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POLITICA SPAZIALE : L’EUROPA (QUASI) NEL FIRMAMENTO

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Da Galileo Galilei al programma “Galileo”, l’Europa spaziale tenta il decollo

Dal 1609 al 2009, quattro secoli separano la prima osservazione del cielo con il cannocchiale, da parte del celebre scienziato italiano Galileo, dalla proclamazione dell’anno mondiale dell’astronomia dell’ONU per rendergli omaggio. Dopo questa rivoluzione attraverso l’osservazione, Keplero, Newton e poi Einstein, preceduti da tanti altri, hanno spiegato il movimento dei pianeti e teorizzato la meccanica celeste : l’Uomo si è lanciato alla conquista dello spazio. L’anno appena terminato, assunto a simbolo, è l’occasione per fare il punto sulle scelte dell’Europa spaziale.

Lo spazio, un settore che non conosce crisi

Con i disavanzi pubblici prossimi all’esplosione sotto il doppio effetto degli “stabilizzatori automatici” e dei piani di rilancio, si potrebbe pensare che la politica spaziale, insieme a tutti quei settori che non risultano “centrali” per l’economia europea, abbia subito forti tagli di budget. E invece, niente di tutto questo : riuniti a L’Aia alla fine di novembre 2008, i ministri in carica della politica spaziale dei 18 paesi membri dell’ESA (European Space Agency, Agenzia Spaziale Europea, vedi riquadro) hanno deciso di riservare all’organizzazione intergovernativa quasi 10 miliardi di euro entro il 2011, con un aumento del 20% rispetto all’ultima conferenza ministeriale dell’ESA, riunitasi a Berlino nel 2005.

L’ Agenzia Spaziale Europea (ESA)

Fondata nel 1975, l’Agenzia Spaziale Europea è nata allo scopo di elaborare e realizzare il programma spaziale europeo. La sede è a Parigi e oggi conta 18 paesi membri (Germania, Austria, Belgio, Danimarca, Spagna, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Svezia, Repubblica Ceca e Svizzera) ai quali si aggiungono altri stati (Canada, Ungheria, Polonia, Romania) che partecipano ad alcuni progetti di cooperazione. Come indica questa lista, gli stati membri dell’ESA non sono tutti membri dell’Unione Europea. L’ESA in effetti è un’organizzazione intergovernativa distinta e indipendente dall’UE, anche se intrattiene con quest’ultima relazioni privilegiate in virtù di un accordo quadro. Finanziata dai suoi membri, l’ESA funziona sulla base della regola del “giusto ritorno geografico” : l’agenzia investe in ciascun paese membro una somma equivalente all’investimento ricevuto da quest’ultimo. Si tratta di una differenza notevole rispetto all’UE, dove il principio del “giusto ritorno” è proibito.

Al livello dei programmi spaziali più dotati, lo sfruttamento della stazione spaziale internazionale (ISS, o International Space Angency) è sostenuto dalla Germania, e per esso sono stati stanziati 1,37 miliardi di euro con una possibile proroga qualora i finanziamenti venissero a mancare prima della prossima riunione ministeriale dell’ESA, prevista per il 2011. Questa somma servirà principalmente a costruire quattro “ATV” (veicolo di trasferimento automatico), gli approvigionatori spaziali europei che riforniscono di viveri gli equipagi dell’ISS. Gli altri dossier finanziati sono il programma GMES-Kopernicus (Global Monitoring for Environment and Security) di sorveglianza della Terra, la terza generazione di satelliti metereologici “Meteosat”, il razzo Ariane 5, le cui capacità di carico dovrebbero aumentare entro il 2017, insieme a una miriade di altri progetti nuovi o in corso nell’ambito della ricerca spaziale, delle telecomunicazioni, della navigazione satellitare nel quadro dell’iniziativa “Galileo”, ecc…

