E’ interessante notare come l’argomento principale per l’ex-commissario europeo sia lo “spirito di servizio” che deve guidare ogni componente delle istituzioni nazionali e sovranazionali ovvero uno spirito capace di « servire » la comunità di cittadini che dall’Europa si aspettano la realizzazione di un sogno : l’integrazione europea dovrebbe diventare un vero modello di rispetto della dignità della persona, mettendo da parte i particolarismi nazionali e le discriminazioni di ogni genere.
Per realizzare tutto questo, occorre riuscire a creare fiducia e slancio verso le istituzioni, occorre in una parola sforzarsi di creare consenso. Se non si ottiene un consenso, è improbabile che le iniziative volte a creare un mercato unico più forte possano mai essere adottate e attuate. Anche se lo fossero, poi, la loro capacità di durare nel tempo e di resistere alle « tempeste » economiche e politiche che potrebbero abbattersi sull’UE sarebbero tutte da dimostrare.
Questa crisi è certo una crisi delle finanze pubbliche, ma non è “solo” una crisi economica, perché quello che è successo in Grecia è il prodotto di un’economia reale asfittica : la produttività è in caduta libera e la concorrenzialità non ha un alto livello
Anche secondo l’OCSE, i problemi delle finanze pubbliche sono manifestazioni che vanno curate, ma qualunque azione sarebbe vana e di breve respiro se non si andassero a realizzare degli interventi più profondi e strutturali : è questo il ruolo della Commissione Economica del Parlamento Europeo e dell’Ecofin.
In effetti come ha dichiarato Monti di fronte agli eurodeputati : “Ho sempre creduto che il mercato unico fosse un pilastro del buon funzionamento dell’unione monetaria per l’unione economica perché è in realtà il pilastro dell’integrazione. Per realizzare questo rapporto ho consultato molte istituzioni nazionali e svariate organizzazioni non governative e think thank e mi sono accorto che vi è un comun denominatore tra tutti gli enti consultati : la constatazione che il mercato unico europeo è meno popolare che mai, ma contemporaneamente ce n’è più bisogno che mai . E’ questo il vero problema”.
Il mercato unico : un ritorno al cuore dell’integrazione europea ?
Di fronte a questo problema dell’unione economica ci sono solo due soluzioni :
opzione difensiva : in cui si accetta che il mercato unico abbia ormai perso qualunque appeal, sia meno popolare e quindi che ogni istituzione preferisca essere meno coraggiosa e innovativa, scegliendo la via del ripiego su se stessa, in modo da avere poche reazioni critiche da parte degli Stati. Ma, dice Monti, un simile atteggiamento sarebbe devastante e segnerebbe la sconfitta dell’Unione europea.
opzione proattiva : se ciascuno stato prende atto che non si è riusciti a creare un vero mercato unico dei capitali e delle persone europee, diviene allora necessario porsi la seguente domanda : ma come possiamo riuscire ad avere più concorrenza, più attuazione delle politiche economiche e sociali ? La riposta a tale vitale quesito non è immediata e nemmeno scontata, dato che per risolvere questo problema occorre un consistente investimento politico. Si impone dunque un impegno particolarmente mirato ad illustrare i meriti dell’integrazione del mercato e di un’energica concorrenza, unitamente a una serie di iniziative politiche volte a far fronte alle preoccupazioni più pressanti e a sciogliere le tensioni tra il mercato unico e gli altri obiettivi politici.
Solo quest’ultima opzione, secondo Mario Monti, permetterebbe all’Europa di uscire dall’ impasse dell’immobilismo e della crisi, ma per riuscire a metterla in pratica è necessario prendere sul serio le diverse preoccupazioni che spingono a non aver più fiducia nel mercato unico. Una volta fatto questo brainstorming, la relazione procede ad un’analisi punto per punto, sfatando i dubbi infondati e prendendo molto sul serio quelli fondati. Per questi ultimi, infatti, è quanto mai necessario trovare delle soluzioni politiche. Soprattutto, secondo Monti, è necessario far comprendere a tutti che la realizzazione del mercato unico non è in contrasto con la realizzazione di un’Europa sociale, con il rispetto dell’ambiente e, ancor più, non va contro gli interessi delle industrie. Sono proprio le industrie le più scettiche in questi ultimi tempi, proprio loro che qualche decennio fa sono state il vero motore dell’unità economica e monetaria.
