Le mutilazioni genitali femminili : una battaglia da vincere

Da diversi anni ormai, anche l’Europa ha imparato a conoscere la pratica delle mutilazioni genitali femminili (MGF) ovvero, secondo le definizioni del WHO, dell’UNICEF e dell’UNFPA, “tutte le procedure che includono la rimozione parziale o totale dei genitali femminili esterni o altre lesioni agli organi genitali femminili per ragioni culturali o altre ragioni non terapeutiche”, complice l’immigrazione sul proprio territorio di molte popolazioni extraeuropee, tra le quali quelle del vicino continente africano. Il riferimento non è casuale, poiché è proprio il continente africano l’area in cui questa pratica è maggiormente diffusa ; i dati parlano chiaro : il fenomeno interessa le bambine di età compresa tra gli 8 e i 14 anni ed è presente in 28 paesi africani, con punte del 98% in paesi come la Somalia e il Sudan, il 90% di Sierra Leone, Gibuti e Etiopia e i valori minimi del 5% in Uganda e Zaire. Mentre fuori dal continente africano il fenomeno è presente in Oman, Sud Yemen, Emirati Arabi Uniti e nelle popolazioni musulmane di Indonesia, Malaysia, Bora, India, Giava, Sumatra, Belucistan. Le statistiche dichiarano che oltre 140 milioni di donne, nel mondo, sono state sottoposte alle MGF ; il Parlamento Europeo ha stimato che cinquecentomila di queste donne siano presenti in Europa : oltre cinquantamila vivono in Francia, trentanovemila nei Paesi Bassi , trentacinquemila in Italia.


Introduzione al fenomeno

Un grave errore, che persiste tuttora ed è foriero di pericolosi accostamenti, risiede nel fatto di associare questo fenomeno alla religione islamica : la pratica delle MGF è precedente alla comparsa dell’Islam, essendo stati ritrovati reperti antropologici di oltre quattromila anni fa, con segni di mutilazioni genitali femminili (e maschili) ; inoltre nel Corano non esiste uno specifico riferimento alla circoncisione femminile, anche se questa è sempre stata considerata comunque una regola religiosa ereditata dalla tradizione.

In aggiunta, è stato appurato che in passato diversi gruppi etnici praticarono le mutilazioni genitali femminili in regioni del mondo non ancora toccate dalla cultura islamica, come l’Australia, il Messico Orientale, il Perù, il Brasile occidentale, a comprova del fatto che il fenomeno trae le sue origini in costumi molto antichi che investono il problema dei rapporti uomo donna ancor prima che ne derivasse una tradizione dai connotati religiosi come nell’Islam. Ne è la conferma l’assenza di questa barbarica usanza in nazioni islamiche come l’Arabia Saudita, culla dell’Islam, l’Iran, o la Turchia.

Un caso esemplare, che induce a sperare, è quello dell’Egitto, dove il 97% delle donne sposate è circoncisa e oltre la metà della popolazione femminile pare sia favorevole a questa usanza. Tuttavia, dopo alcuni episodi che hanno colpito l’opinione pubblica, qualcosa è iniziato a cambiare, con discussioni pubbliche, incontri e dibattiti che hanno interessato non solo il Governo ma anche le massime autorità religiose. Il Governo, alla luce di questo “fermento”, ha deciso di imporre un bando totale alle MGF.

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La diffusione delle MGF in Africa

MGF tra la popolazione femminile di età tra i 15 e i 49 anni (Fonte : Hands Off - Stop FGM)

Il ruolo dell’Italia

Considerate spesso una sorta di tabù e legate a tradizioni ancestrali, ciò che ha reso difficile ogni forma di aperta discussione o contestazione, le MGF sono oggetto di crescente interesse presso gli Stati occidentali che ospitano ormai milioni di immigrati da zone soggette al fenomeno. L’Italia ha iniziato la sua campagna per l’abolizione e la prevenzione delle MGF a partire dagli anni Ottanta, in Somalia. Negli ultimi venticinque anni è stata costante l’attenzione al problema ed a partire dal 2004, l’azione si è fatta sempre più concreta e più internazionale : infatti è del 2004 l’accordo tra il Governo e l’UNICEF che istituzionalizza una partnership finalizzata all’evoluzione di un quadro legale, politico e sociale per l’abbandono della pratica delle mutilazioni.

Da allora il Ministero degli Affari Esteri (MAE), sotto la spinta dell’On. Ministro Franco Frattini, ha sviluppato un’attenta e flessibile strategia di pressione, con strumenti ufficiali ed informali, per arrivare ad un bando mondiale delle MGF. Un obiettivo importantissimo e per questo motivo irto di ostacoli, in un clima non sempre favorevole, per il quale il MAE si è avvalso della preziosa collaborazione degli altri ministeri europei e, non da ultimo, di importanti ONG, comeNo Peace Without Justice ed Equality Now , che hanno coadiuvato il corpo diplomatico italiano.

