Federazione Russa e Presidente dell’Ucraina, sono attualmente gli esempi più significativi di questo fenomeno, personaggi che già prima della caduta del muro ricoprivano incarichi di rilievo.

La decomunistizzazione

In Polonia la riconversione delle vecchie élites non è passata tuttavia inosservata. I principali partiti populisti del paese come la Lega delle Famiglie polacche (Liga Polskich Rodzin - LPR), Autodifesa della Repubblica Polacca (Samoobrona Rzeczpospolitej Polskiej) e il più potente Legge e Giustizia (Prawo i Sprawiedliwosc - PiS) hanno infatti costruito sulla lotta alla classe politica corrotta e “residua” del vecchio regime comunista buona parte della loro fortuna elettorale. L’obiettivo dichiarato era, e resta tutt’ora, quello di abbattere la Terza Repubblica (nata nel 1989) e sgomberare il campo dalla corruzione e dal malgoverno. Nel marzo 2007 questa lotta ha assunto i toni di una vera e propria caccia alle streghe.

Nel pieno di quella che verrà ribattezzata come la “Repubblica monozigote”, ovvero il periodo di governo dei gemelli Kaczynski che vedeva Leck alla presidenza della Repubblica e Jaroslaw alla guida dell’esecutivo, fu infatti adottata la legge sulla “confessione”, la controversa Lustracja. La legge, successivamente dichiarata incostituzionale dall’Alta Corte, obbligava più di 700 mila persone tra cui giornalisti, docenti universitari, avvocati, politici, insegnanti, giudici, a confessare collaborazioni col passato regime comunista in un periodo compreso tra il 1945 e il 1989 attraverso la compilazione di un modulo da inviare all’Istituto della memoria di Varsavia (Instytut Pamięci Narodowej – IPN).

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Jaroslaw Kaczynski leader del PiS

(Screeenshot da Youtube)

Quest’ultimo, attraverso un controllo incrociato con gli archivi dei servizi segreti comunisti, ne avrebbe verificato la veridicità. Lo stesso IPN fin dalla sua fondazione nel 1998 è stato più volte nell’occhio del ciclone per via delle sue periodiche pubblicazioni che attingono in larga parte dagli archivi segreti e hanno rivelato più di una volta i nomi di ex agenti e collaboratori del regime, cosa che nel periodo di governo dei gemelli è sembrata pensata essenzialmente per indebolire l’opposizione. La crociata dei gemelli contro il comunismo ha segnato un’altra tappa importante nel novembre 2009 con l’approvazione di una legge che prevede la messa al bando di tutti i simboli del comunismo, con pene che possono arrivare fino a due anni di reclusione per chiunque li utilizza o ne è in possesso. Una trovata sicuramente meno repressiva è stata quella dell’IPN che ha lanciato lo scorso mese Kolejka (la fila), un gioco di società ambientato durante il regime e per questo già noto come “Monopoli comunista”. Lo scopo del gioco è quello di far rivivere, soprattutto ai più giovani, l’aspetto più caratteristico e drammatico della vita quotidiana durante il comunismo : gli scaffali dei negozi sempre vuoti e le lunghe file per riuscire ad ottenere i prodotti di prima necessità.

Populismo di governo

Nel contesto est europeo i casi di formazioni estremiste e populiste che riescono a sopravvivere per più di una legislatura sono abbastanza rari. Ancora più rari sono i casi in cui queste formazioni riescono a pesare in Parlamento (si veda il caso ungherese) o addirittura ad entrare nel governo. In Polonia la coalizione di governo formata dai tre partiti populisti PiS, LPR e Samoobrona nel biennio 2005-2007 ha rappresentato un interessante case study utile a restituirci un po’ della complessa situazione politica che il paese ha vissuto negli ultimi anni. Ma come si è arrivati ad un governo di matrice populista ? Per rispondere a questa domanda bisogna considerare almeno due fattori. Il primo è senz’altro la crisi successiva alle elezioni parlamentari del 2005 che hanno visto il trionfo di entrambi i partiti di centrodestra che praticamente da allora si spartiscono il potere : Piattaforma Civica (PO), attestatosi attorno al 24% e Diritto e Giustizia (PiS) al 27%. La natura assolutamente non assimilabile dei due partiti che vede PO, il partito dell’attuale Premier Donald Tusk, come liberale ed europeista e PiS nazionalista ed euroscettico, non ha permesso la formazione di un governo comune lasciando ai Kaczynski l’iniziativa di trovare una soluzione alternativa nell’alleanza con Samoobrona (11%) e LPR (8%). Il 5 maggio 2006, i due leader populisti Roman Giertych (LPR) e Andrzej Lepper (Samoobrona), sono entrati nel governo ricoprendo rispettivamente la carica di Ministro dell’educazione (forse il più contestato della storia) e Ministro dell’agricoltura, ruoli che, come vedremo, rispecchiano pienamente gli interessi principali dei due partiti. Il secondo fattore che ha contribuito al successo elettorale del blocco populista è stato il malcontento generatosi dopo l’ingresso della Polonia nell’UE del 2004.