Una sfida strategica per l’Europa

Come spiegare la scelta di questo aumento di spesa, intrapreso nel novembre 2008 dopo lo scoppio della crisi finanziaria e il varo dei primi piani di rilancio, e non riconsiderato in seguito, nonostante il decadimento inarrestabile del contesto economico ? Una prima causa potrebbe essere legata all’importanza strategica di una politica spaziale, che i dirigenti europei sembrano ammettere sempre più volentieri, dopo averla a lungo rifiutata. Senza dimenticare le molteplici conseguenze della ricerca scientifica e dell’innovazione in ambito spaziale, soprattutto in termini di applicazioni commerciali che possano essere messe al servizio dei cittadini (aspetto particolarmente valido nell’ambito delle telecomunicazioni), lo spazio si sta imponendo come uno strumento indispensabile per affrontare le numerose sfide del XXI secolo, e in particolare quelle climatiche. Uno strumento dunque essenziale da gestire in modo indipendente, tanto più perché può essere un elemento efficace per la costruzione di una “Europa politica” in quanto “catalizzatore d’identità” simbolico e identificabile. La Commissione Europea aveva già enumerato le ragioni della politica spaziale europea in un comunicato pubblicato nell’aprile 2007.

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Ariane

I razzi Ariane sono la più importante realizzazione della cooperazione europea nel campo spaziale. Nonostante questo l’Europa non ha ancora potuto inviare i suoi astronauti nello spazio con le sue tecnologie, una lacuna che vorebbe colmare presto.

(Fonte : astirn, flickr.com)

La seconda causa dello sviluppo attuale della politica spaziale è tuttavia molto meno idilliaca rispetto al quadro di un’Europa cosciente delle sfide strategiche di domani : con 10 miliardi di euro in tre anni, entro il 2011, lo sforzo finanziario europeo resta largamente inferiore a quello dei suoi concorrenti. Nell’era in cui diversi robot americani hanno già percorso le valli marziane, in cui la Cina ha già inviato i suoi “taikonauti” nello spazio e prevede di far concorrenza agli Stati Uniti nella riconquista della Luna, con Marte come bersaglio, il budget dell’ESA, con 10 miliardi di euro in tre anni, resta molto inferiore a quello della NASA, che dispone di più di 17 miliardi di dollari per il solo 2009. Un’altra constatazione, in parte legata alla precedente riflessione, è che l’Europa manca di programmi spaziali mediatici. Il rover europeo ExoMars non dovrebbe misurare il suolo marziano per cercarvi tracce di vita prima del 2016, a causa di un budget iniziale raddoppiato che ha provocato problemi di finanziamento. A L’Aia, i ministri hanno rimandato al 2011 la decisione di realizzare una versione dell’ATV che possa trasportare degli astronauti, con il risultato che gli astronauti europei continuano a essere trasportati da navicelle russe o americane. Programmi con una forte visibilità politica e mediatica darebbero, al contrario, una spintarella a un’identità europea che fatica a emergere, insieme alle ricadute tecnologiche e scientifiche che generebbero. I russi e gli americani in un altro contesto e, oggi, i cinesi hanno capito bene i giochi di potere dello spazio. Malgrado gli sforzi, l’Europa sembra ancora un po’ titubante…col rischio di perdere il treno.

(Foto logo : Servizio audiovisivo della Commissione europea)


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Francesca CANNINO (traduttrice)

Francesca a obtenu en 2005 un diplôme universitaire en Médiation Linguistique à l’École Supérieure pour Médiateurs Linguistiques de Palerme : elle a soutenu une thèse sur la traduction de l’italien vers le français et l’anglais des synopsis des (...)

Emmanuel KATRAKIS

Emmanuel a effectué ses études de droit dans les universités de Paris X Nanterre, Paris I (Panthéon-Sorbonne) et Paris II (Panthéon-Assas). Au cours de ces années, il a fait un détour par la faculté de droit de Bergen, en Norvège, le temps d’une année (...)
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