IL PIÙ GRANDE FLOP
Myparl.eu, un fallimento totale sul nascere
Gli eurodeputati costituiscono un’élite ristretta che non conta mai più di 736 membri. Il miglior modo per comunicare tra loro resta quello di alzare la cornetta del telefono e incontrarsi nei bar del Parlamento o semplicemente nella stessa aula.
Tuttavia, nel 2008, la Commissione europea ha deciso di finanziare, per un ammontare di quattro milioni di euro, l’iniziativa Myparl.eu, un social network sulla scia di MySpace, riservato esclusivamente ai deputati europei. Un progetto nel quale si sono impegnati i nostri colleghi di Euractive.com, affiancati da Mostra, agenzia leader della comunicazione europea, che si occupa di un’innumerevole quantità di campagne per le istituzioni comunitarie.
A quale scopo ? Quello di facilitare la comunicazione tra i parlamentari, che avrebbero dovuto utilizzare il social network per discutere nel corso di un arco di tempo limitato – non più di 20 mesi. Ma soltanto tre deputati vi hanno effettuato l’accesso per creare un profilo personale. Conclusione : un fallimento totale e un progetto annullato prematuramente. Ancora ci si chiede come abbia potuto prender piede un’idea simile.
LE INIZIATIVE CHE LASCIANO SCETTICI
Tweet Your MEP : cinguettio al vento ?
Dal 22 settembre 2010, Tweet Your MEP, lanciato in pompa magna da Touteleurope.eu, connette tra loro gli utenti di Twitter e gli europarlamentari che utilizzano lo stesso social network. Il progetto, sostenuto dalla Fondation Hippocrène (Francia) e dalla Fondation Baudouin (Belgio), ha visto la collaborazione dell’aggregatore « Europatweet », strumento piuttosto ben fatto che riprende una selezione di account di Twitter riguardanti l’Europa.
Ispirato al successo oltre Atlantico di Tweet Your Senator, Tweet Your MEP permette ai 200 milioni di utenti del social network Twitter di porre domande agli eurodeputati, che devono quindi rispondere in meno di 140 caratteri. In effetti, più di un terzo dei parlamentari europei possiede già un account su Twitter, utilizzato però per render note le loro comunicazioni alle comunità di seguaci piuttosto che per dialogare realmente.
L’interfaccia di Tweet Your MEP, dallo stile grafico poco invitante, mira a raggruppare e ordinare le domande poste e le risposte in modo da creare l’immagine di un dibattito tra cittadini e politici. E tutto ciò in diverse lingue (francese, inglese, tedesco e olandese). Come evidenziato da numerosi commentatori sul web, il vantaggio di questo strumento è parecchio discutibile. Infatti, gli utenti di Twitter si limitano ancora a cerchie ristrette, a esperti come giornalisti e militanti, e a qualche categoria professionale.
Appena due milioni di europei dispongono di un account su Twitter, e il numero di questi che lo utilizza per manifestare un interesse per le questioni europee rappresenta una minima parte. E da qui a voler dialogare con degli eurodeputati entro il limite di 140 caratteri attraverso un’interfaccia esterna, c’è ancora un ulteriore passo.
D’altro canto, si pone una questione fondamentale : a che scopo creare una piattaforma che riproduce gli scambi di Twitter, quando per fare questo c’è già Twitter ?
Il dubbio sulla durata di Tweet Your MEP è dunque parecchio lecito. Cinque mesi dopo il suo lancio, la home page del sito ci pone davanti a un bilancio piuttosto scarso : i due parlamentari più attivi (Sandrine Bélier e Frédérique Ries) sembra abbiano risposto soltanto a una domanda e Daniel Cohn Bendit, classificato terzo tra i deputati più solleciti, ha ricevuto soltanto due domande.
EUtube, eccitante quanto un’istituzione
Con i suoi due miliardi di pagine visitate ogni giorno, il sito di condivisione di video YouTube è uno dei social network più popolari al mondo. Dal 2006, l’UE ha su YouTube un proprio account, denominato EUtube.
I suoi 312 videoclip, a « carattere informativo », visti più di 17 milioni di volte in 5 anni (con in media 10.000 visite al giorno nello stesso arco di tempo), prodotti e editati in studio, sono pensati per permettere ai cittadini di comprendere il funzionamento delle istituzioni europee e le (buone) intenzioni di un mucchio di politici europei in merito a energia, salute, trasporti, cambiamenti climatici.
