L’Europa e le coltivazioni OGM
Attualmente l’UE, sentito il parere dell’EFSA (European Food Safety Authority – Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare), ha dato il via libera solamente a due coltivazioni : il mais MON863 e la patata Amflora. Il primo, prodotto dal colosso americano dell’agroalimentare Monsanto è un grano geneticamente modificato, resistente ai coleotteri e di forte resa. La patata Amflora, prodotta dalla compagnia chimica tedesca Basf, è stata geneticamente modificata per produrre grandi quantità di amido ed è destinata all’usoindustriale e per ottenere additivi per cibo e mangimi animali. Sono interessati a questo tipo di coltivazioni grandi corporation globali, come quelle citate, ma anche Dow Chemical e Du Pont. Gli attori in gioco sono dunque grandi players globali con colossali possibilità finanziarie e presumibilmente anche con un certo potere di pressione. I cittadini europei sono in maggioranza molto tiepidi e guardinghi circa la diffusione e l’uso di prodotti modificati geneticamente. Si stima che il vecchio continente coltivi solo 100.000 ettari rispetto ai 130 milioni del resto del mondo. Negli USA gli OGM sono ormai la norma e pare che la Cina sia quasi pronta al grande balzo con il riso biotech. La Commissione vuole dare agli Stati membri l’autorità di bandire autonomamente gli OGM, avendo l’obiettivo di ottenere in cambio la fine dell’ostruzionismo a livello comunitario da parte di certi paesi ostili alle biotecnologie (es. Germania, Austria, Grecia, Polonia).
L’azione della Commissione Europea
Il 14 luglio 2010 la Commissione ha, quindi, proposto di conferire agli Stati membri la libertà di permettere, limitare o vietare la coltivazione di OGM in tutto il loro territorio, nonostante la forte opposizione da parte del settore biotech, e di alcuni Paesi europei. Da ricordare che Barroso (considerato unanimemente pro-OGM) l’anno scorso, prima della sua rielezione, aveva prudentemente congelato il controverso dossier. Un raro caso in cui l’esecutivo europeo rilancia la palla agli Stati membri, andando contro la tendenza segnalata dallo stesso Mario Monti nell’importanza di rafforzare e rilanciare il mercato interno comunitario. I critici segnalano infatti che tale provvedimento originerà la formazione di diffusa incertezza legale e frammentazione del mercato unico europeo per i prodotti agricoli. L’orientamento era nell’aria da tempo nei corridoi del Berlaymont. Le prime indiscrezioni su tale approccio erano state anticipate dalla Reuters già alcuni mesi fa. Dopo aver tentato per più di 10 anni di forzare i paesi a rispettare le normative comunitarie sulle coltivazioni OGM e dopo essersi fatta carico della difesa sulle dispute legate agli scambi internazionali, la Commissione ha, senza sorpresa, deciso di lasciare che siano gli Stati membri ad assumersi la responsabilità delle rispettive politiche.
Il pacchetto adottato, che mantiene intatto il sistema scientifico di autorizzazione di OGM nell’Unione europea, consiste in una comunicazione, in una nuova raccomandazione relativa alla coesistenza di colture OGM con colture convenzionali e/o organiche e in un progetto di regolamento che propone una modifica della normativa europea sugli OGM. Fondamentalmente le proposte sono state presentate sotto forma di linee guida non vincolanti per i governi, con l’aggiunta di un emendamento normativo che necessita invece dell’approvazione dell’Europarlamento e della maggioranza qualificata degli Stati UE. In caso di voto favorevole, sarà permesso ai paesi che già fanno uso di OGM, come la Spagna e la Repubblica Ceca, di estendere le produzioni transgeniche coltivabili, e a quelli ostili, come l’Italia e l’Austria, di vietare del tutto ogni coltivazione geneticamente modificata.
Le reazioni
Forti le critiche a tale approccio. I ministri di alcuni paesi europei, tra cui la Francia e la Spagna, hanno criticato le proposte perché annienterebbero la politica comunitaria in materia. Gli ambientalisti e i verdi si sono scagliati contro questa politica del laissez faire. Greenpeace, ad esempio, ha evidenziato la mancanza di un rafforzamento della procedura di autorizzazione, in particolare della valutazione dei rischi per nuove colture. Aggiungendo che i divieti nazionali offerti da Barroso non possono sostituire una procedura di sicurezza scientificamente valida a livello UE ; si è detto : “la contaminazione da OGM non si ferma ai confini nazionali”. Mario Capanna, presidente della Fondazione Diritti Genetici, la vede come una resa alle lobby del biotech e nota che il passaggio della questione della coesistenza tra agricoltura transgenica, convenzionale e biologica dal dossier del Commissario all’agricoltura (Dacian Ciolos) a quello del Commissario alla salute (John Dalli) è funzionale all’interesse di queste lobby che si muovono meglio nell’ambito dei problemi della salute del cittadino. Il ministro italiano dell’agricoltura Galan non pecca di equilibrismo affermando : “mai ostacolare ricerca e sperimentazione”. La ricerca e l’innovazione sono i pilastri fondamentali su cui si cercherà di ricostruire una crescita sostenibile europea, la stessa Strategia 2020 rappresenta un pilastro che getta le basi per tale approccio, ma la mancanza di coerenza tra politiche nazionali su un tema cosi delicato rischia di giocare contro i tanto nobili propositi della Commissione Barroso II.
(Foto logo : Bleu Nuit per flickr.com)


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