Un ingresso che ha mancato di produrre risultati positivi sull’economia del paese nel breve periodo e che si è trasformato in un potentissimo strumento di propaganda. Il temibilissimo euroscetticismo polacco, che per 2 anni ha fatto tremare Bruxelles, è stato generato da queste formazioni, abilissime nel cavalcare le paure e le insicurezze dell’elettorato : disoccupazione, deficit pubblico e più in generale crisi economica e sociale. Non possiamo neanche negare che per tutti i paesi dell’ex blocco sovietico l’entrata nell’UE sia stata un processo di portata storica e che proprio per questo abbia portato con sé qualche complicazione.

Ascesa e caduta di Samoobrona

Samoobrona nasce nel 1991 come movimento di protesta di agricoltori indebitati in seguito alla soppressione dei meccanismi regolatori in vigore durante il comunismo. Presto si trasforma in un sindacato agricolo e già nel 1993 tenta l’ingresso in politica partecipando alle elezioni legislative dello stesso anno e successivamente alle presidenziali del 1995. Entrambi i tentativi sono un fallimento per Samoobrona, il cui vero problema in questa prima fase sembra essere la mancanza di una struttura organizzativa propria di un partito, motivo per il quale cercherà una sponda nel network associativo e organizzativo della destra nazionalista [1] . La fortuna politica del movimento inizia nel 1999 quando, in seguito ad alcuni blocchi stradali, il leader Andrzej Lepper costringe il governo a negoziare. La maniera con la quale il leader decide di attirare l’attenzione dei media sulle cattive condizioni del settore agricolo polacco, ci spinge ad un parallelo quasi obbligato con un altro leader controverso che negli stessi anni si prodigava in azioni di protesta similari in Francia : José Bové. La spettacolarizzazione della protesta ha consentito tanto a Lepper quanto a Bové di guadagnare visibilità e soprattutto consensi. Con Lepper al comando il partito si sposta su posizioni di estrema sinistra e si contraddistingue per la serrata lotta alle riforme liberali introdotte negli anni a ridosso dell’adesione, rosicchiando consensi al PSL (Polskie Stronnictwo Ludowe), il Partito Popolare Polacco considerato da sempre come il partito agrario del paese [2].

Nel 2001 il partito di centro sinistra SLD (Sojusz Lewicy Demokratycznej) vince le elezioni e Samoobrona entra in Parlamento con il 10% e 53 deputati. Un risultato storico per la formazione, dovuto in larga parte al carisma e alla visibilità acquisita dal suo leader Lepper. Il partito “antisistema” si contraddistingue in questa fase per la sua esaltazione della famiglia, per il suo discorso anti-neoliberale (contro la privatizzazione del settore pubblico) e dopo il 2004 si dice favorevole a ridiscutere il trattato di adesione all’UE nella speranza di poter cambiare la PAC, considerata sfavorevole ai piccoli agricoltori polacchi [3].

Sostanzialmente il mal di pancia di Lepper comincia, infatti, quando il governo di centro sinistra (da lui appoggiato in più occasioni) conclude gli accordi di adesione all’UE. Questo elemento lo spinge ad un nuovo cambio di rotta e ad un avvicinamento (una vera e propria liaison dangereuse) con il PiS dei gemelli Kaczynski che sfocerà nella coalizione populista di governo nel 2006. L’ingresso di Lepper nell’esecutivo come Ministro dell’Agricoltura rappresenta il maggiore successo politico di Samoobrona.