Il formato video è forse il formato più adatto per raggiungere un vasto pubblico, ma EUtube ha spesso l’aria di un organo di stampa, di propaganda ufficiale . I video sono spesso freddi, non molto interessanti e sembrano destinati più alle hall o alle sale d’attesa delle istituzioni che al grande pubblico. È ovvio, si tratta di video istituzionali.
Ma talvolta alla Commissione viene voglia di buzz e non esita a fare gaffes. Così alcune sequenze raggiungono per esempio alti livelli di reclutamento, come nel caso di un che, per informare sul programma Media, utilizza soltanto immagini di persone in piena fase di orgasmo prese da film europei. Buzz assicurato, di certo, dato che il video è stato visto più di 8 milioni di volte, ovvero un terzo del totale di visite su EUtube.
Citzalia, il Parlamento europeo avrà presto il suo mondo virtuale
Per un totale di 366.000 euro, la società European service network sta attualmente sviluppando, su richiesta del Parlamento europeo, il progetto Citzalia. Una sorta di incrocio tra Second Life e Farmville, Citzalia avrà lo scopo di ricreare virtualmente non solo gli interni dell’edificio di Bruxelles, sede dei parlamentari, ma anche la vita in fermento dei suoi 7.500 dipendenti e visitatori quotidiani.
L’ambizione è, né più né meno, quella di avvicinare l’istituzione ai cittadini e di dimostrarne l’utilità. Concepito come un gioco online, Citzalia offre agli internauti la possibilità di creare il proprio avatar e di farlo passeggiare per quest’aula virtuale per comprenderne il funzionamento, ottenere numerose informazioni interattive e, perfino, interpellare gli eurodeputati o redigere articoli che saranno pubblicati successivamente sul giornale virtuale di Citzalia. Dato che il vantaggio di un mondo virtuale risulta discutibile dal momento che la reale comunicazione in Parlamento è già complessa, l’iniziativa non è ancora stata messa in pratica ed è un po’ troppo presto per dare un giudizio definitivo.
Citzalia, in versione beta a partire dalla fine di febbraio 2011, non è forse destinato al fallimento totale se offre agli internauti la possibilità di partecipare a qualcosa di vero e di proiettarli in un’avventura non priva di obiettivi. Uno spazio ludico come ne esistono molti sul web, forse con un’anima in più. Ma non bisogna aspettarsi nient’altro : volerne fare uno strumento di democrazia o di avvicinamento tra i cittadini e l’Europa è soltanto un’illusione. http://www.youtube.com/watch?v=3KAM...
FACEBOOK : BUONI E CATTIVI USI
Prudenza su Facebook, ma senza più contare gli amici
Una delle prove dell’eccessiva cautela con cui talvolta le istituzioni europee affrontano il tema dei social network è l’avvertimento che si trova sul sito del Parlamento europeo : « Se i social network si mostrano relativamente efficaci per una diffusione rapida delle informazioni, di contro questi non offrono sempre le garanzie di serietà che ci si aspetta e non possono essere considerati come mezzi di comunicazione professionali », che invita dunque i deputati a mostrarsi « prudenti ».
Tuttavia, il 58% degli eurodeputati è presente su Facebook, raccogliendo più di 900.000 fan. L’assemblea europea, dal canto suo, si è dotata di una pagina Facebook che riunisce già 140.000 fan e produce una media di 150.000 stampe per biglietto pubblicato.
Il resto delle istituzioni comunitarie avrebbe, dal canto suo, 50.000 fan sulle proprie pagine di Facebook. A titolo di paragone, la Casa Bianca è attualmente seguita da 900.000 fan, mentre il Congresso americano da appena 20.000. E se vogliamo divertirci a paragonare l’ imparagonabile, Barack Obama supera da solo i 18 milioni di fan. Herman Van Rompuy ne riunisce poco meno di 4.500, ma il suo profilo non ha niente di ufficiale. Al presidente del Consiglio europeo va meglio su Twitter.
