Perché la prostituzione suscita sempre accesi dibattiti a livello europeo ? Scendete in strada e fate questa domanda : le risposte varieranno da persona a persona. Il tema della prostituzione investe la nostra intimità, la nostra etica, la nostra ideologia e la nostra sessualità. Si tratta di un tema che scalda gli animi e ciò avviene da centinaia di anni. Le politiche europee in materia di prostituzione continuano ad evolversi pur scontrandosi con le stesse difficoltà : il legame tra la prostituzione e la tratta di essere umani, le violenze perpetrate nei confronti di coloro che si prostituiscono, la rivendicazione del diritto di potere disporre del proprio corpo... Il dibattito è lungi dall’esaurirsi.
Abolizionismo, regolamentarismo, proibizionismo : politiche diversificate in materia di prostituzione
Le legislazioni in vigore in ambito europeo si rifanno generalmente a tre grandi modelli : l’abolizionismo, il proibizionismo e il regolamentarismo. Sebbene in teoria siano concetti dai contorni ben definiti e separati, in realtà abbracciano ambiti diversi in funzione delle tradizioni dei rispettivi stati.
L’abolizionismo è una dottrina che mira ad abolire qualsiasi forma di regolamentazione della prostituzione allo scopo di non incentivarla attraverso un riconoscimento giuridico. I soggetti che si prostituiscono devono agire autonomamente senza creare scompiglio nell’ordine pubblico. Il prossenetismo e lo sfruttamento sessuale vengono eliminati. Tale movimento si associa alla lotta a favore dell’abolizione della schiavitù (da cui ne deriva il nome) e rispetta due principi : il rispetto per i diritti umani e la non discriminazione verso coloro che esercitano la prostituzione.
La Francia ha aderito al movimento dei paesi abolizionisti sin dall’approvazione nel 1949 della legge Marthe Richard attraverso la quale sono state abolite le case chiuse e dal 2 dicembre del 1949, in seguito alla firma della Convenzione delle Nazioni Unite per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione altrui. Questa Convezione, di stampo abolizionista, afferma che “la prostituzione e il male che l’accompagna, vale a dire la tratta degli esseri umani ai fini della prostituzione, sono incompatibili con la dignità e il valore della persona [1]”. Tutti gli stati che hanno stipulato questa convenzione devono abrogare qualsiasi legge o regolamento e abolire qualsiasi pratica amministrativa in base alla quale coloro che praticano la prostituzione debbano essere iscritti all’interno di registri speciali, possedere documenti speciali e uniformarsi a condizioni eccezionali di sorveglianza o di dichiarazione.

- « Puticlub » nella località di la Jonquera, in Spagna, in prossimità della frontiera francese
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In Spagna, una regolare licenza bar consente l’esercizio di attività di prostituzione. Foto : Slate.fr
In termini generali, si può affermare che più della metà degli Stati membri aderiscono a questo modello abolizionista ; tuttavia, le cose cambiano da paese a paese. In Belgio, ad esempio, i luoghi deputati alla prostituzione, come le vetrine, possono essere autorizzati ma lo stesso non vale per numerosi paesi abolizionisti. Analogamente, in Spagna, i locali come bar o alberghi con regolare licenza possono esercitare un’attività legata alla prostituzione. La Francia, dal canto suo, nel 2003 ha posto in essere un “crimine di abbordaggio passivo” che penalizza chi si prostituisce. Anche la Svezia si inserisce in questa categoria decisamente più vasta, poiché pregiudica i clienti ma non coinvolge chi si prostituisce.
Il modello regolamentarista si fonda sull’esistenza di una regolamentazione amministrativa della prostituzione, considerata come un’attività economica al pari di altre e pertanto sottoposta a controlli medici e amministrativi e alla delimitazione dei luoghi in cui viene praticata se si tratta di case chiuse, o alla delimitazione delle zone autorizzate se si tratta della prostituzione di strada. Chi pratica l’attività della prostituzione viene registrato presso appositi organismi locali che dispongono di archivi sanitari e di agenti di polizia che schedano chi si prostituisce.
Nei paesi che hanno adottato questo sistema, incentivare la prostituzione non rappresenta più un’infrazione, contrariamente allo sfruttamento della prostituzione altrui, al prossenetismo verso i minori o attraverso l’uso della forza e della violenza. La Grecia e l’Ungheria hanno aderito a questo sistema dal 1999, i Paesi Bassi, l’Austria e la Germania a partire dal 2000. Le pratiche inoltre, variano in funzione degli stati. La Lettonia, ad esempio, ha un approccio regolamentarista, ciononostante la prostituzione non può essere praticata in strada e le case chiuse e le vetrine sono proibite. Analogamente, nei Paesi Bassi, alcuni comuni possono stabilire che venga proibita la pratica della prostituzione in determinate aree.