L’Italia ha avviato un’iniziativa per portare il tema delle MGF all’attenzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, posto che in passato l’Assemblea ha approvato la risoluzione 62/140, denominata “The Girl Child ”, ma non ha mai adottato una risoluzione dedicata specificamente alle MGF. La risoluzione “The Girl Child” è incentrata sulla condizione delle bambine nel mondo e sulle violazioni dei loro diritti.

Il testo contiene importanti richiami al tema delle mutilazioni genitali femminili, che rientrano tra le violazioni più aberranti dei diritti delle bambine. L’Italia, che ha rappresentato l’Unione Europea nel corso dei negoziati, ha proposto ed ottenuto l’inclusione, nella risoluzione, di elementi significativi, tra cui : la definizione dell’obiettivo dell’eliminazione della pratica nel corso di una generazione, con alcuni dei risultati principali da ottenersi entro il 2015 ; la condanna delle mutilazioni genitali femminili in quanto “violano, impediscono e rendono nullo il godimento dei diritti umani delle donne e delle bambine” ; l’invito agli Stati ad affiancare le misure punitive con attività complementari di natura educativa che siano mirate a promuovere un processo di creazione del consenso sociale verso l’abbandono di tali pratiche (Fonte : Ministero degli Affari Esteri).

La strategia utilizzata è stata quella di costituire un gruppo di Paesi, comprendente soprattutto quelli interessati dal fenomeno delle MGF, che dovrà elaborare il testo della risoluzione e promuovere l’iniziativa, con la collaborazione di UNICEF e UNFPA. Considerata la natura della tematica, si è puntato su un approccio graduale, che prevede alcune tappe intermedie di preparazione prima dell’approdo in Assemblea Generale nell’autunno 2010 e, aspetto ancora più importante, sensibile alla ownership africana sulla materia. Il metodo utilizzato è quello che il Ministro Frattini ha definito “metodo italiano”, sostenendo la centralità dell’azione africana in questa iniziativa e rafforzando una discussione che nel continente africano è iniziata da sé molto tempo fa. La prima tappa di questo processo è stata la riunione ministeriale, che il Ministro Frattini ha presieduto il 25 settembre 2009 a margine dell’Assemblea Generale, con la partecipazione di 14 Paesi, e dedicata all’obiettivo di eliminare le MGF attraverso un insieme di strumenti politici e di cooperazione. E’ stato creato un gruppo lavoro informale, a New York, aperto alla partecipazione di tutti gli Stati interessati per individuare possibili iniziative alle Nazioni Unite. Il gruppo ha tra l’altro promosso, sempre a New York, nel corso della successiva sessione della Commissione ONU sulla Condizione Femminile (CSW, 1-12 marzo 2010), una risoluzione ad hoc sull’argomento.

In seguito, il 3 e 4 maggio 2010 si è tenuta a Dakar la Conferenza Interparlamentare « Armonizzare gli strumenti legali contro le mutilazioni genitali femminili (MGF) : Consolidare i diritti acquisiti - Condividere i successi - Perseguire i progressi », realizzata dall’Ong Internazionale “Non c’e’ Pace Senza Giustizia” (NPWJ) con il sostegno anche finanziario della nostra Cooperazione. La Conferenza, cui hanno partecipato la Senatrice Bonino e rappresentanti istituzionali e della società civile di 28 paesi africani, si è chiusa con l’elaborazione di una Dichiarazione Finale sottoscritta dai Parlamentari presenti, che, oltre a condannare la pratica delle MGF quale violazione dei diritti delle donne e delle bambine, esorta l’Assemblea generale dell’ONU ad adottare una Risoluzione che vieti le MGF nel mondo, sollecitando i Governi africani e la stessa Unione Africana a promuovere e far adottare la risoluzione nel 2010.

Tenendo bene in mente il concetto già espresso di ownership, il Ministero degli Esteri, coadiuvato da quello delle Pari Opportunità, ha concentrato la propria azione diplomatica nei confronti dell’Egitto, per due motivi. Innanzitutto, come già osservato, la quasi totalità delle donne egiziane è stata sottoposta alle MGF, un dato enorme se pensiamo che si parla di decine di milioni di persone, quindi l’Egitto è un “passaggio obbligato” nella strada che porta al bando delle MGF a livello internazionale. Inoltre, il bando posto a livello nazionale da Il Cairo lascia ben sperare in possibili risultati positivi nel breve periodo. Il secondo motivo è l’importanza dell’Egitto in Africa, ovvero di uno Stato popoloso e potente, un protagonista della vita internazionale degli Stati che ha un peso fondamentale nelle questioni africane. L’azione diplomatica italiana si è sviluppata minuziosamente e pazientemente, avendo come obiettivo quello di affiancare il Paese africano all’Italia nell’elaborazione della risoluzione da presentare all’ONU. A poche settimane dall’apertura dell’Assemblea Generale (fine agosto – inizio settembre 2010) l’Egitto ha accettato di elaborare congiuntamente all’Italia il testo della risoluzione, per condividerlo poi con gli altri Paesi likeminded [1], e di co-organizzare un evento ministeriale a margine dell’Assemblea Generale che sta per aprirsi a New York.