“Nel mio rapporto – dice il presidente dell’università Bocconi - ho cercato di passare in rassegna queste preoccupazioni e ho fatto quello che un’istituzione non potrebbe fare : le ho criticate. Io non sono un’istituzione europea e, come dire, mi sono sentito in obbligo di criticarle. Soprattutto ho cercato di non vedere i problemi in un’ottica eccessivamente particolaristica, cioè nazione per nazione, ma ho raggruppato i diversi stati per aree economiche : continentale, paesi nordici e via dicendo … un mercato unico più forte, che cerchi apertamente il consenso necessario alla propria costruzione ed escluda la possibilità di mettere a tacere lo scontento con un’applicazione meno rigorosa delle norme, richiede un potenziamento dei risultati, dell’applicazione delle norme e della governance”.

- Mario Monti e Neelie Kroes
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Monti con l’olandese chegli è succeduta come commissario alla concorrenza nella Commissione Barroso I e che è oggi titolare del portafoglio dell’agenda digitale
(Fonte : servizio audiovisivo della Commissione europea)
La relazione, consegnata al presidente Barroso e presentata al Parlamento europeo, si basa su un processo di consultazione molto ampio e traccia una mappa delle aspettative e dei timori relativi al mercato unico. Il documento prende in considerazione l’evoluzione nel tempo di tali timori (prima, durante, e dopo la crisi economica e nel lungo termine) e gli ambiti (i timori dei consumatori, dei cittadini e delle imprese e quelli sociali e ambientali) e gli Stati membri in cui si manifestano. A tale proposito, la relazione descrive i diversi approcci al mercato unico che sono emersi in seno a quattro gruppi di Stati membri, i paesi continentali a economia sociale di mercato, i paesi anglosassoni, i nuovi Stati membri e i paesi nordici.
Riconciliare tutte queste posizioni diffuse e diverse attorno ad un programma di rilancio del mercato unico è non solo necessario ma anche possibile. È necessario perché il conseguimento di un mercato unico efficiente e di vasta portata è un fattore chiave che incide sulle prestazioni macroeconomiche globali dell’UE. Per la solidità dell’euro e per l’unione monetaria è essenziale che i benefici economici promessi si concretizzino e ciò è possibile a condizione che venga realizzato un investimento politico sostanzioso e proattivo, basato su una nuova strategia, definita con estrema attenzione.
Analisi del rapporto e sua struttura
Capitolo 1 : è proposta una nuova strategia per proteggere il mercato unico dai rischi dei nazionalismi economici, per estenderlo ai nuovi settori cruciali per la crescita dell’Europa e per creare attorno ad esso un adeguato livello di consenso.
Capitolo 2 : vengono presentate numerose iniziative per la costruzione di un mercato unico più forte, volte a eliminare le strozzature che rimangono, a colmare le lacune e a inserire gli anelli mancanti che frenano l’innovazione e ostacolano il potenziale di crescita del mercato unico. Tali iniziative sono raggruppate in una serie di raccomandazioni finalizzate a garantire un migliore funzionamento per i cittadini, per i consumatori, per le PMI. Non si deve dimenticare il volano che l’economia digitale può rappresentare, ad oggi decisamente sottostimato, e non si deve nemmeno tralasciare l’attenzione rivolta all’ambiente per un uso più efficiente delle risorse. Individuare nuove iniziative è fondamentale per ridare slancio al mercato unico, ma non è detto che basti a creare il clima politico necessario per un’azione sostenibile.
Capitolo 3 : se è necessario costruire un mercato unico occorre studiare e analizzare i settori dove si forma il consenso : analizzare i problemi degli attriti tra i lavoratori e l’economia, la questione dei servizi sociali all’interno del mercato economico, la gestione degli appalti e la necessità di coordinare la dimensione fiscale del mercato unico. Secondo Monti, molte persone potrebbero spaventarsi sentendo tali proposte, ma si sbagliano : se manca la disponibilità a lavorare insieme da parte degli Stati membri, questi ultimi potrebbero apparentemente salvaguardare la loro sovranità fiscale, ma, in realtà, la perderebbero rapidamente. Per questa ragione sono presentate in questo capitolo le iniziative volte a dissipare i timori individuati in fase di consultazione e quindi a promuovere il consenso attorno ad un mercato unico più forte. Tali iniziative, elaborate con riferimento al concetto di “un’economia sociale di mercato fortemente competitiva” presente nel trattato di Lisbona, riguardano in particolare i seguenti problemi : la conciliazione delle libertà economiche del mercato unico con i diritti dei lavoratori, alla luce delle sentenze Viking, Laval e di altre sentenze della Corte di giustizia europea ; il ruolo dei servizi sociali nel mercato unico ; l’integrazione degli obiettivi politici dell’UE nelle politiche in materia di appalti pubblici ; l’uso del coordinamento fiscale per salvaguardare la sovranità fiscale nazionale in un contesto di progressione dell’integrazione del mercato ; le potenzialità di una politica industriale attiva basata su sane politiche in materia di concorrenza e aiuti di Stato. In particolare riuscire a garantire che il mercato unico rimanga aperto, ma non disarmato, rispetto ai concorrenti a livello globale.