Infine, il modello proibizionista è particolarmente ristretto in quanto interessa unicamente due stati dell’Unione europea : la Lituania e la Romania. In entrambi i paesi, la prostituzione è proibita e chi la esercita è soggetto a sanzioni.
I tre modelli tradizionali si sgretolano alla luce delle politiche in materia di prostituzione attuate in ciascuno stato membro. Ogni stato è diverso dall’altro anche se tutti si osservano a vicenda per vedere quale sistema sarebbe più efficace.
Verso una maggiore identificazione dei clienti
Un aspetto della prostituzione che le politiche in materia hanno a lungo trascurato è quello relativo all’identità dei clienti. L’attenzione veniva sempre focalizzata su chi praticava la prostituzione e sui prosseneti, mentre l’identità dei clienti è rimasta per molo tempo nell’ombra, sfuggendo a qualsiasi tentativo di identificazione e senza essere mai posta al centro di nessuna politica pubblica.
La situazione è cambiata nel 1999 allorché la Svezia ha deciso di prestare attenzione alla questione e ha iniziato a considerare la prostituzione come una violenza perpetrata verso le donne e pertanto si è dato avvio ad un’opera di punizione nei confronti dei clienti. Nessuno stato membro ha ancora seguito totalmente le orme della Svezia anche se paesi come l’Irlanda e la Francia hanno iniziato a riflettere seriamente sulla questione, e paesi geograficamente più lontani hanno seguito il loro esempio.
Ad ogni modo, si è iniziato a rivolgere l’attenzione verso i clienti e alcuni vengono già sanzionati. In Francia, la pratica della prostituzione dei minori o di persone con particolari vulnerabilità viene punita a partire dal 2002, così come accade in Belgio. Dal 2006 la Finlandia punisce i clienti di prostitute vittime della tratta di esseri umani mentre la Gran Bretagna punisce i clienti di prostitute che svolgono questa attività sotto costrizione. Attraverso campagne informative, i Paesi Bassi incoraggiano i clienti a denunciare i casi di sfruttamento sessuale di cui siano a conoscenza e attualmente è al vaglio un disegno di legge mirante a sanzionare i clienti di prostitute che non verranno inserite all’interno di un registro nazionale.
Del resto, è da molto poco che l’Unione europea ha cominciato a manifestare interesse verso il ruolo dei clienti. La direttiva del 5 aprile 2011 relativa alla prevenzione del traffico di esseri umani, alla lotta a questo fenomeno e alla tutela delle vittime stabilisce che gli stati membri assumano “le misure necessarie, soprattutto in materia di istruzione e di formazione, per scoraggiare la domanda, fonte di tutte le forme di sfruttamento correlate alla tratta degli esseri umani” [2]. E’ il primo testo legislativo europeo che si concentra sul ruolo dei clienti della prostituzione. Ma nonostante questo passo decisivo, le istituzioni europee stentano ancora ad adottare una posizione a riguardo.
La prostituzione si inserisce nell’ambito del “diritto comunitario relativo alla libera prestazione di servizi”
L’unica istituzione europea ad avere assunto una posizione chiara in fatto di prostituzione è la Corte di Giustizia delle Comunità europee, la quale si è altresì pronunciata in materia il 20 novembre 2011 in occasione del decreto Jany. Si trattava di cittadini polacchi e cechi che volevano stabilirsi ad Amsterdam per esercitare la prostituzione e a cui i Paesi Bassi avevano negato il permesso di soggiorno.

- Club Artemis, Berlino
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In occasione della Coppa del Mondo di Calcio nel 2006, si sono sollevate numerose voci tra cui quella del Parlamento europeo, contro la propaganda sulle case chiuse in Germania, dove la prostituzione viene considerata legale.
Pur ricordando che non spetta alla Corte “sostituire la sua valutazione a quella dei legislatori degli Stati membri in cui un’attività asseritamente immorale è lecitamente praticata” [3], quest’ultima ha fornito una propria definizione di prostituzione : “attività mediante la quale il prestatore soddisfa, a titolo oneroso, la richiesta del beneficiario, senza tuttavia produrre o cedere beni materiali”. E conclude affermando che “l’attività della prostituzione esercitata a titolo individuale può essere considerata come un servizio erogato dietro remunerazione e pertanto si inserisce nell’ambito delle disposizioni del diritto comunitario relative alla libera prestazione di servizi”. La Corte di Giustizia ha pertanto adottato un approccio regolamentarista che fino ad oggi non ha ancora modificato.
