Questo è la storia di un popolo che ha ancora bisogno di martiri. Il volto di Neda, giovane 27enne uccisa da un proiettile, che s’appoggia leggero sul pesante asfalto di Teheran è la lucubre immagine di un paese in subbuglio. Le contestatissime elezioni in Iran del 12 giugno 2009, che hanno sancito la riconferma di Mahmoud Ahmadinejad come Presidente della Reppublica Islamica, hanno dato il via ad una serie di manifestazioni di massa duramente represse dai Pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione, il temibile corpo militare istituito dopo il 1979. Decine di morti, centinaia di feriti e più di 2000 prigionieri non sono riusciti ad ammutolire la voce delle giovani generazioni del paese le quali, con il supporto mediatico (più che politico) di tutto il mondo, hanno dato vita alla cosidetta « Rivoluzione verde ». Il movimento, in appoggio al leader dell’opposizione Mir Hossein Moussavi, chiede giustizia e democrazia per un paese che, volente o nolente, dovrà presto aprirsi e confrontarsi con il resto del mondo. Le autorità continuano a reprimere e ad accusare l’Occidente di fomentare i rivoltosi solo per sovvertire la volontà del popolo. Fatto sta che il popolo, quello vero, sembra essere proprio quello che si continua a riversare per le strade della capitale e che, urlando di rabbia e speranza, guarda in faccia il futuro attraverso gli occhi di Neda, primo martire del nuovo millennio.
Foto : Philippe Laurent


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