Perché la crisi finanziaria sta portando al fallimento gli Stati dell’Europa centrale e orientale ?

Qual è la responsabilità delle banche dell’Europa occidentale ?

L’attrattiva del lucro non ha più limiti, una nube di « cavallette capitaliste » attraversa il Paese ; cos’è successo nell’Europa orientale e centrale ? Sarà la vita a credito la causa della situazione delicata che si è venuta a creare in questi Paesi durante la crisi economica ? In quale misura hanno contribuito le banche e i governi ? Molti Stati dell’Europa centrale e orientale sono sull’orlo del fallimento : di chi è la colpa ? Gli Euros cercano le risposte per chiarire la situazione economica e finanziaria di questi Paesi e per spiegare le origini di questa crisi.


« Consumate ! » Il messaggio viene diffuso sul giornale del mattino, la sera in televisione o sui cataloghi e sulle riviste ; in quanto membri di una società capitalista moderna, non possiamo ignorare i continui assalti destinati a convincerci che ci manca questo o quel nuovo prodotto per completare la nostra vita.

La possibilità di consumare in abbondanza, o in altre parole, di avere un tenore di vita elevato, fa parte degli ideali delle nuove democrazie dell’Europa centro-orientale. Per la popolazione si sono aperte molte porte dopo la caduta del comunismo, quando l’economia di mercato si è potuta sviluppare in questi Paesi. Sono stati inaugurati numerosi negozi che offrono prodotti che prima si trovavano solo una volta l’anno, ammesso che si trovassero. Non c’è bisogno di essere esperti di economia per sapere che il desiderio di consumo stimola l’economia di mercato ; gli abitanti di questi Paesi hanno adottato le regole del gioco con entusiasmo e hanno partecipato assiduamente, alcuni più di altri.

La crescita economica osservata in questi ultimi anni in numerosi Paesi dell’est e del centro Europa è stata stimolata principalmente dalla popolazione. È stata la domanda interna a dare i maggiori impulsi al mercato ; questi « impulsi », tuttavia, sono stati finanziati in gran parte dai crediti delle banche occidentali. Una vita a credito, fino ad allora caratteristica degli Stati Uniti.

La crisi, le banche e i Paesi baltici

Nel 2006, i crediti al consumo in Estonia sono aumentati del 65%. Rappresentavano allora già il 38% della produzione economica annuale e il 70% del reddito disponibile del Paese. Nel 2007, l’indebitamento privato è aumentato del 45% nell’insieme dei Paesi baltici. Tuttavia, lo sviluppo della società dei consumi in queste regioni non sarebbe stato possibile senza la partecipazione attiva delle banche dell’Europa occidentale. La maggior parte delle finanze dei Paesi baltici è controllata dalle banche svedesi. La Swedbank e SEB dominano l’80% del mercato in Estonia, il 67% in Lituania e il 43% in Lettonia. Le banche si sono mostrate generose e hanno accordato dei crediti senza verificare la solvibilità dei clienti : il modello americano dei prestiti a rischio è stato adottato « con successo » in Europa.

Vocabolario della crisi

« I prestiti a rischio » (I subprime) : sono dei crediti per i quali non è controllata la solvibilità di chi richiede il prestito. I tassi d’interesse sono variabili, la banca può farli dunque variare secondo la congiuntura economica.

L’acquisto del debito : un investimento a rischio, ma che può rivelarsi molto redditizio. Per una banca ad esempio, il principio della speculazione consiste nel vendere i debiti di alcuni clienti ad altre banche. Il prezzo è generalmente inferiore al guadagno generato dal rimborso dei debiti. Il compratore si assume di conseguenza molti rischi, poiché le persone indebitate possono essere insolventi.

Questo gioco pericoloso non è stato fatto solo in Europa, ma anche oltreoceano. Da una parte, le banche accordavano questi prestiti a rischio, acquistando da un’altra parte i debiti delle banche americane, già impantanate in questi crediti. All’inizio della recessione nel 2007, le banche svedesi hanno smesso di prestare il denaro e hanno invitato gli investitori immobiliari a rimborsare i loro crediti al più presto. Dato che lo sviluppo economico si fondava sugli investimenti e sui crediti stranieri, l’economia ha ristagnato.

