Lotta alla frode fiscale : le nuove misure annunciate dall’UE (Parte II)

Sotto i riflettori del Consiglio del 22 maggio i capi di Stato hanno provato a risollevare le sorti del mercato interno europeo, mettendo mano a cinque direttive per riformare la politica fiscale europea.


Gli sforzi normativi proposti durante il Consiglio europeo dell 22 maggio uniti alla revisione delle due direttive sull’IVA non bastano. Il sistema fiscale rischia di essere un colosso dai piedi d’argilla se non si combatte la corruzione che altera e distorce il meccanismo d’impresa, sia delle pubbliche amministrazioni sia delle imprese private. Per questa ragione sempre nel Consiglio europeo di maggio la Commissione ha espresso l’urgenza di presentare entro fine anno una proposta di revisione della direttiva sulle “società madri e figlie”, 2003/123/ CE, e sta vagliando l’attuale pertinenza normativa della legislazione anti-abuso, ora vigente.

La direttiva su società madre e figlie di Stati membri diversi

Questa direttiva ha contribuito a contrastare l’elevata frammentarietà degli ordinamenti nazionali e la disparità di trattamento tra flussi di reddito nazionali e transfrontalieri. Senza l’applicazione di una simile direttiva il mercato unico avrebbe fatto fatica a decollare perché la cooperazione tra società di uno stesso Stato risultava fiscalmente più vantaggiosa rispetto alla cooperazione tra imprese di Stati diversi. Si è così evitato un effetto di doppia imposizione economica, che rischiava di verificarsi qualora uno stesso reddito venisse tassato in capo a due soggetti diversi. Ad esempio, se una società italiana distribuisse a una società francese un dividendo derivante da utili precedentemente soggetti a imposizione questo dividendo sarebbe stato ulteriormente tassato in Francia, in quanto sede della società figlia.

Se quindi questa direttiva ha contribuito a migliorare il mercato unico europeo, negli ultimi anni ha accusato i primi vulnus creando evidenti meccanismi distorsivi perché se la società madre detiene solo il 20% delle quote della S.p.A. ed ha sede in uno Stato con bassa tassazione delle proprie imprese, i dividendi alle società figlie saranno tassati in maniera decisamente inferiore.

Vi è inoltre un altro problema di non poco conto : spesso dietro un complicato sistema di società madri e figlie si celano attività illecite che sfruttano proprio le pieghe del sistema normativo per accantonare fondi per attività illecite per questo è necessario metter mano a questa direttiva.

La direttiva anti-riciclaggio

Entro la fine dell’anno è prevista, inoltre, la "revisione della direttiva 2005/60/CE relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo” poiché è importante combattere l’evasione fiscale e il riciclaggio di capitali nel mercato interno dell’UE e nelle giurisdizioni non cooperative. Essenziale è l’identificazione del titolare effettivo anche per quanto riguarda le imprese, i trust e le fondazioni.

Nella nuova direttiva anti-riciclaggio è infatti espressamente previsto il richiamo ai reati fiscali relativi alle imposte dirette e indirette. La proposta di direttiva approvata il 5 febbraio 2013 dalla Commissione europea insieme col regolamento riguardante i dati informativi che accompagnano i trasferimenti di fondi, al fine di garantire la dovuta tracciabilità, chiarisce maggiormente che anti-riciclaggio e evasione sono sempre più facce della stessa medaglia e nei considerando iniziali della direttiva la Commissione sottolinea che l’inclusione dei reati fiscali legati alle imposte dirette e indirette è un recepimento delle indicazioni che derivano dall’organismo internazionale OCSE dell’antiriciclaggio.

Le nuove regole anti-riciclaggio arrivano dunque per banche, istituzioni finanziarie, revisori contabili, notai e promotori finanziari. Ma anche agenti immobiliari, trust e legali rappresentanti che d’ora in avanti saranno tenuti a rispettare misure più stringenti per aumentare il livello di trasparenza delle operazioni, prima fra tutti la messa al bando dei conti correnti anonimi da parte dei Paesi membri non più ammessi dall’art. 9, cap II della nuova disciplina comunitaria anti-riciclaggio (COM2013/45).

La Commissaria per gli Affari interni Cecilia Malmström ha dichiarato : “Il denaro sporco, proveniente dal traffico di droga, dal commercio illegale di armi o dal traffico di esseri umani, non può avere spazio nella nostra economia. Dobbiamo impedire alla criminalità organizzata di riciclare il denaro attraverso il sistema bancario o il settore del gioco d’azzardo. Per proteggere l’economia legale, sopratutto in tempi di crisi, dobbiamo stringere le maglie larghe della normativa attraverso le quali si insinuano criminali e terroristi. Dobbiamo impedire che le nostre banche diventino le lavanderie automatiche dei soldi del crimine o siano usate per finanziare il terrorismo".

La proposta di direttiva integra altri provvedimenti della Commissione, già adottati o in programma, in materia di lotta contro la criminalità, la corruzione e l’evasione fiscale con un regolamento riguardante i dati informativi che accompagnano i trasferimenti di fondi, al fine di garantire la dovuta tracciabilità (COM(2013)/44).

Nello specifico, entrambe le proposte prevedono un approccio più mirato e basato sul rischio di un’impresa ad essere esposta al riciclaggio di denaro : esse migliorano infatti la chiarezza e l’uniformità delle norme in tutti gli Stati membri prevedendo un meccanismo chiaro per l’individuazione dei beneficiari effettivi. Inoltre, le imprese saranno tenute a conservare i dati relativi all’identità di chi si cela realmente dietro le società. Impone l’obbligo della verifica della clientela al fine di disporre di controlli e procedure adeguate al fine di conoscere la natura delle loro attività, amplia il campo di applicazione al settore del gioco d’azzardo (la precedente direttiva riguardava solo i casinò) e include un esplicito riferimento ai reati fiscali promuovendo standard elevati di lotta contro il riciclaggio del denaro. Ma non si ferma a questo. Abbassa il limite legale per le transazioni in contanti a 7500 euro. La direttiva fissa poi un livello minimo di armonizzazione, ma gli Stati membri potranno decidere di abbassare ulteriormente la soglia : l’Italia si è già uniformata abbassando le transazioni a mille euro.

Molto è stato fatto ma molto resta ancora da fare perché la legislatura comunitaria rimane ancora troppo vulnerabile permettendo a chi vuole compiere degli illeciti di insinuarsi in una fin troppo ampia zona grigia in cui il confine tra legalità e illegalità è poco definito.

Leggi la Parte I


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Francesca RONCHI

Sono giornalista iscritta all’albo dei pubblicisti. Mi sono laureata in Filosofia presso l’università Statale degli Studi di Milano. In seguito ho frequentato, grazie alla vincita di una borsa di studio, il « Master Europeo in Scienze del lavoro » (...)

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