EU Careers Raconteurs, per attirare i giovani carrieristi europei
Avete voglia di provare le professioni delle istituzioni europee ? Provate un’attrazione particolare per le atmosfere ovattate dei corridoi di Bruxelles ? L’UE vi propone la testimonianza di 16 funzionari europei che descrivono gli aspetti più « seducenti » della loro attività professionale e i vantaggi della vita nelle capitale dell’Europa.
Tramite i loro rispettivi blog, questi dipendenti dell’amministrazione europea, da una pagina Facebook dedicata – con già 1.872 fan – e da un account Twitter – già... a 150 abbonati – provano a dare un’immagine diversa da quella degli eurocrati grigi e noiosi, discutendo della propria carriera in un contesto internazionale.
Ricchi di fotografie del loro lavoro quotidiano, di video e link a siti specifici di ogni carriera europea, i racconti di questi funzionari ci presentano – in tutta sincerità – le sfide dei loro percorsi professionali. Lanciata dall’Ufficio Europeo di Selezione del Personale (EPSO) nell’aprile del 2010, l’iniziativa EU Careers Raconteurs non sembra aver impiegato molti mezzi né dispositivi specifici, se non la creazione di pagine Facebook e il loro aggiornamento. Sebbene modesta, essa resta perciò proporzionata in termini di mezzi e target, cosa che non sempre accade nei casi di tentativi di comunicazione dell’UE tramite internet.
Un progetto come tanti, che dimostra soprattutto che il ricorso ai social network è ormai parte integrante delle istituzioni europee. Ma purtroppo, per mancanza di aggiornamenti, di manutenzione e di una reale coerenza con i propri obiettivi, EU Career Raconteurs rimane poco leggibile e, di conseguenza, poco frequentato.
Interpretare per l’Europa, perché la nostra lingua è la traduzione
Ecco un ottimo esempio di mobilitazione della comunità, uno strumento vivo che utilizza al meglio le possibilità offerte da Facebook. Con più di 11.000 fan, la pagina Facebook sulla professione di traduttore e interprete per l’UE, creata dai servizi di interpretazione delle diverse istituzioni europee, è una delle più efficaci in termini di scambio di buone prassi e di contatti da parte della comunità europea sul web. E soprattutto una delle più economiche e semplici.
Mobilitando la categoria professionale degli interpreti e traduttori europei, unisce senso dell’umorismo, decodifica spontanea del funzionamento dell’UE e casi pratici indirizzati agli interpreti. Coloro che intervengono su questo spazio riescono spesso a rendere comprensibili ai non iniziati le discussioni sulle questioni più astratte e spinose dell’universo dell’interpretazione.
Ovviamente multilingue, Interpreting for Europe fa anche strada ai futuri interpreti di cui l’UE ha bisogno, e permette loro di conoscere, in prima persona, la vita delle migliaia di colleghi che lavorano già nelle istituzioni comunitarie. Interpreting for Europe può anche far nascere una vocazione.
NUOVI TENTATIVI DEI PARTITI POLITICI, ANCORA DA CONFERMARE
MyEPP, le elezioni europee del 2014 si preparano sul web
Dopo aver vinto le ultime due elezioni europee, il Partito Popolare europeo prepara già la strategia di comunicazione che lo farà vincere nuovamente (oppure no) al prossimo scrutinio del 2014. A questo scopo, la più grande formazione politica europea ha lanciato nel maggio del 2010 il suo social network myEPP, sotto la direzione di Ravi Singh, guru americano della comunicazione, incaricato nel 2008 della campagna di Obama sul web. È d’obbligo constatare che, contrariamente all’UMP (che chiuderà il suo network “I Creatori del Possibile”), il PPE continua a crescere grazie al potenziale dei social network dedicati.
Per arrivare dapprima al cuore dei militanti, e in seguito a quello dei simpatizzanti e soprattutto degli elettori, questo social network politico mira a promuovere la « democrazia elettronica ». Si tratta di idee ovviamente, ma anche di file, contatti e iniziative politiche per incoraggiare la raccolta di donazioni. Il sito prevede infatti la possibilità di fare donazioni online, il cui ammontare andrà interamente alla fondazione del partito.