La Romania, l’Ungheria e i crediti in divisa estera

La Romania e l’Ungheria, che si sono superindebitate durante il boom economico, sono particolarmente toccate dalla crisi. Questa crescita artificiale, per così dire una crescita a credito, spinge adesso questi Stati sull’orlo del fallimento. Nel 2008, il governo romeno è riuscito a produrre un deficit astronomico del 5,3%, e questo, durante il periodo di crescita maggiore dal 1989. Contemporaneamente, si è assistito a un fenomeno identico in Ungheria. La crisi finanziaria mondiale ha portato in questi Paesi a una crisi economica. Le imprese straniere non volevano più investire il loro denaro laggiù, il numero dei licenziamenti è aumentato rapidamente, la moneta ha perso valore. A causa degli acquisti del debito e degli investimenti speculativi, le banche dell’Europa occidentale hanno perso molto nel corso della crisi dell’immobiliare negli Stati Uniti, in seguito alla quale hanno voluto recuperare il più velocemente possibile il loro denaro investito nell’Europa centro-orientale, dove dominavano il mercato finanziario.

La situazione dei privati è stata aggravata dal fatto che molti avevano preso dei prestiti in divisa estera. Gli interessi bassi della zona euro e della Svizzera hanno sedotto molte famiglie dell’Europa centrale e orientale. L’inflazione seguita alla recessione ha reso pressoché impossibile il rimborso dei prestiti presi nei Paesi dalla moneta abbastanza stabile. In Ungheria, il 60% dei prestiti immobiliari è in divisa estera, diventati più cari del 50% in seguito alla perdita di valore del fiorino.

Gli altri Paesi dell’Europa centrale e orientale

Il consumo smisurato non ha però spinto tutti gli europei del centro e dell’Est a giocare con le banche e le banche con la gente. Nei Paesi nei quali la crescita economica si basava sulle effettive performance dell’economia e non sul consumo sponsorizzato dai crediti, la crisi non ha avuto tali ripercussioni. La situazione di Paesi dell’Europa centrale come la Slovenia o la Slovacchia non ha niente a che vedere con quella dell’Ungheria e dei Paesi baltici. La situazione di uno degli ultimi Paesi entrati nell’UE, la Bulgaria è nettamente migliore di quella della Romania, entrata nello stesso momento. Commentando la crisi, il capo della banca di emissione romena ha dichiarato che il Paese non ha fatto cattive speculazioni a livello finanziario. Questo sarebbe spiegato dal fatto che la popolazione non ha eseguito delle operazioni a rischio con i prestiti. Questo stato di fatto dovrebbe per il momento mettere a tacere i critici del conservatorismo del sistema bancario e finanziario. Il pragmatismo dei bulgari si è rivelato una buona strategia contro la crisi finanziaria. Ciò detto, nessun Paese è stato realmente risparmiato. A causa della tendenza dei media occidentali di generalizzare la situazione dei Paesi dell’Europa centrale e orientale, gli investitori disertano sempre di più la regione. Di conseguenza, la crisi finanziaria ha messo in una situazione delicata sia i Paesi implicati sia quelli che non lo sono.

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L’entrata nella zona euro : un’ancora di salvezza

La Slovenia e la Slovacchia, entrate rispettivamente nel 2008 e nel 2009 nella zona euro, non sono state colpite così duramente dalla crisi finanziaria quanto gli altri Stati dell’Europa centrale e orientale.

Si deve tuttavia notare che per i Paesi più colpiti, la congiuntura attuale non è all’origine della situazione catastrofica nella quale si trovano, ma piuttosto il catalizzatore di un processo già in atto. Il tentativo di alcuni governi dell’est e del centro Europa di scaricare tutta la colpa sulle banche occidentali è quindi inappropriato. Le banche sono, ben inteso, in parte responsabili della situazione economica disastrosa, nella misura in cui hanno tutte approfittato in un primo tempo delle popolazioni e adesso che la nave affonda, le case madri abbandonano le loro filiali ; queste sono anche le banche che hanno concesso tutti quei prestiti a rischio. I governi dei Paesi coinvolti sono anch’essi responsabili della situazione : hanno costruito una crescita economica sulla sabbia. Crescita economica che conta tra i suoi principi di base l’instabilità e la discontinuità. La prova : non tutti i Paesi dell’Europa centrale e orientale hanno sofferto allo stesso modo. Bisogna dunque ammettere che la spirale che travolge alcuni Paesi non è soltanto opera delle banche occidentali. La loro avidità è pari all’irresponsabilità dei politici, che hanno accumulato molti debiti, anche in un periodo di crescita.


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Elitsa STAMBOLOVA

traducteur

Ilaria MELOSELLI (traduttrice)

Ilaria si è laureata in Lingue e Culture straniere all’Università degli Studi Roma Tre con indirizzo Teoria e Prassi della traduzione. Per la sua tesi, Ilaria ha tradotto un saggio di critica letteraria sul gotico inglese. Le lingue in cui si è (...)

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