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Miseria del G20

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A Toronto un altro buco nell’acqua per i grandi della terra

A dispetto delle grandi attese della vigilia, a Toronto I capi delle economie dei venti paesi più sviluppati del mondo hanno raggiunto solo accordi di massima non vincolanti sulla governance economica mondiale. Il tutto con l’obiettivo di non portare troppi dissesti ai rispettivi sistemi nazionali (e rispettivi elettorati). Pedine che si muovono in solitario e che la globalizzazione del sistema economico e finanziario costringe a far sedere insieme a un tavolo e trovare soluzioni comuni. Con ben poco successo tuttavia. Il che porta a interrogarsi sulla reale utilità di tali summit, dai quali raramente scaturiscono accordi di rilievo.


A dispetto delle grandi attese della vigilia, a Toronto i capi delle economie dei venti paesi più sviluppati del mondo hanno raggiunto solo accordi di massima non vincolanti sulla governance economica mondiale. Il tutto con l’obiettivo di non portare troppi dissesti ai rispettivi sistemi nazionali (e rispettivi elettorati). Pedine che si muovono in solitario e che la globalizzazione del sistema economico e finanziario costringe a far sedere insieme a un tavolo e trovare soluzioni comuni. Con ben poco successo tuttavia. Il che porta a interrogarsi sulla reale utilità di tali summit, dai quali raramente scaturiscono accordi di rilievo.

Le misure per uno sviluppo economico forte, sostenibile e bilanciato

Come è noto, sul tema chiave dell’economia, a Toronto si sono scontrate due posizioni divergenti : quella dell’Europa, guidata dalla Merkel (ma seguita a ruota da Sarkozy ed anche da Cameron) che punta il piede sul freno (riduzione dei deficit pubblici e consolidamento del rapporto deficit PIL, al fine di ovviare in tempi ragionevoli al problema della qualità del debito sovrano europeo), e quella degli USA e dei maggiori paesi in via di sviluppo che invece propendono per ricette di segno opposto (più soldi nelle tasche dei cittadini, stimoli fiscali alla ripresa, creazione di posti di lavoro, ed anche un percorso più lento di rientro dai deficit pubblici).

Il documento finale recita che ambedue gli obiettivi sono sacrosanti in modo che, attraverso un testo diplomaticamente limato, ognuno potrà ritrovare le proprie asserzioni. Tutti contenti dunque ? Nella sostanza dovremmo dire tutti scontenti in quanto le politiche della Merkel sembrano rispondere ad un profondo sentimento popolare tedesco di austerità nei conti pubblici, al quale si somma il fatto che il sistema imprenditoriale tedesco viene percepito dai cittadini come talmente efficiente da non rischiare comunque una grave recessione. Ma questa politica potrebbe condannare il resto dell’Europa, meno efficiente, ad un periodo di lunga depressione economica o comunque di lentissima ripresa.

Il Presidente Obama è invece dietro l’altra faccia dell’accordo : non aumentare le tasse dal momento che si è in un anno elettorale (le elezioni di mid-term si svolgono in novembre). I sondaggi inoltre dicono che la sua popolarità è in netto calo (si veda la gestione del pozzo petrolifero sottomarino della BP oppure della missione in Afghanistan). E allora malgrado anche gli USA abbiano un deficit pubblico ed un rapporto debito pubblico su PIL molto elevati, si preferisce continuare a attuare politiche di stimolo all’economia, contando sul fatto che il basso tax rate dell’economia USA possa fare da propellente allo sviluppo e quindi al riassorbimento dei problemi di finanza pubblica. Si aggiunga che la Cina alcuni giorni prima del G20 ha flessibilizzato il cambio della propria moneta, di fatto rivalutandola, e che cio’ dovrebbe mitigare l’invasione attuale di merci cinesi negli Stati Uniti, e riequilibrare in una certa misura la bilancia commerciale USA. Insomma una serie di eventi che hanno suggerito a Obama di premere il pedale dell’acceleratore piuttosto che quello del freno. Più tecnicamente il G20 ha auspicato di dimezzare i deficit pubblici entro il 2013 e stabilizzare il rapporto debito pubblico sul PIL entro il 2016. Naturalmente non essendovi un impegno vincolante questo statement va visto come qualcosa di simile a un semplice auspicio. Insomma : tanto rumore per nulla.