Capitolo 4 : vengono formulate numerose raccomandazioni per potenziare gli strumenti necessari al rilancio del mercato unico. In particolare, vengono discussi due aspetti : come garantire l’elaborazione di norme efficaci ma leggere, e come rafforzare l’applicazione di tali norme. La nuova strategia globale che si è delineata dovrebbe essere percepita come un “pacchetto globale” in cui ogni Stato membro, con le proprie tradizioni culturali, i propri timori e le proprie preferenze politiche, possa trovare motivi di interesse tali da giustificare alcune concessioni rispetto alle posizioni assunte nel passato. In particolare, gli Stati membri con una tradizione di economia sociale di mercato potrebbero essere maggiormente preparati ad assumere il nuovo impegno di accogliere integralmente la concorrenza e il mercato unico, nonché un piano, corredato di scadenze, volto a estendere il mercato unico a quei settori ancora esclusi ; gli Stati membri di tradizione anglosassone dovrebbero invece dimostrare di essere disposti a risolvere alcuni problemi sociali con misure mirate, comprendenti anche forme limitate di coordinamento e cooperazione fiscale, pur non dovendo perseguire una vera e propria armonizzazione fiscale. I nuovi Stati membri, incondizionatamente favorevoli all’adozione di un serio programma di consolidamento del mercato unico, anche per quanto riguarda le infrastrutture e la coesione, potrebbero a loro volta aprirsi maggiormente a forme di coordinamento fiscale.
Capitolo 5 : affinché la nuova strategia abbia successo, risulta inoltre necessario riconsiderare la posizione del mercato unico nel contesto generale delle politiche dell’UE. Per realizzare ciò, sarà probabilmente necessario che la Commissione, il Parlamento e il Consiglio rinnovino in parte il modo in cui affrontano tali politiche. La Commissione, che ha il potere di iniziativa legislativa, dovrà sostenere attivamente l’integrità del processo legislativo, in modo tale che le sue proposte, non finiscano con l’essere snaturate, come è accaduto a volte. In alcuni casi è preferibile ritirare una proposta piuttosto che accontentarsi di un risultato decisamente insoddisfacente. La Commissione dovrà inoltre spronare il Consiglio a fare pieno uso del voto a maggioranza qualificata, nei numerosi settori in cui è previsto, senza indulgere in estenuanti processi per cercare di trovare un accordo tra tutti gli Stati membri, spesso a discapito dell’incisività del risultato finale.
Non bisogna aspettare le crisi per cambiare : è necessario pensare in grande ma con estremo realismo
“L’UE è capace di prendere decisioni grandi e difficili. Purtroppo, perché l’UE cambi, in genere, bisogna che passi per delle crisi profonde, come è successo anche questa volta. E’ comprensibile, perché sono in gioco rinunce di sovranità nazionale, che vengono compiute solo all’ultimo momento”, ha osservato Monti parlando con alcuni cronisti.
“Ma oggi – ha proseguito – 60 anni dopo la dichiarazione Schuman (atto di fondazione dell’Europa integrata, con la proposta della Comunità del carbone e dell’acciao, NdA) mi chiedo se l’Unione saprà trovare in sé le energie per riuscire a cambiare anche prima che esplodano le crisi. Dobbiamo imparare a essere meno cortesi gli uni con gli altri quando si tratta di cambiare regole”.
Il mercato unico ha un potenziale enorme ma dobbiamo essere capaci di mobilitare le energie nei nuovi settori e in quelli non ancora sviluppati. Ora le condizioni sono molto più difficili e quindi la volontà deve essere molto più forte.
(Foto logo : Mario Monti, fonte : servizio audiovisivo della Commissione europea)


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