La Ashton a Beirut : nuovi aiuti UE per i rifugiati siriani

L’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri, Lady Catherine Ashton, in visita nei giorni scorsi a Beirut.

La Ashton ha incontrato le alte cariche dello Stato e i funzionari dell’UE per discutere la delicata questione del continuo afflusso di rifugiati siriani nel paese e come l’Unione può fornire assistenza al Libano per affrontare la crisi umanitaria.


L’Alto Rappresentante ha discusso sia con il Primo Ministro Najib Mikati che con il Presidente Michel Suleiman del grave conflitto in Siria e delle ripercussioni che questo può avere sulla situazione politica ed economica del Libano. La Ashton ha anche parlato della possibilità che l’Unione Europea dispieghi un fondo per aiutare il governo libanese a far fronte all’emergenza umanitaria.

Il numero di rifugiati siriani che hanno oltrepassato il confine con il Libano e’ salito a 530.000 – secondo il rapporto del Consiglio per i Rifugiati delle Nazioni Unite -, di cui 455.000 già registrati presso l’Agenzia ONU e 75.000 in attesa di registrazione. I rifugiati già dotati di una registrazione beneficiano degli aiuti concessi dalle Nazioni Unite, il governo libanese e varie ONG operanti sul territorio. Ma il Libano ha invitato la Comunità Internazionale ad incrementare il proprio contributo nei confronti del governo libanese al fine di far fronte alla crisi che, si prevede, entro la fine dell’anno avrà prodotto circa un milione di rifugiati.

La situazione libanese e la fuga dei palestinesi

Il Libano risente del conflitto nella vicina Siria e da tempo soffre di una continua escalation di violenze e tensioni sul proprio territorio nazionale. La settimana scorsa, il capo dell’intelligence libanese, Generale Wissam al-Hassan, noto oppositore del regime siriano di Assad, è stato assassinato con una bomba esplosa nella sua auto. L’evento, secondo gli ambasciatori dell’Unione Europea, potrebbe generare un vuoto di potere nel paese e l’acuirsi di scontri tra il governo pro-Hezbollah e i manifestanti. Altri scontri si sono verificati nei giorni scorsi nella città di Tripoli, a nord di Beirut, dove un’ingente presenza militare è stata dispiegata in seguito alla morte di otto persone.

Tra i rifugiati siriani ci sono anche molti palestinesi che da tempo vivevano sul territorio della Repubblica Araba, e che sono dovuti scappare in seguito allo scoppio della crisi interna al paese. Questo spostamento massiccio di una larga fetta della popolazione ha causato quella che viene definita “un’emergenza complessa” nei paesi limitrofi, tra cui il Libano. Decine di migliaia di palestinesi si sono riversati, insieme ai siriani, nel Paese dei Cedri per sfuggire alle violenze. L’Agenzia delle Nazioni Unite, UNRWA, che si occupa di migliorare le condizioni di vita dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente, si è attivata da mesi per cercare di rispondere alla crisi e dare assistenza ai rifugiati in arrivo, nonostante le risorse dell’Agenzia abbiano raggiunto la loro capacità massima. Per questo motivo, le autorità libanesi si sono rivolte alla Comunità Internazionale per chiedere maggiori finanziamenti per coprire almeno le operazioni di assistenza primaria, quelle che, per intenderci, possono salvare la vita alla gente in fuga.

La crisi siriana e l’UE

La Direzione Generale della Commissione Europea che si occupa di affari umanitari, ECHO, ha pubblicato recentemente alcuni dati sul numero di persone colpite dalla crisi siriana e sulle conseguenze che il conflitto ha sui paesi limitrofi. A partire dall’inizio della guerra civile nella primavera del 2012, circa 6.800.000 persone (più o meno un terzo della popolazione totale del paese) hanno avuto bisogno di assistenza umanitaria, 4.500.000 è il numero degli sfollati mentre circa 1 milione e mezzo di persone hanno varcato il confine nazionale per trovare rifugio nei paesi limitrofi (530.410 in Libano, 472.292 in Giordania, 386.650 in Turchia, 159.393 in Iraq, 81.487 in Egitto e 12.332 in Nord Africa).

L’Unione Europea ha già inviato un contributo pari a €681 milioni, provenienti in parte dal budget dell’Unione per gli aiuti umanitari e, in parte, direttamente dagli Stati Membri. Donazioni in natura sono anche state inviate alla Turchia e alla Giordania attraverso l’attivazione del Centro per il Monitoraggio e l’Informazione, che ha portato alla distribuzione di ambulanze, coperte, radiatori ed altri beni per un valore pari a €1 milione. Inoltre, in seguito alla sua recente visita ai rifugiati siriani in Giordania nel maggio 2013, la Commissaria europea per gli affari umanitari, Kristalina Georgieva, ha annunciato che la Commissione metterà a disposizione altri €65 milioni per rispondere prontamente all’aggravarsi della crisi umanitaria.

I rifugiati hanno bisogno di tutto. E’ necessario garantire loro non solo assistenza medica per quanti sfuggono alla violenza, ma anche acqua, condizioni igieniche appropriate, accesso ai servizi sanitari, un rifugio e cibo. Purtroppo, le condizioni di lavoro delle agenzie umanitarie presenti sul territorio sono tutt’altro che facili. L’accesso alle aree dove sono maggiormente concentrati gli sfollati e i rifugiati non è sempre sicuro e alcuni operatori umanitari delle Nazioni Unite e della SARC (Syrian Arab Red Crescent) hanno subito attacchi alla loro persona o ai convogli su cui viaggiavano. I prezzi dei beni primari, tra cui quelli alimentari, sono cresciuti enormemente e la loro disponibilità è sempre più scarsa. A ciò si aggiunge la difficile integrazione tra le comunità che ospitano i rifugiati siriani e questi ultimi. Le zone al confine con la Siria sono a continuo rischio di scoppio di tensioni che potrebbero indebolire ulteriormente la precaria stabilità politica ed economica interna.

Per tutti questi motivi, il continuo supporto da parte della Comunità Internazionale si fa sempre più indispensabile affinché i paesi confinanti con la Siria dispongano di mezzi adeguati e necessari per far fronte al crescente afflusso di rifugiati nel loro territorio nazionale.


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Alessandra PROCOPIO

Dopo aver concluso una Laurea Triennale in Relazioni Internazionali presso l’Università di Bologna, Alessandra ha conseguito un MSc in International Relations Theory alla London School of Economics di Londra ed ha appena completato un Master in (...)
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