Il sito, creato grazie allo strumento Ning, aspira allo stesso tempo ad essere presente su molte delle piattaforme di massa – YouTube, MySpace, Facebook, Twitter o Flickr – e ad attirarne i membri verso myEPP. Nelle 20 lingue del PPE, i militanti sono chiamati a registrare discorsi, scattare fotografie, fare donazioni virtuali, segnalare articoli e comunicare convocazioni per « creare consapevolezza sul progetto politico dei popolari ».
Tramite una simile strategia, nel 2008 Barack Obama era riuscito a raccogliere 500 milioni di dollari per la sua campagna. Al contrario, l’UE è molto severa in merito ai mezzi e ai limiti di finanziamento dei partiti politici europei. L’attività del sito, per quel poco che è, è ancora un tantino scarsa. Del resto, è un po’ troppo presto, in effetti, per lanciare la campagna del 2014.
EuropaBarCamp, il dibattito di ultima generazione
Non c’è niente che sia più di tendenza nell’universo dei social network dei « Barcamps », un’idea di laboratorio partecipativo nata nel 2005 a Palo Alto, nel cuore della Silicon Valley. La classe politica europea ha il suo, appartenente ai socialisti : l’EuropaBarCamp. Si tratta di un’iniziativa nata nel 2010 grazie all’italiano Gianni Pitella, il geek europeo per antonomasia del social network del Parlamento europeo, e vice presidente di quest’ultimo.
L’idea è quella di assistere dietro invito ad una « non conferenza », in cui non c’è nessuno spettatore e nessun ascoltatore. Tutti si impegnano, sul posto oppure online, a fornire informazioni di qualità da condividere con l’insieme dei « campisti ». L’evento può svolgersi simultaneamente in diversi luoghi e città del mondo per scambiare opinioni su un argomento prestabilito o no. Dato che il dibattito può andare avanti per giorni, i partecipanti trascorrono spesso la notte insieme (per esigenze relative all’evento, sia ben chiaro !) in un luogo attrezzato per l’occasione.
Per poter sostenere un’intensa discussione è indispensabile disporre di una buona connessione a Internet, in modo da condividere allo stesso tempo file e informazioni tramite il web per mezzo di un Wiki, o software libero. Limitati ancora all’Italia, i quattro EuropaBarCamps già organizzati trattavano i seguenti temi : « L’Europa, siamo noi a farla », « L’Europa sociale », « Impresa e innovazione » e « Il settore terziario ». Secondo gli organizzatori, l’obiettivo di questi incontri in rete resta quello di « dar voce ai giovani e a tutti coloro che si trovano ai margini del dibattito politico e vogliano esprimere ciò che secondo loro non funziona, ciò che andrebbe corretto, e ciò che deve essere diffuso e valorizzato nell’Europa dei giorni nostri ».
IL VERO TOP
eTwinning, lo strumento che abbatte le barriere della scuola
Forte dei suoi 121.876 membri attivi e dei suoi 4.528 progetti in corso, la formula proposta da eTwinning è, fra tutti gli esperimenti comunitari sviluppati attraverso un social network, la più ambiziosa e materialmente la più adatta ai bisogni reali dei cittadini. Niente a che vedere con la promozione, con il personal branding o con la comunicazione politica propri della maggior parte delle iniziative europee. A titolo di esempio, nella sola accademia di Tolosa, 494 scuole e istituti partecipano ad eTwinning.
eTwinning è indirizzato alle classi delle scuole primarie e secondarie di tutta l’Europa. Tramite questa piattaforma di collaborazione online, i professori del continente, così come quelli dei paesi rivieraschi a sud del Mediterraneo, possono entrare in contatto, scambiare idee e pianificare attività per collaborazioni future. Una volta trovato un partner e deciso il progetto da realizzare, gli insegnanti lo registrano sul portale di eTwinning.
Hanno così accesso agli strumenti collaborativi dello spazio virtuale di eTwinning e al marchio eTwinning, che possono stampare e appendere nel loro istituto. Infine, per mettere tutti al corrente dei progressi dei loro lavori, possono anche pubblicare messaggi su un TwinBlog creato all’occorrenza.
Tanto di cappello ! Per una volta, la Commissione europea e Comenius, il suo programma per l’insegnamento scolastico, hanno ideato e finanziato un’iniziativa creativa, intelligente ed efficace. Un vero e proprio elemento strutturante di appartenenza all’Europa.


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