La riforma del sistema finanziario

La riforma del sistema finanziario era l’altro grande tema sul tavolo del G20 e qui c’è da dire senza esitazioni che ancora una volta si parla solo di meri auspici. Nel comunicato finale ci si complimenta con l’Europa per i due nuovi strumenti predisposti per la gestione delle crisi finanziarie, l’European Financial Stabilization Mechanism e l’European Financial Stability Facility decisi il 9/10 maggio 2010 dall’Ecofin, e per aver reso pubblici i risultati degli stress test delle banche del Vecchio Continente. Inoltre si plaude alla recente riforma del sistema finanziario USA proposta da Obama. Tutto qui ? Purtroppo dobbiamo confermare : tutto qui. Non si parla nemmeno della tassa sulle transazioni finanziarie e di quella globale sulle banche, sostenuta dall’Europa ma invisa a molte economie emergenti. Per quanto riguarda l’adeguamento delle regole per evitare la recente crisi finanziaria, e quindi il rafforzamento dei parametri patrimoniali delle banche, si rinvia tutto al prossimo G20 di Seoul, quando dovrebbe essere ormai completato il framework di Basilea III.

La green economy e lo sviluppo economico

Solo al quarantunesimo dei quarantotto punti delle dichiarazioni finali del G20 di Toronto si parla anche di green economy : “si conferma il nostro impegno per una ripresa economica verde e per una crescita globale sostenibile”. Viene riaffermato il supporto alle decisioni prese a Copenhagen e si rinvia il tutto a COP16 di Cancun che si terrà tra il 29 novembre e il 20 dicembre 2010, ringraziando il Messico per l’ospitalità. Notiamo che lo stesso atteggiamento venne tenuto nel corso del precedente G20 a Pittsburg. In una situazione come quella attuale le parole impegno e sostegno, se non accompagnate da concrete misure, valgono tuttavia davvero poco e non possono che far presagire che anche a Cancun niente di consistente verrà alla fine stabilito, cosi come del resto hanno dimostrato le recenti negoziazioni tecniche tenutesi a Bonn alla fine di maggio.

Conclusioni

Ci sia consentito di ricorrere a Romano Prodi, il quale forte della propria partecipazione a cinque G8 come primo ministro italiano e altri cinque in qualità di Presidente della Commissione Europea, ha scritto il 27 giugno sul Messaggero di Roma : “se non succedono miracoli sarà quindi un G20 particolarmente magro e magri saranno anche i prossimi, se non ci affrettiamo a dotarli di strutture forti e permanenti, in grado di elaborare le proposte con largo anticipo e di arrivare all’approvazione finale dopo discussioni approfondite ed esaurienti. Questi vertici possono arrivare ad importanti decisioni solo se il menù è quasi pronto prima dell’inizio della riunione. Mi sembra che stavolta il menù fosse scritto solo sulla carta e che in cucina non ci fosse nessuno chef in grado di coordinare il lavoro dei cuochi e che ognuno badasse solo alla sua pentola”. Ma se ognuno bada solo alla propria pentola che senso ha il G20 ?

(Foto logo : servizio audiovisivo della Commissione Europea)


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Giampaolo su Un cambio di tattica all’interno di (...) | 31 gennaio 2012, 23:10 (7)

per essere un articolo è ben fatto , se ci fosse stato un pò piu di spazio si sarebbe detto di più. La questione morale è un tema importante e sempre d’attualità, ma piu se ne parla e meno risultati (...)

Francesco su Un cambio di tattica all’interno di (...) | 30 gennaio 2012, 14:34 (7)

ottima analisi e sintesi della politica del PCI, soprattutto del suo capo carismatico, riguardo la questione morale hai trattato un argomento molto delicato in modo perfetto (...)

aletave su Un cambio di tattica all’interno di (...) | 28 gennaio 2012, 19:50 (7)

Chiaro e illuminante, complimenti!

Lu su Un cambio di tattica all’interno di (...) | 24 gennaio 2012, 12:33 (7)

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