Lotta alla frode fiscale : le nuove misure annunciate dall’UE (Parte I)

Evasione, IVA, assetti societari riciclaggio di denaro tra i temi principali discussi durante l’ultimo Consiglio europeo del 22 maggio

Si alza il sipario sulla politica fiscale UE. Sotto i riflettori del Consiglio del 22 maggio i capi di Stato hanno provato a risollevare le sorti del mercato interno europeo, mettendo mano a cinque direttive per riformare il sistema di rimborso dell’IVA, revisionare gli assetti societari delle S.p.A. in ambito europeo e, last but not least, combattere il riciclaggio di denaro e il finanziamento al terrorismo.


Per l’Unione europea riformare i regimi fiscali significa, da un lato, provare a recuperare le fantomatiche cifre da capogiro che sono eluse al fisco e, dall’altro, combattere la costituzione di fondi neri che tanto alimentano la corruzione.

Nell’attuale crisi economica sicuramente all’UE farebbe gola recuperare un’entrata che, per quanto incerta, pare si aggiri intorno a 1.000 miliardi di euro. Ma a questo fine è necessario prima raggiungere un accordo con quegli Stati europei e extra-UE che si comportano da paradisi fiscali. Lussemburgo e Austria, in primis, dovrebbero digerire non pochi bocconi amari : controllare i fondi d’investimento, gli intestatari delle assicurazioni sulla vita sottoscritti da residenti in altri Stati, favorire la trasparenza nei pagamenti effettuati da trust e fondazioni, senza dimenticare la richiesta di abolizione del segreto bancario. Accettare quest’ultimo punto sarebbe, in effetti, il minore dei mali per i due Stati europei ma ad un’unica condizione : che anche i paesi extra-UE come Svizzera, Liechtenstein, Monaco, Andorra e San Marino vi rinunciassero.

Dal vertice europeo del 22 maggio Consiglio e Commissione hanno intravisto la necessità di concludere positivamente le negoziazioni bilaterali già aperte con i paradisi fiscali ma l’esito è tutt’altro che vicino e scontato.

Le proposte avanzate

La maggioranza dei capi di Stato ha chiesto alla Commissione di avviare da subito un sistema di mutuo scambio sui conti correnti e, come si legge nelle conclusioni del Consiglio Europeo : “Sarà in particolare data priorità agli sforzi intesi ad ampliare lo scambio automatico di informazioni a livello europeo e mondiale. La Commissione intende proporre, a giugno, modifiche alla direttiva relativa alla cooperazione amministrativa affinché lo scambio automatico di informazioni includa tutte le forme di reddito. Per contrastare le frodi in materia di IVA, il Consiglio Europeo si aspetta che il Consiglio adotti le due proposte di direttive : la prima sul meccanismo di reazione rapida contro le frodi in materia di imposta sul valore aggiunto e l’altra sul meccanismo di inversione contabile al più tardi entro la fine di giugno 2013”.

In effetti molto si è fatto per garantire un libero mercato di scambi e capitali all’interno dell’UE ma purtroppo molte norme ormai cominciano a perdere di efficacia e quindi urge revisionarle. La precedente direttiva 2010/24/UE sull’“assistenza reciproca in materia di recupero di crediti risultanti dalle imprese” ha come merito di aver contribuito all’ampliamento del sistema di recupero dei crediti transfrontalieri, al rafforzamento della lotta alle frodi e alla razionalizzazione della normativa IVA. Contestualmente si è reso obbligatorio un sistema telematico di controllo incrociato delle dichiarazioni. Il problema emerso in questi ultimi tempi è il campo di applicazione. La volontà dell’ UE è “inserire anche i redditi esclusi dalla normativa in vigore”, ovvero le entrate derivate dai contributi previdenziali dovuti allo Stato membro o a organismi di diritto pubblico, i diritti di natura contrattuale quali corrispettivi per pubblici servizi.

Le direttive sull’IVA

Le due direttive sull’IVA, che dovranno essere varate presumibilmente entro il 2013, riguardano il reverse charge e la reazione rapida alle frodi in materia di IVA COM(2012)428. Negli ultimi anni, in materia di IVA si sono registrate molte frodi all’interno del mercato unico denominate frodi carosello . Questi sono dei comportamenti illeciti che si concretizzano nell’aggirare la normativa sull’IVA attraverso operazioni fittizie e triangolazioni tra varie società operanti nell’UE create appositamente per richiedere rimborsi IVA assolti all’estero.

Precisamente l’applicazione dell’IVA viene effettuata attraverso il meccanismo della doppia registrazione, reverse charge appunto, per cui l’acquirente cessionario del bene deve registrare la fattura ricevuta dal venditore comunitario, integrandola con l’ammontare dell’imposta dell’IVA, sia nel registro delle fatture emesse sia nel registro acquisti. Una volta assolte queste formalità, può chiedere la detrazione dell’IVA. Fin qui il risultato tra acquirente e cessionario è neutro : uno vende l’altro compra. Ma quando quest’ultimo rivenderà il bene all’interno del territorio dello Stato in cui risiede, dovrà applicare l’IVA e sarà il nuovo acquirente colui che potrà detrarre l’imposta sul valore aggiunto.

Ad esempio : una società tedesca vende fittiziamente a una società italiana, denominata “società A”, un servizio generico, pari a €100, senza pagare IVA, poiché si tratta di cessione-vendita all’interno di Stati appartenenti all’UE. A questo punto la società A rivende immediatamente lo stesso servizio a un’altra società italiana, detta “società B”, sempre per lo stesso importo di €100, sul quale però viene pagata l’IVA per il 20%, poiché si tratta di una compravendita di servizi in Italia, configurando un esborso finale apparente per la società B di €120. L’operazione si conclude quando la società B rivende alla società cedente estera i medesimi servizi con il sistema intracomunitario degli acquisti, sempre al prezzo di €100, senza il pagamento dell’IVA.

Si stima che questa particolare topologia di evasione fiscale causi una perdita di gettito per l’UE compresa tra 20 e 35 miliardi di euro annui. Le frodi di maggiori dimensioni sembrano anche aver provocato distorsioni nei flussi commerciali internazionali.

Le istituzioni europee e gli Stati Membri hanno nel tempo individuato misure di contrasto, non sempre prive di pesanti oneri di compliance per le imprese. Occorre una visione integrata del problema e del funzionamento stesso del sistema IVA. Una riforma dei meccanismi tipici dell’imposta può sradicare le frodi all’origine, ma con effetti nel complesso incerti.

Come sottolinea un documento dell’ufficio studi di Banca Italia : “E’ essenziale sviluppare un’analisi del rischio armonizzata a livello europeo e diffondere le best practices delle amministrazioni finanziarie. Un maggior utilizzo delle nuove tecnologie informatiche per la tracciabilità e il controllo delle transazioni rappresenta un approccio pragmatico e politicamente accettabile, con buone prospettive di successo”.

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Francesca RONCHI

Sono giornalista iscritta all’albo dei pubblicisti. Mi sono laureata in Filosofia presso l’università Statale degli Studi di Milano. In seguito ho frequentato, grazie alla vincita di una borsa di studio, il « Master Europeo in Scienze del lavoro » (...)
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