Le istituzioni europee : scenario di numerosi dibattiti
Per quanto concerne il resto delle istituzioni europee, almeno apparentemente e fino a molto tempo fa, la questione non ha mai suscitato particolare interesse : il fenomeno della prostituzione attiene alla sfera di competenza dei singoli Stati membri e la Commissione non intende modificare questo stato di cose.
Ciononostante, si rende necessario affrontare la questione quando si tratta di porre in essere strumenti di lotta alla tratta di esseri umani, molti dei quali sono spesso vittime di sfruttamento sessuale. Occorre pertanto parlarne, ma il meno possibile. Questa è la ragione per cui nell’ambito dei più importanti trattati internazionali come il Protocollo di Palermo sulla prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani, con particolare riferimento a donne e bambini del 2000 [4] o la Convezione di Varsavia del Consiglio d’Europa relativo alla lotta alla tratta di esseri umani del 2005 [5], il termine prostituzione figura esclusivamente tra le definizioni della tratta ai fini dello sfruttamento. Lo stesso dicasi per la recente direttiva [6].
Come mette in luce il rapporto relativo all’indagine conoscitiva sulla prostituzione condotta in Francia, “ciò non significa che le altre loro disposizioni non interessino il fenomeno della prostituzione. Nondimeno, si concentrano su di esso come risultato della tratta di esseri umani e/o dello sfruttamento sessuale ma in nessun caso sulla prostituzione in quanto tale [7]”.
Documenti europei e internazionali non hanno mai affrontato a fondo la questione ma in seno alle istituzioni europee sono stati sollevati numerosi dibattiti al riguardo. La Coppa del Mondo di Calcio ne è un esempio emblematico. Poiché organizzato in un paese che considera la prostituzione legale, si riteneva che questo evento sportivo avrebbe incentivato la tratta di donne ai fini dello sfruttamento sessuale, alla pari di altri importanti eventi sportivi internazionali : “In occasione di eventi come le Olimpiadi, manifestazioni sportive internazionali, esposizioni mondiali e grandi congressi, la richiesta di servizi sessuali o inerenti la prostituzione sembra registrare un incremento assai considerevole. E sono numerose le donne ad essere state attirate da false promesse di un lavoro legale in un paese ricco, in qualità di cameriere, ballerine, domestiche, e in un secondo momento si sono viste obbligate a lavorare come schiave del sesso” [8]

- Avvio della campagna contro la prostituzione forzata in seno al Parlamento europeo, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, l’8 marzo 2006
Il Parlamento europeo ha avviato pertanto una campagna dal titolo “Cartellino rosso alla prostituzione forzata”, evento fortemente mediatizzato e ha dedicato le manifestazioni della Giornata Internazionale della Donna al fenomeno della prostituzione forzata nell’ambito degli eventi sportivi nazionali. È chiaro che i dibattiti svoltisi in quell’occasione non hanno toccato solo questa tematica : alcuni partecipanti, in particolar modo i deputati, hanno voluto trattare il tema della prostituzione in modo più generale e hanno sottolineato, a giusto titolo, che la distinzione tra la prostituzione libera e la prostituzione forzata induceva a legittimizzare l’approccio regolamentarista.
Dal 2006, viene portato avanti il dibattito in seno alle istituzioni europee e in particolare in seno alla Commissione parlamentare sui diritti delle donne e sulla parità tra i sessi. Stanca di portare avanti dibattiti interminabili, questo organo europeo ha elaborato un testo alquanto rivoluzionario che il Parlamento europeo ha adottato il 5 aprile del 2011. La risoluzione circa le priorità e il profilo del nuovo quadro politico dell’Unione europea in materia di lotta alla violenza contro le donne sono riusciti a mettere d’accordo i deputati su due punti molto significativi : la prostituzione costituisce una violazione dei diritti umani nonché un serio problema in seno all’Unione europea. Non viene fatta menzione della distinzione tra prostituzione libera e prostituzione forzata : il fenomeno della prostituzione viene preso in considerazione a 360°, con un’impostazione nettamente abolizionista. Alla luce di queste due considerazioni, il Parlamento europeo chiede che “vengano effettuati studi più approfonditi in merito al legame tra il quadro giuridico in vigore in un determinato Stato membro e la portata del fenomeno della prostituzione nello stesso” [9]/.
La Commissione sarà sensibile a questo appello quando si tratterà di mettere a punto una strategia di lotta alla violenza verso le donne ? I dibattiti che attanagliano attualmente la Francia circa la punizione da infliggere ai clienti, avranno influenza nell’ambito dell’Unione europea ? Solo il tempo potrà chiarirlo ma una cosa è certa : questo rompicapo è ancora lungi dall’essere risolto.


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