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La Polonia sceglie la linea della stabilità e si conferma europeista

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Il 9 ottobre 2011 i cittadini polacchi sono stati chiamati alle urne per eleggere il nuovo Parlamento dal quale sarebbe poi emerso il governo che guiderà la Polonia per i prossimi quattro anni. E’ stata una scelta importante per una Polonia decisa, oggi più che mai, ad acquisire le caratteristiche interne necessarie per diventare un membro a tutti gli effetti dell’Unione Europea e a rafforzare ulteriormente la propria posizione sul piano internazionale. Tale consapevolezza ha spinto un elettorato tradizionalmente pigro a recarsi alle urne, facendo registrare la più alta affluenza (pari al 48,7%) mai raggiunta dalla fine dell’era comunista.


Il duello politico

La sfida principale ha contrapposto il Premier uscente, Donald Tusk, capo del partito di centro Platforma Obywatelska (Piattaforma Civica, PO) in carica dall’ottobre 2007, a Jarosław Kaczyński – fratello gemello di Lech, il Presidente della Repubblica scomparso nel tragico incidente aereo di Smolensk del 10 aprile 2010 – leader del partito conservatore Prawo i Sprawiedliwość (Diritto e Giustizia, PiS).

Per la prima volta nella storia della Polonia libera, il partito del Premier uscente ha ottenuto un secondo mandato consecutivo e governerà per i prossimi quattro anni, interrompendo così la tradizionale alternanza tra forze di destra e forze di sinistra che, dalla caduta del muro di Berlino a oggi, ha caratterizzato il paese. Il 39,19% degli elettori, infatti, ha confermato la fiducia al proprio leader Tusk, un Liberale che in soli 4 anni ha fatto compiere al Paese grandi passi sia sul piano economico che su quello politico interno e internazionale.

Dal 2007 Donald Tusk, chiamato alla guida del governo, ha presieduto una coalizione tra PO e il Polskie Stronnictwo Ludowe (Partito Popolare Polacco, PSL, detto anche “Partito Contadino”) di Waldemar Pawlak, partito di stampo conservatore fondato alla fine del XIX secolo, e da allora sempre sostenuto da un ampio elettorato nelle zone rurali del paese. Negli ultimi quattro anni l’agenda governativa è stata ricca di impegni internazionali, con una particolare attenzione per i rapporti da un lato con l’Unione Europea e dall’altro con gli stati vicini, dai Paesi baltici alla Germania e, a piccoli passi, con la Russia. Sul piano interno molte sono state le iniziative in tema di politica sociale e le scelte in ambito economico intraprese in un periodo storico esacerbato dalla crisi economica mondiale. Assai indicative ai fini della continuità di questa azione di governo, all’indomani delle ultime consultazioni elettorali, le dichiarazioni con cui Tusk ha subito annunciato il mantenimento della coalizione con il PSL, con il quale disporrà di una maggioranza forte (246 seggi su 460 totali), e il fermo richiamo all’unità e alla concordia nazionale. Il Premier ha precisato, inoltre, che non compierà modifiche tra i membri del Consiglio dei Ministri fino alla fine della presidenza polacca dell’Unione Europea (dicembre 2011).

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Un manifesto elettorale di Jarosław Kaczyński

www.flickr.com © mjaniec

Gli altri protagonisti delle elezioni

La più grande sorpresa di queste elezioni è stato il risultato registrato dal Ruch Palikota (Movimento di Palikot, RP), un partito nato nel giugno 2011 da una costola del PO. Il suo ingresso ufficiale sulla scena politica polacca ha costituito un grande successo, visto che ha ottenuto il 10% dei voti, ovvero 40 seggi parlamentari. Non sono pochi, considerando che la lista era composta per lo più da nomi nuovi dello scenario politico polacco e da volti ignoti al pubblico. Janusz Palikot, fondatore e leader del RP, è comunque riuscito ad attrarre un elettorato giovane e insoddisfatto degli altri partiti. L’RP si è fatto portatore di un programma politico e sociale dalle tematiche fortemente innovative, e in certa misura provocatorie per un Paese tradizionalmente di marcato orientamento cattolico come la Polonia (quali il diritto all’aborto, l’apertura alle unioni omosessuali, la legalizzazione delle droghe leggere…). Palikot ha però dichiarato l’intenzione di collaborare con il governo, a patto che vengano sostenute alcune proposte liberali del RP.

Esce sconfitto da questa tornata elettorale, sia pure dopo una strenua resistenza sostenuta dagli ambienti ecclesiastici, il leader dell’opposizione Jarosław Kaczyński, fortemente conservatore sul piano della politica interna e nazionalista su quello internazionale. Sono note le sue riserve nei confronti dell’Unione europea e la sua linea rigida nei rapporti con la Germania (aveva anche accusato il Cancelliere Angela Merkel di essere stata eletta con frodi elettorali) e ancor di più con la Russia, che considera responsabile della catastrofe aerea di Smolensk del 10 aprile 2010 (tale tema è stato centrale nella sua campagna elettorale).

Sebbene il PiS abbia perso un’alta posta in gioco, ha pur sempre ottenuto il 30% dei voti. Il grande sconfitto, tuttavia, deve considerarsi il partito dell’opposizione Sojusz Lewicy Demokratyczne (Alleanza della Sinistra Democratica, SLD), di Grzegorz Napieralski, che non ha raggiunto neppure il 9% dei voti, vedendo ridursi di quasi metà i seggi parlamentari.

Le sfide del futuro governo

La conferma di Piattaforma Civica dimostra che la scena politica polacca è ora stabile e più matura, con soddisfazione dei mercati e degli investitori. Molte, tuttavia, rimangono le sfide da affrontare. Con un debito pubblico del 55% del PIL e un deficit fiscale pari al 7,8%, Varsavia è lungi dal soddisfare i parametri di Maastricht, imposti dall’UE come conditio sine qua non per l’entrata nell’eurozona. Tusk intende proseguire il programma di ristrutturazione del paese, modernizzando le infrastrutture – molte delle quali risalenti all’epoca sovietica – e costruendo una rete autostradale, per raggiungere gli standard degli altri Paesi europei. I settori edile e infrastrutturale, inoltre, riceveranno una forte spinta grazie agli europei di calcio previsti per il 2012, in vista dei quali la Polonia si dovrà necessariamente attrezzare.

A livello di politica estera il governo continuerà a dedicarsi ai suoi vicini, in particolare Germania (Tusk intrattiene un rapporto di amicizia personale con il Cancelliere Merkel) e Russia, a cui Varsavia non vuole più guardare con timore ma in uno spirito di futura collaborazione. Sempre maggiore, inoltre, è il peso della Polonia a livello regionale, tanto che il 28 maggio il Presidente Barack Obama ha dichiarato che “la Polonia può svolgere un ruolo di straordinaria importanza, proprio per i grandi passi compiuti negli ultimi 25 anni”. Mosca, tuttavia, diffida della collaborazione economica e soprattutto militare in corso tra Stati Uniti e Polonia. Varsavia, da brava atlantista, mira infatti a rafforzare la cosiddetta “special relationship” con Washington, come confermato durante la visita ufficiale compiuta da Obama a Varsavia lo scorso maggio. Per conoscere gli altri dettagli del programma di governo, dovremo aspettare il discorso inaugurale che Tusk rivolgerà alla Nazione nei prossimi giorni.


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Giorgia MANNO

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