Le sorti del partito seguono quelle del proprio leader in un legame che per questo genere di formazioni è abbastanza scontato. Cosa succede allora se il leader cade in disgrazia ? È molto semplice : il partito passa dall’11,5% di consensi del 2005 all’1,5% del 2007. La causa di tutto è una accusa gravissima per molestie sessuali formulata da Aneta Krawczyk (già membro di Samoobrona) nei confronti di Lepper, reo di averle concesso un lavoro all’interno della segreteria del partito in cambio di rapporti sessuali. La stessa Krawczyk ha inoltre affermato che il suo salario sarebbe dipeso dalla quantità dei rapporti accordati.

La Lega delle Famiglie Polacche

La formazione della LPR è piuttosto recente ed è datata 2001. Il partito a differenza di Samoobrona ha una chiara collocazione politica e si inserisce all’interno della tradizione dell’estrema destra cattolica e nazionalista. Dichiaratamente anti europea, questa formazione si fa portatrice dei valori della famiglia tradizionale e della religione cattolica : la Lega è infatti ostile a tutte le forme di controllo della natalità, all’aborto e a tutte le pratiche sessuali non conformi  [4]. Il che, tradotto, vuol dire : visione arcaica della donna e distorta della sessualità. Soprattutto l’omosessualità è una malattia che va curata ed è spesso associata alla pedofilia. Il maggiore organo diffusore delle istanze del movimento è Radio Maryja, un’emittente radiofonica ultracattolica diretta da Padre Tadeusz Rydzyk più volte criticata per le sue istanze xenofobe e antisemite.

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Roman Giertych ex leader della Lega delle Famiglie Polacche

(Screeenshot da Youtube)

Alle elezioni parlamentari del 2001 la LPR riuscì ad eleggere 38 deputati e come per Samoobrona l’apice del suo successo è stato l’ingresso nel governo populista del 2006 a guida PiS. Finita questa esperienza di governo la LPR non è stata in grado di mantenere il suo appeal sull’elettorato e nel 2007 è crollata all’1,3% dei consensi scomparendo dal Parlamento. Dopo questa disfatta anche il suo giovane leader Roman Giertych ha rassegnato le dimissioni.

Il PiS mangia tutti !

Dalle elezioni politiche del 2007, che hanno visto la vittoria di Piattaforma Civica e la scomparsa di Samoobrona e LPR (almeno in parlamento), il sistema politico polacco è rimasto sostanzialmente polarizzato attorno ai due grandi partiti della destra, PO per l’appunto, e Legge e Giustizia. In questa tornata elettorale la creatura politica dei gemelli Kaczynski ha comunque incrementato i suoi consensi (nonostante la sconfitta), passando dal 27% del 2005 al 32% del 2007. Quello che succede in Ungheria, dove abbiamo visto Fidesz (partito grande) rosicchiare consensi allo Jobbik (partito piccolo), si sta riproponendo anche in Polonia : in questa fase il PiS ha di fatto intercettato buona parte dell’elettorato di Samoobrona e LPR. Sostanzialmente il crollo di queste due formazioni non ha comportato una scomparsa delle istanze populiste nel paese.

Le elezioni presidenziali seguite alla tragedia di Smolensk nel 2010 sono la prova concreta che il PiS, nonostante la perdita del suo leader, sia un grande partito in grado di captare una buona parte dell’elettorato. La prematura scomparsa di Leck non ha impedito a Jaroslaw di prendere in mano le redini e ripartire all’attacco del governo di Donald Tusk. Quest’ultimo bersagliato dalle critiche sia per il suo operato di governo che per il suo atteggiamento troppo accondiscendente nei confronti dei russi nel dopo tragedia. La retorica populista e anti russa si è quindi rafforzata ulteriormente e rimane un’arma potentissima nelle mani del PiS con buona pace di chi sperava in un abbassamento dei toni e magari anche in un addolcimento del combattivo Jaroslaw.

emanuele.ricci@glieuros.eu

Articolo redatto con il contributo di Agata Rudnicka


[1] Fredric Zalewsky, “La professionnalisation des partis ’populistes’ en Europe : une comparaison entre le mouvement polonais Samoobrona et le Dansk Folkeparti”, Revue Internationale de Politique Comparée, vol.12, 4, 2005, pp 487-501.

[2] Ibidem.

[3] Céline Bayou, “Populisme et extrémisme en Europe centrale et balte”, Le Courrier des pays de l’Est, 1054, 2, 2006, pp. 27-43.

[4] Ibidem.


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