“Noiosa”, “complicata”, “inefficace”. L’Unione Europea, si sa, ha poca presa sui pensieri e le ambizioni dei nostri politici, salvo rare e perciò stesso ancor più fulgide eccezioni. Di tale distacco, il tasso di assenteismo tra gli eurodeputati italiani, generalmente alto, è certo l’elemento probante più familiare al grande pubblico, venendo rilanciato dalla stampa del Belpaese con ciclica frequenza. Un altro esempio eloquente arriva dal blog di Marco Zatterin, corrispondente da Bruxelles per La Stampa, il quale non perde mai occasione per “pizzicare” e segnalare i (tanti) forfait dei ministri italiani ai meeting del Consiglio. L’aneddotica delle istituzioni, le voci di corridoio e i rumors che circolano a Bruxelles pullulano in ogni caso di storie in tal senso. Così perfino l’Economist dalle colonne della rubrica “Charlemagne” ha provato a interrogarsi su quello che definisce “benign neglect”, il disinteresse benigno della politica italiana verso Bruxelles. Benigno proprio perché non colluso con alcun euroscetticismo di sorta. Un tema di cui a più frangenti si è interessata Federiga Bindi (L’influenza italiana nei processi decisionali CE e, a breve in uscita per il Brookings Institution Press Italy and the European Union), studiosa di fama internazionale citata dallo stesso articolo del settimanale britannico. Buona lettura.


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