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L’Eritrea mette al bando le MGF - anche i bambini hanno le idee chiare

(Fonte : www.womankind.org.uk)

Questa riunione si è tenuta l’ultima settimana di settembre e nella stessa si è concordato di presentare una risoluzione comune all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per la messa al bando delle MGF. Non sarà semplice giungere ad un consenso generale ed agli obiettivi preposti, tutta la struttura del Ministero degli Esteri è mobilitata a sostegno di questa iniziativa, tanto a Roma come a New York e nelle diverse capitali dei paesi, soprattutto quelli africani, più coinvolti e più attivi su questo dossier. L’impegno è oneroso e doveroso così come l’ambìto obiettivo prefissato : la completa abolizione della pratica entro il 2015.

La strategia comunitaria

A marzo 2010 è stata lanciata una campagna da Amnesty International per fermare le MGF, chiamando tutti i leader d’Europa a collaborare e supportare la strategia elaborata per proteggere le giovani donne dalle MGF. Le key dimensions previste per l’azione europea spaziano dalla raccolta di dati statistici per il monitoraggio della situazione ai trattamenti sanitari specifici per le donne che vivono in Europa e che sono state sottoposte alle MGF ; inoltre sono previsti meccanismi di protezione per donne e bambini, linee guida precise e chiare per la concessione dell’asilo a tutte coloro che sono minacciate di subire la pratica ed infine lo strumento dei dialoghi tra l’Unione Europea ed i Paesi terzi ove la pratica è maggiormente rilevata. Una strategia di ampio respiro, che con il tempo si spera possa coadiuvare il sogno italiano, e non solo ovviamente, di un mondo senza mutilazioni genitali femminili.

A livello europeo, ogni paese ha intrapreso una propria politica di contrasto al fenomeno, intervenendo sia a livello legislativo sia con campagne di sensibilizzazione presso l’opinione pubblica e gli immigrati. Ad esempio i Paesi Bassi, con una forte tradizione multiculturale e multirazziale, hanno inaugurato già negli anni Settanta una campagna di prevenzione e di informazione sul fenomeno delle MGF coadiuvata dalla previsione di reato penale della pratica. Sulla stessa linea anche la Francia, l’Austria e la Gran Bretagna.

A livello comunitario, numerose sono le iniziative legislative e di sensibilizzazione portate a termine e supportate dalle istituzioni europee. Il Parlamento Europeo con la risoluzione del 24 marzo 2009 condanna fermamente le MGF e allo stesso tempo richiede alla Commissione e gli Stati membri “una strategia globale e piani d’azione volti a bandire le MGF nell’Unione europea e di predisporre a tal fine, mediante meccanismi giuridici, amministrativi, preventivi, educativi e sociali, in particolare la diffusione capillare di informazioni sui vigenti meccanismi di protezione a disposizione di gruppi vulnerabili, misure che consentano alle vittime reali e potenziali di ottenere una tutela efficace”.

Il 22 settembre 2010, la Commissione Europea ha adottato il piano strategico quinquennale per la promozione della parità di genere in Europa, imperniato su una serie di azioni avente l’obiettivo, congiuntamente con gli Stati membri, di combattere la violenza contro le donne, specialmente con l’eliminazione delle MGF in Europa. Con questo documento la Commissione ha definito ulteriormente il proprio impegno nella lotta alla violenza contro le donne e più marcatamente alle MGF. L’impegno comunitario era già stato precedentemente affermato a Stoccolma l’anno scorso, ove la Commissione si è prefissata l’obiettivo di assicurare ai cittadini europei un marcato progresso nella tutela della libertà, della sicurezza e della giustizia, in risposta ai cambiamenti in atto a livello non solo europeo ma mondiale. L’obiettivo, ovviamente, prevede un adeguato rafforzamento della tutela dei diritti fondamentali dell’uomo, tra questi anche quelli necessari ad arginare la violazione dei diritti delle donne, e quindi anche le MGF. Il quadro sin qui delineato conferma che rimane molto da fare per raggiungere gli obiettivi prefissati, una dura battaglia che richiede e richiederà il massimo impegno per essere vinta.


[1] Paesi del ’’Gruppo Informale’’ : 13 africani (Burkina Faso, Camerun, Costa d’Avorio, Egitto, Eritrea, Ghana, Gibuti, Kenya, Mauritania, Senegal, Tanzania, Uganda, Zambia), 5 donatori (Italia, Norvegia, Olanda, Stati Uniti, Svizzera).


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Francesco RELLA

Francesco si è laureato nel 2008 in Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Bari e successivamente ha conseguito un Master in Studi Diplomatici presso la SIOI (Società per l’Organizzazione Internazionale) di Roma. Nell’ottobre (...)

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