Legge elettorale europea : uno scontro tutto italiano.

Da quando nel 1979 si sono svolte le prime elezioni europee, si è molto dibattuto sulla possibilità di istituire un sistema elettorale unico da applicare in tutti gli Stati membri dell’Unione europea. Questo però non è stato possibile a causa della resistenza di alcuni Paesi, così il Trattato si limita a stabilire che il Parlamento Europeo è eletto a suffragio universale diretto ; nulla più è detto circa le modalità di esercizio del diritto di voto da parte dei cittadini degli Stati membri. Così, ad oggi, ci si trova di fronte a 27 diverse leggi elettorali europee, e non c’è accordo neanche sul giorno del voto.


Il quadro europeo

Seguendo le tradizioni nazionali dei singoli Paesi le elezioni si svolgono infatti dal giovedì alla domenica successiva. Bruxelles ha tuttavia cercato nel tempo di fissare, se non dei principi universali, quantomeno delle linee guida per uniformare le diverse legislazioni, lasciando tuttavia ai singoli governi nazionali un’autonomia determinante. Da ultimo, tali parametri comuni sono stati riveduti nel 2002. In tale occasione si è tra l’altro deciso che il sistema scelto dal singolo Stato non dovrà pregiudicare nel complesso il carattere proporzionale del voto e che potrà essere utilizzata una soglia minima per l’attribuzione dei seggi, che non dovrà però superare il 5% dei voti espressi. E’ proprio in questi stretti margini che si gioca, in questi giorni, la partita tra le varie forze politiche italiane.

Il dibattito in Italia

Lo scontro sulla riforma della legge elettorale europea è, in realtà, il secondo atto di un’opposizione tra i vari schieramenti che nasce al momento della riforma della legge elettorale per il Parlamento nazionale. Cancellando il sistema delle preferenze in favore delle liste bloccate ed introducendo una soglia di sbarramento nazionale, tale riforma ha, di fatto, cancellato dallo scenario politico i partiti di estrema destra e di estrema sinistra, convogliando la maggioranza dei voti verso i due poli. I fautori della riforma vedono nella nuova legge elettorale il magico strumento che, cancellando il frastagliamento politico, possa assicurare al Paese maggioranze di governo compatte e durature. Pur ricordando che il governo più longevo della storia repubblicana, il Berlusconi II, si è avuto nella scorsa legislatura, non si può sottovalutare il fatto che, a seguito delle scorse elezioni, alcuni esponenti storici della politica italiana non hanno trovato posto nel nostro Parlamento.

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La sede del Parlamento europeo a Strasburgo

Per ciò che riguarda le elezioni europee, l’Italia elegge i propri rappresentanti al Parlamento di Strasburgo attraverso il sistema proporzionale con possibilità di esprimere fino a tre preferenze. Tale sistema è stato oggetto, negli anni, di diverse proposte di modifica, senza tuttavia che la discussione giungesse ad una riforma effettiva della legge elettorale europea.

Le proposte

Attualmente sono allo studio della Commissione Affari Costituzionali della Camera 6 diverse proposte di legge che tendono a modificare, in diverse direzioni, il numero delle circoscrizioni elettorali e la formazione delle liste, e a introdurre, in alcuni casi, soglie di sbarramento per l’attribuzione dei seggi. Ciò che accomuna tutti i progetti di riforma è la volontà di ridisegnare le circoscrizioni elettorali, aumentandone il numero con una conseguente diminuzione delle dimensioni, in modo da avvicinare elettore ed eletto, ed evitare situazioni paradossali come quella verificatasi nelle scorse elezioni quando una regione popolosa come la Sardegna non elesse neanche un eurodeputato. Tale previsione, secondo i suoi promotori, avrebbe anche il vantaggio di rendere le campagne elettorali meno dispendiose. Partito Democratico e Popolo delle Libertà concordano inoltre sulla possibilità di introdurre una soglia di sbarramento : anche qui, però, le posizioni sono molteplici e vanno da una soglia del 3%, secondo quanto proposto dal partito guidato da Veltroni, allo sbarramento al 5%, secondo la proposta della maggioranza di governo.

Entrambi i maggiori schieramenti propongono poi di inserire delle previsioni a tutela delle pari opportunità tra uomini e donne. In particolare due progetti di legge vanno a incidere sulla formazione delle liste elettorali : secondo la proposta del PD dovrà esserci un’alternanza tra candidati di sesso femminile e candidati di sesso maschile, mentre secondo la proposta del PdL le liste elettorali non potranno essere formate da più del 60% di candidati dello stesso sesso.

Il punto di maggior scontro resta invece quello legato al voto di preferenza. Tutte le proposte di riforma al vaglio in questi giorni prevedono una modifica all’attuale sistema delle tre preferenze ma la gamma di alternative sul tavolo è, in questo caso, quanto mai variegata. Se l’Italia dei Valori propone di ridurre le preferenze da tre ad una, la proposta del PD vuole vincolare il voto di preferenza al superamento, da parte del candidato, di una soglia di sbarramento pari all’8% in ambito circoscrizionale. Più drastica invece la proposta della maggioranza che intende cancellare il sistema delle preferenze introducendo un sistema a liste bloccate analogo a quanto previsto per le elezioni nazionali.

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Pierferdinando Casini

Casini, leader dell’UDC, sostiene fortemente il mantenimento delle preferenze.

Tra le varie posizioni si inserisce poi l’UDC che, ponendosi come alternativa ai due poli, ha fatto della difesa del sistema delle preferenze il suo cavallo di battaglia. E’ di questa estate l’iniziativa dei centristi che al grido di “preferisco la preferenza” hanno avviato una raccolta firme in favore della reintroduzione del sistema delle preferenze nella legge elettorale. Casini parla di una battaglia per la libertà e si dice pronto a combattere in favore del mantenimlento delle preferenze con ogni strumento disponibile, sia nelle aule parlamentari, arrivando a minacciare l’ostruzionismo se necessario, sia nel Paese attraverso una mobilitazione della popolazione. Alle parole del leader centrista fanno eco quelle di Massimo D’Alema che, intervenuto alla convention UDC di Chianciano, ha a sua volta parlato di battaglia per la democrazia, dimostrando quanto, sull’argomento, i due partiti siano in questo momento vicini. L’opposizione tutta appare dunque essersi compattata contro la proposta della maggioranza e si dice pronta a dar battaglia al governo in Parlamento con ogni mezzo.

Dal canto suo la maggioranza fa sapere di non considerare la riforma blindata e dichiara di essere pronta ad una mediazione a seguito del confronto in aula. Esponenti del PdL hanno sottolineato come la scelta di non presentare un disegno di legge governativo, ma di preferire la via parlamentare, sia un chiaro segnale della volontà del governo di dialogare con le altre forze politiche. Resta però da vedere se dal dialogo nascerà una nuova legge elettorale europea specchio delle differenti posizioni politiche o se, come troppo spesso accade, alla prima difficoltà si passerà al muro contro muro tra partiti, cosa che porterebbe all’approvazione della riforma con i voti della sola maggioranza.


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Laura SERRAO

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